giovedì 12 giugno 2014

LECTIO: DOMENICA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ (A)

Lectio divina su Gv 3,16-18

Invocare

Padre, fedele e misericordioso, che ci hai rivelato il mistero della tua vita donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore, sostieni la nostra fede e ispiraci sentimenti di pace e di speranza, perché riuniti nella comunione della tua Chiesa benediciamo il tuo nome glorioso e santo. Per Cristo nostro Signore. Amen.


Leggere
16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17 Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. 

Silenzio meditativo: A te la lode e la gloria nei secoli.

Capire
Il vangelo di oggi riporta una parte della conversazione di Gesù con Nicodemo. Nicodemo appare diverse volte nel vangelo di Giovanni (Gv 3,1-13; 7,50-52; 19,39). Lui era una persona che aveva una certa posizione sociale. Era un leader tra i giudei e faceva parte del tribunale supremo, chiamato Sinedrio. 
Nel vangelo di Giovanni, rappresenta il gruppo di giudei che erano pii e sinceri, ma che non arrivavano a capire tutto ciò che Gesù diceva e faceva. Nicodemo aveva sentito parlare dei segni, delle cose meravigliose che Gesù realizzava e ne rimase colpito. Lui voleva parlare con Gesù per poter capire meglio. 
In questa parte di discorso, abbiamo una sintesi di vita delle comunità giovannee: i dubbi di Nicodemo si ripetono sempre.
Forse alla luce della Pasqua si legge meglio tutto questo, in quanto tutto il discorso di Gesù con Nicodemo fa parte di una catechesi battesimale.
Questo brano di Giovanni è talmente denso che in pochi, concentratissimi versetti, l’evangelista ci conduce nel cuore della rivelazione, dell’annuncio (kerygma) di salvezza, proclamato, testimoniato e realizzato da Cristo. Parole, queste di Giovanni, che ogni cristiano conosce bene per averle sentite decine, centinaia, forse migliaia di volte, per essere queste uno dei fondamenti più alti della fede.

Meditare
v. 16: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 
Nell'AT la parola amare (o amore) viene espressa con la parola hesed, che, generalmente, viene tradotto anche con carità, misericordia, fedeltà. Nel versetto, abbiamo la grande manifestazione d'amore di Dio. Non solo l'uomo, ma tutto il mondo (in gr. kòsmon) che è amato, la terra, gli animali, le piante e la creazione intera: un mondo bisognoso di salvezza.
Il versetto ha un gioco di parole tra l'amare e il donare presentandole una conseguente all'altra: un amore che si fa dono e un dono che si fa salvezza per il credente. 
Qui viene usato il verbo "dare" (didômi) e non il più il verbo "consegnare" (paradidômi), collegato alla morte del Servo di JHWH (Is 53,6 nei LXX). Ciò significa che l’evangelista non pensa semplicemente alla morte di Gesù in croce, ma a tutta la sua vita di amore e di dedizione ai fratelli. Alla croce, intesa come ritorno a Dio, corrisponde quindi l’esperienza umana di Gesù, vista come dono che Dio ha fatto all'umanità per dimostrarle il suo amore. 
Qui si basa quel mistero di amore che conduce alla vita eterna, cioè la vita di comunione con Dio.
v. 17: Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Il versetto riprende nuovamente il senso racchiuso nel versetto precedente. Il termine “mondo” si ripete spesso nel IV Vangelo. Esso designa l’universo, la natura, il creato che è opera di Dio per mezzo del Verbo (cfr. Gv1,3.10). 
Il “mondo” è anche l’umanità intera, ossia le creature umane che popolano la terra (detta pure “mondo”) e che, come si è visto (3,16-17), sono amate da quel Dio «il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1Tm 2,4).
v. 18: Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, 
Il versetto introduce il tema del giudizio. Il giudizio, inteso come condanna, non rientra nei compiti del Figlio (cfr. 12,47), il quale è venuto solo per procurare la salvezza di tutti.
Il tema del giudizio, è strettamente legato e conseguente al credere e al non credere: il credere sottrae il credente al giudizio di condanna; il non credere sottopone il non credente al giudizio di condanna a motivo della sua incredulità. 
Se colui che crede non è soggetto al giudizio di condanna, lo stesso destino non è riservato a colui che non crede, che per questo “è già stato giudicato”.
Per Giovanni il giudizio consiste nel rifiuto della luce che è venuta nel mondo. Chi fa il male odia la luce e preferisce le tenebre: ciò significa separarsi da Dio e precipitare nelle tenebre che sono proprie di una vita senza senso.
perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. 
Il Figlio Unigenito di Dio che si dona per noi: Uno dei titoli più antichi e più belli, che i primi cristiani scelsero per descrivere la missione di Gesù è quello di "Difensore". In lingua ebraica dicevano Goêl. Questo termine indicava il parente più prossimo, il fratello più anziano, che doveva riscattare i suoi fratelli, minacciati di perdere i loro beni (cfr. Lv 25,23-55).
Gesù stesso diceva: "Il Figlio dell'Uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto (goêl) per molti" (Mc 10,45). 
In questa parte finale, troviamo la motivazione della condanna, che diviene, di fatto, uno stato di vita.

La Parola illumina la vita
Pochi versetti ma intensi per trovare una pista per rileggere la propria vita, personale e comunitaria ad immagine della Trinità, pochi versetti per dire che la nostra vita non è solo in rapporto con il divino ma anche con l'umano. Condivido questo pensiero di comunione immerso nella Trinità? Come lo realizzo concretamente nella vita quotidiana?

Nel rapporto con gli altri, vivo la dimensione della comunione, della sinergia?
Anche io sento il bisogno di salvezza, partendo dalla stessa parola di Dio?

Pregare
Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. 
Con il tuo unico Figlio e con lo Spirito Santo 
sei un solo Dio, un solo Signore, 
non nell'unità di una sola persona, 
ma nella Trinità di una sola sostanza. 
Quanto hai rivelato della tua gloria, noi lo crediamo, 
e con la stessa fede, senza differenze, 
lo affermiamo del tuo Figlio e dello Spirito Santo. 
E nel proclamare te Dio vero ed eterno, 
noi adoriamo la Trinità delle Persone, 
l’unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina. (Prefazio).

Contemplare-agire
Gesù è venuto a rivelarci il Padre e lo Spirito, ma anche chi siamo noi! Chiamati a vivere della e nella Trinità (Paul Devreux).


Nessun commento:

Posta un commento