giovedì 6 giugno 2013

LECTIO: X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C)

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato

Lectio divina su Lc 7,11-17


Invocare
O Dio, consolatore degli afflitti, tu illumini il mistero del dolore e della morte con la speranza che splende sul volto del Cristo; fa’ che nelle prove del nostro cammino restiamo intimamente uniti alla passione del tuo Figlio, perché si riveli in noi la potenza della sua risurrezione. Amen.

Leggere
11 In seguito Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. 12 Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. 13 Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». 14 Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». 15 Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. 16 Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». 17 Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Silenzio meditativo perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Capire
Il vangelo di oggi ci presenta l’episodio della risurrezione del figlio della vedova di Nain. Il contesto letterario del capitolo 7 di Luca ci aiuta a capire questo episodio. 
L’evangelista vuole dimostrare che Gesù apre il cammino, rivelando la novità di Dio che ci viene presentata nell'annuncio della Buona Notizia. E così avvengono la trasformazione e l’apertura: Gesù accoglie la richiesta di uno straniero non giudeo (Lc 7,1-10) e risuscita il figlio di una vedova (Lc 7,11-17). 
Il modo in cui Gesù rivela il Regno sorprende i fratelli giudei che non erano abituati a tanta apertura. Perfino Giovanni Battista rimane sorpreso e ordina di chiedere: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Lc 7,18-30). Gesù denuncia l’incoerenza dei suoi contemporanei: "È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!" (Lc 7,31-35). E alla fine, l’apertura di Gesù verso le donne (Lc 7,36-50).
Insegnare agli ignoranti, perdonare i peccatori, sovvenire alla fame, guarire le malattie, sono alcune delle “opere del Regno”, che Gesù battezzato nello Spirito Santo passa ed esegue nella Potenza del medesimo Spirito.

Meditare
v. 11: "Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla". Gesù è in cammino, in movimento così come indica il verbo recare. Nain è un villaggio che si trova a meridione del Monte Tabor, il monte della trasfigurazione, il monte che simboleggia la resurrezione. Il significato di Nain pare derivare dall’ebraico nijn (= “germoglio” “discendenza”…). 
Gesù si incontra lungo la strada per Nain cioè dentro a relazioni capaci di far germogliare nuova vita, che possano essere incoraggianti e che possano restituire la possibilità realistica di affrontare una realtà complessa, che dia una speranza per il futuro.
Gesù,i discepoli e la folla sono in cammino verso questa realtà: è un primo corteo.
v. 12: "Quando fu vicino alla porta della città". Quest'incontro si fa vicino. Il verbo ènghisen significa = avvicinarsi, portarsi ma anche collegare una cosa all’altra, alla realta che stiamo vivendo.
Gesù si avvicina alla porta della città. In quella porta possiamo intravedere un simbolo ad essa legato, simbolicamente intesa sia come “passaggio” che come “liberazione da un blocco”.
"ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre". Quindi si ripete un movimento, un secondo corteo ma funereo. La morte esce dalla città per seppellire il defunto, il figlio unico di una vedova.
Questa "unicità" ha un richiamo ad altri brani dei successivi capitoli, ma richiamano in particolare il Figlio Unico di Dio, che dal Battesimo va verso il suo destino di una morte accettata, a cui il Padre l’abbandona per amore trascendente di tanti altri “figli unici”, tutti destinati alla morte.
v. 13:  "Vedendola"Il verbo eìdon non si riferisce solo al semplice “guardare con gli occhi” ma allude ad un “osservare con profonda attenzione”, “empatia”, addirittura, con “discernimento”. Non solo ma eìdon significa anche “sperimentare uno stato, una condizione, conoscere, sapere qualche cosa….”
"il Signore fu preso da grande compassione". Kyrios, è il titolo divino che viene sottolineato da Luca. E' il titolo pieno di gloria, di risurrezione quasi ad anticiparla.
E' la compassione che smuove Gesù: “furono sconvolte le sue viscere” (alla lettera, splagchnízomai, avere viscere di misericordia).
Compassione significa letteralmente “patire con”, assumere il dolore dell’altra persona, identificarsi con lei, sentire con lei il dolore. E' la compassione che mette in azione in Gesù il potere, il potere della vita sulla morte, il potere creatore.
v. 14: "Si avvicinò". (= proselthen, venire, approcciarsi, stare vicino). Questa prima azione dice anzitutto “ricerca di intimità”, a differenza dei racconti di guarigione extra-bibliche. 
"toccò la bara". Il verbo usato qui, può essere inteso con una duplice sfumatura: “toccare”, “aderire” nel senso di un contatto fisico; ma anche “accendere un fuoco o una lampada”. Qui, più che toccare la bara, visto che in Palestina non si conoscevano, ma il cadavere del ragazzo.  Con questo gesto, Gesù si rivela ancora una volta uomo libero di fronte alla legge che, in questo caso, impediva agli ebrei di contaminarsi attraverso il contatto con i cadaveri. 
"Ragazzo, dico a te, àlzati!" Eipen (= disse) è il verbo della relazione autorevole, soì lego (= dico a te) del comando divino: entrambi spingono il giovane ad alzarsi (= egerthèti).
La compassione ha uno sguardo di liberazione e sopratutto di risurrezione. Alzati, risvegliati! È Parola di creazione e di vita. Il verbo egéirô per sé vuol dire risvegliarsi; qui, dal sonno mortale.
Nel NT, questo verbo, con l’altro, anístêmi o anistáno, usa per Cristo Risorto. Il giovane è ammesso a partecipare dunque alla sorte del Risorto. E anche se per adesso solo per un altro segmento di tempo, dopo però in eterno ed insieme al Risorto.
L'evangelista Luca non fa altro che presentare e sperimentare la presenza viva di Gesù in mezzo a noi. 
Gesù, è Colui che è capace di vincere la morte e il dolore della morte, che continua ad essere vivo in mezzo a noi. Lui è con noi oggi e dinanzi ai problemi del dolore che ci abbattono, ci dice: “Dico a te, alzati!”.
v. 15: "Il morto si mise seduto e cominciò a parlare". Questo versetto è pieno di libertà, in quanto la risurrezione indica uno stato libero secondo la Verità (cfr. Gv 8,31-47).
"Si mise seduto". (= anèkathisen), letteralmente “si alzò tenendosi dritto”. La nuova vita che germoglia non può essere che dritta, rivolta verso l'Alto.
Il parlare indicato, vuole essere il segno di una testimonianza di pienezza.
"Ed egli lo restituì a sua madre". La madre del giovane è presente e riceve nel suo seno il bene prezioso della sua vita: suo Figlio. Anche alla Vergine Maria sarà restituito il corpo di Gesù.
E' il culmine del racconto che si fa dono. Infatti, il verbo restituire (edoken) vuol significare non solo consegnare ma anche donare. Infatti, ogni vita rigenerata è un dono.
v.16: "Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo". L’amore di Dio per gli orfani e le vedove è proverbiale nella Sacra Scrittura, che precisamente chiama Dio “Padre degli orfani e Giudice delle vedove” (Sal 67,6a; 9,35; 145,9), Egli che su questo ha emanato norme di bontà, severe verso gli oppressori (Es 22,22; Dt 10,18; 24,17, etc.). 
Nel N.T. esiste poi un aspetto quasi sconosciuto sulle vedove, che nella Comunità sono considerate come stato consacrato al Signore (1Tim 5,1-16). Gesù viene adesso a manifestarlo in forme teofaniche, donando alle vedove la loro stessa vita, i figli.
v. 17: "La fama di questi fatti si diffuse in tutta la Giudea e per tutta la regione". Il brano termina nuovamente con una testimonianza: la parola si diffonde, viene proclamata, travalica i confini della Galilea: c'è qualcuno che può far risorgere i morti! 
Gesù è il valico delle frontiere. L'abbattimento delle barriere apre una finestra sul mistero di colui che, mostrandosi misericordioso e manifestando la salvezza del suo popolo, è riconosciuto come grande profeta e insieme si rivela come Signore della vita. 

Alcune domande per la riflessione personale e il confronto
La compassione spinse Gesù a risuscitare il figlio della vedova. Il dolore degli altri produce in me il senso di compassione?
Cosa faccio per aiutare l’altro a vincere il dolore e ad aprirsi a una vita nuova?
La mia fede mi rende capace di trasformare il pianto in gioia, la disperazione in speranza, e offrire gratuitamente quanto ho ricevuto?
Dio visitò il suo popolo. Percepisco le molte visite di Dio nella mia vita e nella vita della gente?
Sono riconoscente e glorifico Dio per le tante cose buone che ho ricevuto?

Pregare
Raccogliamoci in silenzio ripercorrendo la nostra preghiera e rispondiamo al Signore con le sue stesse parole (dal Sal 29):

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

Contemplare-agire
"Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio". E' questa la fisionomia del credente da vivere nella vita di ogni giorno in un atteggiamento religioso pieno di timore che è adorazione per la trascendenza di Dio e pieno di amore che è glorificazione, lode, ringraziamento. 



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