<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759</id><updated>2011-10-17T06:43:59.025-07:00</updated><title type='text'>Meditare la Parola (Regola Carmelitana, 10)</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>79</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-6329407460350260533</id><published>2011-02-26T03:23:00.000-08:00</published><updated>2011-02-26T03:25:25.337-08:00</updated><title type='text'>SOSPENSIONE LECTIO DIVINA</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Carissimo / a,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sto rientrando in questo preciso istante da Trapani dove sto assistendo mia madre e lunedì mattina vi farò ritorno.&lt;br /&gt;Purtroppo sono costretto a sospendere il servizio online della lectio divina. I tempi sono molto stretti e dove mi trovo non ho neanche un pc.&lt;br /&gt;Vi chiedo scusa e nello stesso tempo una preghiera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un saluto nel Signore&lt;br /&gt;fr. Vincenzo &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-6329407460350260533?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/6329407460350260533/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/02/sospensione-lectio-divina.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/6329407460350260533'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/6329407460350260533'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/02/sospensione-lectio-divina.html' title='SOSPENSIONE LECTIO DIVINA'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-1702957107288523166</id><published>2011-02-17T01:28:00.000-08:00</published><updated>2011-02-17T01:33:30.658-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Mt 5, 38-48</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#009900;"&gt;VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Mt 5, 38-48&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Signore è buono e grande nell’amore &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Dio, che nel tuo Figlio spogliato e umiliato sulla croce, hai rivelato la forza dell’amore, apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito e spezza le catene della violenza e dell’odio, perché nella vittoria del bene sul male testimoniamo il tuo Vangelo di pace. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Leggere&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;38 «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. 39 Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, 40 e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41 E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42 Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.&lt;br /&gt;43 Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. 44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46 Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di&lt;span style="color:#ff0000;"&gt; silenzio meditativo&lt;/span&gt; perché la Parola possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Es 21,22-27; 23,4,5; Lv 11,44; 19,2.18; 20,26; 24,19-20; Dt 18,13; 19,19; 1Sam 24,10-15; 25,31-34; 26,8-10; 1Re 22,24; Is 50,6; Lam 3,30; Mic 5,1; Lc 6,27-36; 22,64; 11,41; 14,12-14; Rm 12,14-21;1Pt 1,15,16; 2,20-23; Mt 25,35-40; Dt 15,7-14; Ef 3,1; 5,1,2; Fil 3,12-15; Col 1,28; 4:12; Gc 1,4.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Prosegue in questa liturgia la lettura del Discorso della Montagna, il primo dei cinque grandi discorsi che reggono l’architettura spirituale del Vangelo di Matteo. In questa domenica si concentra verso il centro stesso, il cuore della fede cristiana, l'amore verso i nemici. Questo cuore tuttavia è anche uno dei punti meno accettato dagli uomini, sino a porre l'odio per i nemici come regola di vita, possibilmente sino allo sterminio, se non accetta la conversione forzata. E, sulla scia della precedente domenica, si completa la serie delle “antitesi” che Gesù stabilisce tra la vecchia interpretazione riduttiva della Legge biblica e la novità della sua proposta.&lt;br /&gt;È la Parola nuova del Signore che, allora come oggi, viene sempre proclamata e continuamente disattesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 38: Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Queste parole fanno parte della legge antica definita «legge del taglione» (cfr. Es 21,23-25). La legge del taglione era applicata fra gli Israeliti col massimo rigore e probabilmente diventava spesso il pretesto delle più barbare ingiustizie, come accade tuttora fra i Beduini del deserto.&lt;br /&gt;All'epoca di Gesù non veniva più applicata col primitivo rigore, ma il principio rimaneva valido. L’intervento di Gesù su questa legge serve per dimostrare, una volta ancora, quanto i loro insegnamenti differiscono dai suoi. Sembra che nelle parole di Gesù non ci sia una eliminazione della legge, ma aiutare il popolo a cambiare mentalità. La legge del taglione è una legge senza cuore: tu a me e io a te. Tutti pensano che così il caso sia risolto. Gesù invece mostra un’altra via: la via della giustizia sovrabbondante.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 39: Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Un versetto che potrebbe venire in contrasto con la logica umana. Gesù non vuole dire che noi dobbiamo lasciar macellare le nostre famiglie, o farci massacrare noi medesimi, senza opporre nessuna resistenza. Non esiste religione alcuna, naturale o rivelata che sia, la quale abbia mai insegnato, o possa insegnare, una simile dottrina.&lt;br /&gt;In questo versetto Gesù comincia a suggerirci un orientamento pratico che si conformi all’amore e alla misericordia di Dio Padre. Gesù rivolgendosi a quanti lo seguono dice di vivere secondo la generosità, il dono di sé, la dimenticanza dei propri interessi, non lasciandosi andare alla grettezza, ma mostrandosi benevoli, perdonando, dando prova di grandezza d’animo. Il motivo è semplice: il male si esaurisce, perde se la sua forza cade su un cuore paziente, mite.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 40: e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Gesù non abolisce la legittima difesa, poiché essa è una dura necessità di questo povero mondo, ma non vuole che sia intrisa di odio. E se l'odio volesse attaccare il bene supremo dell'amore presente nel cuore di un discepolo di Cristo, se volesse mettere alla prova la sua capacità di durare nell'amare, se volesse spegnere in lui l'amore, l'amore invece crescerà accettando tormenti e umiliazioni. L'amore non può mai spegnersi. Se davanti ad un discepolo si para una croce a sbarrargli il cammino, l'amore gli darà la forza di prendere sulle spalle quella croce e procedere, e l'amore crescerà poiché la croce fa crescere l'amore.&lt;br /&gt;L'avidità degli uomini può usare del potere giudiziario di un tribunale per estorcere ad un povero una tunica, facendola passare come pegno dovuto per un prestito di denaro non restituito. Una situazione fatta apposta per sgomentare, frustrare, maledire. Il dare anche il mantello non è segno di viltà, ma di rinuncia all'ira, alla rabbia, allo sdegno, per affidarsi a Dio. Il dare il mantello non è gesto di disprezzo rabbioso, né azione irresponsabile, ma manifestazione di fiducia in Dio che provvederà ben presto (Cf. Es 22,26). Tale testimonianza di paziente fiducia scuoterà la coscienza dell'estorsore che potrà giungere a ravvedersi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 41-42: E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Anche in questi versetti, che sembrano chiudere gli esempi concreti di Gesù, Gesù dice di non ribellarsi a chi ha una pretesa di non serbare astio nel cuore, di non perdersi a pensare come liberarsene. È la bontà del cuore che spezzerà in lui la volontà di prepotenza. È lo spirito dell’amore che bisogna far vincere. Gesù stesso a quelli che lo percuotevano, rispose: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». (Gv 18,23).&lt;br /&gt;San Paolo scrivendo ai cristiani di Roma dice: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene” (Rom 12,21).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 43-44: Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per tutti quelli che vi perseguitano.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; L'Antico Testamento raccomandava già di amare il prossimo come se stessi. Ma col termine prossimo si intendeva il compatriota, il giudeo, o al massimo lo straniero che aveva fissato la propria dimora in Israele o l'immigrato che era stato accolto e assimilato al popolo giudaico. Per Gesù invece ogni uomo, fosse anche un nemico o un persecutore, diventa il prossimo. All'odio istintivo egli oppone l'amore, un amore operante che si esprime attraverso gesti concreti: l'ospitalità offerta allo straniero, la preghiera per i persecutori. Ingenuità, utopia? Basta guardarsi intorno per verificare che un gesto di pace spesso è molto più efficace di una conferenza sul disarmo, che la giustizia non si realizza se non attraverso la carità, che la pazienza è la forza dei non violenti. Ma soprattutto, basta guardare Gesù, modello.&lt;br /&gt;Sul comandamento dell'amore si sofferma anche l'autore del libro del Levitico: "Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello, recita il testo, "rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo; ma amerai il tuo prossimo come te stesso" (19,17-18) . È un linguaggio chiaro che non ha bisogno di commento ma solo di esser interiorizzato e tradotto in stile di vita quotidiana. Molto tempo dopo, l'evangelista Giovanni dirà: " Se uno afferma di amare Dio e poi odia suo fratello, è mentitore, chi, infatti, non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede." (1Gv 4,20).&lt;br /&gt;Amare chi ci ama non è fare niente di straordinario che demarchi profondamente l'agire pagano da quello cristiano. Il cuore deve essere duro contro il male, ma non contro il persecutore di fronte al quale bisogna porsi con la nobiltà conferita dalla fortezza della fede e dell'amore.&lt;br /&gt;Il compito di giustizia da attuare verso gli empi è segnato dalla giustizia del Cristo che ha espiato i nostri peccati, cosicché ogni uomo ha al suo attivo la salvezza operata da Cristo. La giustizia da compiere presso gli empi è quella di annunciare Cristo, testimoniare Cristo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 45: affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Qui abbiamo il fine di tutto questo discorso: essere figli del Padre. Il nostro spirito deve modellarsi sul suo e le nostre opere devono avere quel profumo d’amore generoso e inesauribile che scaturisce solo da Lui. Il versetto è un richiamo alla imitazione: diventare simili al Padre, perché al termine della vita ci riconosca e ci accolga come veri figli.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 46-47: Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;L’amore di cui Gesù va parlando deve oltrepassare quanto dicono e fanno gli Scribi e i Farisei (cfr. 5,20) e anche i pubblicani e i pagani. Anche i pubblicani amano i propri simili. Questi erano disprezzati e costituivano una delle classi più basse nella scala sociale.&lt;br /&gt;Il discepolo di Gesù deve avere una marcia in più: la consapevolezza che il Padre è il Dio dell'amore e non solo quello di giustizia. È un Dio di misericordia, che ci chiede di sperimentare in prima persona la carità verso i fratelli.&lt;br /&gt;Il Signore sottolinea: quale ricompensa ne avete? Ovviamente non si parla di azioni da ricompensare, ma di vivere nell’amore e seguire gli insegnamenti di Gesù è ricevere una ricompensa: la figliolanza divina (cfr. 5,45), la pienezza e la beatitudine del regno di Dio, cioè Dio stesso. La dottrina di Paolo sulla figliolanza dei credenti sembra aver la sua radice in questo ed altri simili detti di Gesù.&lt;br /&gt;L’amore positivo dei nemici rappresenta il vertice toccato dalla legge evangelica dell’amore del prossimo. Tale amore, indicato dal verbo greco agapào risiede principalmente nella volontà che si fa disponibile con la compressione, la benevolenza, il soccorso.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 48: Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; È la conclusione: la stessa perfezione di Dio. Ma già nell’AT era risuonata una simile richiesta: “Sarete santi, come io Jahvé vostro Dio sono santo” (Lv 19,2). Nella redazione di Luca il detto di Gesù è riportato in termini più stretti, ma più confacenti al contesto: “Siate misericordiosi, come misericordioso è il Padre celeste” (Lc 6,36).&lt;br /&gt;La parola «Perfetti» è da capirsi nel senso di compiuti nell'esercizio dell’amore verso i nostri simili; amore che abbraccia tutti e non esclude alcuno. Diversamente sarebbe una semplice virtù che non conduce a nulla. Chi l'intendesse così, contraddirebbe al contenuto intero del discorso, il quale infatti viene a dire che la somiglianza con Dio nella purità interna, nell'amore e nella santità, deve esser il continuo scopo del cristiano, in tutte le circostanze della sua vita per essere perfetti “come è perfetto il Padre vostro celeste”.&lt;br /&gt;Nostro Signore pone il Padre celeste innanzi a noi come il modello che dobbiamo imitare, specialmente nel nostro amore, che si deve estendere a tutti gli uomini, anche ai nostri nemici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Non crediate che sia senza scopo la presenza dei cattivi nel mondo. Non pensate che da essi Dio non tragga niente di buono. Il cattivo vive, o perché abbia a correggersi, oppure perché chi è buono sia per mezzo suo messo alla prova. Voglia il cielo che coloro che oggi ci mettono alla prova si convertano, e anche loro siano con noi messi alla prova! Tuttavia, finché seguitano a opprimerci, non odiamoli. Non sappiamo, infatti, chi di loro persevererà sino alla fine nella sua malvagità; e il più delle volte, mentre ti sembra di odiare un nemico, odi un fratello... Dice l’Apostolo a coloro che sono già divenuti fedeli: Foste un tempo tenebre, ma ora siete luce nel Signore (Ef 5,8): tenebre in voi stessi, luce nel Signore. Ebbene, fratelli, tutti i malvagi, finché sono malvagi, mettono alla prova i buoni. Ascoltate ora brevemente e intendete! Se sei buono, nessuno ti sarà nemico, se non il malvagio. Senza dubbio, ti è ben nota quella regola di bontà, secondo la quale tu dovrai imitare la bontà del Padre tuo che fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,45)... Quanto a te, che cosa hai dato al tuo nemico? Tu che non sei capace neanche di sopportarlo! Se Dio ha per nemico un uomo al quale tante cose ha donato... tu, che non puoi far sorgere il sole e neppure far piovere sulla terra, non puoi riservare qualcosa per il tuo nemico, affinché anche per te, uomo di buona volontà, vi sia pace sulla terra? Ebbene, se è vero che a te, in fatto d’amore, si prescrive d’amare il nemico imitando il Padre, come potresti tu esercitare in questo comandamento, se non ci fosse alcun nemico da sopportare? Vedi, dunque, che ogni cosa ti è di giovamento. Il fatto stesso che Dio risparmia i malvagi e spinge anche te a fare altrettanto, poiché tu pure, se sei buono, lo sei in quanto da malvagio sei diventato buono! Che se Dio non perdonasse ai malvagi, nemmeno tu potresti ora presentare a lui a rendergli grazie. Lascia, dunque, che usi misericordia con gli altri colui che ne ha usata con te. (Agostino, &lt;em&gt;Esposizioni sui Salmi&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti credono di essere molto lontani dal mondo, nel loro agire, perché ne sono lontani in due o tre cose, da cui si astengono. Non sono abbastanza saggi da vedere che in uno o due membra essi sono morti al mondo, ma che con tutte le altre vivono ancora nel corpo del mondo. Perciò non si accorgono più neppure delle loro passioni e, non percependole, non si preoccupano nemmeno della loro salvezza. La parola «mondo» è quasi il nome collettivo di tutte le passioni. Quando noi vogliamo designarle a una a una, invece, usiamo il loro nome particolare. Le passioni sono una parte del meccanismo del mondo; ove esse sono spente, anche la mondanità è cessata. Tra di queste enumeriamo l’amore alla ricchezza, l’ansia di accumulare possedimenti, la crapula che riempie il corpo e da cui sorgono le passioni impure, l’ambizione che è la sorgente dell’invidia, il desiderio di potere, la superbia e la boria per la propria posizione, la brama di notorietà tra gli uomini, che è causa di inimicizie, e il timore di pericoli corporei. Ove il corso di tutte queste cessa ed esse svaniscono, in egual grado cessa la situazione mondana, e giunge a termine, come avvenne per alcuni santi, che col corpo erano morti. Vivevano nel corpo, ma non secondo la carne. Guarda dunque in quante di queste passioni tu ancora vivi, e saprai in quali parti del mondo tu stai ancora e in quali tu sei morto. Ora sai cosa è il mondo: impara anche, da queste sue singole parti, fino a che punto sei ancora in esso implicato e fino a che punto te ne sei liberato. In altri termini: «mondo» è agire secondo il corpo, sono i pensieri carnali. L’elevazione al di sopra del mondo si manifesta per queste due note: il mutato comportamento e la diversità dei moti intimi. Dalle manifestazioni immediate del tuo spirito circa le realtà verso cui è attratto tu puoi riconoscere la vera misura del tuo costume: verso cosa la tua natura aspira involontariamente, quali manifestazioni le sfuggono continuamente e ciò da cui si sente mossa; cioè, se il tuo spirito accoglie in sé sempre e solo le impressioni dei moti incorporei, oppure se si muove tutto nella materia. (Isacco di Ninive, &lt;em&gt;La vita virtuosa&lt;/em&gt;, 2)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse qualcuno obietta che oggi non è più il tempo in cui ci sia dato di sopportare per Cristo ciò che gli apostoli sopportarono ai loro giorni. È vero: non vi sono imperatori pagani, non vi sono tiranni persecutori; non si versa il sangue dei santi, la fede non è messa alla prova con i supplizi. Dio è contento che gli serviamo in questa nostra pace, che gli piacciamo con la sola purità immacolata delle azioni e la santità intemerata della vita. Ma per questo gli è dovuta più fede e devozione, perché esige da noi meno, pur avendoci elargito di più. Gli imperatori, dunque, sono cristiani, non c’è persecuzione alcuna, la religione non viene turbata, noi non veniamo costretti a dar prova della fede con un esame rigoroso: perciò dobbiamo piacere di più a Dio almeno con gli impegni minori. Dimostra infatti di essere pronto a imprese maggiori, se le cose lo esigeranno, colui che sa adempire i doveri minori. Omettiamo dunque ciò che sostenne il beatissimo Paolo, ciò che, come leggiamo nei libri di religione scritti in seguito, tutti i cristiani sostennero, ascendendo così alla porta della reggia celeste per i gradini delle loro pene, servendosi dei cavalletti di supplizio e dei roghi come di scale. Vediamo se almeno in quegli ossequi di religiosa devozione che sono minori e comuni e che tutti i cristiani possono compiere nella pace più stabile e in ogni tempo, ci sforziamo realmente di rispondere ai precetti del Signore. Cristo ci proibisce di litigare. Ma chi obbedisce a questo comando? E non è un semplice comando, giungendo al punto di imporci di abbandonare ciò che è lo stesso argomento della lite pur di rinunciare alla lite stessa; dice infatti: Se qualcuno vorrà citarti in giudizio per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello (Mt 5,40). Ma io mi chiedo chi siano coloro che cedano agli avversari che li spogliano, anzi, chi siano coloro che non si oppongano agli avversari che li spogliano? Siamo tanto lontani dal lasciare loro la tunica e il resto che, se appena lo possiamo, cerchiamo noi di togliere la tunica e il mantello all’avversario. E obbediamo con tanta devozione ai comandi del Signore, che non ci basta di non cedere ai nostri avversari neppure il minimo dei nostri indumenti, che anzi, se appena ci è possibile e le cose lo permettono, strappiamo loro tutto! A questo comando ne va unito un altro in tutto simile: disse infatti il Signore: Se qualcuno ti percuoterà la guancia destra, tu offrigli anche l’altra (Mt 5,39). Quanti pensiamo che siano coloro che porgano almeno un poco le orecchie a questo precetto o che, se pur mostrano di eseguirlo, lo facciano di cuore? E chi vi è mai che se ha ricevuto una percossa non ne voglia rendere molte? È tanto lontano dall’offrire a chi lo percuote l’altra mascella, che crede di vincere non solo percuotendo l’avversario, ma addirittura uccidendolo. Ciò che volete che gli uomini facciano a voi - dice il Salvatore - fatelo anche voi a loro, allo stesso modo (Mt 7,12). Noi conosciamo tanto bene la prima parte di questa sentenza che mai la tralasciamo, la seconda, la omettiamo sempre, come se non la conoscessimo affatto. Sappiamo infatti benissimo ciò che vogliamo che gli altri ci facciano, ma non sappiamo ciò che noi dobbiamo fare agli altri. E davvero non lo sapessimo! Sarebbe minore la colpa dovuta ad ignoranza, secondo il detto: Chi non conosce la volontà del suo padrone sarà punito poco. Ma chi la conosce e non la esegue, sarà punito assai (Lc 12,47). Ora la nostra colpa è maggiore per il fatto che amiamo la prima parte di questa sacra sentenza per la nostra utilità e il nostro comodo; la seconda parte la omettiamo per ingiuria a Dio. E questa parola di Dio viene inoltre rinforzata e rincarata dall’apostolo Paolo, il quale, nella sua predicazione, dice infatti: Nessuno cerchi ciò che è suo, ma ciò che è degli altri (1Cor 10,24); e ancora: I singoli pensino non a ciò che è loro, ma a ciò che è degli altri (Fil 2,4). Vedi con quanta fedeltà abbia egli eseguito il precetto di Cristo: il Salvatore ci ha comandato di pensare a noi come pensiamo agli altri, egli invece ci comanda di badare più ai comodi altrui che ai nostri. È il buon servo di un buon Signore e un magnifico imitatore di un Maestro unico: camminando sulle sue vestigia ne rese, quasi, più chiare e scolpite le orme. Ma noi cristiani facciamo ciò che ci comanda Cristo o ciò che ci comanda l’Apostolo? Né l’uno né l’altro, credo. Siamo tanto lungi tutti noi da offrire agli altri qualcosa con nostro incomodo, che badiamo sommamente ai nostri comodi, scomodando gli altri. (Salviano di Marsiglia, &lt;em&gt;Il divino governo del mondo&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Il brano invita a delle condotte etiche. C’è da esaminare la nostra vita di tutti i giorni per capire quale condotta nelle situazioni difficili, quale reazione quando tutto sembra rivoltato contro?&lt;br /&gt;Anche la preghiera: che tipo di preghiera è la nostra? Mi fa crescere nella perfezione con il Padre oppure un semplice ripetere preghiere perché si devono dire? Invoco lo Spirito santo, affinché mi plasmi interiormente secondo l'immagine di Gesù, rendendomi capace di amare gli altri come Lui e a causa di Lui?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mettiamoci dinanzi alla Parola lasciandoci illuminare da Essa. Il Salmo ci invita a rivisitare la nostra vita e ad innalzare la nostra lode di perdono al Signore (Dal Salmo 102)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Benedici il Signore, anima mia,&lt;br /&gt;quanto è in me benedica il suo santo nome.&lt;br /&gt;Benedici il Signore, anima mia,&lt;br /&gt;non dimenticare tutti i suoi benefici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli perdona tutte le tue colpe,&lt;br /&gt;guarisce tutte le tue infermità,&lt;br /&gt;salva dalla fossa la tua vita,&lt;br /&gt;ti circonda di bontà e misericordia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Misericordioso e pietoso è il Signore,&lt;br /&gt;lento all’ira e grande nell’amore.&lt;br /&gt;Non ci tratta secondo i nostri peccati&lt;br /&gt;e non ci ripaga secondo le nostre colpe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto dista l’oriente dall’occidente,&lt;br /&gt;così egli allontana da noi le nostre colpe.&lt;br /&gt;Come è tenero un padre verso i figli,&lt;br /&gt;così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;La Parola ci invita ancora una volta ad essere sobri e misurati, dobbiamo essere giusti e misericordiosi come Gesù, che gradisce molto i nostri sforzi sinceri di perdonare e di riconciliarci con chi ci ha offeso ma che innanzitutto è e resta vicino a chi ha subíto gravi torti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-1702957107288523166?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/1702957107288523166/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/02/lectio-divina-su-mt-5-38-48.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/1702957107288523166'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/1702957107288523166'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/02/lectio-divina-su-mt-5-38-48.html' title='Lectio divina su Mt 5, 38-48'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-6832879222950029454</id><published>2011-02-09T13:34:00.000-08:00</published><updated>2011-02-09T13:43:56.339-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Mt 5, 17-37</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Mt 5, 17-37&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Beato chi cammina nella legge del Signore &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Dio, che riveli la pienezza della legge nella giustizia nuova fondata sull’amore, fa’ che il popolo cristiano, radunato per offrirti il sacrificio perfetto, sia coerente con le esigenze del Vangelo, e diventi per ogni uomo segno di riconciliazione e di pace. Per Cristo nostro Signore. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;17 «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18 In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. 20 Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. 21 Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.&lt;br /&gt;23 Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. 25 Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26 In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! 27 Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. 28 Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. 29 Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30 E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.&lt;br /&gt;31 Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. 32 Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. 33 Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. 34 Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Is 57,15; Lc 16,17; Gv 8,5-24 ; At 18,13; 21,28; Gal 3,17-24; Mt 3,15; Sal 40,6-8; Is 42,21; Rm 8,4; Gal 4,4-5; Eb 10,3-12; Dt 23,21-23; Sir 15, 16-21 [gr. 15, 15-20]; Mt 23,16-22; Gv 8,44; Ef 4,25; Mt 15,19; Col 3,9; 2Cor 1,17-20; Col 4,6.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Siamo nel contesto del discorso della montagna, discorso che sorprende le l’autorità. Gesù comunica loro con vigore le esigenze di una vita segnata dall’essere figli di Dio e dalla fraternità verso tutti.&lt;br /&gt;Gesù partendo da Mosè che dona la Legge sul monte Sinai (Es 24,9), fa capire il precetto della legge ebraica. Questo lo fa da Maestro. La sua posizione – seduta - ricorda l’atteggiamento del rabbi ebraico che interpreta la Scrittura ai suoi discepoli. Gesù stesso aveva dato l’autorità di estrarre dal loro «tesoro cose nuove e cose antiche».&lt;br /&gt;Il messaggio di Gesù in questo inizio si concentra sulla felicità in senso biblico, che pone l’uomo nel giusto rapporto con Dio e, di conseguenza, con la totalità della vita: una felicità legata alla realtà stessa del regno dei cieli. In una seconda parte viene sviluppato il tema della «giustizia» del regno dei cieli (5,17-7,12).&lt;br /&gt;L’evangelista Matteo descrive per noi Gesù pienezza della legge perché egli è la parola definitiva del Padre (Eb 1,1). Paolo ci dice che “chi ama il suo simile ha adempiuto la legge... Pieno compimento della legge è l’amore” (Rm 13,8-10).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 17-18: Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Le parole contenute in questi versetti sono indirizzate ad alcuni che rispettavano la legge, non soltanto nel suo senso letterale, ma ancora nel senso spirituale; e temevano che Gesù avesse l'intenzione di rovesciare tutte le istituzioni stabilite da Dio fra loro.&lt;br /&gt;In queste parole Gesù fa una sua dichiarazione: la sua venuta è per adempiere «la Legge ed i Profeti», un’espressione usuale per designare le Sacre Scritture. La «Legge ed i Profeti», come risulta da altri passi del Vangelo (cfr. 7,12; 11,13), esprimono, nel pensiero di Gesù, la volontà divina rivelatasi nell'antica Alleanza. Gesù afferma, esattamente come i rabbi, che la Legge nessun uomo potrà cambiarla perché voluta da Dio e protetta da Dio. Non un solo iòta passerà della Legge. Lo iòta è la lettera dell’alfabeto greco che sta per la lettera ebraica yod, il più piccolo dei caratteri ebraici.&lt;br /&gt;Gesù non è venuto per abolire la Legge, ma per portarla a compimento. Ciò che viene portato a compimento non può cessare di essere, ma viene ad essere, appunto, nel compimento. La Legge compiuta non è in contraddizione con la Legge, ma ne è la piena fioritura. Gesù con la sua obbedienza e pratica attraverso la passione, morte e resurrezione ha adempiuto la Legge.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 19-20: Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Il versetto si presenta pieno di verbi che conducono all’insegnamento di Gesù: fare la volontà del Padre (Mt 3,13-4,11). È interessante notare che Matteo utilizzi questo verbo di compiere, adempiere, solo per Gesù: solo lui compie la Legge, solo la sua persona presenta le caratteristiche della pienezza. Qui si radica il suo autorevole invito, che per noi diventa un «invio», un compito a compiere in pienezza la Legge: «Io vi dico…» (vv. 18.20).&lt;br /&gt;Rifacendosi a quanto già detto, abbiamo qui gli Scribi ed i Farisei che non osservavano la legge, poiché essi l'annullavano con le loro tradizioni, e la mettevano in pratica soltanto esternamente. Scribi e Farisei, due classi di individui i quali, da due diversi punti di vista, consideravano Gesù come un sovvertitore della legge e dei profeti.&lt;br /&gt;Il lievito degli scribi, dei farisei, e anche dei sadducei, era seducente poiché proponeva la perfezione dell'adempimento della Legge e quindi il gradimento di Dio, e per questo Gesù afferma che la loro giustizia, cioè il nucleo ispiratore dei loro precetti, era falso e non portava al cielo ma alla Geenna (Mt 23,13s).&lt;br /&gt;Perciò essi pretendevano invano di essere giusti; e Gesù dichiara che coloro i quali desiderano entrare nel regno dei cieli devono essere più santi di loro: senza una giustizia superiore a quella dei Farisei, noi non possiamo far parte della sua Chiesa, né in questo mondo, né nel mondo avvenire.&lt;br /&gt;La “giustizia” di cui si tratta qui, non è quella che ci è imputata per la fede, ma bensì una vita giusta e santa che è la conseguenza della prima. Perciò se vogliamo che la nostra giustizia superi quella degli Scribi e dei Farisei, conviene che essa abbia la sua sede nei nostri cuori, e si manifesti nella nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 21-22: Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Qui Gesù inizia ad affrontare l’argomento delle relazioni fraterne, ad esporre il vero significato del comandamento. Il Signore non proibisce in un modo assoluto di adirarsi. L'ira, quando è diretta contro il peccato è lecita. «Adiratevi ma non peccate» dice san Paolo (Ef 4,26). Gesù guarda gli ipocriti Farisei «con indignazione» (Mc 3,5). Egli parla qui di un'ira piena di odio contro al fratello. Nella prospettiva completamente nuova del Discorso della Montagna, ogni mancanza d’amore verso il prossimo comporta la stessa colpevolezza dell’omicidio. Infatti la collera, l’ira, il disprezzo dell’altro si radicano in un cuore sprovvisto d’amore.&lt;br /&gt;In questo caso l'ira è peccaminosa; è disubbidienza al sesto comandamento; è l'omicidio che sì svolge nel cuore, benché non sia ancora arrivato alle mani. «Chiunque odia il suo fratello, è omicida» (1Gv 3,15).&lt;br /&gt;La vita dell’uomo è sacra perché è stata creata da Dio ed ha come scopo principale quello di tornare a Dio. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine; nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente (Catechismo Chiesa Cattolica n. 2258). Per Gesù non s’infrange la Legge solo uccidendo, ma anche con tutte quelle azioni che tentano di distruggere o “vanificare” l’altro.&lt;br /&gt;Gesù dimostra qui che la legge di Dio è «giudice dei pensieri e delle intenzioni del cuore»; che non è destinata a reprimere solo gli atti violenti, ma pur anche le malvagia disposizioni dalle quali essi procedono. Egli riconduce il Patto alla sua origine, allo spirito che l'ha prodotto, e combatte il peccato nella sua sorgente, ipocritamente risparmiata dai Farisei.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 23-26: Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Questi quattro versetti, contengono un'applicazione pratica degli insegnamenti di Gesù relativi al sesto comandamento. Quantunque il nostro primo dovere sia di rendere il nostro culto a Dio, Gesù, per dimostrare l'importanza e la necessità della riconciliazione, dichiara che l'offensore, anche se egli fosse in procinto di rendere il suo culto a Dio, dovrebbe sospenderlo, finché non avesse confessato il suo torto al suo avversario, e non si fosse riconciliato con lui. Non è solo questione di chiedere perdono: è urgente ricostruire le relazioni fraterne perché il bene del fratello è il mio bene. Gesù dice: “Va’ prima”… Innanzitutto, prima di pregare, prima di donare, prima che l’altro faccia il primo passo, c’è il movimento del mio cuore, del mio corpo verso l’altro. Tale andare verso l’altro ha come scopo la ricomposizione della lacerazione; un movimento che tende alla riconciliazione.&lt;br /&gt;Il perdono vicendevole e la riconciliazione sono una condizione per partecipare nel culto; senza di essi non é possibile la relazione con Dio.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 27-28: Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Il sesto comandamento (Es 20,14) richiama anche il nono: “non commettere adulterio”. Il desiderio della donna riguardante questo versetto non si riferisce a un semplice pensiero ma a un proposito peccaminoso. Questo non solo verso donne sposate ma anche nubili. Lo sguardo di cui parla Gesù non è prodotto da un pensiero fugace, immediatamente represso da una santa vigilanza, ma è uno sguardo diretto dalla volontà stessa dell'uomo con lo scopo di fomentare in se stesso e negli altri passioni impure. Esempi di tali «sguardi» peccaminosi condannati severamente dalla Bibbia non mancano (cfr. 2 Sam 11,2; Dn 13,20).&lt;br /&gt;Contro i 613 precetti della Legge numerati dai rabbini Gesù, riprendendo l’Antico Testamento, ricorda che il comandamento è uno solo eppure abbraccia ogni atto e ogni istante della vita: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente e amerai il prossimo tuo come te stesso”. È da questo comandamento che “dipende tutta la Legge e i Profeti” (Mt 22, 37-40).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 29-30: Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; «Cava il tuo occhio taglia la tua mano» Gesù usa un linguaggio particolarmente forte per sottolineare la gravità del pericolo costituito dallo sguardo peccaminoso. Egli applica il suo insegnamento a ciascuno. Queste sono immagini forti, anch’esse riferite al sesto e nono comandamento, che probabilmente Gesù non ha usato, ma che erano chiare in rapporto alla circoncisione. È necessario individuare e allontanare dal cuore qualche pensiero o sentimento preciso che, pur essendo legato alla nostra natura, ci impedisce di raggiungere la piena dignità che Dio vuole per il nostro corpo. Quindi ciò che è da cavare, da tagliare non è una parte del corpo, ma la concupiscenza che si pasce e cresce per mezzo dell'occhio e della mano.&lt;br /&gt;La metafora è probabilmente tolta dall'esperienza chirurgica, e in ogni caso è adatta come illustrazione del soggetto, poiché è noto ad ognuno, quando la salute del corpo è compromessa da uno dei membri, non si esita a tagliarlo per evitare la morte. È meglio rifiutare la soddisfazione di una mala concupiscenza in questa vita, dice il Signore, che abbandonarsi in balìa del peccato, il quale conduce alla perdizione.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 31-32: Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Nell’antichità il divorzio era normale per varie cause, il Signore esclude per sempre ogni forma di divorzio. Questo è adulterio per entrambi i separati, se si risposassero, e anche per i loro nuovi sposi. La prescrizione è netta e non ammette eccezioni. Viene descritto solamente il caso del concubinato che nel testo greco (pornéia) indica la prostituzione, sia come idolatria, sia come la pratica di vendere il proprio corpo. Mentre in ebraico il termine corrispondente è zenût (impudicizia, fornicazione), un termine dispregiativo con cui i rabbini chiamavano i matrimoni non validi, come quelli contratti fra parenti, proibiti dalla legge mosaica (cfr. Lv 18), ammessi però nel diritto greco-romano.&lt;br /&gt;Matteo scrive per un ambiente giudaico e altrove non riscontriamo lo stesso problema (cfr. Mc 10,1-12; Lc 16,18 e 1Cor 7,10-11). La legge dell'indissolubilità, dunque, secondo Matteo, non deve estendersi alle unioni non «legate da Dio».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 33-35: Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Viene ripreso qui l’8° comandamento (Es 20,7); Gesù si riferisce ai vari passi del Pentateuco in cui si danno le norme per la disciplina del giuramento (cfr. Lv 19,12; Nm 30,2). La pratica del giuramento, comune a tutti i popoli, aveva lo scopo di chiamare Dio a garanzia della verità. Ma poiché le circostanze della vita davano mille occasioni di ricorrere al giuramento, facile ne era l'abuso o per leggerezza o inadempimento. Adesso Gesù con le parole “non giurare affatto”, prescrive che ogni giuramento è escluso del tutto (cfr. Sir 23,9). Giurare è sempre un atto che esige coerenza con la vita, ma allora tra persone oneste, che hanno coerenza di vita, non c'è bisogno del giurare, basta la parola data. All'insegnamento di Gesù fa eco l'avvertimento dell'apostolo Giacomo: Soprattutto, fratelli miei, non giurate né per il cielo, né per la terra e non fate alcun altro giuramento. Ma il vostro «sì» sia sì, e il vostro «no» no, per non incorrere nella condanna. (Gc 5,12).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 36-37: Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Il giuramento, sommariamente parlando, è una promessa accompagnata da una invocazione della divinità chiamata a testimone di quanto si dice. I Giudei giuravano per il cielo (come raccomandava Filone), per la Città Santa e per altre realtà connesse con Dio. Gesù proibisce qualsiasi giuramento perché l’uomo non può disporre né di Dio (vv. 34-35), né di se stesso (v. 36). Non si può impegnare Dio poiché non ci appartiene; e neanche noi stessi perché apparteniamo a Lui.&lt;br /&gt;Qui viene ripreso anche un giuramento molto comune tra gli Ebrei: il giurare per la propria testa, quasi a dire: “per la mia vita!”, “per l’anima mia!”. Cioè: Ch'io possa morire se ciò non è vero! Il nostro Signore proibisce di giurare così, e ne dà la ragione: “perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo tuo capello”.&lt;br /&gt;La parola «potere» nel testo greco ha il senso di “cambiare radicalmente il colore dei capelli”, non di modificarli con tinte o con preparati chimici.&lt;br /&gt;Il senso del versetto è evidentemente quello che deriva dalla constatazione che non avendo alcun potere sulla nostra vita rappresentata dalla “testa” (capo), che Dio solo può abbreviare o prolungare, siamo colpevoli giurando per quella, come giurando per il Creatore nostro.&lt;br /&gt;Questo discorso di Gesù non è puro umanesimo; tutto è trattato dal punto di vista di Dio. La verità di un uomo è nella corrispondenza del “sì” e del “no” che pronuncia con le radici del suo sentimento e del suo pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;«lo vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete&lt;br /&gt;nel regno dei cieli» (Mt 5,20); se non osserverete, cioè non solo quei minimi precetti della legge che incominciano a formare l'uomo, ma anche questi aggiunti da me, che non sono venuto ad abolire la legge ma a perfezionarla, non entrerete nel regno dei cieli. Ma tu mi dirai: «Se prima, parlando di quei minimi precetti, ha detto che nel regno dei cieli sarà chiamato minimo chiunque avrà trasgredito uno di essi e insegnato agli altri ad agire così, mentre verrà chiamato grande chiunque li avrà osservati e avrà insegnato a farlo - quindi sarà già nel regno dei cieli dal momento che è grande- che bisogno c'è di aggiungere altri precetti a quelli minimi della legge, se chi li osserva e li insegna può già entrare nel regno dei cieli, perché è grande»? Quella sentenza: «Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini,sarà considerato grande nel regno dei cieli» ( Mt 5, 19 ). Si deve interpretare nel senso che ora dirò. Che la vostra giustizia superi, egli dice, quella degli scribi e dei farisei,perché se non sarà maggiore non entrerete nel regno dei cieli. Chi trasgredirà dunque quei precetti minimi e insegnerà così, sarà chiamato minimo: chi invece osserverà quei piccoli precetti e in tal modo insegnerà, non è da ritenersi già grande e adatto al regno dei cieli, ma tuttavia non tanto piccolo come colui che li trasgredisce. Perché egli sia grande e idoneo al regno, deve fare e insegnare come Cristo ora insegna, occorre cioè che la sua giustizia sia maggiore di quella degli scribi e dei farisei. La giustizia dei farisei è di non uccidere; la giustizia di coloro che entreranno nel regno di Dio è di non adirarsi senza ragione. Non uccidere perciò è il minimo e chi lo trasgredisce sarà chiamato minimo nel regno dei cieli. Chi poi lo osserverà non sarà subito grande e adatto al regno dei cieli, però salirà già di qualche grado. Sarà invece perfetto se non si adirerà senza ragione; e se osserverà questo sarà ben lontano dall'uccidere. Per cui chi insegna a non adirarsi non trasgredisce la legge che comanda di non uccidere, ma piuttosto la perfeziona, affinché custodiamo l'innocenza all'esterno non ammazzando, e nel cuore non dando campo all'ira. (Sant'Agostino, vescovo, &lt;em&gt;Discorso&lt;/em&gt; 1,9. 21).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Notate ancora, a questo punto, come Gesù convalidi la legge antica, facendo un paragone tra questa e quella nuova: egli dimostra che sono della stessa discendenza, che hanno la stessa origine; esse, più o meno, sono dello stesso genere. Egli, perciò, non rigetta l’antica legge, ma vuole svilupparla. Se la vecchia legge fosse stata cattiva, Cristo non si sarebbe preoccupato di realizzarla e neppure di perfezionarla, ma l’avrebbe del tutto rigettata. A questo punto potreste domandarmi perché la legge antica, se buona in se stessa, non conduce più gli uomini al «regno». Vi rispondo che, evidentemente, essa non salva più gli uomini che vivono dopo l’avvento di Gesù Cristo, perché essi ora, avendo ricevuto una grazia ben più grande di prima, debbono di conseguenza sostenere battaglie più dure. Ma tutti coloro che sono vissuti prima di Cristo e sono stati fedeli seguaci della vecchia legge, si sono salvati. Gesù stesso dice nel Vangelo: Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli (Mt 8,11). E noi vediamo del resto che Lazzaro, mentre gode di grandi beni celesti, riposa nel seno di Abramo (cf. Lc 16). Insomma, tutti coloro che brillarono di vivissima luce nell’antica legge, splendettero proprio per aver tradotto in vita i suoi precetti. Se questa legge fosse stata malvagia, oppure avesse avuto un autore diverso da Dio, Cristo, alla sua venuta, non l’avrebbe realizzata. Se egli avesse accondisceso a compierla soltanto per attirare i giudei e non per mostrare l’identica origine e l’affinità tra l’antica e la nuova legge, perché allora non avrebbe cercato anche di perfezionare le leggi e i costumi dei gentili, per attrarli nello stesso modo? Così è del tutto evidente che, se la legge antica ha cessato di salvare gli uomini, non è perché essa sia stata malvagia, ma perché è venuto il tempo in cui i precetti debbono essere più elevati. Se l’antica è meno perfetta della nuova, ciò non significa che essa sia malvagia: se così fosse, nella sua condanna ricadrebbe ugualmente anche la seconda. E, infatti, se si paragona la conoscenza che noi ora abbiamo della legge nuova con la conoscenza che possederemo nella vita futura, quella attuale risulta parziale e imperfetta e certamente scomparirà quando sopravverrà quella del cielo. Quando sarà venuto ciò che è perfetto - dice Paolo - sarà abolito ciò che è imperfetto (1Cor 13,10): questo accadde alla legge antica, quando giunse la nuova. Per lo stesso motivo, non dovremo disprezzare la legge nuova, per il fatto, cioè, che essa deve cessare quando saremo nel cielo e «ciò che è imperfetto sarà abolito». Noi diciamo che essa è grande e sublime; infatti, le ricompense promesse da questa legge sono ben più grandi di quelle promesse dall’antica e in essa la grazia dello Spirito Santo è ben più abbondante. Dio, perciò, giustamente esige da noi frutti e doni maggiori. Egli, ora, non ci promette più una terra in cui scorre latte e miele, né una lunga vecchiaia, o un gran numero di figli o l’abbondanza del pane e del vino, o grandi greggi di pecore e di buoi, ma ci promette il cielo stesso e i beni celesti, la dignità di essere figli adottivi del Padre, fratelli del Figlio unigenito, suoi eredi, partecipi della sua gloria e del regno, e un’infinità di altre ricompense. Paolo ci fa chiaramente intendere che noi abbiamo fruito di un aiuto ben più grande, quando dice: Non c’è più condanna per coloro che sono in Cristo Gesù e che vivono, non secondo la carne, ma secondo lo spirito; poiché la legge dello spirito di vita mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte (Rm 8,1-2) (Crisostomo Giovanni, &lt;em&gt;Commento al Vangelo di san Matteo&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evagrio ha detto: "E` cosa estranea ai monaci adirarsi, come pure rattristare qualcuno"; e ancora: "Se uno ha vinto l`ira, costui ha vinto i demoni; se invece è sconfitto da questa passione, del tutto estraneo alla vita monastica", con quel che segue. Che dobbiamo dunque dire di noi stessi, che non ci fermiamo neppure alla collera e all`ira, ma che talvolta ci spingiamo fino al rancore? Che altro, se non piangere questa nostra miserabile e disumana condizione? Vegliamo dunque, fratelli, e veniamo in aiuto a noi stessi, dopo Dio, per esser liberati dall`amarezza di questa rovinosa passione. Talora uno fa una "metania" al proprio fratello perchè tra i due, evidentemente, c`è stato turbamento o attrito, ma anche dopo la "metania" rimane rattristato e con pensieri contro di lui. No, egli non deve considerarli di poca importanza, ma deve tagliarli via al più presto. Si tratta di rancore, e c`è bisogno di molta vigilanza, come ho detto, di penitenza, di lotta per non soffermarsi a lungo in questi pensieri e per non correre pericolo. Infatti, facendo la "metania" per adempiere al precetto, si è, sì, posto rimedio all`ira sul momento, ma non si è ancora lottato contro il rancore; e per questo si è rimasti con risentimento contro il fratello, perchè altra cosa è il rancore, altra l`ira, altra la collera e altra il turbamento. Vi dico un esempio, perchè capiate meglio. Chi accende un fuoco dapprima ha solo un carboncino, che è la parola del fratello che lo ha rattristato; ecco, è appena un carboncino: che è mai la parola del tuo fratello? Se la sopporti, spegni il carbone. Se invece continui a pensare: «Perchè me l`ha detto? Posso ben rispondergli! Se non avesse voluto affliggermi, non l`avrebbe detto. Vedrai! Anch`io posso affliggerlo», ecco, hai messo un po` di legnetti o simile materiale, come chi accende il fuoco, e hai fatto fumo, che è il turbamento. Il turbamento è questo sommovimento e scontro di pensieri, che risveglia e rende aggressivo il cuore. Aggressività è l`impulso a rendere il contraccambio a chi ci ha rattristato, che diventa anche audacia, come ha detto l`"abbas" Marco: "La cattiveria intrattenuta nei pensieri rende aggressivo il cuore, mentre allontanata con la preghiera e la speranza lo rende contrito". Se infatti avessi sopportato la piccola parola del tuo fratello, avresti potuto spegnere, come ho detto, anche quel piccolo carboncino, prima che nascesse il turbamento. Ma anche questo, se lo vuoi, puoi spegnerlo facilmente, appena inizia, col silenzio, con la preghiera, con una "metania" fatta di tutto cuore; se invece continui a far fumo irritando ed eccitando il tuo cuore a forza di pensare: «Perchè me lo ha detto? Posso ben rispondergli!», per lo scontro stesso, diciamo così e la collisione dei pensieri il cuore si logora e si surriscalda, e allora divampa la collera. La collera è un ribollimento del sangue che si trova intorno al cuore, come dice san Basilio. Ecco, è nata la collera: è quella che chiamiamo irascibilità. Ma se lo vuoi puoi spegnere anch`essa, prima che diventi ira; ma se continui a turbare e a turbarti, ti vieni a trovare come chi ha messo legna al fuoco, e il fuoco divampa sempre più, e così poi viene la brace, che è l`ira. Questo è quanto diceva l`"abbas" Zosima, quando gli fu chiesto che cosa vuol dire la sentenza che dice: "Dove non c`è collera, si acquieta la battaglia. All`inizio del turbamento, quando comincia, come abbiamo detto, a far fumo e a mandare qualche scintilla, se subito uno rimprovera se stesso e fa una "metania" prima che si accenda e diventi collera, se ne rimane in pace. Ma dopo che è venuta la collera, se non se ne sta tranquillo, ma continua a turbarsi e ad irritarsi, si viene a trovare, come abbiamo detto, come uno che dà legna al fuoco, e continua a bruciare finchè non produce grossa brace. Come dunque i tizzoni di brace diventano carboni e si mettono via e durano per anni interi senza guastarsi e marcire, nemmeno se vi si butta sopra acqua, così anche l`ira, se dura nel tempo, diventa rancore e poi, se non si versa sangue, non si riesce ad allontanarsene. Ecco, vi ho detto la differenza, attenti bene; avete sentito che cos`è il primo turbamento, che cos`è la collera, l`ira, il rancore. Vedete come da una sola parola si arriva ad un male così grande? Se fin da principio si fosse rivolto il rimprovero su sé stessi, se non si fosse voluto giustificarsi e in cambio di una parola sola dirne due o cinque e restituire male per male, si sarebbe potuto sfuggire a tutti questi mali. Per questo vi dico sempre: quando le passioni sono giovani, tagliatele via prima che s`irrobustiscano a vostro discapito e dobbiate poi penare. Una cosa infatti è strappar via una piccola pianta e un`altra sradicare un grande albero. (Doroteo di Gaza, &lt;em&gt;Instruct&lt;/em&gt;. 8, 89-91)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Come vivo i precetti della legge di Dio, come una legge di libertà o come un obbligo che mi rende schiavo?&lt;br /&gt;Come cristiani abbiamo la missione di dare un´espressione concreta a quello che ci anima dal di dentro. Qual è l´espressione che stiamo dando alla nostra fiducia in Dio?&lt;br /&gt;Nella vita sono sempre aperto alla richiesta di Gesù per una giustizia più grande? Sono consapevole di non essere, ancora, nella giustizia piena? Mi confronto con l’agire di Dio?&lt;br /&gt;La mia giustizia si impegna a imitare qualcosa della giustizia di Dio, della sua gratuità, della sua creatività?&lt;br /&gt;Come vivo nella società il comandamento di non uccidere? Nella mia offerta all´altare, dò più importanza a Dio o al fratello? Il mio parlare è sincero o pieno di falsità, ipocrisia?&lt;br /&gt;E il comandamento che fa riferimento alle relazioni coniugali? E alla sincerità nelle relazioni e nelle azioni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mettiamoci dinanzi alla Parola lasciandoci illuminare da Essa. Il Salmo ci invita ad obbedire alla legge del Signore con tutto l’impegno personale. La pratica della giustizia nuova per entrare nel regno dei cieli non può derivare solo da un impegno individualistico, ma da un dialogo familiare e costante con la Parola di Dio. (Dal Salmo 119 (118)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Beato chi è integro nella sua via&lt;br /&gt;e cammina nella legge del Signore.&lt;br /&gt;Beato chi custodisce i suoi insegnamenti&lt;br /&gt;e lo cerca con tutto il cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tu hai promulgato i tuoi precetti&lt;br /&gt;perché siano osservati interamente.&lt;br /&gt;Siano stabili le mie vie&lt;br /&gt;nel custodire i tuoi decreti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,&lt;br /&gt;osserverò la tua parola.&lt;br /&gt;Aprimi gli occhi perché io consideri&lt;br /&gt;le meraviglie della tua legge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti&lt;br /&gt;e la custodirò sino alla fine.&lt;br /&gt;Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge&lt;br /&gt;e la osservi con tutto il cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;La scelta fondamentale di tutta la nostra esistenza è nella nostra libertà: o con Dio, in Cristo, o lontano da lui, privi della vera libertà e di amore. &lt;em&gt;«Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli»&lt;/em&gt; (Mt 5,20).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-6832879222950029454?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/6832879222950029454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/02/lectio-divina-su-mt-5-17-37.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/6832879222950029454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/6832879222950029454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/02/lectio-divina-su-mt-5-17-37.html' title='Lectio divina su Mt 5, 17-37'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-25217108605740049</id><published>2011-02-02T13:28:00.000-08:00</published><updated>2011-02-02T13:31:57.229-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Mt 5,13-16</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Mt 5,13-16&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il giusto risplende come luce &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Dio, O Dio, che nella follia della croce manifesti quanto è distante la tua sapienza dalla logica del mondo, donaci il vero spirito del Vangelo, perché ardenti nella fede e instancabili nella carità diventiamo luce e sale della terra. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;13 «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.&lt;br /&gt;14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15 né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt; silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Gv 1,9; 3,21; 8,12; 9,1-7.10-13.16.34-39; Gb 6,6; Bar 6,27; Lv 2,13; Mc 4,21-22; 9,50; Sal 119,105; 1Gv 2,8-11; Fil 2,14-16; Ap 21,24; Lc 8,16; Ef 5,8-9.13; 1Cor 10,31; 1Pt 2,12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dopo proclamate le beatitudini, nel suo «discorso della montagna» il Signore prosegue nel definire direttamente quelli che vogliono essere suoi fedeli, con due appellativi, di cui almeno il primo è abbastanza problematico: «sale della terra» e «luce del mondo».&lt;br /&gt;La difficoltà del simbolismo del sale è un primo ostacolo alla giusta comprensione del detto di Gesù; le esperienze di ognuno possono far variare l'opinione che si ha di questo minerale. Prima dell'avvento del frigorifero il sale era considerato un ottimo conservante; è usato per dare sapore ai cibi; gli antichi contadini e nomadi palestinesi nelle vicinanze del mar Morto lo usavano per riscaldarsi a causa della sua combinazione col bitume; per noi moderni (ma già per gli antichi, Esdra (4,14) chiama i funzionari persiani «coloro che mangiano il sale della reggia») indica lo strumento economico della sopravvivenza, «il salario»; molto noto il riferimento del «sale della sapienza», un rito che si era introdotto nel battesimo proveniente dalla superstizione della cultura dei barbari del primo medioevo, ma del tutto sconosciuto al complesso delle Chiese antiche.&lt;br /&gt;Il testo del vangelo mette in evidenza che la continuità e la visibilità di chi opera per il regno di Dio sono ben sottolineate dalle immagini del sale e della lucerna, che non possono mai venir meno alla loro funzione (dare sapore e fare luce). Gesù dunque affida un compito ai discepoli: la terra ha bisogno di sapore e io oggi vi costituisco come sale della terra!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 13: Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Viene usata la forma grammaticale alla seconda persona plurale, quasi a riprendere il discorso di 5,11-12. Gesù definisce i suoi discepoli come il sale per la terra, sale destinato perciò ad esercitare una funzione sulla terra, sugli uomini. Nello stesso tempo da’ un monito a tenere sapore, a non essere scadenti o già scaduti si rischia di essere insignificanti per tutti. L’evangelista Marco ci aiuta a comprendere la funzione che sta qui: “Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri” (9,49-50). Abbiamo in queste parole un contenuto sacrificale che rimanda a Lv 2,13.&lt;br /&gt;La triplice insistenza sul sale, e la precisazione di «salare con sale» mostra che il sacrificio d'offerta, «memoriale sull'altare, sacrificio di aroma soave al Signore» (Lv 2,2b), il santo dei santi tra i sacrifici del Signore (Lv 2,3b), deve essere preparato compiutamente, ben condito e ben cotto, per essere vero sacrificio a cui si partecipa prima spiritualmente, e poi nel convito come segno di comunione.&lt;br /&gt;Ogni discepolo deve prepararsi ad essere, con il Signore, questo sacrificio di aroma soave per il Dio dell'alleanza, redenzione della terra e comunione tra gli uomini. Se il sale non esplica tale funzione sacrificale, non avrà nessuna rivalutazione «da fuori ». Occorre avere questo sale sacrificale dentro il cuore, ed allora il sacrificio spirituale sarà pace sulla terra.&lt;br /&gt;C’è quindi una dimensione di responsabilità e consapevolezza vocazionale nella vita del credente. Egli deve misurare la sua vita, il senso delle cose che fa, non solo in riferimento a sé, ma in riferimento al mondo intero con gli occhi di Dio.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;vv. 14-15: Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Oltre l’immagine del sale Gesù si serve anche dell’immagine della luce, un’altra realtà con un servizio ben specifico. Lo sfondo è Is 2,2-5. L'immagine della luce fa parte dell'invito rivolto a Israele: «Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore» (2,5). In Is 42,6; 49,6 Israele è chiamato ad essere una «luce per le nazioni». Paolo riprende questo tema della vocazione di Israele in Rm 2,19 («luce di coloro che sono nelle tenebre»).&lt;br /&gt;Ancora un messaggio per i discepoli: “Voi siete la luce del mondo”. Come? Siamo luce del mondo non perché produciamo una qualche luce ma perché siamo illuminati da Gesù. Quindi ogni discepolo è luce con tutta la sua povertà e debolezza. Egli è colui che deve essere in grado di trasmettere una luce autentica che permetta al mondo di orientarsi e dirigersi. Se la nostra vita è stata illuminata ciò non è solo in vista di noi e del nostro cammino, ma in vista del cammino di tutti: illuminati dalla luce che è Gesù dobbiamo a nostra volta diventare luce per gli altri.&lt;br /&gt;Il senso della missione è questo: non si tratta di un “lavaggio del cervello”, non è lo stile di Gesù; si tratta di lasciare vedere agli altri quella luce che noi stessi abbiamo intravisto perché anche gli altri ne possano godere come noi. L’incontro tra Saulo e Anania ci è di esempio (cfr. At 9,1-19). Tutto questo si fa con le parole, ma accompagnandole con un’esistenza che tragga il suo orientamento dalla luce di Gesù.&lt;br /&gt;Il Salmista ci ricorda che la Parola del Signore è lampada sul nostro cammino (Sal 119,105). Se la nostra vita si lascia illuminare effettivamente dal Vangelo e custodisce la fedeltà al Vangelo anche in mezzo ai condizionamenti del mondo, essa diventa immediatamente testimonianza alla luce.&lt;br /&gt;Per far capire queste parole, Gesù usa il paragone del moggio (recipiente per misurare il grano, usato anche come mensola). La luce è posta in alto affinché risplenda in tutta la casa (cfr. Mc 4,21; Lc 8,16; 11,33).&lt;br /&gt;Questa espressione è facilmente comprensibile se facciamo riferimento alle usanze del tempo di Gesù: la fiamma allora si otteneva dai grassi, e spegnere con un soffio una di quelle lampade voleva dire riempire la stanza d'un puzzo insopportabile.&lt;br /&gt;Per questo si usava mettere un moggio o un altro recipiente che fosse a portata di mano sulla fiamma, ottenendo che si spegnesse per mancanza di ossigeno senza mandare cattivo odore.&lt;br /&gt;Cristo dice semplicemente che la luce non dev'essere spenta, ma deve illuminare sempre. Deve essere come il faro posto nelle vicinanze del porto che illumina la rotta.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 16: Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Il versetto finale di questa pericope racchiude le motivazioni che il Signore dà di questa funzione: tale luce deve sfolgorare davanti agli uomini come esempio efficace (cfr. Rm 14,18; Fil 2,15; Fm 6; Ef 5,8-9; 1 Pt 2.12).&lt;br /&gt;I discepoli non vivono per sé, autosufficienti, in un angolo del mondo, bensì in pubblico, visibili e accessibili agli uomini.&lt;br /&gt;Il testo presuppone una trasformazione della vita cristiana che possa essere in grado di convincere la gente. I discepoli come figli portano così altri figli al Padre, ma seguendo sempre il Figlio Unico. Un vangelo vissuto si esplica nella collettività. Tutto ciò che riguarda la terra, riguarda innanzitutto la coerenza con cui i cristiani vivono la loro presenza nel mondo; ogni terra deve poter contare sul sapore dei discepoli, sul sapore della Chiesa. I discepoli, la Chiesa sono visibili, non nascosti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Come la Parola vuole che siano I cristiani, quali discepoli del Cristo: modellati solo su ciò che vedono in lui o che da lui odono. Come luce del mondo, in modo da non ammettere il male e da illuminare coloro che ad essi si accostano affinché conoscano la verità, e divengano ciò che devono essere o mostrino ciò che sono. Come sale in terra, cosicché quanti hanno comunione con loro siano rinnovati nello spirito per diventare incorruttibili (Basilio il Grande, &lt;em&gt;Morali&lt;/em&gt; 80,1.9s).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risplenda di opere buone la nostra lampada e illumini il cammino che dalla notte di questo mondo porta alla luce dello splendore eterno (Cipriano, &lt;em&gt;L’unità della Chiesa cattolica&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risplendano le vostre opere davanti agli uomini, perché vedano le buone azioni vostre e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli (Mt 5,16). Non dunque “perché siate visti da loro”, con l’intenzione di convertirli a voi, perché se siete qualcosa non lo siete da voi; ma “perché glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”, convertendosi al quale diventino quello che voi siete (Agostino, &lt;em&gt;La città di Dio&lt;/em&gt;, 5,13-16).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto dispiacere provo giustamente quando ricordo che nei giorni festivi le assemblee erano simili alle vaste estensioni del mare e che invece ora non si vede qui riunita neppure una minima parte di quella moltitudine! Dove sono in questo momento coloro che nelle solennità sono causa per noi di tanta tristezza? Ne sento la mancanza e mi affliggo per causa loro al pensiero che moltissimi di quelli che erano sulla via della salvezza vanno in perdizione. Quale grande perdita di fratelli dobbiamo subire,quanto esiguo diventa il numero di coloro che conseguono la salvezza;così che la parte più considerevole della Chiesa assume l'aspetto di un corpo morto e inerte.&lt;br /&gt;E che cosa c'entriamo noi? dirà qualcuno. Vi riguarda invece moltissimo, perché non ve ne curate, non li esortate, non li aiutate con il vostro consiglio, non riuscite ad attirarli e quasi a costringerli a venire, e non li richiamate che con grande negligenza. Cristo infatti,quando ci chiamò sale e lievito e luce, volle dimostrare che non dobbiamo essere utili solo a noi stessi, ma a molti altri. Quegli elementi in realtà servono e recano vantaggio agli altri: la lampada non risplende per se stessa, ma per coloro che sono nelle tenebre;e tu sei lampada non per godere da solo della luce, ma per ricondurre chi è smarrito. A che giova la lampada quando non fa luce a chi è nelle tenebre? E a che serve esser cristiano se non si converte nessuno alla virtù?&lt;br /&gt;Allo stesso modo, il sale non purifica soltanto se stesso, ma arresta la corruzione dei corpi e non permette che si dissolvano e periscano. Così anche tu: dal momento che Dio ti ha reso sale spirituale, raccogli e riunisci le membra corrotte, cioè i fratelli negligenti, come pure coloro che si affaticano continuamente in lavori meccanici, di modo che, liberati dall'accidia dello spirito come da una piaga cancrenosa, possano entrare a far parte del corpo della Chiesa. Per questo ti ha definito lievito: esso, benché piccolo, non fermenta se stesso ma tutta la massa, per quanto ingente e immensa.&lt;br /&gt;Così anche voi, benché pochi di numero, siate molti e potenti per la fede e l'amore verso il culto di Dio.&lt;br /&gt;Come infatti il lievito non è inerte a causa della sua piccolezza, ma per il calore insito nella sua natura e in forza delle sue proprietà ha il sopravvento sulla massa, così anche voi, se volete, potete ricondurre un numero ben più grande allo stesso fervore e allo stesso amore (Giovanni Crisostomo, vescovo, &lt;em&gt;«Omelie su alcuni passi del Nuovo Testamento»&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Voi siete il sale della terra" (Mt 5,13). Con tali parole egli mostra che era necessario dar loro quei grandi precetti. Dice, in sostanza, che non soltanto per la loro vita personale, ma anche per la salvezza di tutti gli uomini quell`insegnamento verrà affidato a loro. Io non vi mando - sembra dire - come un tempo furono mandati i profeti a due città, o a dieci, o a venti, o a un popolo in particolare, ma vi invio alla terra, al mare, al mondo intero, a questo mondo che vive nella corruzione. Dicendo: «Voi siete il sale della terra», fa capire che la sostanza degli uomini è stata resa insipida e corrotta dai peccati. Per questo egli esige soprattutto dai suoi apostoli quelle virtù che sono necessarie e utili per convertire molti.&lt;br /&gt;Quando un uomo è mansueto, umile, misericordioso e giusto, non tiene chiuse in sé simili virtù, ma fa sì che queste eccellenti sorgenti, scaturite dalla sua anima, si diffondano a vantaggio degli altri uomini.&lt;br /&gt;Inoltre chi ha il cuore puro, chi è pacifico, chi subisce persecuzioni a causa della verità, pone la sua vita per il bene di tutti. Non crediate, dunque - è come se dicesse Gesù -, che io vi trascini a battaglie occasionali e che sia per ragioni di poco conto che io vi «il sale della terra» . Ma perché allora? Essi hanno forse guarito ciò che era corrotto e putrefatto? No, non è questo che hanno fatto gli apostoli. Il sale non può rimediare alla putrefazione. Gli apostoli, ripeto, non hanno fatto questo. Ma quando la grazia di Dio avrà essi si dimostreranno veramente il «sale della terra», mantenendo e conservando gli uomini in questa nuova vita che hanno ricevuta da Dio. E` opera di Cristo liberare gli uomini dalla corruzione del peccato, ma tocca agli apostoli, con la loro sollecitudine e con i loro sforzi, impedire ad essi di ricadere in quello stato di corruzione. Osservate come, a poco a poco, Gesù manifesta che gli apostoli sono al di sopra dei profeti. Egli non li chiama soltanto dottori della Palestina, ma maestri di «tutta la terra» e maestri severi e terribili. E ciò che è degno di ammirazione è il fatto che essi, senza adulare e senza compiacere gli uomini, ma, al contrario, comportandosi come fa il sale, si sono fatti amare da tutti. Non stupitevi, quindi, - sembra continuare Gesù, - se, tralasciando gli altri, mi rivolgo in particolare a voi e vi trascino in così grandi rischi. Considerate quante e quali sono le città, i popoli e le genti a cui sto per inviarvi. Perciò, non voglio che vi limitiate ad essere prudenti e sapienti, ma voglio che facciate anche gli altri simili a voi. Quanto devono essere saggi coloro dai quali dipende la salvezza degli altri! Occorre loro una virtù sovrabbondante, in modo da parteciparne i vantaggi anche agli altri uomini. Ebbene se voi non avrete abbastanza virtù per comunicarla anche agli altri, - sembra concludere Gesù, - non ne avrete neppure abbastanza per voi stessi. Non lamentatevi, quindi, quasi fosse troppo duro e difficile quanto vi chiedo. Agli altri, infatti, che si trovano nell`errore, sarà possibile la conversione per mezzo vostro. Ma se voi perderete il vostro vigore, perderete voi stessi e gli altri con voi. Quanto più sono importanti i compiti che vi vengono affidati, tanto più dovete dedicarvi agli altri con zelo. Per questo Gesù dice le parole seguenti: "Ma se il sale diviene insipido, con che gli si renderà il sapore? A null`altro più è buono che ad essere buttato via perchè sia calpestato dagli uomini" (Mt 5,13).&lt;br /&gt;Quando gli altri uomini ricadranno in mille colpe, essi potranno ottenerne il perdono. Ma se il maestro stesso diventa colpevole, niente potrà scusarlo e la sua colpa sarà punita con estrema giustizia. Nel timore che gli apostoli, sentendo dire che il mondo li avrebbe coperti di ingiurie che li avrebbe perseguitati e che avrebbe detto di loro tutto il male possibile avessero avuto paura di farsi avanti e di mettersi in mezzo a parlare alla gente, Gesù dichiarò apertamente che, se essi non erano pronti ad affrontare questo, invano li aveva scelti. Voi non dovete temere - sembra dire - di essere calunniati; dovete piuttosto temere di apparire adulatori, perché allora diverreste un sale insipido, «a null`altro buono che ad essere buttato via, perché sia calpestato dagli uomini». Ma, se voi conservate tutta la vostra sapidità di fronte alla corruzione, e se allora la gente dirà male di voi, rallegratevi perchè questo è l`effetto che fa il sale, che morde e punge le piaghe. Le maledizioni degli uomini vi seguiranno inevitabilmente; ma, lungi dal procurarvi del male, esse testimonieranno la vostra fermezza. Se, invece, il timore delle calunnie vi farà perdere il vigore che vi è indispensabile, allora patirete conseguenze ben peggiori e sarete coperti dalle ingiurie e dal disprezzo di tutti: questo significano le parole «calpestato dagli uomini».&lt;br /&gt;Subito dopo il Salvatore passa a un paragone ancor più elevato: "Voi siete la luce del mondo" (Mt 5,14), - egli dice. Non li chiama soltanto luce di una gente o di venti città, ma «luce del mondo», di tutta la terra, e luce intellegibile, più splendente dei raggi del sole, come anche il sale, di cui ha appena parlato, è un sale del tutto spirituale. Parla dapprima del sale, e dopo della luce, per mostrare quale vantaggio proviene da parole aspre come il sale e quale utile effetto deriva da una dottrina severa, che consolida le anime e non permette che si rilassino e si corrompano, ma le eleva e le conduce come per mano sulla strada della virtù. "Non può una città che sia posta sopra un monte restar nascosta; né si accende una lucerna per porla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere e così essa fa lume a quanti sono in casa" (Mt 5,14-15).&lt;br /&gt;Gesù Cristo stimola ancora una volta con queste parole i suoi apostoli a vigilare sulla loro condotta, avvertendoli di stare sempre sul chi vive, poiché sono esposti agli occhi di tutti gli uomini e combattono in un`arena elevata nel mezzo della terra. Non fermatevi - egli dice - a considerare dove noi ora ci troviamo seduti e che noi, qui, siamo in un piccolo angolo del mondo. Voi sarete al cospetto di tutti gli uomini, così come lo è una città posta in cima a una montagna o una lampada che splenda su un candelabro in una casa... "Risplenda allo stesso modo la vostra luce agli occhi degli uomini, affinché vedendo le vostre buone opere diano gloria al Padre vostro che è nei cieli (Mt 5,16). Io, infatti, - sembra dire Gesù, - ho acceso la luce perché essa continui ad ardere; voi dovete essere vigilanti e pieni di zelo non solo per voi, ma anche per quelli che hanno ottenuto questa stessa legge e sono stati condotti alla verità. Le calunnie non potranno oscurare il vostro splendore, se voi vivrete con perfezione e in modo da convertire tutti gli uomini. La vostra vita sia degna della grazia e della verità che avete ricevuto: e, come questa va predicata ovunque, così anche la vostra vita vada di pari passo con essa. Ma, oltre la salvezza degli uomini, Gesù mette in risalto un altro effetto, valido a mantenerli vigilanti nel combattimento e a stimolarne tutto lo zelo. Non solo, infatti, convertirete tutto il mondo -egli aggiunge - vivendo in questo modo nuovo, ma procurerete la gloria di Dio. Se invece voi agirete diversamente, sarete colpevoli della perdizione degli uomini e del fatto che il nome di Dio sarà disonorato dai bestemmiatori. (Giovanni Crisostomo, &lt;em&gt;In Matth.&lt;/em&gt; 15, 6 s.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ancora oggi si rinnovano le parole di Gesù: "voi siete il sale della terra, la luce..", quale riflesso di Dio la mia vita fa vedere?&lt;br /&gt;Quale senso delle cose, di Dio Amore faccio assaporare a quanti incontro?&lt;br /&gt;Sono davvero capace di opere di bene?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mettiamoci dinanzi alla Parola lasciandoci illuminare da Essa. Facciamo in modo che la sua Luce entri nel nostro cuore per riscoprire il nostro cammino guidati da Cristo Luce di verità (Dal Salmo 111): &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:&lt;br /&gt;misericordioso, pietoso e giusto.&lt;br /&gt;Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,&lt;br /&gt;amministra i suoi beni con giustizia.&lt;br /&gt;Egli non vacillerà in eterno:&lt;br /&gt;eterno sarà il ricordo del giusto.&lt;br /&gt;Cattive notizie non avrà da temere,&lt;br /&gt;saldo è il suo cuore, confida nel Signore.&lt;br /&gt;Sicuro è il suo cuore, non teme,&lt;br /&gt;egli dona largamente ai poveri,&lt;br /&gt;la sua giustizia rimane per sempre,&lt;br /&gt;la sua fronte s’innalza nella gloria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;San Giacomo paragona la Parola di Dio come un guardarsi nello specchio per poi metterla in pratica. Edith Stein invita: "Tu devi essere come un vetro, attraverso il quale la luce dell'amore di Dio discende sul mondo. Il vetro non può essere opaco o sporco, altrimenti ostacoli la luce". &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-25217108605740049?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/25217108605740049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/02/lectio-divina-su-mt-513-16.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/25217108605740049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/25217108605740049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/02/lectio-divina-su-mt-513-16.html' title='Lectio divina su Mt 5,13-16'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-6303536843024953352</id><published>2011-01-27T05:24:00.000-08:00</published><updated>2011-01-27T05:29:29.293-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Mt 5,1-12</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Mt 5,1-12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;Beati i poveri in spirito &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Dio, che hai promesso ai poveri e agli umili la gioia del tuo regno, fa’ che la Chiesa non i lasci sedurre dalle potenze del mondo, ma a somiglianza dei piccoli del Vangelo, segua con fiducia il suo sposo e Signore, per sperimentare la forza del tuo Spirito. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1 Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2 Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:&lt;br /&gt;3 «Beati i poveri in spirito,&lt;br /&gt;perché di essi è il regno dei cieli.&lt;br /&gt;4 Beati quelli che sono nel pianto,&lt;br /&gt;perché saranno consolati.&lt;br /&gt;5 Beati i miti,&lt;br /&gt;perché avranno in eredità la terra.&lt;br /&gt;6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,&lt;br /&gt;perché saranno saziati.&lt;br /&gt;7 Beati i misericordiosi,&lt;br /&gt;perché troveranno misericordia.&lt;br /&gt;8 Beati i puri di cuore,&lt;br /&gt;perché vedranno Dio.&lt;br /&gt;9 Beati gli operatori di pace,&lt;br /&gt;perché saranno chiamati figli di Dio.&lt;br /&gt;10 Beati i perseguitati per la giustizia,&lt;br /&gt;perché di essi è il regno dei cieli.&lt;br /&gt;11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Un momento di&lt;strong&gt; silenzio meditativo&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Es 22,25-27; 23,11; Lv 19,9-10; Dt 15,7-11; Is 30,18; 61,1-3; 67,10.12-13; Sal 85,15; 102,8; Gio 4,2; Gl 2,13; 1 Gv 4,8.16; 13,17 Lc 1,48; 6,36-37; 11,28 Sof 3,12 Gc 2,5 Mt 5,20; 11,29; Ef 2,14-17; 1Pt 3,13-15; 4,14.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questa Domenica siamo chiamati a riflettere sulle beatitudini, quasi a dire che la prima bella notizia che il Signore Gesù ci dona è la felicità.&lt;br /&gt;Il vangelo delle Beatitudini costituisce la prima parte del “discorso della montagna”. Il monte è il luogo della rivelazione, sia per la trasfigurazione gloriosa di Gesù, sia per la sua parola; il monte ha inoltre un significato più specifico: esso vuol ricordarci il Sinai, il monte della promulgazione della legge e della conclusione dell’alleanza. Matteo propone Gesù come il nuovo Mosè e la sua parola è parola di vita, è legge nuova (“ma io vi dico..”) che non abolisce l’antica ma la porta a compimento. Tutto il grande Discorso della Montagna traccia la via del discepolo sulle orme del Regno. Le Beatitudini ne costituiscono il punto di partenza sorprendente, "scandaloso", ma anche consolante. Mentre noi ci chiediamo cosa dobbiamo fare, Gesù ci mostra in primo luogo ciò che fa Dio, ci invita ad aprire gli occhi, per contemplare il Regno dei cieli in arrivo e lasciarci sorprendere dalla sua venuta.&lt;br /&gt;Possiamo leggere le beatitudini come impegni che ci sono chiesti, ma innanzitutto come elementi del ritratto spirituale di Gesù Cristo, di Gesù di Nazareth. È una lettura antica nella tradizione cristiana, perché risale perlomeno a Origene che dice: “Le beatitudini sono immagine di Gesù, altrettante icone della figura spirituale di Gesù”. Quindi, se uno vuole capire chi è Gesù può leggere tutto il Vangelo, può guardare il suo volto a partire da queste prospettive; quello che Gesù è stato, viene comunicato al credente perché a sua volta lo viva egli stesso. Dio ha preso l'iniziativa di instaurare il suo Regno: prima di agire, siamo chiamati ad accoglierlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 1-2: Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Abbiamo in questi versetti un popolo rappresentato dalla folla e dai discepoli che si fanno ascoltatori. Il luogo è un monte da cui scende la Parola divina. Da quel luogo Gesù si mostra a tutti con il suo parlare e insegnare.&lt;br /&gt;L'accenno alle folle all'inizio (5,1) e al termine (7,28-29) del discorso fa da cornice all'insegnamento impartito da Gesù a Israele. Ciò vuole indicare una moltitudine potenziale dei discepoli, ai quali la chiesa è mandata in missione a portare l'insegnamento di Gesù (cfr Mt 28,19-29). Infatti, l’insegnamento del discorso non è inteso solo per il ristretto gruppo dei discepoli, che in ogni caso non sono necessariamente i «dodici apostoli». Il luogo infatti, ha una valenza più teologica che topografica come fa Luca. Il monte delle beatitudini è l'eco e la pienezza del monte Sinai; è il luogo della rivelazione divina [cfr. vocazione di Mose sull’Oreb (Es 3,1ss); consegna della Legge sul Sinai (Es 19,1ss); il sacrificio del Carmelo (1Re 18,20ss); Elia sull'Oreb (1Re 19,1ss); la trasfigurazione (Mt 17,1-8); l'apparizione del risorto ai discepoli (Mt 28,16).&lt;br /&gt;Su questo monte Gesù si siede (è la posizione del maestro e la sua parola ha un timbro autorevole) e apre la sua bocca per insegnare. Il verbo «insegnare» (edidasken) in Matteo è usato esclusivamente in questo discorso, qui e in 7,29. Il discorso è sapienziale anche nella formula, che rinvia al Sal 77,2 (cfr At 8,35; 10,34); è un insegnamento, termine tecnico per indicare che Gesù è l'interprete autorizzato della Parola di Dio contenuta nelle sacre scritture dell'A.T.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 3: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Pensiamo a questa prima beatitudine come atteggiamento fondamentale per accogliere il Regno. C’è in questo versetto un esempio di come rapportarsi con Dio. Ce lo fa comprendere meglio la Bibbia interconfessionale: “Beati quelli che sono poveri di fronte a Dio” , indicando così coloro che nella vita hanno imparato a contare solo su Dio.&lt;br /&gt;“I poveri in spirito” sono le persone che davanti a Dio si collocano come dei mendicanti, dei bisognosi; che sanno di avere bisogno di Lui, di dipendere interamente da Lui. Possiamo definirlo l’atteggiamento della fede che non è un fare qualche cosa, ma è la disponibilità a ricevere qualche cosa; è un mettere come primato della propria vita l’iniziativa di Dio e non le nostre capacità; non è l’affermazione di noi stessi, nemmeno come affermazione spirituale, ma è invece la disponibilità a ricevere la grazia e il dono di Dio.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 4: Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Lo sfondo di questo versetto è Is 61,2-3, dove la missione del profeta è quella di confortare tutti coloro che piangono in Sion. A questi Gesù promette consolazione (cfr. Lc 2,25), anzi Egli stesso asciugherà le loro lacrime (cfr. Ap 7,17, che cita Is 25,8; Ap 21,4). I piangenti, sono anzitutto coloro che soffrono per gli ostacoli posti dal mondo all'adempimento della volontà divina di salvezza (cfr. Lc 4,16-22; Is 61,1-6); quindi un atteggiamento che l’uomo stesso sceglie davanti alla realtà della società e del mondo, dove Cristo, Dio, la giustizia di Dio e l’amore che viene da Cristo fanno la figura dei grandi assenti. Non è possibile per il discepolo gioire quando ci sono ingiustizie, oppressioni, falsità e ipocrisie e quando sembra che Dio sia escluso dalla convivenza umana e dai valori che la costruiscono.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 5: Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Vengono riprese qui le parole del Salmista: «I miti invece possederanno la terra e godranno di una grande prosperità [pace]» (Sal 37,11). Il termine ebraico di “miti” è 'anawìm, un po’ riprende il v. 3. Questi non sono i timorosi, ma gli stessi poveri di spirito che accettano senza amarezza o rancore la loro condizione e trovano la forza nella serenità ed in una coraggiosa sopportazione (cfr. Sal 37,7-9.11.29.40).&lt;br /&gt;Nel linguaggio e nel contesto evangelico, la terra significa la terra promessa. Però la parola "terra" significa ormai il regno dei cieli, ovvero il nuovo modo di vivere, secondo lo spirito di Dio, che Gesù annuncia e inaugura.&lt;br /&gt;“La terra, che è sempre di Dio deve essere vissuta come un dono condiviso e ammini-strato nella giustizia e nella fraternità, dono di Dio ai popoli, da abitare senza violenza, in mitezza, in pace e ospitalità reciproca. Questo è l'unico modo per possederla con sicurezza e frutto, nella pace. Il violento non possiede davvero la terra, perché la sua minaccia ritorna su di lui e gli nega la sicurezza.&lt;br /&gt;I miti non solo possono "ereditare" la terra, starvi sicuri senza far violenza, ma sono i soli in grado di trasmettere a loro volta in eredità la terra ricevuta.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 6: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; La fame e la sete, nella Bibbia (Is 55,1-2; Sal 42,2-3), indicano la tendenza a Dio e la nostalgia di lui. I due verbi in senso metaforico possono esprimere un forte desiderio di Dio e della sua Parola: «l'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente...» (Sal 42,3); «O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco, di te ha sete l'anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua» (Sal 63,2); «Ecco verranno giorni -dice il Signore - in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d'ascoltare la parola del Signore» (Am 8,11 ).&lt;br /&gt;Il Salmista descrive (Sal 107,5.8-9) come Dio abbia soddisfatto la fame e la sete degli Israeliti. Matteo ha ampliato la fonte Q (Lc 6,21) aggiungendo la «sete» (in conformità al Salmo 107) e «della giustizia» (per chiarire la natura della fame e della sete). La giustizia si riferisce in primo luogo alla giustizia di Dio, ma anche ai rapporti umani e alla condotta. In un contesto apocalittico la giustizia si riferisce alla rivendicazione dei giusti nel giudizio finale. Nel Discorso della Montagna fare la giustizia - fare la volontà del Padre (Mt 7,21) - fare queste mie parole (Mt 7,24), designano la stessa realtà, cioè l'agire umano necessario per entrare nel Regno dei cieli. Tale agire deve seguire le norme giuste (fare la giustizia), che sono determinate da Dio (fare la volontà del Padre) e che vengono autorevolmente comunicate da Gesù (fare queste mie parole). L'ultimo passo del Discorso della Montagna in cui si parla di «giustizia» è Mt 6,33: «Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta»: si oppone alla ricerca ansiosa del cibo, della bevanda e del vestito, la preoccupazione necessaria ed essenziale: il Regno di Dio! Il Regno di Dio dev’essere il bene più alto, mentre il giusto agire (la giustizia) costituisce la condizione indispensabile per l'ingresso in quel Regno.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 7: Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Per la Bibbia “misericordioso” è un appellativo tipicamente divino, la “misericordia” è una caratteristica propria di Dio. I misericordiosi in greco fa hoi eleèmones cioè coloro che imitando Dio sanno comprendere e perdonare il prossimo secondo l'impegno evangelico che ripetiamo con la preghiera del Padre nostro (cfr. Mt 6,11-12.14-15). Lo sfondo è Prov 14,21; 17,5 (LXX), dove la «benedizione» è il premio per la gentilezza mostrata ai poveri.&lt;br /&gt;Questa “misericordia” attribuita a Dio comprende il perdono delle mancanze, il perdono dei peccati, che a sua volta desidera – Dio - di vedere la misericordia praticata dagli uomini.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 8: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Nella Bibbia il cuore non è solo il “luogo” dei sentimenti, ma indica le decisioni, la vita. Lì ognuno ritrova se stesso e la propria identità, lì ogni persona decide di sé, nel suo rapporto con gli altri, col mondo e con Dio. Il cuore buono rende buono tutto l'uomo, il cuore cattivo lo rende cattivo.&lt;br /&gt;L'espressione «cuore puro» non è né un riferimento alla purità sessuale-rituale né alla sincerità, ma caratterizza le persone oneste la cui integrità morale si estende al loro essere interiore e le cui azioni sono coerenti con le intenzioni.&lt;br /&gt;La purezza di cuore è la purezza interiore con cui la persona prende delle decisioni che sono corrette e non falsate dal suo interesse o dal suo capriccio o dalla sua superficialità.&lt;br /&gt;Ciò che corrompe e rende impuri, non sono le cose materiali, ma il peccato; non è ciò che viene a contatto con l'uomo dal di fuori, ma ciò che dall'interno determina i comportamenti personali di ciascuno. «Tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo», perché gli entra nello stomaco, non nell'anima. «Ciò che esce dall'uomo, questo contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo» (Mc 7,18.20-22).&lt;br /&gt;Dalla dimensione interiore e spirituale dell'uomo, dalla sua anima e dal suo cuore derivano i desideri e le azioni buone o cattive. Se sono cattive corrompono tutto l'uomo: infatti è cattivo all'interno, dove ha pensato e desiderato il male; ed è cattivo all'esterno, dove si comporta male e fa male agli altri. Così il cuore, centro della persona, qualifica in senso positivo o negativo tutta la persona.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 9: Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Insieme con quella dei misericordiosi, questa è l’unica beatitudine che non dice tanto come bisogna ”essere” (poveri, afflitti, miti, puri di cuore), quanto cosa si deve “fare”. Il termine in greco significa coloro che lavorano per la pace, che “fanno pace”. Non tanto, però, nel senso che si riconciliano con i propri nemici, quanto nel senso che aiutano i nemici a riconciliarsi. “Si tratta di persone che amano molto la pace, tanto da non temere di compromettere la propria pace personale intervenendo nei conflitti al fine di procurare la pace tra quanti sono divisi” (Dupont)&lt;br /&gt;“I portatori di pace” non sono dunque gli amanti del quieto vivere ma gli attivi operatori di pace, che agiscono come Dio stesso, perché Dio è il Dio della pace (Rm 16,20). Il vero «operatore di pace» è Dio stesso. Per questo quelli che si adoperano per la pace sono chiamati «figli di Dio»: perché somigliano a Lui, Lo imitano e fanno quello che fa Lui. Vuol dire che la pace è prima di tutto un dono da accogliere! Di conseguenza la pace è un compito! Non si tratta, tuttavia, di inventare o creare la pace, ma di trasmetterla, di lasciar passare la pace di Dio «che sorpassa ogni intelligenza» (Fil 4,7), lasciando che custodisca i cuori e i pensieri in Gesù Cristo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 10: Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; “Beati i perseguitati”, cioè coloro che ricevono sofferenze dall’esterno, dagli altri e che contempla la stessa prospettiva del regno.&lt;br /&gt;La beatitudine, si riferisce ai perseguitati per Gesù, per il nome di Gesù, per la causa del Vangelo. Pensiamo alle prime persecuzioni che si sono scatenate nei riguardi degli apostoli. Queste sono persecuzioni per causa del Vangelo. L’evangelista, infatti, riprendendo la quarta beatitudine, dà la motivazione di questa persecuzione «per la giustizia» che il versetto seguente completerà meglio: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia” (Mt 5,11).&lt;br /&gt;In questa persecuzione possiamo trovarci anche noi tutte quelle volte che dobbiamo sostenere la dignità di essere cristiani nell’ambiente del lavoro, tutte quelle volte che dovremmo sopportare persecuzioni meno gravi, perché annunciamo il nome di Gesù.&lt;br /&gt;In Mt 10,22 leggiamo: “Sarete odiati da tutti a causa del mio nome”; e in Mt 10,39: “Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 11-12: Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; È la nona beatitudine già anticipata nell’ottava e si distacca dalle precedenti per la sua lunghezza e per l’uso della seconda persona plurale («voi»): anch’essa è giunta a Matteo dalla tradizione (cfr. Lc 6,22-23), ma risale non a Gesù, bensì alla comunità, la quale l’ha coniata a partire dalla beatitudine da lui riservata agli afflitti.&lt;br /&gt;La beatitudine è rivolta a coloro che esattamente saranno insultati come Gesù sulla Croce. È rivolta direttamente ai cristiani che soffrono persecuzione a causa della loro fede in Gesù: ad essi è riservata nei cieli una grande ricompensa, che si identifica con la piena comunione con Dio (cfr. 1Pt 4,13-16) e la partecipazione alla Resurrezione di Cristo Gesù, il Figlio di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Chi può rallegrarsi di gioia adeguata di fronte alla visione della tua onnipotente sovranità? Perciò veramente beati i puri di cuore, perché essi ti vedono con l’occhio dell’anima tu, che in tutto e per tutto sei eminentemente gioia spirituale! - e si rallegrano esultanti, colmi di insostenibili impeti di appassionato amore, spesso anche mentre sono in lotta contro difficoltà corporali e subiscono assalti demoniaci (Callisto Catafyghiota, &lt;em&gt;L’unione divina&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte le beatitudini di cui Gesù ha parlato nel vangelo, sono confermate dal suo esempio, ed egli giustifica il suo insegnamento, attraverso la propria testimonianza. In se stesso, dunque, il Signore manifesta tutte le beatitudini (Origene, &lt;em&gt;Trattato sul Vangelo di Luca&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Tutti vogliono essere beati. Chi - però - è povero di spirito?" Nella festa di questa vergine&lt;br /&gt;santa, che dette testimonianza a Cristo e la meritò da lui, uccisa pubblicamente e coronata in segreto, ammaestriamo la Carità vostra con quella esortazione che il Signore pronunciava nel suo Vangelo, annunziando molte cause della vita beata, che nessuno dice di non volere. In verità, non esiste chi non voglia essere beato. Ma che gli uomini non ricusino di sottostare alle condizioni richieste, così come desiderano ricevere la pattuita mercede! Chi non correrebbe celermente, quando gli si dice: Sarai beato? Ascolta volentieri, e quando vien detto: Se avrai fatto questo, non si ricusi l`impegno, se si aspira al premio; e si accenda l`animo all`alacrità dell`opera con l`aiuto della ricompensa. Ciò che vogliamo ciò che desideriamo, ciò che chiediamo, sarà dopo: ciò che, al contrario, ci viene ordinato di fare, in vista di ciò che verrà dopo, sia ora. Ecco, comincia a rimeditare i detti divini, ivi compresi i precetti e i pesi evangelici: "Beati i poveri di spirito poiché di essi è il regno dei cieli" (Mt 5,3). Dopo, sarà tuo il regno dei cieli; ora, sii povero di spirito . Vuoi&lt;br /&gt;che dopo sia tuo il regno dei cieli? Guarda di chi sei tu ora. Sii povero di spirito. Chiedi forse di sapere che significa essere povero di spirito? Chi è superbo non è povero di spirito: quindi l`umile è povero di spirito. Alto è il regno dei cieli: "ma, chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14,11).&lt;br /&gt;"Chi è il mite?" Stà attento a qual che segue: "Beati", egli aggiunge, "i miti, perché possederanno la terra" (Mt 5,5). Ora tu vuoi possedere la terra: bada, però, di non essere posseduto dalla terra. Possederà il mite, sarà posseduto il non-mite. E, quando ascolti del premio promesso e cioè che possederai la terra, non dilatare il grembo dell`avarizia, con la quale vuoi possedere ora la terra, con esclusione persino del tuo vicino: non ti inganni una tale opinione. Possederai la terra solo quando aderirai a colui che ha fatto il cielo e la terra. Questo infatti significa essere mite: non resistere al tuo Dio, affinché in ciò che fai di bene, ti piaccia egli e non te stesso; mentre in ciò che giustamente soffri di male, non sia egli a dispiacerti, bensí te stesso. Infatti, non è piccola cosa se cercherai di piacere a lui dispiacendoti; dispiaceresti a lui, per contro, piacendo a te stesso.&lt;br /&gt;"Coloro che piangono". Fa` attenzione al terzo: "Beati coloro che piangono, perché saranno consolati" (Mt 5,4). Nel lutto è l`impegno, nella consolazione la ricompensa. Infatti, coloro che piangono carnalmente, quali consolazioni hanno? Temibili molestie. Sarà consolato chi piange, se teme di non piangere ancora. Ad esempio, il figlio morto contrista mentre dà gioia il nato: quello è tolto via, questo è accolto, in quello è tristezza in questo timore: in nessuno quindi è consolazione.&lt;br /&gt;Dunque, vera consolazione sarà quella che vien data e non può essere tolta; cosicché quelli che amano essere consolati dopo, ora piangono da pellegrini.&lt;br /&gt;"Gli affamati". Ed ecco il quarto, opera e servizio: "Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati" (Mt 5,6). Tu vuoi essere saziato. Donde? Se brami la sazietà di carne - una digerita sazietà -, tornerai ad aver fame. "E chi beve di quest`acqua, tornerà ad avere sete" (Gv 4,13), egli dice. La medicina che si applica ad una ferita, non fa piú male, se è riuscita a risanarla; per contro, ciò che si applica alla fame, quasi esca, si risolve a poco. Infatti, passata la sazietà, ritorna la fame. Arriva perciò quotidianamente il rimedio di sazietà, ma non è risanata la ferita dell`infermità. Abbiamo fame quindi, e saziamoci di giustizia, affinché dalla medesima giustizia possiamo essere saziati, della quale ora abbiamo fame e sete. Saremo in effetti saziati di quello di cui abbiamo fame e sete. Il nostro uomo interiore abbia fame e sete: egli ha in effetti il suo cibo e la sua bevanda. "Io sono", spiega egli, "il pane che è disceso dal cielo" (Gv 6,41). Ora che hai il pane dell`affamato, desidera anche la bevanda dell`assetato: "Poiché presso di te è la fonte della vita" (Sal 35,10).&lt;br /&gt;"I misericordiosi". Ora, attento al seguito che dice: "Beati i misericordiosi, poiché di loro Dio avrà misericordia" (Mt 5,7). Fa` e sarà fatto: fa` con l`altro, perché sia fatto a te. Infatti, tu abbondi e difetti: abbondi di cose temporali, difetti delle eterne. Ascolti il mendicante e sei tu stesso mendico di Dio. Ti si chiede, e chiedi a tua volta. E come avrai agito con il tuo richiedente, cosí Dio agirà con il suo. Sei pieno e vuoto ad un tempo: riempi il vuoto della tua pienezza, affinché la tua vuotaggine sia riempita della pienezza di Dio.&lt;br /&gt;"I puri di cuore". Ascolta quel che segue: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Mt 5,8). Questo è il fine del nostro amore, il fine per cui ci perfezioniamo, per cui ci consumiamo. Si finisce il cibo, si finisce il vestito: il cibo, perché si consuma mangiando; il vestito, perché si finisce [si porta a termine] tessendo. E di questo e di quello si dice del pari che finisce: ma questa fine tende alla consumazione, quella alla perfezione. Qualunque cosa facciamo, o facciamo bene, sosteniamo, lodevolmente ci scaldiamo, incolpevolmente desideriamo, quando sarà pervenuto alla visione di Dio, non lo ricercheremo piú. Cosa cerca in effetti colui al quale si fa presente Dio? O cosa potrà bastare a colui al quale non basta Dio? Noi vogliamo vedere Dio, chiediamo di vedere Dio, ardiamo dal desiderio di vedere Dio. Chi mai non è d`accordo? Ma, osserva quel che è detto: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio". Questo prepara, affinché tu veda. In effetti, per parlare secondo la carne, a che pro desideri il sorgere del sole con occhi cisposi? Siano sani gli occhi, e quella luce sarà una gioia: non sono sani gli occhi, quella luce risulterà un tormento. Non ti sarà permesso infatti di vedere con cuore non-puro, poiché non si vede che con cuore puro. Sarai respinto, sarai allontanato, non vedrai. "Beati", infatti, "i puri di cuore, perché vedranno Dio".&lt;br /&gt;Quanti beati ho già enumerato? Quali cause di beatitudine, quali opere, quali doveri, quali meriti, quali premi? Non è detto in alcun luogo. "Essi vedranno Dio. Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati i miti: possederanno la terra. Beati quelli che piangono: saranno consolati. Beati coloro che hanno fame e sete dclla giustizia: saranno saziati. Beati i misericordiosi: troveranno misericordia". Da nessuna parte è detto: Essi vedranno Dio. Arrivati però ai puri di cuore, ecco che qui si promette la visione di Dio.&lt;br /&gt;"In che senso la visione di Dio è promessa specificamente ai puri di cuore". Quindi, non che tu debba intendere quei precetti e quei premi nel senso che ascoltando: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio", tu ritenga che i poveri di spirito non vedranno, o non vedranno i miti, o coloro che piangono, o quelli che hanno fame e sete della giustizia, oppure i misericordiosi. Non argomenterai che, visto che questi vedranno in quanto puri di cuore, quelli siano separati dalla visione. Tutte queste cose sono infatti comuni a tutti loro. Essi vedranno, però non vedranno specificamente per questo e cioè perché poveri di spirito, perché miti, o perché piangono, hanno fame e sete della giustizia, o perché sono misericordiosi: ma anche perché sono puri di cuore. Di modo che, se determinate opere corporali si addicono a determinate membra del corpo, sì che si può dire, ad esempio: Beati coloro che hanno i piedi, perché cammineranno; beati coloro che hanno le mani, perché opereranno, beati coloro che hanno la voce, perché grideranno; beati coloro che hanno bocca e lingua, perché parleranno; beati coloro che hanno gli occhi, perché cosí potranno vedere? In tal modo, quasi componendo delle membra spirituali, egli [Gesú] insegnò ciò che è pertinente ad uno in rapporto con l`altro. Adatta è l`umiltà per avere il regno dei cieli; atta la mansuetudine per possedere la terra; adatte fame e sete di giustizia per essere saziati; atta la misericordia per implorare misericordia; adatto un cuore puro per vedere Dio. (Agostino, &lt;em&gt;Sermo 53, 1-6.9&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;A quale di queste nove beatitudini somiglio di più?&lt;br /&gt;Qual è che mi viene facile? E qual è quella invece che mi invita a crescere, che mi chiede di provarci, che mi sfida a cambiare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Signore Gesù Cristo, nostro impareggiabile Maestro, tu che ci hai insegnato le Beatitudini, fa’ che esse rimangano impresse nel nostro cuore.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dacci un cuore di povero,&lt;br /&gt;che non cerchi i beni terreni&lt;br /&gt;e aspiri soltanto a possedere te.&lt;br /&gt;Un cuore pieno di nostalgia per i beni celesti,&lt;br /&gt;insoddisfatto delle gioie di questo mondo.&lt;br /&gt;Un cuore mite e dolce, che rinunci alla violenza,&lt;br /&gt;e sappia testimoniare a tutti un’umile accoglienza.&lt;br /&gt;Un cuore affamato e assetato di giustizia e di santità,&lt;br /&gt;che non abbia altro desiderio che di fare ciò che tu vuoi.&lt;br /&gt;Dacci un cuore misericordioso,&lt;br /&gt;pronto a sollevare gli altri e a soccorrerli nelle loro difficoltà.&lt;br /&gt;Un cuore puro, distaccato dalle passioni e dai vizi,&lt;br /&gt;sincero e limpido nell’amore che ti porta.&lt;br /&gt;Un cuore innamorato della pace,&lt;br /&gt;sollecito nel colmare le contese e nel diffondere la pace.&lt;br /&gt;Un cuore coraggioso nella prova,&lt;br /&gt;lieto di offrirti il suo dolore.&lt;br /&gt;Un cuore fermo, pronto ad affrontare la persecuzione,&lt;br /&gt;per rimanere unito a te, fedele fino alla morte.&lt;br /&gt;Fa’ del nostro cuore il tuo regno,&lt;br /&gt;regno di bontà, di santità, di vera felicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Lasciamoci illuminare dalla Parola di Dio e cerchiamo di scoprire nella nostra vita le beatitudini elencate da Matteo. Cerchiamo di scoprire se la nostra vita è un dono per amore secondo l’ideale delle Beatitudini.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-6303536843024953352?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/6303536843024953352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/01/lectio-divina-su-mt-51-12.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/6303536843024953352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/6303536843024953352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/01/lectio-divina-su-mt-51-12.html' title='Lectio divina su Mt 5,1-12'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-2205654353713179913</id><published>2011-01-20T00:31:00.000-08:00</published><updated>2011-01-20T00:35:37.338-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Mt 4,12-23</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lectio divina su Mt 4,12-23&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Signore è mia luce e mia salvezza &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Dio, che hai fondato la tua Chiesa sulla fede degli apostoli, fa’ che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola e unite nel vincolo del tuo amore, diventino segno di salvezza e di speranza per tutti coloro che dalle tenebre anelano alla luce. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;12Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: 15Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! 16Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta.&lt;br /&gt;17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».18Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 19E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». 20Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. 21Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. 22Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. 23Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;silenzio meditativo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; perché la Parola possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Dt 33,9-10; Is 9,12; Mc 1,14.21; 6,17; Lc 3,20; 4,14.30-31; 5,1-2.10-11; 9,59; 14,26.33; 18,28-30; Gv 4,43.46; 6,1; 19,28; 21,1; Mt 10,2; 11,23; 12,17-21; 15,29; 26,54.56; Es 3,1; Nm 34,11; Sal 103,3; At 10,38.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gesù inizia il suo ministero dopo aver saputo che “Giovanni era stato consegnato”. È un’annotazione che va oltre il semplice significato cronologico: è già una prefigurazione della sorte che attende lo stesso Gesù. Anche la seconda annotazione “si ritirò nella Galilea e venne ad abitare a Cafarnao” non vuole indicare una semplice precisione geografica, ma riporta un fatto che costituì uno scandalo per le attese religiose del tempo. Tanto è vero che Matteo sente il bisogno di giustificarlo con il passo del profeta Isaia (8,23-9,1). Il modo di pensare faceva dire che l’annuncio messianico partisse dal cuore del giudaismo: Gerusalemme; invece parte da una regione periferica, generalmente disprezzata e contaminata dal paganesimo, la Galilea dei Gentili (dei pagani) o delle genti. Ma proprio tutto ciò che costituisce una sorpresa, è per Matteo il compimento di un’antica profezia e il segno rivelatore del messianismo di Gesù: un messianismo universale che rompe con decisione ogni forma di particolarismo.&lt;br /&gt;Nel vangelo troveremo Gesù che chiama alla sua sequela passando dalla quotidianità della vita. Nei vangeli quando parliamo di sequela Christi, abbiamo due ambientazioni: presso il lago di Galilea quella dei primi discepoli; sul monte quella dei dodici. Al primo gruppo appartiene la chiamata delle due coppie di fratelli e Matteo-Levi; al secondo, quella riguardante la chiamata dei Dodici. La vocazione, al di la di qualsiasi contesto, è sempre un lasciare qualcosa per seguire Qualcuno. Seguire Cristo, significa accettare che egli divenga veramente l'unico Signore della vita lasciandosi plasmare dalla sua Parola, significa vivere come lui, costantemente protesto a realizzare nella vita quotidiana il progetto del Padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Meditare&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 12-16: Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; I primi tre versetti di questo brano iniziano col ricordo del Battista imprigionato, quasi a trovare un legame di continuità con la Parola da annunziare (cfr. 2Tm 2,9). E Gesù inizia da un luogo non raccomandabile: Cafarnao, un luogo di confine dove facilmente i costumi si mescolano (cfr. 2Re 15,29; Gen 49,13).&lt;br /&gt;Cafarnao sita in Galilea possiamo definirla terra di confusione e di conflitti (cfr. Mt 4,15). Gesù viene in questo luogo ed attualizza la profezia di Isaia. Questo popolo visitato non è altro che un popolo che “siede nelle tenebre” e “nell’ombra della morte” (Mt 4,16). Cioè è un popolo statico, smarrito, incapace di vedere l’altro, incapace di rapportarsi. Eppure anche per questo popolo marginale ed emarginato, Dio si incarna, si fa vicino in Cristo Gesù, pianta la sua tenda.&lt;br /&gt;L’evangelista Matteo ci ricorda che in questo luogo, la Galilea, inizia l’evangelizzazione di Gesù ma anche l’avvio della sua Resurrezione (Mt 28,10.16). Il piantare la tenda da parte di Gesù è uno stile di vita che Egli stesso assume in mezzo alla gente e diventa faro che illumina chi sta nelle tenebre (v. 16).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 17: Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; “Convertitevi” è la prima parola che dice Gesù, quella stessa parola che ha sperimentato lui, quel modo di cambiare, di essere, pensare diversamente. La motivazione è la vicinanza del regno dei cieli. Ora vicino non vuol dire che sta per arrivare in quanto nei pressi, vuol dire che comincia a dare i suoi frutti. “Il Regno dei Cieli è vicino”, vuol dire che Egli è così vicino che la sua presenza fa effetto, incomincia a produrre la salvezza, la gioia, la speranza, il perdono, qualche cosa nella mia vita. Il Regno di Dio è vicino vuol dire che Dio è vicino; Dio è nella nostra vita; Dio non è l’assente, così lontano che posso fare come che non ci fosse. Dio Salvatore si prende cura della povertà umana, della condizione umana. Se Dio è vicino, accoglietelo, orientate la vostra vita, il vostro cammino verso di Lui. Non dimenticatelo; non trascuratelo perché è la vostra salvezza, perché è una offerta di vita che vi passa vicino. La lunga attesa che le promesse dei profeti hanno suscitato in Israele si sta compiendo; Dio si è fatto vicino agli uomini con la forza della sua volontà regale. Accettate, dunque, la sovranità di Dio sulla vostra vita e affidatevi alla forza del vangelo che vi viene annunciato.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 18: Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Gesù è in continuo movimento, è in continuo movimento in mezzo alla gente e l’invito a cambiare mentalità passa sempre dalla realtà della vita.&lt;br /&gt;Il mare della Galilea vuole rappresentare la vita caotica, non ordinata. In questo caos Gesù passa e chiama due fratelli: Simone, che in ebraico significa «docile all'ascolto», che riceverà il nome nuovo, Kèfà', Pietra, Pietro (cfr. Gv 1,42), sul quale, insieme con gli undici e con la Comunità, il Signore fonderà la sua Chiesa (16,16-18). Possiamo vedere in questa coppia di fratelli una universalità. Il due nella Bibbia e l’inizio di una moltitudine.&lt;br /&gt;L’evangelista di questi due fratelli sottolinea che erano pescatori. Qui non c’è un intento a descrivere la condizione sociale, ma la vita.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 19: E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini».&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Se prima abbiamo ascoltato un imperativo: “convertitevi”. Adesso ne ascoltiamo un altro: “venite dietro a me”. La conversione consiste nel legarsi a Gesù, nel diventare suoi discepoli. Non è la prima volta che nella Bibbia che sentiamo questa formula stilizzata di vocazione, nella quale riecheggia il rapporto che lega il maestro al discepolo presso gli ebrei (cfr. 1Re 19,20-21).&lt;br /&gt;La promessa di fare di loro dei “pescatori di uomini” vuole indicare il loro ufficio apostolico: fare altri discepoli o essere loro stessi maestri. La frase potrebbe anche essere un'allusione a Ger 16,16: «Ecco, io invierò numerosi pescatori a pescarli».&lt;br /&gt;L’elemento determinante di questa chiamata è lo stare con Gesù, condividere l’esperienza di Gesù. Si legge nel vangelo di Giovanni: “Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore” (12,26).&lt;br /&gt;Gesù passa dalla nostra quotidianità ancora oggi e chiama. Non ci chiede di abbandonare il nostro quotidiano, ma di trasformarlo. I discepoli continueranno ad essere pescatori, in particolare pescatori di uomini.&lt;br /&gt;È la conversione che parla al nostro cuore, la metanoia, quel cambiare mentalità che si traduce in uno slancio vitale verso la novità, più che in una penitenza di mortificazione per il passato.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 20: Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; La voce di Cristo Gesù che chiama alla sua sequela è simile a quella con la quale Dio nell’AT aveva chiamato i suoi profeti costituendoli suoi portavoce davanti a Israele suo popolo.&lt;br /&gt;Il discepolato diventa una condizione permanente, la realizzazione piena del desiderio del discepolo. Pietro un giorno si interesserà di una ricompensa (Mt 19,27), ma Gesù ha costituito una legge fondamentale per i suoi discepoli: “chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” (Lc 14,33).&lt;br /&gt;La parola “subito” evidenzia questa condizione: è la prontezza piena di gioia e senza rimpianto. Oggi diremmo: aspetta; pensaci; non avere fretta; etc. Scrive Paolo "il tempo si è fatto breve; d'ora in avanti quelli che hanno moglie vivano come se non l'avessero; coloro che piangono come se non piangessero; e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano come se non comprassero; quelli che usano del mondo come se non ne usassero appieno, perché passa la scena di questo mondo" (1Cor 7,29-31). Nello stesso versetto, Matteo riprende la medesima azione aggiungendone un’altra più espressiva: “lo seguirono”. Non è un semplice andare o unirsi a Lui, ma vuole indicare un rapporto di sequela: Gesù è il Maestro, loro i discepoli; Egli è il primo, loro i seguaci. In pratica hanno messo in chiaro fin dall’inizio i loro rapporti e furono vissuti in maniera sempre più profonda, fino a seguirlo nel dono di sé, nell’umiliazione, nella persecuzione, nella morte.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 21: Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Si ripete la stessa cosa con altri due fratelli. Questa volta, Matteo ci dice che si trovavano con il padre. Questi stavano ordinando (katartizontas) le reti. Questo verbo qui è usato in senso materiale, però possiamo coglierlo in senso spirituale come in un “ordinare le anime”. Matteo ci suggerisce come anche l’attività dei figli di Zebedeo possa essere trasfigurata dalla comunione col Signore: come Simone e Pietro non saranno più pescatori di pesci, ma di uomini, cosi Giacomo e Giovanni non saranno più ordinatori di reti, ma di anime. Al di la di questo, ciò che e fondamentale sottolineare e che l’agire dei discepoli ci svela l’esatta natura della conversione preannunciata dal Battista e realizzata dal Signore: la metanoia, quel cambiare mentalità più che il mestiere.&lt;br /&gt;Anche questa coppia di fratelli è chiamata dal Signore. Il verbo chiamare che in questo versetto è usato, vuole indicare la vocazione del discepolo e non solo, anche “dare il nome”. Dare il nome a qualcuno nel linguaggio biblico è prenderne possesso (cfr. ad es. i primi cc. della Genesi).&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 22: Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Anche Giacomo e Giovanni abbandonano all’istante il lavoro, la loro vita (la barca e il padre) e si uniscono a Gesù. Hanno sperimentato qualcosa di più grande, straordinario; una forza che li ha attratti fino a lasciare ciò che erano abituati a fare. Possiamo dire che in quell’istante fanno esperienza di Dio e del suo Regno. Certo non pienamente perché riguarda il futuro, ma quando qualcuno si converte dedicandosi alla sequela di Gesù, allora il regno di Dio comincia a realizzarsi. Al passaggio di Gesù, alla sua chiamata “bisogna essere pronti come un corridore che, coi muscoli tesi, attende al suo posto il segnale della partenza, con davanti a sé ben chiaro il percorso da superare, lo sguardo fisso al traguardo” (W. Trilling).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 23: Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;La pericope è iniziata “in movimento” e così termina. La vita del discepolo è in continuo movimento con Gesù. La parola si deve diffondere per tutta la Galilea e portato ovunque.&lt;br /&gt;Il v. 23 insieme ai vv. 24-25 fanno da sintesi dell’attività di Gesù in Galilea indicandone l’efficacia. Gesù è il Servo di Jahvé che «ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie» (cfr. Is 53,4). Il discepolo di Gesù è colui che con il Maestro si muove per insegnare, annunciare, guarire, percorrendo le rive delle odierne Galilee perché tutto il mondo ridiventi sano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Durante la lettura dell’evangelo, fratelli carissimi, abbiamo udito: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 3,2). Il regno dei cieli è Cristo, che, come a tutti è noto, è il conoscitore dei buoni e dei cattivi e il giudice di tutte le cause. Preveniamo dunque Dio con la confessione del peccato e prima del giudizio purifichiamo l'anima da tutti i suoi errori. E grave rischio non mettere ogni cura nel correggerci dal peccato; e dobbiamo far penitenza quando comprendiamo che soprattutto delle motivazioni delle nostre mancanze saremo chiamati a render conto. Riconoscete, dilettissimi, quanto grande sia l'amore di Dio per noi nel volere che ripariamo le nostre colpe prima del giudizio; perciò infatti il giusto giudizio premette sempre un'ammonizione prima di esercitare la severità. Per questo, dilettissimi, il nostro Dio esige da noi fiumi di lacrime, affinché con la penitenza ripariamo ciò che perdemmo per negligenza. Sa Dio che non sempre l'uomo è perseverante nel bene: di frequente pecca nell'agire o sbaglia nel parlare; perciò ci ha insegnato la via della penitenza, con cui riedificare quel che si è distrutto e riparare gli errori. Perciò l'uomo, per essere sicuro del perdono, deve sempre gemere sulla sua colpa. Tuttavia, benché la condizione umana sia così inferma a causa delle sue tante ferite, nessuno disperi, perché il Signore è tanto munifico che ama elargire a tutti i bisognosi i doni della sua misericordia. Ma forse qualcuno dice: Perché dovrei temere, io che non faccio nulla di male? Ascolta, a questo proposito, ciò che dice l'apostolo Giovanni: «Se diciamo che siamo senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi» (1 Gv 1,8). Nessuno dunque vi seduca, dilettissimi: il peccato peggiore è di non riconoscere i propri peccati. Chi riconosce le sue colpe può riconciliarsi con Dio per mezzo della penitenza; mentre nessun peccatore è più degno di essere commiserato di chi ritiene di non avere di che pentirsi. Perciò vi esorto con le parole della Scrittura: «Umiliatevi sotto la potente mano di Dio» (1 Pt 5,6). E poiché nessuno è senza peccato, nessuno vi sia che non faccia penitenza: se qualcuno infatti presume di essere innocente, proprio per questo è colpevole. C'è chi ha colpe più lievi, ma nessuno è impeccabile; certamente c'è differenza fra l'uno e l'altro, ma nessuno è immune da colpa. Quindi, carissimi, chi ha offeso Dio più gravemente chieda perdono con maggior fiducia; chi poi non si è macchiato di peccati gravi, preghi per non cadervi, per la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, che col Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. (dai « &lt;em&gt;Discorsi&lt;/em&gt; » di san Cesario di Arles, vescovo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola: È vicino il regno dei cieli, non esprime, mi pare, il senso di un raccorciamento temporale. Perché il regno non viene in modo da poter essere osservato, né diranno: Eccolo qui, eccolo qui, eccolo là (Lc 17,20s), ma si indica così la relazione con questo stesso regno che è nella disposizione interiore di quelli che di esso sono degni. Infatti: Il regno di Dio è dentro di voi (Lc 17,21). (Massimo il Confessore, &lt;em&gt;Duecento Capitoli&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rinuncia [del cristiano] consiste nel distacco dalla vita stessa e nel ricevere la sentenza della morte, in modo da non confidare più in noi stessi (cfr 2Cor 1,9). Questo comincia quando ci rendiamo estranei alle cose estranee, quali i possessi, la gloria vana, le consuetudini umane, l’attaccamento alle cose inutili. Questo ci hanno mostrato i santi discepoli del Signore, quali ad esempio Giacomo e Giovanni, che hanno abbandonato il loro padre Zebedeo, e la stessa barca da cui dipendeva il loro sostentamento. (Basilio il Grande, &lt;em&gt;Regola ampia 8&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Sono convinto che il passaggio di Gesù mi chiama anzitutto alla conversione come passaggio dall’egoismo all’amore di Dio e del prossimo?&lt;br /&gt;Di fronte ad ogni gioia e ad ogni tristezza mi chiedo: "Chi sto seguendo adesso?&lt;br /&gt;Che cosa significa per me seguire Cristo?&lt;br /&gt;Sono un collaboratore di Cristo? Ho coscienza di questa responsabilità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L’incontro con Dio è facile e difficile insieme: impossibile e pur necessario, offerto e pur nascosto, è come un dono che l’uomo deve soltanto vedere prendere. Ma anche questo è difficile, anzi è così difficile che il vero incontro sta non nell’andare alla ricerca di Dio finché lo trovi, ma nel vederlo quando egli è già arrivato e presente. Proviamo a scorgere la presenza del Signore, ripercorrendo l’esperienza del Salmista (Sal 26)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Il Signore è mia luce e mia salvezza:&lt;br /&gt;di chi avrò timore?&lt;br /&gt;Il Signore è difesa della mia vita:&lt;br /&gt;di chi avrò paura?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una cosa ho chiesto al Signore,&lt;br /&gt;questa sola io cerco:&lt;br /&gt;abitare nella casa del Signore&lt;br /&gt;tutti i giorni della mia vita,&lt;br /&gt;per contemplare la bellezza del Signore&lt;br /&gt;e ammirare il suo santuario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono certo di contemplare la bontà del Signore&lt;br /&gt;nella terra dei viventi.&lt;br /&gt;Spera nel Signore, sii forte,&lt;br /&gt;si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Lasciamoci illuminare dalla luce di Gesù-Parola incarnata del Padre che passa dalla nostra quotidianità. Rispondiamo subito alla sua Parola per divenire sua stabile dimora e nuovi “pescatori di uomini”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-2205654353713179913?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/2205654353713179913/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/01/lectio-divina-su-mt-412-23.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/2205654353713179913'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/2205654353713179913'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/01/lectio-divina-su-mt-412-23.html' title='Lectio divina su Mt 4,12-23'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-7202189141928579876</id><published>2011-01-13T13:47:00.000-08:00</published><updated>2011-01-13T13:50:43.315-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Gv 1,29-34</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Gv 1,29-34&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Padre, che in Cristo, agnello pasquale e luce delle genti, chiami tutti gli uomini a formare il popolo della nuova alleanza, conferma in noi la grazia del battesimo con la forza del tuo Spirito, perché tutta la nostra vita proclami il lieto annunzio del Vangelo. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Leggere&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In quel tempo, 29Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”.&lt;br /&gt;32Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Gn 22,7-8; Ger 11,19; At 8,32; 1Pt 1,19; Ap 5,6.8.12-13; 6,1.16; Gv 1,1.15.27; Lc 3, 3-4.16 Mc1,3-5; Lc 1,17; Gv 1,7.33; At 19,4; Is 11,2; 42,1; 49,3.5-6; 61,1; Mt 3,11.13-16; Mc 1,7-8.10; Lc 3,22; 9,35; Gv 3,34; 5,32; Lc 3,16; Gv 1,5.31.34; At 1,5; 2,4; 11,15-16; 1Cor 1,1-3; 12,13; Tt 3,5-6; Sal 2,7; 89,26-27; Mt 8,29; 16,16; 26,63; 27,40.54; Gv 1,18.49; 3,16-18.35-36; 5,23; 6,69; 10,30.36; 11,27; 20,28.31; Rm 1,4; Eb 1,5; 1Gv 4,14-15; 5,20.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo appena chiuso il Tempo di Natale e iniziato la prima Domenica del Tempo Ordinario con la celebrazione del Battesimo di Gesù, di cui, con questo brano, ne sentiamo ancora l’eco. Siamo ancora al Giordano ove il Battista presenta Gesù come l’Agnello di Dio.&lt;br /&gt;Nella II domenica del Tempo Ordinario, il vangelo in tutti i tre cicli liturgici è sempre preso da San Giovanni.&lt;br /&gt;Il quarto vangelo, dopo l'inno formato dal prologo (Gv 1,1-18), si apre con la solenne testimonianza di Giovanni Battista. La pericope di Gv 1,19ss è infatti «il prologo della parte storica..., è la traduzione nel linguaggio della storia di ciò che il prologo vero e proprio esprime in termini più astratti, nel linguaggio della teologia».&lt;br /&gt;Come Marco, l'evangelista Giovanni omette gli episodi della nascita e dell'infanzia di Gesù; e inizia il suo racconto, descrivendo la comparsa sulla scena del Battista. Ma, a differenza dei sinottici, non riporta la predicazione di questo profeta; per lui la missione del Battista si riduce a una testimonianza solenne, resa a Gesù, proclamandolo agnello di Dio, che toglie il peccato 'del mondo, e riconoscendolo come l'eletto di Dio che battezza con lo Spirito santo. I sinottici invece si compiacciono di riportare la esortazione del Battista alla conversione.&lt;br /&gt;Il battesimo di Gesù non viene narrato direttamente nel quarto vangelo; si suppone che sia avvenuto in precedenza e Giovanni ne fa memoria davanti a un pubblico imprecisato di ascoltatori. Veniamo così a sapere che lo scopo stesso del battesimo di Giovanni era di poter ‘rivelare’ Gesù. Emerge, in primo piano, la “conoscenza” di Gesù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 29: Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;Giovanni indica l’Agnello di Dio. Dire Agnello di Dio è un titolo messianico e rimanda all’agnello pasquale che, sacrificato nel tempio, veniva poi consumato nella cena pasquale, una festa notturna celebrata in famiglia. L’evangelista non fa altro che ricordare che Gesù è l’Agnello pasquale che con il suo sacrificio libera definitivamente l’umanità. Ricordare che Gesù è l’Agnello di Dio si allude al "Servo del Signore" che Isaia, nell'annunciare in anticipo la sua passione, paragona a un "agnello condotto al macello", aggiungendo anche che "portava il peccato di molti (Is 53, 7.12).&lt;br /&gt;Questa è l'opera dell’ "agnello": "toglie il peccato del mondo". Una delle cose che possiamo fare attenzione è l’uso singolare che abbiamo nel vangelo, che facilmente nella popolarità la trasportiamo al plurale. Giovanni usa il singolare, perché l’Agnello di Dio toglie, si addossa quell’unico e grande peccato.&lt;br /&gt;“Il peccato del mondo”, nel Vangelo di Giovanni la risposta è abbastanza chiara: è l’incredulità, cioè il non credere nell’amore di Dio e di conseguenza non credere nell’amore fraterno. Il peccato viene da quella specie di dubbio profondo e radicale che ci portiamo dentro, che a volte ci pone in un atteggiamento di rassegnazione di fronte al male o all’egoismo. Come se ci venisse da dire: Ci crediamo davvero nell’amore? Per san Giovanni questo è il peccato e da questo vengono tutti gli altri; dalla mancanza di fiducia nell’amore sono giustificati tutti i nostri comportamenti di egoismo, di chiusura e di cattiveria. Inoltre, “il peccato del mondo”, è la disobbedienza a Dio, che è il peccato che apre ad ogni peccato. Ogni peccato ha in sé la disobbedienza a Dio, in modo più o meno grave. Cristo ha tolto, si è caricato su di sé il peccato del mondo con la sua obbedienza.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 30-31: Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; In questi versetti, l’evangelista non fa altro che affermare nuovamente la preesistenza di Gesù. Giovanni, benché sia parente di Cristo, nato solo sei mesi prima, dice che non lo conosceva; fatto impossibile secondo l'informazione umana. In realtà Giovanni non conosceva il Nome e il Volto di Colui-che-viene, ma sa che deve anzitutto manifestarsi ad Israele, il popolo dell'alleanza; la sua attività battesimale aveva infatti il preciso scopo di preparare gli uomini alla venuta del Messia secondo le parole dell'angelo a Zaccaria suo padre (cfr. Lc 1,16-17).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 32: Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Il contemplare di Giovanni è come quello descritto da Giovanni Climaco, il quale, nella sua Scala celeste, dice: «L'esicasta è colui che si sforza di circoscrivere l'incorporeo nel corpo».&lt;br /&gt;Quello che Giovanni contempla e lo Spirito. Nella Bibbia lo Spirito Santo è la forza di Dio, la vita di Dio, è la forza con cui Dio ha creato il mondo, è la ricchezza di amore con cui Dio ama eternamente di un amore infinito. Ebbene, questo Spirito viene donato a Gesù. Non solo viene donato, ma viene donato e rimane. Fu soltanto quando battezzò Gesù che il Battista lo riconobbe come il Messia.&lt;br /&gt;Qui l'evangelista presuppone il racconto sinottico del battesimo di Gesù (cfr. Mc 1,9-11 e parali.) senza tuttavia parlarne.&lt;br /&gt;Possiamo notare che la discesa dello Spirito Santo “è come una colomba”, non nella forma fisica del volatile, ma del suo modo di volare che infonde fiducia ed è bello a vedersi.&lt;br /&gt;San Giovanni insiste su questa parola: “si è fermato su Gesù”, in modo tale che tutta la vita di Gesù è stata animata interiormente dalla forza dell’amore. Al Re messianico era promessa la dimora dello Spirito, la sua pienezza sapienzale; sul virgulto di Jesse infatti «riposa» lo Spirito di Dio (Is 11,2), in modo permanente, «poiché Dio sta con lui» (cfr. At 10,38).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 33: Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; È la seconda volta che il Battista dice che non conosceva Gesù (vedi v. 31). L’espressione rimanda a qualcosa di più della mancanza di una conoscenza anagrafica. Pensandoci va bene così, perché Gesù è Dio e può essere solo oggetto di rivelazione e di testimonianza. Infatti, il riconoscimento da parte del Battista è il risultato di una rivelazione divina; l'Inviante (Dio stesso o un suo angelo) parlò a Giovanni comunicandogli questo segno distintivo decisivo: lo Spirito discende e si posa solo su quello, vi fa dimora.&lt;br /&gt;I profeti dell'AT avevano preannunziato un'effusione dello spirito nell'era messianica (cfr. Gal 3,1-2; Is 32,15; Zc 12,10); il N.T. vede il compimento di questa profezia nella Pentecoste e nel battesimo cristiano (At 2,16-18; 10,45; Rm 5,5; Gal 4,6).&lt;br /&gt;È "Lui che battezza nello Spirito Santo", cioè fa dono, in abbondanza, dello Spirito Santo. Fare dono dello Spirito in abbondanza significa "immerge" nello Spirito Santo, cioè nella pienezza infinita della vita, dell'amore e della gioia di Dio. Ed è quanto avviene nel battesimo cristiano. Inoltre, più in generale, si intende il dono permanente dello Spirito che il Risorto, e soltanto Lui, fa alla Chiesa e che è sgorgato dalla sua morte redentrice.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 34: E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; I verbi in cui ruota questo versetto sono “vedere” e “testimoniare”, anzi i due verbi sono collegati. Per rendere testimonianza bisogna “vedere”. Il vedere di cui parla Giovanni è un vedere in profondità, un vedere oltre l’orizzonte. Il Battista dice di Gesù che è il Figlio di Dio. Ciò non è solo pura costatazione ma riconoscimento di un mistero. L’evangelista questo lo riprenderà in 1Gv 1,1-3: “Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita - la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi”. La vita di cui si parla è quella eterna che “era presso Dio”. Essa è invisibile agli occhi umani, ma quello che era divino si è fatto visibile e percepibile ai sensi dell’uomo: “… e noi abbiamo visto la sua gloria” (Gv 1,14).&lt;br /&gt;Giovanni testimonia Gesù, Figlio di Dio. Chissà quante volte chiamati a compiere questa professione di fede! Per la sua natura divina Gesù Cristo vanta il titolo di Figlio di Dio (Mt 4,3; Lc 1,35; Gv 1,18; Gv 10,36) già prima della resurrezione e poteva dire al Padre di glorificarlo con la gloria che aveva presso il Padre prima che il mondo fosse (Gv 17,5), perché Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre (Eb 13,8).&lt;br /&gt;Come Figlio di Dio, Gesù Cristo è pertanto anche Dio, come testimonia tutto il Nuovo Testamento (Gv 1,1; Gv 20,28; Rm 9,5; Tt 2,13; 1 Gv 5,20).&lt;br /&gt;Testimoniare che Gesù è il Figlio di Dio è credere nella forza profetica scaturita dalla Parola di Dio che dona senso pieno al nostro esistere. Ancora oggi questa testimonianza è credibile ed è il dono più grande che possiamo fare a quanti incontreremo nel nostro cammino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Fino a quando tutti i suoi nemici non siano annientati - e l’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte (1 Cor 15,26) - l’Agnello di Dio continua a prender su di se stesso il peccato per ciascun uomo che è nel mondo, fino a che il peccato sia rimosso da tutto il mondo e il Salvatore possa consegnare al Padre un regno preparato, in grado di essere governato dal Padre. (Origene, &lt;em&gt;Commento al Vangelo di Giovanni&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovanni apprese a conoscere Colui che già conosceva. Che cosa sapeva? Che era il Signore. Che cosa non sapeva? Che il potere del battesimo del Signore non sarebbe stato trasmesso a nessun uomo, che agli uomini ne sarebbe stato conferito solo il ministero: mentre il potere non sarebbe stato trasmesso dal Signore, il ministero sarebbe stato conferito ai buoni e ai cattivi. Che cosa dunque può farti un ministro cattivo, se il Signore è buono? (Agostino, &lt;em&gt;Commento al Vangelo di Giovanni&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ecco l’Agnello di Dio! Questa espressione l’ascolto sempre durante la Messa. Cosa significa per me?&lt;br /&gt;Sono sicuro/a di conoscere Gesù? Da che cosa lo deduco?&lt;br /&gt;Chi è Lui, vitalmente, per me? Posso dire che ogni giorno lo riscopro con un'impronta di novità: la novità del suo insondabile Amore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Raccogliamoci e silenziosamente anche noi andiamo verso il Giordano per la purificazione. Proviamo a scorgere la presenza del Signore, ripercorrendo l’esperienza del Samista (Sal 39)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho sperato, ho sperato nel Signore,&lt;br /&gt;ed egli su di me si è chinato,&lt;br /&gt;ha dato ascolto al mio grido.&lt;br /&gt;Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,&lt;br /&gt;una lode al nostro Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sacrificio e offerta non gradisci,&lt;br /&gt;gli orecchi mi hai aperto,&lt;br /&gt;non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.&lt;br /&gt;Allora ho detto: «Ecco, io vengo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Nel rotolo del libro su di me è scritto&lt;br /&gt;di fare la tua volontà:&lt;br /&gt;mio Dio, questo io desidero;&lt;br /&gt;la tua legge è nel mio intimo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho annunciato la tua giustizia&lt;br /&gt;nella grande assemblea;&lt;br /&gt;vedi: non tengo chiuse le labbra,&lt;br /&gt;Signore, tu lo sai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Nel silenzio del cuore, oggi, riscopro la Parola per scorgere il Signore che passa e riconoscerlo. Lo vedrò come un "agnello che toglie il peccato del mondo"; come colui che prende su di sé la mia fatica, la mia croce, i miei dubbi, le mie incertezze, i miei peccati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-7202189141928579876?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/7202189141928579876/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/01/lectio-divina-su-gv-129-34.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/7202189141928579876'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/7202189141928579876'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/01/lectio-divina-su-gv-129-34.html' title='Lectio divina su Gv 1,29-34'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-5759578171116421954</id><published>2011-01-05T12:58:00.000-08:00</published><updated>2011-01-05T13:08:16.570-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Mt 3,13-17</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;BATTESIMO DEL SIGNORE / A&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Mt 3,13-17&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;Il Signore benedirà il suo popolo con la pace &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Discenda su di noi lo Spirito Santo perché possiamo contemplare il mistero che la Parola ci rivela e possiamo mettere in pratica ciò che contempliamo. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;13 Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.&lt;br /&gt;14 Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15 Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.&lt;br /&gt;16 Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17 Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt; silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ez 1,1; 2Mac 3,24ss; Is 42,1-4.6-7; Mc 9,9; Gv 1,32.34.51; At 7,55-56; 10,34-38; 1Tess 2,19; 2 Tess 2,9; 3,13; 4,15; 1 Cor 15,23; Rm 6,1-11: Ap 11,19; 19,11-21&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Con il Battesimo del Signore, assieme all’Epifania e alle Nozze di Cana, la liturgia della Chiesa celebra la “manifestazione del Signore”: Cristo Gesù si manifesta Re-Pastore nella piccolezza (Epifania), Figlio amato del Padre (Battesimo), Sposo dell’umanità (Nozze di Cana). Con il Battesimo inizia la vita pubblica di Gesù e liturgicamente inizia il Tempo Ordinario.&lt;br /&gt;Il contesto della nostra pericope è molto chiaro: dopo l’evangelo dell'infanzia del Signore (1,1-2,23), con la genealogia del Signore, è presentata la predicazione di Giovanni Battista che annuncia Colui che viene con lo Spirito Santo e il Fuoco e porta con sé i tempi ultimi (3,1-12); poi è narrato il battesimo (3,13-17) e le tentazioni del Signore nel deserto (4,1-11). Ora il battesimo e le tentazioni rendono in un certo senso Gesù idoneo e responsabile all'annuncio dell'evangelo che viene dopo in 4,12-25.&lt;br /&gt;Nel racconto del Battesimo di Gesù, Matteo riprende la fonte di Marco (cfr. Mc 1,9-11; Lc 3,21-22) e l’ha inserita in un dialogo tra Giovanni e Gesù (Mt 3,14-15) che spiega perché Gesù abbia voluto sottoporsi al battesimo di Giovanni.&lt;br /&gt;Il Battesimo di Gesù rappresenta la sua investitura ufficiale come Messia, l'inizio del suo ministero pubblico. ma è un Messia che lascia sorpresi, perché il primo gesto che compie è quello di mescolarsi con i peccatori.&lt;br /&gt;La Liturgia ci fa celebrare questo mistero di Cristo per illuminare anche il nostro battesimo, fatto come quello di Gesù "in acqua e Spirito santo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 13: Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Gesù viene come una tra tanti. In questo versetto è usato il verbo paragìnetai (“si fece vicino”) che è usato anche al 3,1 anche per Gv Battista ma per Gesù è più intenso e pregnante. Esso vuole indicare l'apparizione, grave e solenne del Re messianico, il Sovrano salvatore.&lt;br /&gt;Gesù si fa vicino “Dalla Galilea”, rileva Matteo quasi ad accompagnare la folla dei peccatori e mescolarsi con loro, quasi a indicare: “lo faccio io per primo”. Non è l'umanità che va da Lui, ma è Lui che va verso di essa, secondo la logica dell'incarnazione. Gesù che viene dalla Galilea è l’uomo-Dio che si unisce al suo popolo per condividerne pienamente le attese e le speranze. In questo suo andare vi è l’intenzione esplicita dichiarata di essere battezzato. In forma così aperta, Matteo non lo aveva detto neppure dei farisei e dei sadducei (3,7).&lt;br /&gt;Se i Magi erano venuti dal Bambino e lo avevano riconosciuto, adorato e a Lui reso omaggio di doni, adesso l'Uomo (Gesù) compie la sua Parousia propriamente divina, venendo all'uomo Giovanni, per un atto di abbassamento estremo, farsi "battezzare", ossia ricevere un lavacro che dimostra, secondo la predicazione del Battista, l'intima metànoia, la penitenza e conversione (Mt 3,13b).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 14: Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Il dialogo tra Giovanni e Gesù si trova solo in Mt 3,14-15 e indica un certo imbarazzo da parte di Giovanni a battezzare Gesù. L'imbarazzo può essere attribuito alla superiorità di Gesù e del suo battesimo percepita da Giovanni (cfr. v.11) o al carattere del battesimo di Giovanni «per la conversione». La spiegazione di Giovanni in Mt 3,14 è ambigua, e perciò il testo non è una chiara attestazione della perfetta innocenza di Gesù. La reazione di Giovanni è di stupore e di tale venerazione che lo porta al rifiuto. L’evangelista dice che Giovanni, "gli impediva" di accostarsi a lui, rifiutando dunque di dargli il segno battesimale penitenziale: "Io ho necessità di essere battezzato da Te!" Sta parlando "il più grande tra i nati da donna", come Gesù stesso lo proclama (Mt 11,11). Qui vi è il riconoscimento della diversità tra i due e la consapevolezza del nuovo (la Nuova Alleanza) che entra in scena. "Colui che viene dopo di me... vi battezzerà in Spirito santo e fuoco... ha in mano il ventilabro... pulirà... raccoglierà... brucerà..." (vv. 11-12). La diversità dei due si coglie anche dalla famiglia di provenienza (sacerdotale quella di Giovanni), dal luogo (Gerusalemme per Giovanni, Nazareth di Galilea per Gesù) nella modalità del loro concepimento (annuncio al padre, Zaccaria, secondo il modello antico; annuncio alla madre, Maria), l'età dei genitori (anziani quelli di Giovanni). Tutto sta a manifestare il passaggio tra l'antico e il nuovo. Matteo prepara i lettori alla novità del Cristo: "avete inteso che fu detto, ma io vi dico" (Mt 5).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 15: Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; L'atteggiamento di Gesù è ancora quello di sottomettersi al piano salvifico di Dio (così adempiamo ogni giustizia), rispettando il modo (nell'umiltà-kenosi) e i tempi (l'ora-kairos). La risposta di Gesù è breve e senza repliche: "Lascia, adesso!" è l’inizio della Parousia.&lt;br /&gt;Un parallelo si può vedere in Gv 13,7: il rifiuto di Pietro di lasciarsi lavare i piedi. Anche lì la risposta di Gesù è senza repliche: «Quello che faccio adesso tu non lo capisci». L'opera divina non deve'essere impedita. Pur riconoscendo la superiorità del proprio battesimo, Gesù si dice tuttavia disposto a comportarsi secondo le esigenze del battesimo di Giovanni. Il motivo di questa reazione di Gesù è perché «adempiamo ogni giustizia»: il noi è riferito anzitutto al Padre e allo Spirito in rapporto a Lui stesso; poi a Gesù e Giovanni; in seguito significa anche il popolo di Dio.&lt;br /&gt;La giustizia di Dio coincide con la sua fedeltà alla promessa di salvezza. Allora si può dire che con la missione di Gesù inaugurata dal suo battesimo, arriva a compimento “ogni giustizia”, cioè l’attuazione integra della volontà di Dio.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 16: Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Il Signore risale dall’acqua manifestandosi. Ecco che ritorna l’acqua con tutta la sua valenza simbolica; Gesù scende nell’acqua, s’immerge, scende, si abbassa … questo suo abbassarsi richiama la discesa nelle profondità, immagine che rimanda all’inabissarsi nella morte, alla discesa agli inferi. Gesù non compie solo un gesto penitenziale ma ogni suo gesto è una chiara allusione a tutto quello che vivrà nella passione, morte e risurrezione! Lo “spirito” indica la potenza di Dio che scende su Gesù per abilitarlo a compiere la sua missione, che ha appunto inizio proprio con questa potenza.&lt;br /&gt;Possiamo qui notare la stessa cosa con Maria in Lc 1,35, il parallelo tra lo spirito di Dio e la potenza di Dio: “Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra”. Lo Spirito divino è presentato in forma di colomba. Gli ebrei rappresentavano lo spirito proprio con tale uccello; “spirito” (rùach) in ebraico è un nome femminile. Nel Cantico dei Cantici la voce della colomba (2,12) è interpretata come la voce dello Spirito Santo. Dato che presso i rabbini riunisce e guida Israele, anche Israele è a volte paragonata nei Salmi a una colomba: “Si coprono d'argento le ali della colomba e d'oro le sue piume” (Sal 68,13); una colomba che posa il volo su grossi alberi, i “terebinti lontani” (Sal 56,1).&lt;br /&gt;Nella tradizione biblica la colomba è legata alla fine del diluvio. Terminato il periodo in cui le acque avevano annientato la vita sulla terra, Noè lascia uscire la colomba la quale ritorna con un ramoscello di ulivo nel becco, segno che la vita riprende: quella colomba è l’annuncio della fine del diluvio. Così l’evocazione della colomba – che caratterizza in qualche modo lo Spirito Santo – ci fa comprendere che in quel momento, quando cioè Gesù inizia la sua missione scendendo fino in fondo, finisce il diluvio, finisce il naufragio dell’umanità: è il momento decisivo in cui Dio interviene nella storia dell’uomo. La discesa di Cristo nelle acque prefigura la sua discesa agli inferi e si realizza la parola del salmista (cfr. Sal 74, 13-14), egli schiaccia la testa al nemico. Il Battesimo non solo prefigura, ma inaugura e anticipa la sconfitta di Satana e la liberazione di Adamo.  Da questo momento il compito di Giovanni “il Battista” finisce ed esce di scena.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 17: Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; La voce del Padre parla due sole volte nel Vangelo, al Battesimo e alla Trasfigurazione. La prima parola che dice è «Figlio», termine ricco di passione, «Amato» è la seconda parola.&lt;br /&gt;La parola “figlio” in ebraico suona con “ben” che indica non solo la relazione (in senso generativo) con il padre terreno, ma anche l’affetto verso chi è chiamato “figlio”. Il popolo di Israele, che Dio ama dopo averlo scelto per puro amore, è chiamato “figlio”: “Così dice il Signore: Israele è mio figlio” (Es 4,22; cfr. Is 1,2; Ger 31,8, Os 11,1). Il re davidico è chiamato lui pure “figlio”: “Io sarò per lui un padre ed egli mi sarà figlio” (2Sam 7,14). Il “servo” messianico (Is 42,1), nonostante sia presentato come una creatura amata da Dio, non è mai tradotto con “figlio” ma con “schiavo”. Per rilevare l’amore di Dio verso Gesù, questi è anche chiamato “l’amato”.&lt;br /&gt;Matteo dice proprio "Questi è" e non "tu sei" il mio Figlio diletto. Gesù è di natura divina e allo stesso tempo è il nuovo Adamo, inizio di un'umanità nuova riconciliata con Dio insieme alla natura riconciliata anch'essa con Dio, attraverso l'immersione del Cristo nelle acque. «Il diletto»: in greco fa ho-agapètòs , dove l'articolo ha la funzione di sottolineare la straordinaria potenza e significato del titolo. Ciò richiama a Gen 22, dove l'ebraico ha jahid = l'unico, il Monogenito (vv. 2.12.16) che è la vittima sacrificale, quella che il Padre dona per tutti gli uomini come ci ricorda san Paolo: «Egli che il proprio Figlio non risparmiò, bensì a favore di noi tutti o consegnò» alla croce (Rm 8,32).&lt;br /&gt;Da questo momento con lo Spirito Santo Gesù si avvicina alla Croce, annunciando l'evangelo e operando i segni della Resurrezione che riconquistano il Regno al Padre in favore degli uomini. Per questo Dio “si compiace”. In Gesù il Padre vede il Figlio amato, capace di una relazione filiale autentica con Lui e una relazione fraterna autentica con la gente, e in particolare con i falliti della storia. Nel Figlio amato, il Padre vede anche tutti noi, immersi per mezzo del nostro battesimo nel mistero pasquale del Signore (Rm 6,3-7), chiamati a conformarci all’immagine del Figlio suo (Rm 8,29).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria. Giovanni dà il battesimo, Gesù si accosta a lui, forse per santificare colui dal quale viene battezzato nell'acqua, ma anche di certo per seppellire totalmente nelle acque il vecchio uomo. Santifica il Giordano prima di santificare noi e lo santifica per noi. E poiché era spirito e carne santifica nello Spirito e nell'acqua. Il Battista non accetta la richiesta, ma Gesù insiste. «Sono io che devo ricevere da te il battesimo» (cfr. Mt 3, 14), così dice la lucerna al sole, la voce alla Parola, l'amico allo Sposo, colui che è il più grande tra i nati di donna a colui che è il primogenito di ogni creatura, colui che nel ventre della madre sussultò di gioia a colui che, ancora nascosto nel grembo materno, ricevette la sua adorazione, colui che percorreva e che avrebbe ancora precorso, a colui che era già apparso e sarebbe nuovamente apparso a suo tempo. «Io devo ricevere il battesimo da te» e, aggiungi pure, «in nome tuo». Sapeva infatti che avrebbe ricevuto il battesimo del martirio o che, come Pietro, sarebbe stato lavato non solo ai piedi. Gesù sale dalle acque e porta con sé in alto tutto intero il cosmo. Vede scindersi e aprirsi i cieli, quei cieli che Adamo aveva chiuso per sé e per tutta la sua discendenza, quei cieli preclusi e sbarrati come il paradiso lo era per la spada fiammeggiante. E lo Spirito testimonia la divinità del Cristo: si presenta simbolicamente sopra Colui che gli è del tutto uguale. Una voce proviene dalle profondità dei cieli, da quelle stesse profondità dalle quali proveniva Chi in quel momento riceveva la testimonianza. Lo Spirito appare visibilmente come colomba e, in questo modo, onora anche il corpo divinizzato e quindi Dio. Non va dimenticato che molto tempo prima era stata pure una colomba quella che aveva annunziato la fine del diluvio. Onoriamo dunque in questo giorno il battesimo di Cristo, e celebriamo come è giusto questa festa. Purificatevi totalmente e progredite in questa purezza. Dio di nessuna cosa tanto si rallegra, come della conversione e della salvezza dell'uomo. Per l'uomo, infatti, sono state pronunziate tutte le parole divine e per lui sono stati compiuti i misteri della rivelazione. Tutto è stato fatto perché voi diveniate come altrettanti soli cioè forza vitale per gli altri uomini. Siate luci perfette dinanzi a quella luce immensa. Sarete inondati del suo splendore soprannaturale. Giungerà a voi, limpidissima e diretta, la luce della Trinità, della quale finora non avete ricevuto che un solo raggio, proveniente dal Dio unico, attraverso Cristo Gesù nostro Signore, al quale vadano gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen. (Gregorio Nazianzeno, vescovo, &lt;em&gt;Disc. 39 per il Battesimo del Signore&lt;/em&gt;, 14-16. 20; PG 36, 350-351. 354. 358-359)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo giorno, come abbiamo appena udito mentre veniva letta la divina lettura, il Signore e Salvatore nostro fu battezzato da Giovanni nel Giordano e perciò si tratta di una solennità non da poco, ma anzi grande e assai grande. Quando infatti nostro Signore si è degnato di ricevere il Battesimo, lo Spirito Santo scese su di lui in forma di colomba e si udi la voce del Padre che diceva: "Questi è il Figliolo mio diletto in cui mi sono compiaciuto" (Mt 3,17).&lt;br /&gt;Oh, che grande mistero in questo Battesimo celeste! Il Padre si fa sentire dal cielo, il Figlio&lt;br /&gt;appare sulla terra, lo Spirito Santo si manifesta sotto forma di colomba: non si può parlare infatti di vero Battesimo, né di vera remissione dei peccati dove non sia la verità della Trinità, né si può concedere la remissione dei peccati ove non si creda alla Trinità perfetta. L`unico e vero Battesimo è quello della Chiesa, che è dato una sola volta: in esso veniamo immersi un`unica volta e ne usciamo puri e rinnovati; puri perché ci liberiamo dalla sozzura dei peccati, rinnovati perché risorgiamo a nuova vita, dopo aver deposto la decrepitezza del peccato. Questo lavacro del Battesimo rende l`uomo piú bianco della neve, non nella pelle del suo corpo, ma nello splendore del suo spirito e nel candore della sua anima. I cieli pertanto si aprirono al Battesimo del Signore, per mostrare che il lavacro della rigenerazione spalanca ai credenti il regno dei cieli, secondo que,lla sentenza del Signore: "Nessuno, se non rinasce dall`acqua e dallo Spirito Santo, può entrare nel regno dei cieli" (Gv 3,5). Vi entra dunque chi rinasce e chi non trascura di custodire la grazia del proprio Battesimo; e così, per contro, non Vi entra chi non sia rinato.&lt;br /&gt;Poiché nostro Signore era venuto a donare un nuovo Battesimo per la salvezza del genere&lt;br /&gt;umano e per la remissione di tutti i peccati, si degnò di ricevere egli stesso per primo il Battesimo, non per deporre i peccati, lui che non aveva commesso peccato, ma per santificare le acque del Battesimo allo scopo di cancellare i peccati di tutti i credenti rinati nel Battesimo. Egli dunque fu battezzato nelle acque, perché noi fossimo lavati di ogni nostro peccato per mezzo del Battesimo. (Cromazio di Aquileia, &lt;em&gt;Sermo&lt;/em&gt; 34, 1-3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dinanzi a te io non posso tacere; io sono infatti una voce, precisamente «la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore» (Mt 3,3). «lo ho bisogno di essere battezzato da te,e tu vieni da me» (Mt 3,14)? lo, nascendo, ho reso feconda la sterilità della madre che mi ha partorito; non ero ancora capace di parlare e ho aperto la bocca di mio padre che era diventato muto: ancora fanciullo, avevo ricevuto da te il dono dei miracoli. Tu invece, nato da Maria che volesti vergine, e nel modo di cui tu solo conosci il mistero, non hai sfiorato la sua verginità, ma custodendola le hai dato la dignità di Madre, La verginità non ostacolò la tua nascita, né questa lese la verginità: due cose, di per sé incompatibili conversero in un solo evento. Ciò che per te, creatore della natura, fu non solo possibile ma facile. Io, uomo, sono solo partecipe della grazia divina; tu invece sei lo stesso Dio, anche se fatto uomo, perché sei buono e ami perdutamente il genere umano. «lo ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» Tu, che eri in principio, ed eri presso Dio, ed eri tu stesso Dio; tu che sei lo splendore della gloria del Padre e l'immagine perfetta del Padre che è perfetto; tu che sei la «vera luce, quella che illumina ogni uomo che viene in questo mondo» tu, essenza del mondo, sei venuto dove già eri, e ti sei fatto carne senza tuttavia mutare natura; tu che sei venuto ad abitare in mezzo a noi nella condizione di servo sotto gli occhi dei tuoi servi; tu, che col tuo santo nome facesti da ponte tra il cielo e la terra: tu, vieni da me? Tu, così grande, a un uomo come me? Tu, Re, al precursore? Signore, al servo? Ma anche se tu non hai disdegnato di assumere la nostra misera natura, io non posso dimenticare i limiti di tale natura. Conosco l'abisso che separa la terra dal suo creatore, la differenza tra il fango e colui che l'ha plasmato. So quanto tu, sole di giustizia, superi col tuo splendore me che sono appena una lucerna della tua grazia. Sebbene avvolta nella candida nube del corpo, io riconosco la tua potenza. Conscio della mia condizione di servo, proclamo la tua magnificenza. Riconosco la sublimità della tua potenza, e confesso la mia bassezza e abiezione. «Non sono degno di sciogliere il legaccio del tuo sandalo» (Gv 1,27), come oserò toccare il tuo capo immacolato? Come stenderò la mia destra su di te, che hai steso i cieli come pelle e hai reso stabile la terra sulle acque? Come aprirò la mia mano di servo sul tuo capo divinò? Come monderò te, immacolato e puro da ogni peccato? Come rischiarerò la stessa luce? Quale preghiera pronuncerò su di te, che ascolti anche le preghiere di quelli che non ti conoscono? (da una &lt;em&gt;«Omelia»&lt;/em&gt; attribuita a san Gregorio di Neocesarea, vescovo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Siamo obbedienti alla volontà di Dio, affinché si compia ogni giustizia?&lt;br /&gt;La logica del servo di Dio prende anche la nostra vita?&lt;br /&gt;Il mio essere "battezzato" è un conformarmi a questo mondo o invece è un continuo, anche se faticoso, cammino di coerenza cristiana come testimone della Fede in Cristo?&lt;br /&gt;Quanto so essere per gli altri, e per me, uomo della Speranza e della fiducia in Colui che tutto può, anche nei momenti più critici della Vita?&lt;br /&gt;Quanto sono capace di realizzare nei piccoli gesti quotidiani l'attenzione e la Carità verso gli altri?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Raccogliamoci in silenzio ripercorrendo la nostra vita battesimale e rispondiamo al Signore con le parole del Salmista (Sal 28)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Date al Signore, figli di Dio,&lt;br /&gt;date al Signore gloria e potenza.&lt;br /&gt;Date al Signore la gloria del suo nome,&lt;br /&gt;prostratevi al Signore nel suo atrio santo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La voce del Signore è sopra le acque,&lt;br /&gt;il Signore sulle grandi acque.&lt;br /&gt;La voce del Signore è forza,&lt;br /&gt;la voce del Signore è potenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuona il Dio della gloria,&lt;br /&gt;nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».&lt;br /&gt;Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,&lt;br /&gt;il Signore siede re per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Ripensiamo al nostro battesimo. Guardiamoci immersi nella nuova acqua che il divino amore della Trinità. Sentiamoci prediletti per restare fedeli irradiando amore divino a quanti incontreremo sul nostro cammino.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-5759578171116421954?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/5759578171116421954/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/01/lectio-divina-su-mt-313-17.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/5759578171116421954'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/5759578171116421954'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/01/lectio-divina-su-mt-313-17.html' title='Lectio divina su Mt 3,13-17'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-3363020876777515766</id><published>2011-01-03T03:17:00.000-08:00</published><updated>2011-01-03T03:20:40.119-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Mt 2,1-12</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;EPIFANIA DEL SIGNORE / A&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Mt 2,1-12&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Padre misericordioso, Tu mi hai chiamato ad incontrarti in questa parola del Vangelo, perché tu vuoi farmi vivere, vuoi donarmi tutto te stesso. Ti prego, manda ora su di me, fa' sgorgare da me il tuo Spirito Santo, il tuo Amore di luce e di fuoco, perché possa lasciarmi condurre lungo la via santa di questo brano evangelico. Nessuna tua parola cada a vuoto; nessun seme che tu getti nel campo del mio cuore sia rubato dal maligno, né soffocato dalle spine, né disseccato dall'arsura, ma porti il frutto buono, che è il tuo Figlio Gesù, nostro Signore, nella mia vita e nella vita dei miei fratelli.&lt;br /&gt;Possa anch'io, oggi, uscire dalle mie prigionie per mettermi in viaggio e venire a cercare te; possa riconoscere la stella che tu accendi, come segno del tuo amore, sul mio cammino, per seguirla senza stancarmi, con intensità, con l'impegno della mia vita; possa anch'io, finalmente, entrare nella tua casa e lì vedere il Signore; possa piegarmi, con umiltà, davanti a te, per adorarti e consegnare a te la mia vita, tutto ciò che sono e che ho. E infine, o Signore, per la tua grazia, possa ritornare per una via nuova, senza passare più per i vecchi sentieri del peccato. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: 2 «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3 All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». 7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». 9 Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;silenzio meditativo&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Nm 24,17; Ml 3,1; 1Cr 19,12; Is 9,1-6; 60,1-6; Ef 3,2-6; Mt 4,14-15, 1Cor 1,27; 2Cor 8,9; Rm 11,17-24; Fil 2,6-7.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Epifania è una parola che viene dal greco e vuol dire: "manifestazione". In questo giorno celebriamo infatti la certezza che il Signore Dio manifesta il suo Amore ad ogni persona, cioè si fa vedere e conoscere agli uomini e alle donne di ogni parte del mondo. Scrive san Paolo che “si è manifestata la misericordia e l’amore di Dio per gli uomini”. Questa è la Epifania che celebriamo: la rivelazione di Dio nella carne umana, cioè la rivelazione dell’interesse e dell’amore di Dio per l’uomo.&lt;br /&gt;Questa pericope ci offre il bel racconto del percorso dei magi, che vengono da lontano, perché vogliono cercare e accogliere, amare e adorare il Signore Gesù. Ma il loro lungo viaggio, la loro ricerca instancabile, la conversione del loro cuore sono realtà che parlano di noi, sono già scritte sul rotolo della nostra storia sacra. Questo testo ci propone inoltre la grande gioia dei Magi per aver trovato quello che cercavano. La grande gioia della vita è trovare quello che cerchiamo! Sappiamo quello che cerchiamo?&lt;br /&gt;Ma in questo episodio non c’è solo il significato di Cristo, ma anche quello della Chiesa. La pagina dei Magi è una solenne dichiarazione di missionarietà e di universalismo. Questo episodio richiama la conclusione dell’intero Vangelo: “Andate e istruite tutte le genti…” (28,18). Due pagine missionarie che aprono e chiudono la storia di Cristo, con una differenza: nell’episodio dei Magi sono le genti che arrivano a Gerusalemme, alla fine del vangelo è la Chiesa inviata al mondo. Questo seconda annotazione esprime più profondamente la concezione della missione come servizio, come un uscire da sé per andare alla ricerca degli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;vv. 1-2: Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; I capitoli 1-2 di Matteo raccolgono l'infanzia di Gesù. Il secondo capitolo si apre con l'adorazione dei Magi a Betlemme, luogo di nascita di Davide e luogo di origine del futuro re messia. A conferma di ciò Matteo cita Mi 5,1-3.&lt;br /&gt;Il termine greco magoi (magi da cui il termine italiano) ha una vasta gamma di significati: sacerdoti persiani, detentori di poteri soprannaturali, astrologi: sono l’immagine dei lontani che giungono alla fede. Essi sono la sapienza che viene da altrove, i gentili, non appartenenti alla stessa religione. La menzione della “stella” mostra che essi sono esperti in astrologia. La tradizione cristiana li ha identificati con sovrani provenienti dall’Oriente (ciò lascia pensare alla Mesopotamia, la patria dell’astrologia del mondo greco) e ha fissato il loro numero a tre, ispirandosi ai doni da essi offerti. L’oro, l’incenso e la mirra riecheggiano il Sal 72,10; Is 60,6.&lt;br /&gt;L’arrivo dei Magi è il segno che Gesù compie le promesse antiche, ma il compimento è accompagnato dal giudizio su Israele: i lontani accolgono il Messia e i vicini lo rifiutano. Tutto il Vangelo di Matteo è segnato da questa sorpresa: basti pensare alla parabola dei vignaioli omicidi (21,33ss.) o alla parabola della grande cena (22,1-14), ambedue mostrano che il regno passa da Israele ai pagani, e che questo passaggio rientra nel disegno di Dio.&lt;br /&gt;Per questi uomini, il risultato di una vita che vede le stelle e si muove per viaggiare e con retta intenzione, è una domanda: “Dov’è il re dei Giudei?” non una risposta! Attenzione, non il re della Giudea, ma il re dei Giudei.&lt;br /&gt;La prima parola di Dio rivolta ad Adamo è: “Dove sei?” (Gen 3,9) perché anche l’uomo chiedesse a sua volta a Dio: dove sei? E i due si potessero incontrare. Anche da parte dei magi c’è semplicemente, nascosto nella loro domanda, l’invito che ci viene rivolto di chiederci chi è questo bambino.&lt;br /&gt;L’Epifania, ribadisce e non annulla la primogenitura di Israele: essi sono israeliti, loro è l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, a loro è stata data la Legge, il culto, le promesse, i patriarchi, da loro proviene il Cristo secondo la carne (Rm 9,4-5).&lt;br /&gt;Questi magi sono astrologi, che non sono né re, né tre, né bianchi o neri. Sono studiosi che hanno visto in una stella un segno. La stella, la luce è la ragione umana che sempre indaga e ricerca per condurre l’uomo alla Verità. I Magi non solo vedono ma si muovono, lasciano le proprie certezze per cercare la Verità.&lt;br /&gt;Il racconto dei Magi illustra il tema del Cristo cercato e rifiutato: il Messia è il segno di contraddizione.&lt;br /&gt;Per tre volte nel racconto dei magi risulta il verbo greco dell'adorazione, che di sua natura indica il curvarsi dell'uomo nella venerazione della grandezza divina (Mt 2,2.8.11). Questo gesto sembra anticipare quanto l'evangelista dirà in seguito: “Molti verranno dall'oriente e dall'occidente e riceveranno a mensa...” (8,11). Dopo l'adorazione, scatta l'intimità espressa attraverso il simbolo del banchetto. Purtroppo l'umanità spesso “ha venerato e adorato la creatura al posto del Creatore” (Rm 1,25). “Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori” dice Pietro nella sua lettera (1Pt 3,15). Tuttavia l'adorazione non è solo un atto di timore, è anche espressione di adesione gioiosa, di libertà, di intimità.&lt;br /&gt;Questo gesto, desiderio dei Magi all’inizio del Vangelo di Matteo, lo ritroveremo anche alla fine (28,17), da parte degli apostoli, dopo la risurrezione di Gesù al momento della sua ascensione al cielo.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 3: All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Dunque Gesù è re. Matteo ha però cura di collocare questo titolo in un contesto di opposizione. Accanto al re Messia c’è il re Erode. E il secondo ha paura del primo. In che senso Gesù può dirsi re? Un cenno alla regalità era già presente nella genealogia: Davide è il re, e Gesù discende da lui. Però fra Davide e Gesù c’è l’esilio, la fine del regno di Davide, la perdita di ogni prestigio politico: Gesù è re, ma senza corona.&lt;br /&gt;Il seguito del vangelo chiarirà meglio questo: il titolo di re è attribuito a Gesù solo nel contesto della Passione, dove ricorre con una certa insistenza. È la passione il luogo dove si coglie il vero significato della regalità di Gesù, una regalità diversa da quella a cui gli uomini sono abituati. Purtroppo Erode con il suo orgoglio non entra in questa dimensione della regalità di Gesù. Si crede l'unico re assoluto, altri non sono che usurpatori. La realtà e la verità è difficile da accettare, da accogliere, da sentire e da vivere. Lo è per tutti. L’illusione crea sempre delusione quando cade. L’illusione è una sicurezza a cui ci attacchiamo; per questo facciamo di tutto perché non cada. E’ una sicurezza, un muro che ci impedisce di vedere ciò che per noi è doloroso e difficile d’accettare. Quando l’illusione cade dentro di te senti la voce: “Ma come?” e rimani attonito, non l’avresti mai creduto. E’ proprio questo il punto: che ogni illusione ti costringe a cambiare credo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 4-6: Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;C'è un informarsi che significa ricerca. Ma attenzione la ricerca di Erode è negativa non coglie la presenza della Luce. Paradossalmente può accadere quello che dice il Vangelo: i vicini non colgono la presenza della luce. Erode abitava a otto chilometri di distanza da Betlemme, quindi vicino; poteva facilmente trovare il bambino. Non lo ha trovato. I Magi sono lontani dal punto di vista fisico, spirituale e morale; eppure camminano; la luce è sufficiente per dare a loro un itinerario di salvezza. Per questo è il mistero paradossale del Natale che dobbiamo accogliere e fare nostro.&lt;br /&gt;Per tanti aspetti noi siamo i vicini, però questo non ci garantisce. Bisogna che vicini come siamo riusciamo a cogliere questa luce, a lasciarci illuminare. E se siamo lontani per un motivo o per l’altro, però possiamo ricordare che il Natale è per noi, che la manifestazione del Signore è per noi. Non siamo così lontani da non intravedere la luce. Nessuno è così lontano. La luce di Dio è andata a scomodare i Magi, là dov’erano. Così nessuno è così lontano da non potere intravedere questa luce. È a tutti che viene data la possibilità di trasformare il proprio vagabondaggio in pellegrinaggio, il proprio camminare senza meta in un itinerario che ha come meta l’amore di Dio, il luogo dove l’amore di Dio si è manifestato.&lt;br /&gt;Erode sa, attraverso il profeta Michea, che il Messia deve nascere a Betlemme (Mi 5, 1), ma non lo va a cercare. Conoscere le Scritture, conoscere dove abita la verità non è sufficiente per andare incontro al Signore. Il Signore si fa trovare nelle cose piccole e minime: se anche noi non scegliamo questo cammino … sarà difficile trovarlo. Si sperimenta quello che è uno dei drammi della storia dell’uomo e in fondo della storia della elezione di Dio. Il Signore chiama; quando il Signore chiama, ama con un amore di predilezione. Però chi è amato, e chi è scelto, deve stare attento a non trasformare la vocazione e la elezione in privilegio, come se la elezione di Dio lo collocasse al di sopra degli altri, in una posizione di potere. Perché nell’ottica della Scrittura l’elezione di Dio c’è: ha scelto un popolo. Ma non lo ha scelto perché quel popolo allontanasse da sé gli altri, ma perché si rendesse strumento, perché attraverso di lui l’amore e la predilezione di Dio diventasse universale, perché tutti gli altri popoli vedendo quel popolo e vedendo il suo rapporto con Dio venissero condotti a ricercare il Signore.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;vv. 7-8: Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; La segretezza è il contrario del viaggio perché solo chi ha un luogo stabile, dei posti dove nascondersi può essere segreto; chi è in viaggio ha bisogno di tutti, è visibile, non può essere segreto. L'indagine meticolosa del sovrano, travestita di devozione, cela, in realtà, gli interessi meschini dell'uomo preoccupato di salvaguardare il suo potere. Il re dei giudei, infatti, era lui; egli riteneva di essere il punto di riferimento e di unità del suo popolo. Ora questa "stella", apparsa improvvisamente nel cielo, viene a sconvolgere le sue prospettive, viene a competere con la sua autorità, la sua ricchezza, il suo prestigio.&lt;br /&gt;Anche lui, come israelita, era a conoscenza delle antiche profezie riguardo al Cristo, l'Unto di Dio. Il suo è un sapere che non ama, un sapere che è al servizio solo di ciò che a lui interessa: il potere. Anche lui, come i suoi connazionali, lo immaginava, tuttavia, come un capo politico, rivestito di forza e potere, un pericoloso concorrente, dunque, che occorreva eliminare prima che fosse troppo tardi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 9-11: Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Ricompare la stella (notiamo che questa riappare, dopo che "si allontanano" da Erode e da Gerusalemme), che si muove insieme ai magi e li conduce fino al luogo preciso della presenza del Signore Gesù.&lt;br /&gt;Quando Dio entra nella vita degli uomini lo fa sempre utilizzando un "linguaggio" che il destinatario può comprendere, rivelando così la sua condiscendenza: non dobbiamo, dunque, cercare i segni della presenza del Signore al di fuori della nostra storia, ma leggere il nostro quotidiano alla luce della Parola di Dio per scoprire le "stelle" e le "mangiatoie" in cui il Signore si fa trovare.&lt;br /&gt;I Magi provano una gioia… Provare gioia... la presenza del Signore riempie il cuore fino a farlo trasalire di gioia. La sua vista riempie di una gioia profonda, quella che solo Dio può dare all'uomo, ai popoli; quella che ci rende capaci di uscire da noi stessi, superando ostacoli e contraddizioni, per comunicare ad altri ciò che è avvenuto nel nostro incontro con la Luce.&lt;br /&gt;Gli annunzi profetici del Salvatore sono carichi di parole gioiose e di trasalimenti di felicità. "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda... Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine" (Is 9,1-6; cfr. Mt 4,14-15 ).&lt;br /&gt;La gioia è segno della presenza di Dio. Dove c’è Dio c’è amore, gioia, pace. I magi in questo "bambino di periferia" riconoscono il "re della giustizia", lo adorano e scoprono in Gesù colui che avevano lungamente cercato. Poi vedendo "il bambino e la madre" offrono il loro cuore, il loro tesoro e si prostrano in adorazione. In altre parole, aderiscono al progetto di Dio che salva le persone a partire dal piccolo e dal povero e non dai potenti e violenti come Erode.&lt;br /&gt;I magi offrono doni significativi, che ci permettono di cogliere il mistero in tutta la sua profondità: oro, incenso e mirra. Di per sé quelle offerte sono il simbolo del riconoscimento di Gesù come messia, a cui si presenta un tributo di venerazione, come suggeriva la Bibbia: Sal 72, 10-11 (offerto dalla liturgia), come pure Gen 49,10; Num 24,17; Mi 5,1-3; Is 49,23; 60,1-6.&lt;br /&gt;L’oro, rappresenta ciò che uno possiede, ed è segno della regalità; l’incenso, invisibile, segno di ciò che si desidera, la divinità; la mirra che cura e guarisce e indica l’umanità, quello che l’uomo è, la sua mortalità. Davanti al Dio Bambino i Magi mettono tutto se stessi e ricevono da lui Colui che è.&lt;br /&gt;Questo atto di omaggio richiama il cristiano all'esistenza quotidiana da vivere con le buone opere, con l'orazione e col sacrificio.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 12: Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Avendo contemplato e adorato il Signore, i magi ricevono da Dio stesso la rivelazione; è Lui stesso che parla a loro. Sono uomini nuovi; hanno in sé un nuovo cielo e una nuova terra. Sono liberi dagli inganni dell'Erode del mondo e perciò ritornano alla vita per una via tutta nuova,che il discernimento aveva loro indicato (cfr. 1Re 13,9-10). Una volta incontrato Cristo, non si può più tornare indietro per la stessa strada. Cambiando la vita, cambia la via. L'incontro con Cristo deve determinare una svolta, un cambiamento di abitudini. È un viaggio strano quello dei Magi che parte non sappiamo da dove e ritorna non sappiamo dove. Un viaggio che ha come unico nome e unica gioia quella di una stella che li guida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;L’oro designa la sapienza, come attesta Salomone: un tesoro prezioso sta sulla bocca del sapiente (Pv 21,20). Con l’incenso che viene bruciato in onore di Dio, si esprime la virtù dell’orazione, come attesta il salmista: la mia preghiera si diriga al tuo cospetto, come incenso (Sl 141,2). Con la mirra è simboleggiata la mortificazione della nostra carne, e per questo la santa Chiesa dice dei suoi fedeli che lottano sino alla morte: le mie mani stillarono mirra (Ct 5,5). Noi dunque offriamo oro al re che è nato, se brilliamo al suo cospetto per lo splendore della soprannaturale sapienza. Offriamo incenso se bruciamo sull’altare del cuore i pensieri terreni attraverso il sacro anelito della preghiera… Offriamo la mirra se reprimiamo i vizi della carne in forza dell’astinenza. La nostra dimora è il Paradiso, e ad essa, dopo aver conosciuto Gesù, , non è possibile ritornare rifacendo la via attraverso la quale ci siamo allontanati. Dalla nostra patria ci siamo infatti trovati lontani a motivo della superbia, della disobbedienza, inseguendo le cose che appaiono…, ed è perciò necessario che vi facciamo ritorno nel pianto, praticando l’obbedienza, disprezzando le cose visibili e frenando i desideri della carne. Ritorniamo dunque alla nostra patria attraverso un’altra via: finiti lontano dai gaudi del Paradiso a motivo dei piaceri terreni, possiamo far ritorno attraverso la penitenza (Gregorio magno, &lt;em&gt;Omelie sui Vangeli&lt;/em&gt; 10.6-7).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Provvidenza misericordiosa, avendo deciso di soccorrere negli ultimi tempi il mondo che andava in rovina, stabilì che la salvezza di tutti i popoli si compisse nel Cristo.&lt;br /&gt;Un tempo era stata promessa ad Abramo una innumerevole discendenza che sarebbe stata generata non secondo la carne, ma nella fecondità della fede: essa era stata paragonata alla moltitudine delle stelle perché il padre di tutte le genti si attendesse non una stirpe terrena, ma celeste.&lt;br /&gt;Entri, entri dunque nella famiglia dei patriarchi la grande massa delle genti, e i figli della promessa ricevano la benedizione come stirpe di Abramo, mentre a questa rinunziano i figli del suo sangue. Tutti i popoli, rappresentati dai tre magi, adorino il Creatore dell'universo, e Dio sia conosciuto non nella Giudea soltanto, ma in tutta la terra, perché ovunque «in Israele sia grande il suo nome» (cfr. Sal 75, 2).&lt;br /&gt;Figli carissimi, ammaestrati da questi misteri della grazia divina, celebriamo nella gioia dello spirito il giorno della nostra nascita e l'inizio della chiamata alla fede di tutte le genti. Ringraziamo Dio misericordioso che, come afferma l'Apostolo, «ci ha messo in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. E' lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto» (Col 1, 12-13). L'aveva annunziato Isaia: «Il popolo dei Gentili, che sedeva nelle tenebre, vide una grande luce e su quanti abitavano nella terra tenebrosa una luce rifulse» (cfr. Is 9, 1). Di essi ancora Isaia dice al Signore: «Popoli che non ti conoscono ti invocheranno, e popoli che ti ignorano accorreranno a te» (cfr. Is 55, 5). «Abramo vide questo giorno e gioì» (cfr. Gv 8, 56). Gioì quando conobbe che i figli della sua fede sarebbero stati benedetti nella sua discendenza, cioè nel Cristo, e quando intravide che per la sua fede sarebbe diventato padre di tutti i popoli. Diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto il Signore aveva promesso lo avrebbe attuato (Rm 4, 20-21). Questo giorno cantava nei salmi David dicendo: «Tutti i popoli che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te, o Signore, per dare gloria al tuo nome» (Sal 85, 9); e ancora: «Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia» (Sal 97, 2). Tutto questo, lo sappiamo, si è realizzato quando i tre magi, chiamati dai loro lontani paesi, furono condotti da una stella a conoscere e adorare il Re del cielo e della terra. Questa stella ci esorta particolarmente a imitare il servizio che essa prestò, nel senso che dobbiamo seguire, con tutte le nostre forze, la grazia che invita tutti al Cristo. In questo impegno, miei cari, dovete tutti aiutarvi l'un l'altro. Risplendete così come figli della luce nel regno di Dio, dove conducono la retta fede e le buone opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo che con Dio Padre e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen. (Leone Magno, &lt;em&gt;Discorso 3 per l'Epifania&lt;/em&gt;, 1-3. 5)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Mi sento davvero attratto verso il luogo del Signore, bramando di trovare Lui, di stare con Lui? Ne so abbastanza, so tutto del Messia e di dove dovrà nascere?&lt;br /&gt;I Magi non cercano il re della Giudea ma il re dei Giudei. Il re è il modello di uomo, l’immagine di Dio. Quale modello, quale immagine cerco?&lt;br /&gt;Posso dire che la “gloria di Dio” trasfigura la mia esperienza concreta, il mio modo concreto, di pensare e di vivere?&lt;br /&gt;A chi mi affido, in realtà? A chi consegno i miei tesori, i miei sforzi, il mio impegno in questo mondo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Raccogliamoci in silenzio ripercorrendo la nostra preghiera e rispondiamo al Signore con le sue stesse parole (dal Sal 72):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;O Dio, affida al re il tuo diritto,&lt;br /&gt;al figlio di re la tua giustizia;&lt;br /&gt;egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia&lt;br /&gt;e i tuoi poveri secondo il diritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei suoi giorni fiorisca il giusto&lt;br /&gt;e abbondi la pace,&lt;br /&gt;finché non si spenga la luna.&lt;br /&gt;E dòmini da mare a mare,&lt;br /&gt;dal fiume sino ai confini della terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I re di Tarsis e delle isole portino tributi,&lt;br /&gt;i re di Saba e di Seba offrano doni.&lt;br /&gt;Tutti i re si prostrino a lui,&lt;br /&gt;lo servano tutte le genti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché egli libererà il misero che invoca&lt;br /&gt;e il povero che non trova aiuto.&lt;br /&gt;Abbia pietà del debole e del misero&lt;br /&gt;e salvi la vita dei miseri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;L'Epifania che oggi celebriamo è aprire la nostra vita all'incontro con Cristo ed aprire tutti gli spazi possibili perché egli prenda possesso del nostro cuore e della nostra mente, per assaporare la gioia di appartenergli e di vivere per Lui, con Lui ed in Lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-3363020876777515766?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/3363020876777515766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/01/lectio-divina-su-mt-21-12.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/3363020876777515766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/3363020876777515766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/01/lectio-divina-su-mt-21-12.html' title='Lectio divina su Mt 2,1-12'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-4289003849372548989</id><published>2011-01-01T11:21:00.000-08:00</published><updated>2011-01-01T11:28:24.607-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Gv 1,1-18</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff6600;"&gt;II DOMENICA DI NATALE / A&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Gv 1,1-18&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Padre santo, tu che sei la Luce e la Vita, apri i miei occhi e il mio cuore perché io possa penetrare e comprendere la tua Parola.&lt;br /&gt;Manda lo Spirito Santo, lo Spirito del tuo Figlio Gesù sopra di me, perché io accolga con docilità la tua Verità.&lt;br /&gt;Donami un animo aperto e generoso, perché nel dialogo con te io possa conoscere e amare il tuo Figlio Gesù per la salvezza della mia vita e possa testimoniare il tuo vangelo a tutti i miei fratelli. Per Cristo nostro unico Signore. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Leggere&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;1 In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2 Egli era in principio presso Dio: 3 tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. 4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5 la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l`hanno accolta. 6 Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 7 Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8 Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.&lt;br /&gt;10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. 11 Venne fra la sua gente, ma i suoi non l`hanno accolto. 12 A quanti però l`hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13 i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15 Giovanni gli rende testimonianza e grida: "Ecco l`uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me". 16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. 17 Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18 Dio nessuno l`ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Gen 1,1-5; Es 25, 8-9; 40,34-38; 1Re 8,10ss; Pr 8,22-36 ; Sir 24,3-21; Is 55,10-15; 60,1-3; 1Gv 1,1-3; Gv 8,37-39; 14,15; 16,28; 21,15-17; Col 1,15-20; Fil 2,5-11; Ap 7,15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il Quarto Vangelo si apre con questo straordinario brano poetico, definito un inno alla Parola di Dio che si rivela e opera nel mondo. È una sintesi meditativa di tutto il mistero del natale, perché il bambino di Betlemme è la rivelazione di Dio, la verità di Dio e dell'uomo, e riflettendo su questo evento siamo in grado di capire chi è colui che nato e chi siamo noi.&lt;br /&gt;Il prologo di Giovanni è diverso dagli altri prologhi del N.T. (Lc 1,1-4; Mc 1,1-13; At 1,1-2) per il suo carattere innico-teologico. Si pensa che il redattore del quarto Vangelo abbia utilizzato un preesistente inno cristologico al Lògos incarnato. Proprie dell’evangelista sarebbero le aggiunte. Questi adattamenti appaiono evidenti nei vv. 6-8 e 15, che preannunciano il ruolo storico-teologico di Giovanni Battista, e nei vv. 12c-13, che sviluppano con terminologia tipica del redattore il v. 12ab.&lt;br /&gt;Il prologo ha una struttura chiasmatica (vd. Schema) attraverso la quale, con un movimento parabolico, viene descritta la missione teologica del Lògos incarnato. Una sintesi di questo movimento di pensiero del prologo possiamo trovarlo in Gv 16,28: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio il mondo e vado al Padre”; e ancora prima in Is 55,10-11.&lt;br /&gt;I primi tredici versetti, che costituiscono la prima parte dell’inno, ci presentano il Verbo dalla sua origine: siamo nell’ambito della relazione tra le Persone Divine. La Parola di Dio, ad un certo momento, entra in contatto col mondo, con l’umanità, e cioè con noi, incarnandosi. Tale evento viene cantato in una irruzione di gioia al versetto 14, in cui comincia la seconda parte del Prologo (vv. 14-18). Tuttavia questo dono di Dio, totalmente gratuito, molti non lo vedono o lo rifiutano. Ci sono però anche coloro che se ne accorgono e lo accettano. Per mezzo dell’accoglienza del Verbo è possibile diventare figli di Dio: la «buona novella» della figliolanza divina si trova proprio al centro dell’inno (vv. 12-13).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 1: In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Il vangelo di Giovanni inizia col dire “in principio” (en archè), riconducendoci all'AT dove i temi di creazione, di luce e tenebre sono ripresi dalla Genesi (1,1). Questo non è però, come nella Genesi il principio della creazione, perché la creazione viene nel v. 3. Il “principio” si riferisce piuttosto al periodo prima della creazione ed è una designazione, più qualitativa che temporale della sfera di Dio.&lt;br /&gt;Nelle parole “era il Verbo”, troviamo l’affermazione di un’esistenza che precede questo inizio: fin da questo principio «esisteva» il Verbo. Parlando di preesistenza, san Tommaso spiega nella Summa Teologica che si vuole esprimere metaforicamente la verità che il Verbo è Dio. L’autore del quarto Vangelo sembra collegarsi a entrambe le tradizioni bibliche: Cristo è la Parola definitiva e la manifestazione perfetta della Sapienza. La definizione di Verbo per la persona di Gesù è specifica degli scritti giovannei che la contengono sia in forma assoluta (Gv 1, 1.14) sia con delle specificazioni (Verbo della vita in 1Gv, 1, 1 e Verbo di Dio in Ap 19,13). Giovanni riformula l’identità del Verbo alla luce di categorie veterotestamentarie.&lt;br /&gt;«Verbo»: è la «Parola», cioè il mezzo attraverso il quale ci si esprime. Nell’ambiente filosofico greco, il termine indica la «parola che porta un senso», che lo svela pienamente. Nell’ambiente giudaico, la parola, «dabar», come tale appartiene alla sfera di Dio; essa rivela l’essenza stessa di Dio. La preposizione greca pròs esprime l’idea di innanzi, presso, in relazione a e viene usata per indicare l’esistenza del Logos in relazione a Dio. Si può intendere: Era in compagnia di Dio (dando a pròs un senso statico); oppure: Era verso Dio, cioè in relazione con Dio (in questo caso si conserva a pròs il suo senso di moto). La TOB preferisce questa seconda traduzione.&lt;br /&gt;Nella formulazione originale pròs tòn thèon l’articolo (tòn) specifica che si tratta del Padre. Il Verbo partecipa della sua vita come persona distinta orientata a lui.&lt;br /&gt;In queste pochissime parole Giovanni descrive un accenno al mistero della relazione Padre-Figlio, nell’unicità di Dio. Theòs én o’ logos: l’uso di theòs, senza articolo, esprime la partecipazione alla natura divina. Il Logos possiede la natura divina pur non essendo il solo ad averla.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 2: Egli era in principio presso Dio.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Con la ripresa dell’espressione «in principio» l’attenzione del lettore viene orientata nuovamente verso la creazione. Giovanni ripetendo che il «Verbo era presso Dio» sembra voler sottolineare che l’atteggiamento fondamentale del Verbo, il suo essere verso Dio, dovrà servire da modello rispetto a tutto ciò che nascerà mediante la «Parola».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 3: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Dopo aver presentato il Verbo nella sua relazione immediata con Dio, ora lo sguardo è concentrato sulla relazione del Verbo con il mondo. Già l’AT collegava la creazione del mondo alla parola di Dio o alla sapienza divina. Tutta l’attività creatrice è opera del Padre e del Figlio.&lt;br /&gt;L’evangelista afferma che tutto avviene per mezzo del Verbo, l’evangelista vuole dire anche che tutto mediante il Verbo prende senso.&lt;br /&gt;Le parole greche “senza di Lui” possono avere il senso “al di fuori di Lui”. L’idea è analoga a quella riportata in Gv 15,5: “senza di me potete fare neppure una cosa”. Ciò che in seguito si dice in riferimento alla salvezza, qui si afferma in relazione alla stessa esistenza. Attraverso quest’espressione negativa viene rafforzato il pensiero precedente. Il mondo sia fisico che umano riflette Dio Padre in quanto è fatto secondo il Figlio di Dio incarnato, che è appunto l’immagine di Dio. Pensiamo all’armonia, alla bellezza.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 4: In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; In questo versetto, il prologo comincia a descrivere il rapporto tra Lògos e umanità. È importante collegare questo versetto con quanto detto prima: dopo aver dichiarato la presenza efficace del Verbo in tutto ciò che è stato fatto, l’opera del Verbo viene ora caratterizzata dal dono della vita.&lt;br /&gt;Possiamo tradurre questo versetto così: Ciò che aveva avuto origine in lui (nel Verbo) era vita. La vita di cui Giovanni parla nel suo vangelo non è semplicemente quella fisica (biòs), ma una vita qualitativamente superiore e piena («zōē»). In altri passi del Vangelo viene anche identificata con Gesù stesso. L’identificazione di questa vita con la luce degli uomini nella riga seguente fa pensare che si intenda vita eterna.&lt;br /&gt;L’uso del termine “luce” era uno dei modi consueti per designare nell’ambiente giudaico la Legge di Mosè. La legge come luce è norma che guida la condotta dell’uomo (cfr Sal 119,105; Sap 8,4; Nm 6,25). Il detto di Giovanni: “la vita era la luce degli uomini” inverte la concezione rabbinica, che avrebbe menzionato la frase all’inverso: la luce (la legge) è la vita dell’uomo.&lt;br /&gt;Il Verbo, entrando in rapporto con gli uomini, manifesta ciò che egli è per essi, cioè la luce, di conseguenza, risplende come luce di vita. Grazie al Verbo gli uomini vedono la luce che li guida alla pienezza della vita. Qui sono anticipate le parole di Gesù: «Io sono la luce del mondo, chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 5: La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;Tutta la frase è uno sguardo complessivo sull’opera del Verbo e dei suoi avversari. Giovanni medita sulla luce che è il Verbo nella sua funzione d’illuminare tutta l’umanità che giace nelle tenebre.&lt;br /&gt;Con il termine “tenebra” s’intende prima di tutto il mondo degli uomini lontano da Dio, cioè non ancora illuminato dalla luce divina. Una traduzione di “tenebra”, in linguaggio esistenziale, potrebbe essere il disorientamento interiore, cioè quando si è confusi e non si sa dove e come andare. Tale disorientamento può diventare un sistema di vita, fino ad arrivare a non sapere più il vero perché delle cose, lasciandosi così trascinare dagli impulsi e dalle situazioni. Giovanni con queste poche parole, ci consegna un messaggio fondamentale: il non riconoscere Gesù fatto uomo fra noi, come senso ultimo della realtà, che dà valore ad ogni cosa è a tutti gli effetti un essere nelle tenebre, senza alcun punto di riferimento.&lt;br /&gt;In questo versetto, abbiamo due poli antitetici: luce-vita e tenebra-morte. L’opera di Dio in Gesù darà all’uomo la possibilità di uscire dalla tenebra in cui si trova e di passare alla zona della luce-vita. La luce è l’ambito dell’amore di Dio; e chi vi entra riceve il dono di questo amore (1,16).&lt;br /&gt;Malgrado i suoi sforzi, la tenebra non è riuscita a estinguere la luce, che, nel Vangelo di Giovanni si identifica con Gesù: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12a); è lui l’alternativa alla tenebra: “chi segue me non cammina nelle tenebre” (Gv 8,12b).&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;vv. 6-8: Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; In questi versetti viene introdotta la persona del Battista e dice: “ci fu” (letteralmente). Questo non è l’&lt;em&gt;én&lt;/em&gt; usato per la creazione nei vv. 3-4: Giovanni Battista è una creatura. Questa nota sul Battista ci fa scendere dal mondo soprannaturale e divino all’universo umano (“ci fu un uomo”).&lt;br /&gt;Presentare la figura storica di Giovanni subito prima dell’attività pubblica di Gesù è usuale nella predicazione primitiva. Qui si parla di Lui come uno che ha ricevuto una missione profetica. L’evangelista fa di questo personaggio il primo grande “testimone” di Gesù-luce.&lt;br /&gt;La differenza di tonalità colpisce il lettore ed è possibile che questo passo su Giovanni (come pure il versetto 15) sia stato introdotto più tardi per dissuadere i discepoli di Giovanni dal mettere questo grande profeta sullo stesso piano di Gesù. Tra i due c’è una differenza radicale che separa “colui che era fin dal principio, rivolto verso Dio” da quest’uomo, che è venuto da parte di Dio per essere testimone. Il Battista è un testimone della luce, ma non la luce stessa. Giovanni rende solo testimonianza alla luce davanti alle autorità giudaiche (1, 19-34), davanti al popolo d’Israele (1, 31-34) e davanti ai propri discepoli (1, 35-37). L’ultima volta che Giovanni è menzionato nel vangelo, è quando viene elogiato per essere stato un testimone fedele: “Tutto ciò che egli disse di Gesù era vero” (Gv 10,41).&lt;br /&gt;L’evangelista stima così tanto il Battista che parla di lui come l’intermediario autorizzato fra il Verbo e l’umanità. Nell’antichità la testimonianza era un gesto con il quale ci si poneva come difensori e garanti di una causa, totalmente disponibile a subire le conseguenze di una presa di posizione.&lt;br /&gt;Giovanni Battista deve testimoniare che colui che Israele attendeva era presente. Giovanni sa che Costui gli è superiore in dignità (1, 27).&lt;br /&gt;Giovanni diventa «figura» di tutti i testimoni che nel corso della storia hanno ricevuto la missione di testimoniare nel mondo la presenza della luce divina: la sua figura e il suo messaggio assumono una portata universale.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 9: Veniva nel mondo la luce vera.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Con questa versetto inizia un nuovo quadro della storia di Dio che si comunica, attraverso la rivelazione del Verbo, nella concretezza dell’incontro fra il Verbo-Luce e gli uomini. Abbiamo qui l'aggettivo “vero” che tornerà spesso nel vangelo: vero pane (6,32), vera bevanda (6,55), vera vita (15,1). Nell’uso ebraico, “vero” caratterizza in primo luogo l’ordine divino (cfr. 7,28; 17,3), che viene contraddistinto dall’illusione e dalla fallacia dell’ordine dell’uomo peccatore (cfr. Rm 3,4). Così Giovanni afferma che soltanto nella rivelazione avvenuta in Gesù, attraverso la sua Parola e il suo operare, viene data a tutti gli uomini l’autentica comprensione della loro esistenza. Il Verbo è qui qualificato come «luce vera». La posizione del Verbo è precisata non solo nei confronti di Giovanni, che era soltanto il testimone della luce, ma anche nei confronti di tutte le false luci che sarebbero apparse nel mondo: esse non sono altro che ingannevoli idoli, mentre solo il Dio vivente è veritiero.&lt;br /&gt;La Parola di Dio «illumina ogni uomo»: con questa espressione Giovanni si riferisce a ciascuno uomo nella sua singolarità: il Verbo viene incontro a ciascun uomo nello scorrere del tempo.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 10: Egli era nel mondo.... &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;Il Verbo era nel mondo: una presenza che è conseguente a quanto detto nel v. 9 (il mondo fu creato mediante il Verbo).&lt;br /&gt;«Mondo» «kosmos»: è un termine molto importante; per tre volte viene ripetuto nei versetti 10-11, ma con sfumature diverse. Inizialmente Giovanni parla del mondo nel senso di «universo» creato da Dio, come era nel pensiero dei greci. Nella citazione successiva il termine allude non solo all’universo fisico, ma include il «mondo umano». In questi due riferimenti il mondo è usato in un senso decisamente positivo. Nel terzo riferimento si parla del mondo umano con un contenuto negativo, in quanto si allude al mondo sottomesso al potere delle tenebre e ostile alla missione e all’opera salvifica di Cristo.&lt;br /&gt;In pratica ogni singolo uomo è posto nella condizione di accettare o meno la luce. L’accoglienza della luce, mediante la fede, porta la vita divina e la salvezza. Il «mondo» diventa «peccatore» soltanto dal momento in cui rifiuta la rivelazione di Cristo e non riconosce la gratuità del dono di Dio. Non viene data nessuna giustificazione del rifiuto di questa luce: c’è solo la costatazione del suo rigetto. L’affermazione del fallimento dell’incontro fra il Verbo e gli uomini non contraddice ciò che è stato dichiarato precedentemente, cioè che le tenebre non hanno arrestato la luce: all’evangelista interessa sottolineare il paradosso del rifiuto che la creatura oppone al suo Creatore.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 11: Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; La TOB traduce: È venuto nella sua proprietà, in casa propria… Verosimilmente Israele rappresenta storicamente l’umanità che tutta intera appartiene al Creatore. Il versetto vuole precisare ulteriormente la natura del rifiuto opposto al Verbo.&lt;br /&gt;Il versetto richiama la presenza del Verbo nel mondo che egli ha creato. Il Verbo è venuto nella “sua proprietà”. Il termine sottolinea una relazione speciale fra due individui o fra una persona e un gruppo. Possiamo richiamare alla mente le allusioni di Gesù circa la relazione che unisce il pastore alle sue pecore, per indicare il rapporto generato tra Lui stesso e i suoi discepoli. Dopo aver accennato al “mondo” in generale, Giovanni sembra che qui voglia ricordare il comportamento speciale di Dio verso il suo popolo eletto, particolarmente infedele.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 12: A quanti però l`hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome…&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Diventare figli di Dio implica una capacità che viene da Dio. È riferito agli uomini che hanno riconosciuto nel Verbo il principio della loro esistenza e il senso della loro storia, lasciandosi illuminare da lui.&lt;br /&gt;«A quelli che credono nel suo nome»: la formula è stata applicata frequentemente a Gesù Cristo nel Nuovo Testamento; è un’espressione tipica dell’Antico Testamento che si riferisce a Dio.&lt;br /&gt;Tutti i termini in questo versetto hanno rilevanza. “Ha dato”: si tratta di un dono del Verbo all’uomo. “Potere”: il potere che dona a coloro che credono evidentemente non può trattarsi di una facoltà autonoma, come se il credente divenisse capace di procurarsi da sé lo stato di figlio di Dio. Possiamo sottolineare la dignità che comporta il divenire figli di Dio.&lt;br /&gt;Nell’Antico Testamento l’espressione “figli di Dio” è usata normalmente al singolare. Da principio viene applicata esclusivamente al re oppure a Israele, in quanto popolo eletto, per indicare il legame particolare di protezione e di benevolenza che unisce a Dio chi è designato come suo «figlio». In questo passo i figli di Dio sono tutti gli uomini che credono in Dio, Israeliti o no.&lt;br /&gt;In questa frase di Giovanni “diventare figli di Dio” è contenuto un principio che dominerà tutto il Vangelo: Dio non si sostituisce all’uomo, ma lo abilita a sviluppare la propria attività. Lo abilita facendo si che nasca di nuovo (1,3; 3,3) per la comunicazione del suo Spirito (cfr Gv 3,5ss), dandogli così una qualità di vita che potenzia il suo essere e gli permette di svilupparlo fino a realizzare in sé il progetto creatore.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 13: i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; L’uomo non diviene figlio di Dio con la procreazione carnale, come ci ricordano le parole del Battista: «Dio può suscitare da queste pietre dei figli ad Abramo» (Gv 8,37-39). E non avviene neppure in forza di un «volere della carne», cioè in forza del desiderio che ha la creatura mortale di sopravvivere alla morte attraverso la propria discendenza.&lt;br /&gt;Possiamo pensare che c’è coincidenza tra l’azione dell’uomo che «accoglie» il Verbo e quella di Dio che «genera». Queste due azioni formano una cosa sola, nella diversità dei rispettivi ruoli. È importante tenere presente il passo precedente dove si diceva che il Verbo illumina ogni uomo. Ora infatti sappiamo che questa illuminazione, nella misura in cui viene accolta, produce la filiazione divina. Ora, la figliolanza divina è opera esclusiva di Dio. Attraverso le espressioni seguenti il ritmo dell’inno si costruisce in un crescendo. Con la triplice contrapposizione si vuole esaltare la grandiosità del fatto di nascere da Dio.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 14: E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; La parola “Carne” (in greco sàrx) definisce l’uomo nella sua condizione di debolezza e di destino mortale. È intenzionalmente evidenziato il contrasto tra Lògos, nella sua condizione divina e la sàrx, nella sua condizione umana.&lt;br /&gt;Colui che esisteva da tutta l’eternità è entrato nel tempo e nella storia umana. Questo è il tremendo mistero dell’Incarnazione per cui la Parola eterna assunse la nostra identica natura umana, divenendo in tutto simile a noi, fatta eccezione per il peccato (Eb 4,15). Cioè in tutto, escluso ciò che era incomprensibile con la divinità. Questa è una delle affermazioni più incisive di tutto il vangelo.&lt;br /&gt;“Si fece” non divenne, perché non avvenne una trasformazione, ma, rimanendo il Lògos che era, cominciò a vivere nella sua nuova condizione debole e temporale. Il progetto divino si è realizzato in una esistenza umana; la pienezza della vita splende in un uomo, è visibile, accessibile, palpabile (cfr 1 Gv 1,1-3). Per la prima volta si manifesta quale sia la meta della creazione di Dio: portare l’uomo alla condizione divina.&lt;br /&gt;Per esprimere questo mistero (“e venne ad abitare”), Giovanni ha deliberatamente scelto l’immagine biblica della tenda: “Ha posto la sua tenda in mezzo a noi”. Il Lògos si accampò, alzò la sua tenda. Il vocabolo evoca la tenda (skenè) del deserto (Es 25, 8-9) costruita perché Dio potesse “abitare in mezzo a loro”. Il tempio di pietra di Sion (come si dirà esplicitamente in Gv 2, 18-22) è ora sostituito dalla “carne” di Gesù, cioè dalla sua corporeità e dalla sua esistenza storica che condivide con noi. La tenda richiama anche il tema della Sapienza che ebbe l’ordine: “Fissa la tenda in Giacobbe” (Sir 24,8). La “carne” del Lògos è indicata come il nuovo tabernacolo, quello della Nuova Alleanza. In Ap 21,35 anche la situazione finale è descritta con espressioni simili: “Dio abiterà (si accamperà) nella nuova Gerusalemme”. “Abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito del Padre…”. Nell’Antico Testamento si chiamava “gloria di JHWH” lo splendore della presenza divina. Appariva in particolare sul Santuario o Tenda; durante la sua inaugurazione, essa si riempì della gloria di Dio (cfr Es 40,34-38; 1Re 8,10ss).&lt;br /&gt;“Pieno di grazia e di verità”. La frase è una traduzione diretta di Es 34,6, dove Dio proclama come suoi tali attributi, che servono da base all’Alleanza.&lt;br /&gt;A partire dal versetto 14 la parola “Verbo” sparisce dal Vangelo. Ora che Giovanni ha definitivamente raggiunto il punto culminante della sua introduzione parlando della Parola divenuta carne, non la chiama più la Parola ma Gesù: il Vangelo è una testimonianza non alla Parola eterna ma alla Parola fatta carne, Gesù Cristo, il Figlio di Dio.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 15: Giovanni gli rende testimonianza e grida: "Ecco l`uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me".&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Questo versetto riprende la testimonianza di Giovanni Battista, la cui missione nei confronti della luce è stata descritta nella prima parte del prologo. Adesso la sua testimonianza viene proclamata.&lt;br /&gt;Inoltre, si ribadisce il primato di Cristo che è “prima” di lui, anche se venuto cronologicamente “dopo” di lui nella storia umana. Si esalta poi la missione del Figlio di Dio presso l’umanità. Egli offre all’uomo soprattutto “la grazia e la verità". La missione della Parola nel mondo fu precisamente quella di porre gli uomini in grado di divenire figli di Dio, partecipi cioè della vita divina.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 16: Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Tutti noi partecipiamo alla pienezza di grazia, propria dell’Unigenito di Dio. “Noi tutti”: non si vuole escludere nessuno. Questa è un’affermazione giubilante di tutti quelli che hanno creduto in Cristo e perciò hanno la capacità di crescere nella loro realtà di figli di Dio.&lt;br /&gt;“Grazia su grazia”. (Charis antì charitos): tradotto anche: “Amore in luogo di amore”; questa idea di sostituzione, come è stata sostenuta dai Padri greci, significa implicitamente lo hesed di una nuova alleanza in luogo dello hesed del Sinai.&lt;br /&gt;Il v. 17 sembra convalidarlo. Indica un’esperienza vissuta e cioè la capacità di ricevere dalla sovrabbondanza di Dio benevolenza-amore. Si vuole sottolineare non tanto un succedersi nel tempo cioè “grazia dopo grazia” quanto piuttosto un aumento in intensità: si tratterebbe di un accumulo di grazie, che rivela la continuità dell’azione di Dio nella storia.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 17: Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; In questo versetto, vengono messe a confronto l’azione di Mosè e quella di Gesù in ordine alla salvezza. Anche se l’evangelista non si oppone alla legge, tuttavia sottolinea un certo contrasto. La legge da una parte e la grazia e la verità dall’altra sono doni e, poiché il Lògos è da sempre presente nel mondo, tutto ci è venuto da Lui.&lt;br /&gt;La “Legge”, come parte integrante dell’alleanza, è tutto il complesso di istruzioni che Dio ha consegnato al suo popolo nell’Antico Testamento. La Legge si capisce come una benedizione di Dio: una guida per la vita e l’indicazione di una via. La grazia e la verità vengono abbinate come dono proprio dell’unigenito del Padre, Gesù Cristo stesso, fondatore della nuova alleanza, rivelazione del Padre.&lt;br /&gt;Mosè e Gesù Cristo sono posti in parallelo: al dono della legge corrisponde il dono della verità in Gesù Cristo. Questa verità supera la legge, che è soltanto una sua manifestazione incompleta. Per Giovanni la Legge è già un dono di Dio, una grazia che si espande al mondo intero, tuttavia egli sottolinea la profondità della verità rivelata da Cristo: “in” e “mediante” Gesù Cristo, Figlio unico, Dio si rivela come Padre.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 18: Dio nessuno l`ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;In tutte le esperienze religiose anche dell’AT, troviamo il desiderio di vedere Dio faccia a faccia, ma, salvo eccezioni, quest’aspirazione deve attendere il cielo per potersi realizzare. Giovanni evidenzia che Cristo permette di superare l’impossibilità di vedere Dio.&lt;br /&gt;Il mediatore di questo accesso alla gloria è Gesù Cristo, il Figlio Unigenito. “Unigenito” non soltanto per sottolineare che Gesù è lo stesso Figlio unico di Dio, ma anche che è lo stesso Verbo incarnato (1,1). Giovanni aggiunge che l’Unigenito è lui stesso «Dio»: Dio solo può parlare di Dio, in quanto “nel seno del Padre”. L’espressione sottolinea non solo la tenerezza e l’intimità dell’amore tra il Padre e il Figlio, ma anche la finalità del rapporto: «il Figlio unico è rivolto verso il cuore del Padre». Possiamo notare che, come nel v. 14, il termine Dio viene sostituito da quello di Padre.&lt;br /&gt;Soltanto il Figlio unigenito, che condivide senza limiti la vita del Padre, può condurre gli uomini alla conoscenza e alla vita. Con tutto ciò che è, che fa e che dice, Gesù sarà il rivelatore e l’espressione di Dio e si rivolgerà ai discepoli dicendo: Il Padre mio e il Padre vostro, il Dio mio e il Dio vostro (20,17).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;La festa che noi oggi celebriamo è la venuta di Dio tra gli uomini, perché noi possiamo accedere a Dio o, per meglio dire, ritornare a Dio, affinché, abbandonato l’uomo vecchio ci rivestiamo del nuovo; e come siamo morti nel vecchio Adamo, così viviamo in Cristo; infatti con Cristo nasciamo, siamo messi in croce, veniamo sepolti e risorgiamo… (Gregorio di Nazianzo, &lt;em&gt;Oratio&lt;/em&gt; 38, 1 S. 4).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio, pertanto, non si prende semplicemente cura degli uomini ma, nel far questo, egli li ama davvero. Quest’amore poi è talmente grande da avere indotto Dio a stabilire come nostro medico e salvatore il suo Figlio unigenito, a lui consustanziale, generato prima dell’aurora, con il concorso del quale creò il mondo e a donarci, per mezzo suo il privilegio dell’adozione a figli di Dio (Teodoreto di Ciro, &lt;em&gt;La Provvidenza Divina&lt;/em&gt;, 10).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, ciò vale anche per il Verbo di Dio: non si è mai mosso da se stesso, eppure abitò tra di noi (Gv 1, 14); non ha subito alcun mutamento, eppure il Verbo si è fatto carne (Gv 1,14); il cielo non è rimasto mai privo della presenza di lui, eppure la terra ha accolto il celeste nel proprio grembo. Non pensare ad una diminuzione di divinità: non si trattò infatti di un passaggio da un luogo ad un altro così come potrebbe compierlo un qualsiasi corpo. Né è da ritenersi che la divinità, riversata nella carne, ne sia risultata in qualche modo alterata: ciò che è immortale, infatti, è altresì immutabile. Come può accadere, chiederai, che il Verbo di Dio non abbia assimilato i limiti caratteristici della dimensione corporale? Allo stesso modo come, rispondiamo, il fuoco diviene partecipe delle proprietà del ferro. Quest’ultimo, infatti, pur essendo scuro e freddo, una volta riscaldato dal fuoco divenuto incandescente, si riveste del medesimo aspetto del fuoco: benché esso diventi risplendente, però, da parte sua non annerisce affatto il fuoco né, venendo infiammato, raffredda la fiamma. Il medesimo discorso può farsi a riguardo della carne umana del Signore: questa, infatti, divenuta partecipe della divinità, non la corruppe minimamente con la propria debolezza (Basilio il Grande, &lt;em&gt;Omelia sulla santa nascita di Cristo,&lt;/em&gt; 2).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Verbo di Dio, dunque, Dio, Figlio di Dio, che era all’inizio presso Dio e per mezzo di cui tutto è stato fatto (Gv 1, 2-3), si è fatto uomo per liberare l’uomo dalla morte eterna; e si abbassò ad accettare la nostra umiltà, senza diminuire la sua maestà, in modo che restando quello che era e assumendo quello che non era, unì in sé una vera natura di servo alla natura sua, nella quale è identico a Dio Padre. Le unì con un legame tanto stretto che la gloria non consumò la natura inferiore, né l’assunzione diminuì la natura superiore. Restando integra ogni proprietà di ambedue le nature e convenendo in un’unica persona, dalla maestà viene assunta l’umiltà, dalla forza l’infermità, dall’eternità la mortalità; e per cancellare il debito della nostra condizione, la natura passibile si è unita alla natura inviolabile: il Dio vero e l’uomo vero sono presenti nell’unico Signore; così come richiedeva la nostra redenzione, l’unico e identico mediatore tra Dio e l’uomo potè morire per l’uno e risorgere per l’altro (Leone Magno, &lt;em&gt;Sermoni&lt;/em&gt;, 21).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sia Matteo che Luca cominciano a narrare la generazione del Signore dalla sua nascita corporale. Giovanni, invece, comincia narrando la nascita eterna del Verbo. Era stabilito che gli evangelisti ci potessero trasmettere mediante un duplice mistero e in qualche modo attraverso una duplice narrazione - sia la generazione eterna che quella corporea del Signore. Non si trovano parole umanamente adeguate, tali che possano esprimere in modo esauriente l’una e l’altra generazione del Signore. Più difficile certamente è parlare della generazione eterna del Verbo che procede dal Padre; tale fatto supera qualsiasi possibilità di narrazione, dato che l’evento sorpassa infinitamente le capacità di comprensione della nostra attonita meraviglia. La nascita corporea del Cristo avviene nel tempo; quella divina prima dei tempi; quella corporea avviene nel nostro secolo; quella divina prima dei secoli; la nascita corporea avviene da una Madre che è vergine; quella divina da Dio Padre. Testimoni della nascita terrena poterono essere sia degli uomini che degli angeli; della nascita divina del Signore, unici testimoni furono il Padre e il Figlio, perché niente era prima del Padre e del Figlio. Ma poiché il Verbo Dio non avrebbe potuto essere visto da nessuno nella gloria della sua divinità, assunse una carne visibile, al fine di rendere visibile la sua invisibile divinità. Da noi ha preso ciò che è nostro, allo scopo di farci dono di ciò che è proprio di lui (Cromazio di Aquileia,&lt;em&gt; Commento al vang.di Mt&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Le nostre discussioni tengono presente sempre ciò che il Signore ci fa conoscere attraverso il Vangelo e la Sacra scrittura?&lt;br /&gt;Riconosciamo in Gesù la piena manifestazione dell’amore del Padre? Lo ringraziamo per questo?&lt;br /&gt;Dio ha piantato la sua tenda in mezzo a noi. Lui vive tra ne nostre case. Anche nel nostro cuore?&lt;br /&gt;Usciamo dai nostri “nascondigli” per lasciarci illuminare dalla Luce del natale per poter rinascere da Dio e, diventare figli nel Figlio, vivere ogni giorno il Natale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Raccogliamoci in silenzio ripercorrendo la nostra preghiera e rispondiamo al Signore con le sue stesse parole (dal Sal 97):&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Cantate al Signore un canto nuovo,&lt;br /&gt;perché ha compiuto prodigi.&lt;br /&gt;Gli ha dato vittoria la sua destra&lt;br /&gt;e il suo braccio santo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore ha manifestato&lt;br /&gt;la sua salvezza,&lt;br /&gt;agli occhi dei popoli&lt;br /&gt;ha rivelato la sua giustizia.&lt;br /&gt;Egli si è ricordato del suo amore,&lt;br /&gt;della sua fedeltà alla casa di Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti i confini della terra&lt;br /&gt;hanno veduto&lt;br /&gt;la salvezza del nostro Dio.&lt;br /&gt;Acclami al Signore tutta la terra,&lt;br /&gt;gridate, esultate con canti di gioia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cantate inni al Signore con l'arpa,&lt;br /&gt;con l'arpa e con suono melodioso;&lt;br /&gt;con la tromba e al suono del corno&lt;br /&gt;acclamate davanti al re, il Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Nel silenzio del cuore incontra il Signore. Ripeti spesso e vivi questa Parola: il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-4289003849372548989?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/4289003849372548989/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/01/lectio-divina-su-gv-11-18.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/4289003849372548989'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/4289003849372548989'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2011/01/lectio-divina-su-gv-11-18.html' title='Lectio divina su Gv 1,1-18'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-4613992953916895013</id><published>2010-12-30T04:46:00.000-08:00</published><updated>2010-12-30T04:50:21.143-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Lc 2,16-21</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;MARIA, MADRE DI DIO / A&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Lc 2,16-21&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Dio abbia pietà di noi e ci benedica&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Padre buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta fra tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita&lt;br /&gt;nel segno della tua benedizione si renda disponibile ad accogliere il tuo dono.&lt;br /&gt;perché possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Leggere&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;16Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bam¬bino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.&lt;br /&gt;19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, co-m'era stato detto loro. 21Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Nm 6, 22-27; Gen 1,27- 28; 37,11; Dn 4,28; 7,28; Sal 72,18-19; Lc 1,42.68; 1Pt 1,3; 2Cor 1,3-4; Ef 1,3ss.; Gal 4,4-7.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni siamo stati ricondotti in molti modi al mistero dell’Incarnazione e attorno al presepe; in quel luogo dove abbiamo incontrato diversi personaggi insieme a Dio stesso fatto uomo per noi: Giuseppe, Maria, i pastori, i magi, e anche altri che la liturgia ha ricordato in questo periodo: Stefano, Giovanni, Tommaso, i bambini innocenti …&lt;br /&gt;Adesso, all’inizio del nuovo anno, tutta l’umanità è convocata accanto a una Madre nella quale tutto si riassume e trova compimento e spiegazione; una Madre che ci raccoglie nel seno della sua misericordia e ci porta accanto al Verbo di Dio fatto uomo in Lei; una Madre che venne proclamata «Madre di Dio», “Theotókos” dal terzo Concilio di Efeso.&lt;br /&gt;La parola “maternità” vuole dire fondamentalmente che, attraverso di Lei, Gesù Cristo il Figlio di Dio è diventato carne. E se il Figlio di Dio è diventato carne, e se quel Figlio di Dio è la pace che Dio esprime nei nostri confronti, è attraverso di Lei che la pace di Dio è entrata in questo mondo. Quello che la Chiesa oggi è chiamata a fare è di continuare l’opera di Maria: fare in modo che quella pace non si estingua, non si perda, nel cammino del tempo, ma continui ad essere generata e rigenerata nella vita degli uomini, anno per anno, giorno per giorno.&lt;br /&gt;Per fare questo cammino, i nostri giorni terreni, come il giorno eterno, sono illuminati da due nomi: il nome del Signore Gesù, al di là del quale non si dà altro nome né nel secolo presente né in quello futuro, e il nome della sua vergine Madre, Maria memoria della nostra autentica identità, posta come modello e riferimento per dare speranza e senso ai giorni del nuovo anno che incomincia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 16: Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Il versetto è riferito ai pastori. Questi li troviamo in cammino e come per abitudine, Luca li descrive con una certa fretta, simile alla fretta di Maria nell’andare a visitare la parente Elisabetta.&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;Andare&lt;/em&gt;”… un verbo che allude a un attraversamento. Bisogna colmare le distanze … bisogna andare fino a Betlemme. C’è un annuncio ricevuto, ma ci sta una esigenza oculare! Il viaggio dei pastori ... il nostro viaggio della vita, del nostro quotidiano con la fretta di Maria ... il coraggio di mettersi in viaggio anche se è notte, anche se non si conosce l’itinerario, anche se non si sa la meta, anche se c’è la fatica, la stanchezza, il sonno, il dubbio, il timore ... È il viaggio all’interno di noi stessi: un viaggio faticoso.&lt;br /&gt;Cosa trovarono i pastori a Betlemme? Gente semplice: Maria, Giuseppe e il bambino che giace in una mangiatoia. La sottolineatura di questo segno dato da parte degli angeli, e il suo riscontro da parte dei pastori, vuole essere un elemento che evidenzia ancora di più l’aspetto umano di colui che è il Figlio di Dio.&lt;br /&gt;I pastori sono modelli di fede. I pastori fanno propria l’attesa dei poveri, di quei poveri di Javhè della Scrittura. Si tratta di un lieto messaggio atteso, dato ai poveri in una stalla, dato a chi ha dimestichezza con queste cose, con le stalle, le mangiatoie.&lt;br /&gt;Quest’incontro con il Verbo della vita, è sottolineato dai verbi classici “trovarono...videro”.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 17: E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; I pastori vedono la realtà di ciò che il Signore ha fatto loro conoscere. Ed è tanto importante che non possono trattenersi dal renderlo noto agli altri. Diventano messaggeri e apostoli.&lt;br /&gt;Si profila la dinamica missionaria della Chiesa: l’annuncio porta all’ascolto, l’ascolto alla visione. A sua volta chi ha visto porta ad altri l’annunzio perché attraverso l’ascolto giungano alla visione.&lt;br /&gt;Il contenuto del loro annunzio è ciò che del bambino era stato detto loro. Sulle labbra dei pastori è la testimonianza che Dio rende del suo Figlio. È il mistero di una povertà che non va risolta ma ascoltata, una povertà che rende testimonianza a un Cristo povero.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 18: Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; È la meraviglia, la sorpresa che il Vangelo non può non suscitare. I Genitori del Bambino sono lì che adorano il Mistero in silenzio e vivono di meraviglia.&lt;br /&gt;Anche nel silenzio dei pastori vi è meraviglia una meraviglia che si fa condivisione di vita, perché Dio ha acceso nei cuori la fiamma del suo amore!&lt;br /&gt;I pastori non si rendono conto che ciò di cui sono stati resi depositari aveva creato stupore negli altri. Essi trovano la testimonianza della fede e imparano a lodare Dio, suscitando negli altri lo stupore, la meraviglia... e aiutando gli altri a imparare a lodare Dio per le meraviglie che Egli ha compiuto.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 19: Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Alcuni traducono: queste parole. Il cuore di Maria, sede di parole ricordate a approfondite nello Spirito, è pertanto un cuore di sapienza simile a quello dello scriba che da suo tesoro sa trarre e comporre cose antiche e cose nuove; è anticipazione e figura del cuore dei figli della sapienza (Lc 7,35), della chiesa dell’ascolto accolto, custodito, meditato e pregato perché si affretti il tempo in cui il non chiaro sia reso trasparente. Luca sottolinea la meditazione di Maria sui fatti il cui senso sarà manifestato solo nella rivelazione pasquale.&lt;br /&gt;Maria, cioè, è tutta raccolta e concentrata in se stessa per penetrare più a fondo nel significato degli avvenimenti in cui s'è trovata coinvolta. Li confronta fra di loro e con la comunicazione che i pastori hanno fatto sul Bambino. Maria appare così come colei che è madre e sa interpretare gli eventi del Figlio.&lt;br /&gt;Maria diventa, così, simbolo e modello della comunità cristiana, che in atteggiamento sapienziale e contemplativo cerca di assimilare interiormente il mistero inesauribile del Verbo Incarnato.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 20: I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; L’ascolto della Parola è dono di Dio. I pastori glorificano Dio per quello che hanno udito. Questa è la forza e l’umiltà della Parola, la forza e l’umiltà dei poveri.&lt;br /&gt;“Vedere” e “udire” sono i verbi della fede. Proprio il binomio, akùein e idèin, che tante volte ricorre negli Atti degli Apostoli, configura i pastori come i primi testimoni-apostoli.&lt;br /&gt;Potremmo osservare che l'esperienza cristiana, in questo brano, è espressa da pochi verbi che interagiscono tra loro: ascoltare, ubbidire, trovare, vedere, testimoniare, lodare. E' importante verificare se e come li coniughiamo nella nostra vita, se e in quale misura sappiamo annunciare la gioia d'avere incontrato il Salvatore.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 21: Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo. &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Il testo evangelico prosegue menzionando il rito della circoncisione (attraverso il quale il Bambino è inserito ufficialmente nel popolo di Dio) e l'imposizione del nome, a cui Luca dà un risalto particolare: è Dio che ha voluto tale nome e quindi la missione che esso esprime. Il nome nella Bibbia dice l’identità e la missione di chi lo porta. Gesù, infatti, nella lingua ebraica suona così: Yehôsua‘ e significa YHWH salva (le prime lettere indicano il Nome che i nostri fratelli ebrei non pronunciano mai perciò noi con profondo rispetto, diciamo: “Dio salva”.&lt;br /&gt;Questa attenzione da parte l'evangelista sta ad indicare che il nome imposto è il Nome innominabile, origine di ogni nome. Ora possiamo nominare Dio perché si è donato a noi. Il nome di Dio per l’uomo non può essere che Gesù, cioè “Dio salva”. Dio è per noi, perduti e lontani da lui, perché si chiama Gesù, Dio-con-noi e Salvatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Se uno non crede che Maria, la santa, è madre di Dio, è fuori della divinità. (Gregorio di Nazianzio, &lt;em&gt;Epist&lt;/em&gt;., 101)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Verbo di Dio, come dice l'Apostolo, «della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli» (Eb 2, 16. 17) e prendere un corpo simile al nostro. Per questo Maria ebbe la sua esistenza nel mondo, perché da lei Cristo prendesse questo corpo e lo offrisse, in quanto suo, per noi.&lt;br /&gt;Perciò la Scrittura quando parla della nascita del Cristo dice: «Lo avvolse in fasce» (Lc 2, 7). Per questo fu detto beato il seno da cui prese il latte. Quando la madre diede alla luce il Salvatore, egli fu offerto in sacrificio.&lt;br /&gt;Gabriele aveva dato l'annunzio a Maria con cautela e delicatezza. Però non le disse semplicemente «colui che nascerà in te», perché non si pensasse a un corpo estraneo a lei, ma: «da te» (cfr. Lc 1, 35), perché si sapesse che colui che ella dava al mondo aveva origine proprio da lei. Il Verbo, assunto in sé ciò che era nostro, lo offrì in sacrificio e lo distrusse con la morte. Poi rivestì noi della sua condizione, secondo quanto dice l'Apostolo: «Bisogna che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e che questo corpo mortale si vesta di immortalità» (cfr. 1 Cor 15, 53). Tuttavia ciò non è certo un mito, come alcuni vanno dicendo. Lungi da noi un tale pensiero. Il nostro Salvatore fu veramente uomo e da ciò venne la salvezza di tutta l'umanità. In nessuna maniera la nostra salvezza si può dire fittizia. Egli salvò tutto l'uomo, corpo e anima. La salvezza si è realizzata nello stesso Verbo. Veramente umana era la natura che nacque da Maria, secondo le Scritture, e reale, cioè umano, era il corpo del Signore; vero, perché del tutto identico al nostro; infatti Maria è nostra sorella poiché tutti abbiamo origine in Adamo. Ciò che leggiamo in Giovanni «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14), ha dunque questo significato, poiché si interpreta come altre parole simili. Sta scritto infatti in Paolo: «Cristo per noi divenne lui stesso maledizione» (cfr. Gal 3, 13). L'uomo in questa intima unione del Verbo ricevette una ricchezza enorme: dalla condizione di mortalità divenne immortale; mentre era legato alla vita fisica, divenne partecipe dello Spirito; anche se fatto di terra, è entrato nel regno del cielo. Benché il Verbo abbia preso un corpo mortale da Maria, la Trinità è rimasta in se stessa qual era, senza sorta di aggiunte o sottrazioni. E' rimasta assoluta perfezione: Trinità e unica divinità. E così nella Chiesa si proclama un solo Dio nel Padre e nel Verbo (Atanasio, &lt;em&gt;«Lettere» Ad Epitetto&lt;/em&gt; 5-9).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi il Verbo è apparso rivestito di carne: la natura che mai era stata visibile agli occhi umani, incominciò ad essere persino palpabile. Oggi i pastori appresero dalle parole degli angeli che il Salvatore è stato generato nella natura di carne e anima. Oggi ai pastori del gregge del Signore è stato dato il modello di evangelizzazione, sicché anche noi, uniti alla moltitudine delle milizie celesti, acclamiamo: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama (Leone Magno, &lt;em&gt;Discorso VI per il Natale&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un prodigio è la madre Tua! Il Signore entrò in essa e divenne un servo. Entrò in essa colui che è l’eloquenza stessa e divenne muto in lei. Entrò in lei il tuono e costrinse la sua voce al silenzio. Entrò il pastore di tutti e in lei divenne agnello. Belando uscì alla luce del giorno. Il seno della madre tua ha sovvertito l’ordine della cose. Il Creatore di tutte le cose vi entrò ricco e ne uscì mendicante; vi entrò eccelso e ne uscì umile. Vi entrò splendore e ne uscì uno ricoperto di sprezzabile colore. (…) Vi entrò colui che nutri tutti e imparò ad avere fame. Vi entrò colui che disseta tutti e imparò ad avere sete. Colui che veste tutti, ne uscì nudo e privo di vesti (Efrem Siro, &lt;em&gt;Inni sulla Natività&lt;/em&gt;, 11).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Anche noi siamo andati senza indugio alla grotta per contemplare con fede l'avvenimento salvifico?&lt;br /&gt;Quale annuncio oggi è capace di metterci in cammino, di smuoverci?&lt;br /&gt;Come Maria, riusciamo ad interiorizzare la Parola di Dio per non viverla passivamente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Raccogliamoci in silenzio ripercorrendo la nostra preghiera e rispondiamo al Signore con le sue stesse parole (dal Sal 66):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Dio abbia pietà di noi e ci benedica,&lt;br /&gt;su di noi faccia splendere il suo volto;&lt;br /&gt;perché si conosca sulla terra la tua via,&lt;br /&gt;fra tutte le genti la tua salvezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esultino le genti e si rallegrino,&lt;br /&gt;perché giudichi i popoli con giustizia,&lt;br /&gt;governi le nazioni sulla terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti.&lt;br /&gt;Ci benedica Dio,&lt;br /&gt;e lo temano tutti i confini della terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Proviamo a contemplare il presepio per vedere se ha qualcosa da dirci. Per conoscerlo, come i pastori, dobbiamo andare alla grotta e cercare di vedere se c'è una novità, ascoltare cosa ci dice Dio. Ripeti spesso e vivi questa Parola: Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-4613992953916895013?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/4613992953916895013/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/12/lectio-divina-su-lc-216-21.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/4613992953916895013'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/4613992953916895013'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/12/lectio-divina-su-lc-216-21.html' title='Lectio divina su Lc 2,16-21'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-4957973533494674395</id><published>2010-12-23T14:32:00.000-08:00</published><updated>2010-12-23T14:37:02.714-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Mt 2,13-15.19-23</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ffff00;"&gt;&lt;span style="color:#ffcc00;"&gt;SANTA FAMIGLIA / A&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Mt 2,13-15.19-23&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Spirito di vita, che alitando sulla massa delle acque della creazione hai portato vita e bellezza là dov'era il caos!&lt;br /&gt;Spirito di vita, che guidando Israele come colonna di fuoco nella notte hai condotto gli schiavi alla libertà!&lt;br /&gt;Spirito di vita, che coprendo Maria con la tua ombra silenziosa ed efficace hai portato Dio Figlio fra gli uomini!&lt;br /&gt;Spirito di vita, che comunicando la luce della Verità del Padre nel Figlio ci rendi capaci di confessare la fede in Gesù Cristo Signore!&lt;br /&gt;Spirito di vita, guidaci sulle strade della nostra Betlemme, per scoprire nella gioia la presenza di Dio Figlio nel figlio di Maria che vive in mezzo a noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;13 Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”. 14 Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, 15 dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”.&lt;br /&gt;19 Morto Erode, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20 e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti, infatti, quelli che cercavano di uccidere il bambino».&lt;br /&gt;21 Egli si alzò, prese il bambino e sua madre, ed entrò nella terra d’Israele. 22 Ma quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea 23 e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio me&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;d&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;itativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Gen 37, 12-36; 46, 1-7; Es 1,1-6.8-22; 1Sam 15; 18; 19; 20; 1Re 11,3-17.40; 2Re 25-26; Sir 3, 3-7.14-17; Col 3,12-21; Gv 15,20; Mc 14,33-34; Eb 5,7-8; Os 11,1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nel brano evangelico odierno, l’evangelista Matteo ci presenta la persona di Gesù come il compimento delle Scritture. Il brano Mt 2, 13-23, fa parte della sezione che tratta la nascita e l’infanzia di «Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo» (Mt 1,1). Sembra che in questo brano scorra un certo abbandono già citato in Ct 1,4: “trascinami con te, corriamo! Mi introduca il re nelle sue stanze”.&lt;br /&gt;Infatti i vari movimenti che possiamo raccogliere non è altro che entrare nella stanza del re, di Dio e lasciarsi guidare da Lui, perché “dolce è il suo frutto al mio palato” (Ct 2,3).&lt;br /&gt;Il vangelo di Matteo è stato chiamato «il vangelo del Regno». Matteo ci invita a riflettere sulla venuta del regno dei cieli. Nella struttura del suo racconto evangelico alcuni hanno visto un dramma a sette atti che trattano la realtà della venuta di questo Regno. Il dramma comincia con la preparazione a questa venuta del Regno nella persona del Messia fanciullo e termina con la venuta del Regno nella sofferenza e nel trionfo con la passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, Figlio di Dio.&lt;br /&gt;Matteo è lo scriba saggio che sa trarre dal suo tesoro quello che è antico e quello che è nuovo per la vita di ciascuno. Nelle righe di questo brano scorrono molto espressioni che raccolgono la vita dell’uomo, utili ad illuminare il nostro cammino.&lt;br /&gt;La nostra attenzione oggi è sulla Santa Famiglia e in particolare su Giuseppe, presentato da Matteo nella sua responsabilità di “capo-famiglia”, che si lascia guidare dalla parola di Dio in questo contesto di violenza e di persecuzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 13: Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Il versetto inizia collegandosi ai fatti precedenti che narravano la visita dei magi. I Magi erano giunti da lontano ad adorare quel bimbo che era loro nato e avevano portato doni misteriosi per un bimbo nato in una mangiatoia, doni carichi di significato simbolico.&lt;br /&gt;Ora la scena cambia totalmente: questa famiglia deve subito confrontarsi con una situazione ben diversa: qualcuno non vuole che questo Re regni e perciò cerca di ucciderlo. Il tema dei re che uccidono i temuti avversari è comune nella storia di ogni dinastia regale. Nella letteratura biblica oltre a questa scena di Erode che cerca il bambino Gesù per ucciderlo, troviamo nell'Antico Testamento alcuni racconti simili. Di Gesù Luca dirà: “Egli è qui … segno di contraddizione perché siano svelati o pensieri di molti cuori” (Lc 2,34) e Giovanni: “Venne fra la sua gente ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,11).&lt;br /&gt;Ma il Signore parla al cuore di Giuseppe e le sue parole sono ricche di senso. I verbi usati stanno ad indicare l’urgenza dei fatti. Giuseppe è invitato a “prendere con sé”, cioè ad instaurare una relazione all’interno di una famiglia. Giuseppe qui non dice nulla, ma in obbedienza alla Parola e alla sua vocazione “fa’”.&lt;br /&gt;Prendere con sé significa ricevere, accogliere l’altro come un dono e assumersi la responsabilità di quest’accoglienza, nella reciprocità del dono. Ed è quanto gli sposi promettono nel rito del loro matrimonio: accoglienza reciproca e carità.&lt;br /&gt;Il “fare” di Giuseppe lo conduce a fuggire con la sua famiglia in Egitto. Matteo a differenza di Luca non parla di precedenti viaggi. Egli dice solo che Gesù nacque a Betlemme e poi, alla fine del brano di oggi, si dirà che Giuseppe sceglie, come luogo per stare, una volta tornato dall’Egitto, Nazareth. Betlemme e Nazareth sono così i luoghi dell’infanzia di Gesù, della sua vita “nascosta”.&lt;br /&gt;L’Egitto è una terra di rifugio temporaneo. In Gen 46,2-4 si legge l’avvertimento fatto a Giacobbe che forse è risuonato nel cuore di Giuseppe e di Maria mentre fuggivano in Egitto: “Dio disse a Israele in una visione notturna: «Giacobbe, Giacobbe!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te un grande popolo. Io scenderò con te in Egitto e io certo ti farò tornare”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 14-15: Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; I versetti mostrano una prontezza di Giuseppe e questa prontezza è segnata dalla notte. Una notte che in obbedienza alla Parola diventa segno per ciascuno di noi in quanto la notte non è paura, ma si trasforma in grido di gioia, come faranno le vergini: “ecco lo sposo” (Mt 25,6).&lt;br /&gt;In questa situazione Giuseppe è modello per ciascuno di noi e il suo muoversi nella notte indica anche “vegliare”, “faticare”.&lt;br /&gt;Giuseppe in obbedienza si rifugia in Egitto. La parola rifugio, etimologicamente, indica un movimento all’indietro, quasi un ritorno sui propri passi. In effetti è il cammino del popolo israelita che va in Egitto per poi ritornare. Giuseppe accoglie la voce del Signore e fa il padre fino in fondo, anche in Egitto. E Matteo si premura qui di indicare che quanto si sta realizzando corrisponde a un disegno di Dio secondo l’antica profezia di Os 11,1: “Quando Israele era giovinetto, io l'ho amato e dall'Egitto ho chiamato mio figlio” si riferiva al popolo che Mosé aveva per ordine di Dio portato fuori dall’Egitto, ora, per Matteo, diventa rivelazione dell’identità di quel bambino che Giuseppe ha preso con sé, assumendone ogni responsabilità.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 19-20: Morto Erode, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti, infatti, quelli che cercavano di uccidere il bambino».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Erode muore, i grandi della terra muoiono come tutti. Tutto passa, ma il piano di Dio si compie. Le mie parole non passeranno afferma Gesù (Mt 24,35), perché “il piano del Signore sussiste per sempre, i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni” (Sal 32,11). Entra nelle vicende della storia umana ma le supera, mentre attraverso di esse scrive un’altra storia, la storia del regno dei cieli. Per Giuseppe è ancora notte e, nella notte, la Parola del Signore si manifesta ancora una volta in sogno. Il movimento è sempre lo stesso. Giuseppe deve ritornare nuovamente sui suoi passi e ricominciare da capo.&lt;br /&gt;Dalla composizione letterale, sembra che Giuseppe non si sia mai staccato dalla Parola, dal farsi istruire da Essa. È la sua lectio divina che lo trasforma in mendicante di amore. Giuseppe, infatti, è l’uomo in obbedienza alla Parola e ad Essa (a Dio) ha affidato la sua vita e quella della sua famiglia. Egli è l’uomo del cantico nuovo perché spogliato dalle sue incertezze e dubbi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 21-23: Egli si alzò, prese il bambino e sua madre, ed entrò nella terra d’Israele. Ma quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazareth, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno». &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;È ancora notte. La notte della paura. Giuseppe ha paura, egli è un uomo come tutti. In questa sua paura, Giuseppe continua a proteggere e si mette nuovamente in cammino: una nuova fatica della paternità.&lt;br /&gt;Giuseppe è l’uomo che avvolto dal silenzio si guarda dentro pensando di colorare la sua vita con i stessi colori che usa Dio, gli stessi che ha usato con Maria lasciandosi abbracciare da Dio così come è, esultando in Dio come Maria. Se Dio salta dentro la tua povertà, allora la vita personale si colora. Questo Giuseppe l’ha capito.&lt;br /&gt;Si ritira perciò nella regione della Galilea, a Nazareth. Il verbo usato è lo stesso con cui all’inizio del brano odierno si era detto dei magi che “si erano ritirati”, o che “erano tornati indietro”. L’Evangelista vuole sottolineare questo particolare perché quel bambino “sarà chiamato Nazareno”, secondo le antiche profezie. Non si sa bene a quale profezia alluda Matteo, per lui il fatto che Gesù venisse da Nazareth, corrisponde però al piano di Dio, che Giuseppe nella sua fedeltà alla voce della coscienza, unita alla sua prudenza e saggezza umana compie in silenzio e senza indugi.&lt;br /&gt;Gesù ripercorre la storia del popolo d’Israele come un nuovo Mosè che scampa la strage degli innocenti, permane in Egitto, ritorna in patria e va in esilio a Nazareth. Gesù è un messia solidale con il suo popolo, con la sofferenza di ogni uomo. Il cammino di Israele con Mosè era stato segnato dal peccato e dalla morte, Gesù grazie a Giuseppe “salvatore del Salvatore”, apre un nuovo cammino verso la vita senza fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Noi dobbiamo aspettarci sin dai primi giorni della nostra vita tentazioni e pericoli. Considerate, infatti, che subito, sin dalla culla, è accaduto ciò a Gesù. Era appena nato, che già il furore del tiranno si scatenò contro di lui e lo costrinse a trasferirsi per cercare scampo in un luogo d’esilio, e sua madre, così pura e innocente, fu costretta con lui a fuggire in un paese di stranieri. Questo comportamento di Dio vi mostra che, quando avete l’onore di essere impegnati in qualche ministero o servizio spirituale e vi vedete circondati da infiniti pericoli e costretti a sopportare crudeli sventure, non dovete turbarvi, né dovete dire a voi stessi: Per quale ragione sono così maltrattato, io che mi aspettavo una corona, elogi, la gloria, brillanti ricompense, avendo compiuto la volontà di Dio? Questo esempio vi spinga, dunque, a sopportare fermamente le disgrazie e vi faccia conoscere che, di solito, è questa la sorte degli uomini spirituali: avere, cioè, come inseparabili compagne, le prove e le tribolazioni. Osservate appunto quanto capitò non soltanto alla madre di Gesù, ma anche ai Magi. Costoro si ritirano segretamente come dei fuggiaschi, e la Vergine, che non era solita uscire dalla sua casa, è costretta a fare un cammino quanto mai lungo e faticoso, a causa di quella straordinaria e sorprendente nascita spirituale.&lt;br /&gt;Ammirate ancora il meraviglioso avvenimento! La Palestina perseguita Gesù Cristo e l’Egitto lo accoglie e lo salva dai suoi persecutori. Questo mostra all’evidenza che Dio non ha soltanto tracciato i tipi e le figure dell’avvenire nei figli del patriarca, ma anche in Gesù stesso... L’angelo, dunque, apparve non a Maria, ma a Giuseppe e gli disse: «Levati, prendi il bambino e sua madre». Non disse più, come aveva detto prima, «prendi la tua sposa», ma «prendi sua madre», perché ormai, dopo la nascita, Giuseppe non nutriva più alcun dubbio, e credeva fermamente alla verità del mistero. L’angelo gli parla, dunque, con maggiore libertà, senza chiamare Gesù «suo figlio» e Maria «sua sposa», ma dicendo: «Prendi il bambino e sua madre, e fuggì in Egitto». E gli spiega anche la ragione della fuga, aggiungendo: "Perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo" (Mt 2,13).&lt;br /&gt;Giuseppe, ascoltando queste parole, non rimase negativamente impressionato. Non disse all’angelo che quella fuga gli sembrava enigmatica, dato che poco tempo prima lo stesso angelo gli aveva detto che il bambino avrebbe dovuto salvare il suo popolo, mentre ora sembrava non essere neppure capace di salvare se stesso. Quella fuga, quel viaggio e quella lunga emigrazione non erano forse in contraddizione con la promessa che l’angelo medesimo gli aveva fatto? Ma Giuseppe non disse niente di tutto questo, perch‚ era un uomo di fede. Non si dimostrò neppure curioso di conoscere il tempo del ritorno, poiché l’angelo non gliel’aveva affatto precisato, avendogli detto genericamente: «Resta colà, fino a che io non te lo dica». Al contrario, Giuseppe dimostra vivo zelo: ascolta, obbedisce (Mt 2,14) e sopporta con gioia tutte le prove. Dio, nella sua bontà, mescola, in queste circostanze, la gioia e il dolore. Così egli è solito agire con tutti i santi. Non li lascia sempre nel pericolo o sempre nella sicurezza, ma ordina la vita degli uomini giusti a mo’ di una trama, in cui si intrecciano gioie e dolori. E proprio così si comportava con Giuseppe. Vi prego di osservare e di riflettere. Giuseppe si accorge che Maria è incinta e subito è colto da turbamento e da una grande angoscia, sospettando che la Vergine abbia commesso adulterio: ma l’angelo interviene immediatamente, sciogliendo ogni sospetto e liberandolo da ogni timore. Poi il bambino nasce e Giuseppe ne è estremamente felice: ma alla sua gioia fa seguito subito un nuovo dolore, perch‚ sente che tutta la città turbata e il re, in preda a un vivo furore, ricercano con ogni mezzo il bambino. Questa pena è temperata dalla gioia ch’egli prova alla vista della stella e dell’adorazione dei Magi: ma, ancora una volta, la gioia si muta in ansia e paura, quando l’angelo gli dice che «Erode sta cercando il bambino per ucciderlo» e gli ingiunge di fuggire e di emigrare. Sta di fatto che Gesù doveva allora comportarsi in modo del tutto umano. Il tempo di compiere miracoli non era ancora venuto. Se avesse così presto cominciato a far prodigi, nessuno avrebbe creduto che era un uomo. Per questo motivo, egli non viene al mondo d’improvviso: come un uomo è dapprima concepito, poi resta nove mesi nel seno di Maria, nasce, si nutre con il latte materno, vive per molto tempo una vita ritirata, aspettando di divenire uomo adulto con il passar degli anni, in modo che questo suo comportamento convinca tutti a credere alla verità della sua incarnazione... Dunque l’angelo ordina loro, al ritorno dall’Egitto, di andare a stabilirsi nel loro paese. Anche questo accade con un preciso disegno, cioè "affinché si adempisse" - dice il Vangelo - "ciò che era stato detto dai profeti: Egli sarà chiamato Nazareno" (Mt 2,23) Del resto, proprio perché lo predissero i profeti, gli apostoli spesso chiamarono Cristo «Nazareno» (Is 11,1). Questo fatto, allora, rendeva oscura e non facilmente comprensibile la profezia relativa a Betlemme? Niente affatto. Ché, proprio questo doveva, al contrario, stimolare la loro curiosità e spingerli a indagare su quanto era stato detto di lui nelle profezie. Come si sa, fu il nome di Nazaret che spinse Natanaele a informarsi su Gesù Cristo, da cui si recò dopo aver detto: "E può venire qualcosa di buono da Nazaret?" (Jn 1,46). Nazaret era, infatti, un villaggio di nessun conto, come del resto pochissima importanza aveva tutta la regione della Galilea. Per ciò i farisei dissero a Nicodemo: Ricerca bene e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea (Jn 7,52). Tuttavia, Cristo non si vergognò di prender nome da questa patria, per mostrarci che non aveva affatto bisogno di ciò che gli uomini ritengono importante. Egli scelse i suoi apostoli proprio in Galilea, paese disprezzato dai Giudei, per togliere ogni scusa ai pigri e far loro vedere che non occorre niente di tutto quanto è esteriore, se essi si applicano con zelo alla virtù. Sempre per questo motivo il Figlio di Dio non volle affatto una casa sua: "Il Figliolo dell’uomo non ha dove posare il capo", egli dice (Lc 9,58). Per questa ragione fugge quando Erode vuole ucciderlo; appena nato viene deposto in una mangiatoia e rimane in una stalla; si sceglie anche una madre povera: ed ha fatto tutto ciò per abituarci a non arrossire di queste cose, per insegnarci, insomma, fin dal suo ingresso in questo mondo, a calpestare sotto i piedi il lusso e l’orgoglio del mondo e a non ricercare altro che la virtù... Non restiamo, dunque, ad aspettare oziosamente l’aiuto degli altri. È certo che le preghiere dei santi hanno molta efficacia, ma solo quando noi mutiamo condotta e diventiamo migliori... Insomma, se noi siamo pigri e negligenti, neppure gli altri ci potranno soccorrere: ma se vegliamo su noi stessi, da noi medesimi ci soccorreremo e lo faremo molto meglio di quanto potrebbero farlo gli altri. Dio preferisce accordare la sua grazia direttamente a noi, piuttosto che ad altri per noi, perché lo zelo che poniamo nel cercare di allontanare la sua collera ci spinge ad agire con fiducia e a diventare migliori di quel che siamo. Per questo il Signore fu misericordioso con la cananea e così egli salvò la Maddalena e il ladrone, senza che alcun mediatore fosse intervenuto a favore. (Crisostomo Giovanni,&lt;em&gt; In Matth&lt;/em&gt;. 8, 2 s.; 9, 2; 5, 1).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Matteo è l’evangelista del “regno dei cieli”. Che cosa significa per me il regno dei cieli?&lt;br /&gt;Sono una persona che supera gli ostacoli con l’aiuto della Parola di Dio o che “tiro a campare”?&lt;br /&gt;La vita di Giuseppe non è mai stata un cammino solitario lontano da Gesù e da Maria, io con chi cammino?&lt;br /&gt;Sono capace anche io di “prendere il bambino e sua madre” nella mia vita di tutti i giorni? Che spazio ha nella mia famiglia la parola di Dio e la preghiera?&lt;br /&gt;Nelle nostre famiglie c'è una lettura "sapienziale" dei fatti, avvenimenti, esperienze e quindi della vocazione di ciascuno, oppure lasciamo tutto ad una reazione istintiva per lo più condizionata dalla cultura circostante del momento?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La liturgia ci fa pregare oggi perché nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore di quello che regnava nella Santa Famiglia e ripercorrere quanto Dio ha tracciato nella nostra vita. Rispondiamo alla Parola con il suggerimento del Salmista (Sal 127)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beato chi teme il Signore&lt;br /&gt;e cammina nelle sue vie.&lt;br /&gt;Della fatica delle tue mani ti nutrirai,&lt;br /&gt;sarai felice e avrai ogni bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tua sposa come vite feconda&lt;br /&gt;nell’intimità della tua casa;&lt;br /&gt;i tuoi figli come virgulti d’ulivo&lt;br /&gt;intorno alla tua mensa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco com’è benedetto&lt;br /&gt;l’uomo che teme il Signore.&lt;br /&gt;Ti benedica il Signore da Sion.&lt;br /&gt;Possa tu vedere il bene di Gerusalemme&lt;br /&gt;tutti i giorni della tua vita!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;In questa domenica dedicata alla santa famiglia di Nazaret, Giuseppe ricorda a tutti noi, il segreto per ogni famiglia umana: prendere con sé Gesù e sua madre Maria proprio come gli sposi di Cana.&lt;br /&gt;Maria oltre ad essere madre, è anche mediatrice di grazia fra noi e Dio, ecce ci ripete: “Fate quello che Gesù vi dirà” (Gv 2,5).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-4957973533494674395?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/4957973533494674395/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/12/lectio-divina-su-mt-213-1519-23.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/4957973533494674395'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/4957973533494674395'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/12/lectio-divina-su-mt-213-1519-23.html' title='Lectio divina su Mt 2,13-15.19-23'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-2888368160013454351</id><published>2010-12-20T23:25:00.000-08:00</published><updated>2010-12-20T23:31:19.251-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Lc 2,1-14</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;&lt;span style="color:#ffcc00;"&gt;NATALE DEL SIGNORE / A&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Lectio divina su Lc 2,1-14&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Oggi è nato per noi il Salvatore&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Spirito di vita, che alitando sulla massa delle acque della creazione hai portato vita e bellezza là dov'era il caos!&lt;br /&gt;Spirito di vita, che guidando Israele come colonna di fuoco nella notte hai condotto gli schiavi alla libertà!&lt;br /&gt;Spirito di vita, che coprendo Maria con la tua ombra silenziosa ed efficace hai portato Dio Figlio fra gli uomini!&lt;br /&gt;Spirito di vita, che comunicando la luce della Verità del Padre nel Figlio ci rendi capaci di confessare la fede in Gesù Cristo Signore!&lt;br /&gt;Spirito di vita, guidaci sulle strade della nostra Betlemme, per scoprire nella gioia la presenza di Dio Figlio nel figlio di Maria che vive in mezzo a noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tut ta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 13Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Ma¬ria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.&lt;br /&gt;8C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l'angelo dis-se loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11og-gi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». 13E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:&lt;br /&gt;14«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Rt 1,22; 2,4; 4,11; Is 1,3; 9,1-6; 65,1-2; Es 13,12; 16,10; 24,16-18; 33,18-23; 34,19,29-35; Mi 5,1-4; Mt 11,26; Gv 14,27; Rm 4,20; 11,36; 16,27; 1Cor 1,27; Ef 2,14; Tt 2,11-14; 1Pt 4,11; Ap 4,9; 7,12; 15,8; 21,23.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo appena concluso l’itinerario dell’avvento. I giorni che hanno preceduto il ricordo di questo evento sono stati segnati dalla persona del figlio di cui Maria di Nazaret è venuta misteriosamente incinta.&lt;br /&gt;Siamo verso la fine del "vangelo dell'infanzia" nella versione lucana. Il vangelo dell’infanzia non fa altro che prepararci all’evento salvifico già annunziato dai profeti.&lt;br /&gt;La liturgia, nella notte di Natale, ci presenta solo 14 versetti. La nascita di Gesù è in 40 versetti. In questi 40 versetti ci sta un confronto tra questa scena e la precedente: riguardo al Figlio di Maria, l'obiettivo è puntato in primo luogo sulla scena della nascita, mentre per Giovanni si dà risalto alla circoncisione e all'imposizione del nome. Ma è la notte di Natale. Una notte che nei Vangeli prende forma riflessa per la nostra vita.&lt;br /&gt;Il brano lucano è semplice, suggestivo, pieno di spunti teologici costruito sul modello dell’annuncio missionario.&lt;br /&gt;Punto centrale della narrazione sono le parole dell’angelo ai pastori, che riguardano il senso gioioso dell’avvenimento e la professione di fede in Gesù Salvatore. Dio entra nella vita degli uomini fuori dal tempio, dai suoi incensi e dalle case degli uomini, sente di dover chiamare a raccolta gli uomini per questo avvenimento in un luogo lontano e fuori dalla “Città”. Dio non va pensato come uno che si compiace della bontà dell'uomo ma piuttosto come uno che infonde la bontà nell'uomo attraverso la sua divina elezione e misericordia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 1-3: In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria.Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Nel presente versetto, Luca vuole indicare il contesto storico della nascita di Gesù e allo stesso tempo di mostrare che l'azione divina si serve di questo decreto di Cesare. Negli Atti, Dio si servirà ancora delle stesse leggi romane per condurre Paolo a Roma per annunciare il vangelo. Infine, e soprattutto, ciò offre un pretesto per il viaggio: un pretesto, poiché tali censimenti si fanno sempre nella località di residenza, non in quella di origine.&lt;br /&gt;Ciò che è importante è che in un contesto storico vi è un annunzio di salvezza. Origene scrive: "In questo censimento del mondo intero Gesù doveva essere incluso... affinché potesse santificare il mondo e trasformare il registro ufficiale del censimento in un libro di vita".&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;vv. 4-5: Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Luca qui sottolinea casa”, “famiglia” cioè l’origine davidica di Giuseppe. Di Maria é detto per la prima volta, che é incinta ma la chiama “fidanzata” “promessa sposa”. In Mt 1,18-25 sappiamo che Giuseppe ha condotto Maria nella propria casa ed ha giá superato i suoi dubbi personali sulla strana gravidanza. Ma Lc presentando una fidanzata incinta in viaggio vuole lanciare una provocazione scioccante, forse invitare a leggere e cercare. La prospettiva provvidenziale di Luca nel raccontare i fatti emerge anche dal fatto che Giuseppe porta con sé Maria: le donne non dovevano farsi registrare, dunque la giovane puerpera avrebbe potuto rimanere a Nazaret. Luca, però, vuole mostrare che ella è considerata a pieno titolo legale membro della famiglia davidica.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 6-7: Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Il luogo è Betlemme. Nell’AT é importante soprattutto come luogo dell’origine della stirpe di David. Il luogo è la casa, è la famiglia parole sottolineate dall’evangelista Luca. In questo luogo Luca ci ha condotti senza peró precisare nulla. Qualcosa però ci riconduce a capire che si realizza quanto previsto in 1,26-38 ed il bambino giudeo é integrato nel popolo della promessa tramite la circoncisione (2,21).&lt;br /&gt;Maria da alla luce il suo primogenito. Il termine “primogenito” non indica che Maria abbia avuto altri figli dopo la nascita di Gesù. Il primo figlio - anche se non ne fossero nati altri in seguito – era sempre chiamato primogenito, per designare i diritti e i doveri che lo riguardavano (cfr. Es 13,12: “Riscatterai ogni primogenito dell’uomo tra i tuoi figli”; Es 34,19: “Ogni essere che nasce per primo nel seno materno è mio”).&lt;br /&gt;I movimenti che fa Maria (lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia), sono gli stessi movimenti che si faranno alla morte di Gesù. Gesù sarà segnato fino alla morte da questa estrema povertà. Non si tratta solo dell'indigenza materiale della sua famiglia. C'è molto di più. Gesù, il Verbo fatto carne, "venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11). E la mangiatoia ne è il simbolo: “il bue riconosce il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende”. (Is 1,3). C'è qui il grande mistero dell'incarnazione. Paolo dirà che "da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Cor 8, 9).&lt;br /&gt;Anche un alloggio (Katàljma) diviene simbolo di una povertà e di un rifiuto che troverà il suo culmine nel rifiuto assoluto di lui nel processo davanti a Pilato (cfr. Gv 18, 28-19, 16). Più tardi Gesù dirà “il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Katàljma ricorda anche quel luogo ove Gesù mangerá la pasqua con i discepoli (Lc 22,11; Mc 14,14; cfr. anche: Lc 9,12; 19,7; 22,14).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 8: C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Luca indica i pastori perché questi sono coloro che godono di una cattiva reputazione: sono spesso considerati ladri e disonesti. I pastori, sono coloro che occupano il gradino più basso della scala sociale sono i primi ad essere coinvolti dalla nascita di colui che ha per madre un'umile donna (1,48) ed è "inviato a portare ai poveri il lieto annunzio" (4,18). Il neonato è già colui che sarà accessibile ai peccatori e mangerà alla loro tavola (15,2). Proprio queste persone sono coloro i quali vegliano per sorvegliare il gregge. C’è una capacità di attenzione in loro che in altri non si riscontra.&lt;br /&gt;Luca, è sensibile nel mettere in evidenza che Dio consegna se stesso ai semplici; pensiamo a Maria in Lc 1,48: “..alla bassezza della sua serva”; Lc 6,20: “beati voi poveri”; Lc 10,21: “ti benedico o Padre che ti sei rivelato a piccoli e ti sei nascosto ai sapienti”.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;vv. 9-10: Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Proprio a queste persone capaci di vegliare il gregge, il vero Guardiano del gregge li chiama (1Pt 2,20-25, Gv 10,1-10). Questi avvolti dalla gloria di Dio, cioè dalla sua Presenza, dalla sua Rivelazione sono riempiti interiormente dall’amore di Dio, dalla sua stessa passione.&lt;br /&gt;La luce non sta semplicemente davanti a loro ma li avvolge, entra nella loro vita, essi accolgono quell’annuncio che non è per loro soli, ma è una luce che è per tutto il popolo.&lt;br /&gt;Custodi di un gregge ora sono custodi di un mistero da conoscere e poi irradiare a tutti.&lt;br /&gt;I pastori sono presi da timore perché si trovano di fronte a qualcosa, non solo d’imprevedibile e impensabile, ma anche ad un’azione che riscontriamo solamente nelle teofanie dell’AT, specie ad Is 6,1-5 ed Ez 1; 3,12.23.&lt;br /&gt;Però il Signore rassicura, conforta con la sua Parola di salvezza. Quel timore che coinvolge immediatamente ed emotivamente ora trova un’apertura di significato grazie all’angelo del Signore, interprete luminoso dei fatti oscuri conducendo alla gioia vera.&lt;br /&gt;La gioia presente in tutto il vangelo lucano é una caratteristica della fede nell’itinerario salvifico. È una gioia che non si affievolisce e non si stabilizza, ma cresce all’infinito perció l’angelo dice: vi evangelizzo, c’é qui qualcosa proprio per voi, vi immergo in una realtá per voi assolutamente inedita.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 11: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Si rinnova quel prodigio, ma Luca scrive “oggi”, “semeron” è un termine teologico e difficilmente cronologico. Luca non fa altro che farci entrare nel “tempo di Dio”.&lt;br /&gt;Altri episodi del vangelo o della sacra scrittura:“oggi è entrata in questa casa la salvezza”, “ascoltate oggi la sua voce del Signore”….”oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”, “oggi sarai con me nel paradiso”, “oggi ti ho generato.”.&lt;br /&gt;C’è un “oggi” che si relaziona nel qui ed ora con ciascuno e con tutti, una storia che diventa storia di salvezza.&lt;br /&gt;Qui è il centro del racconto: l’iniziativa di Dio non è parola ma “Carne, Corpo”, presenza incarnata, profondamente dentro la storia, la mia, la tua, la nostra storia. Egli è Dio, l’annuncio si presenta ancora difficile per molti.&lt;br /&gt;Nei versetti precedenti abbiamo appreso il nome del bambino, qui l’angelo del Signore, annunciando la nascita di Gesù non lo chiama con il nome proprio ma con tre titoli teologici: Salvatore; Cristo; Signore. In questi titoli teologici è racchiusa una professione cristologica riassunta dall’angelo stesso.&lt;br /&gt;Luca non fa altro che insistere sulla signoria di Gesù e sulla sua missione di salvezza. In altre parole la sua signoria è la nostra salvezza. Non solo opera, fa salvezza, salva, ma é salvezza.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;vv. 12-14: Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;L’annuncio dell’angelo ai pastori è accompagnato da un segno, come per l’annuncio a Maria; la cugina Elisabetta al sesto mese, il bambino nella mangiatoia per i pastori, sono i segni che accompagnano la fede di chi ha il desiderio di ascoltare, vedere, incontrare, servire il vangelo che è lieta notizia. È la predicazione dell’evento da accogliere e da testimoniare così come cantano gli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace tra gli uomini, che egli ama”. Ciò manifesta la potenza divina e svela finalmente la sua misericordia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Quando venne il Signore, nostro Salvatore, al suo primo apparire nella carne, l’angelo, unito ai cori celesti, ne diede l’annunzio ai pastori dicendo: “vi annunzio una grande gioia che sarà di tutto il popolo” (Lc 2,10). Perciò anche noi, con le stesse parole degli angeli, annunziamo una grande gioia. Oggi infatti la Chiesa è nella pace; oggi la nave della Chiesa ha raggiunto il porto; oggi, carissimi, il popolo di Cristo viene esaltato, mentre i nemici della verità sono umiliati; oggi Cristo è nella gioia e il demonio nel lutto; oggi gli angeli esultano, i demoni sono dispersi. Che dire di più? Oggi cristo, re della pace, al suo apparire ha rimosso ogno contrasto e, come lo splendore del sole illumina il cielo, cos’ egli illumina la Chiesa col fulgore della pace. Poiché “oggi vi è nato un Salvatore” (Lc 2,11).&lt;br /&gt;O quanto è desiderabile la pace, stabile fondamento della religione cristiana e celeste ornamento dell’altare del Signore! Che cosa possiamo dire che sia degno di quasta pace? Il nome stesso di Cristo è Pace. Lo dice l’Apostolo: “Cristo è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo” (Ef 2,14).&lt;br /&gt;Ma, come per la visita di un sovrano si sgombrano le piazze e tutta la città è una festa di fiori e di luci affinché nulla possa apparire meno degno della presenza del re, così ora, all’arrivo di Cristo, re della pace, sia rimossa ogni tristezza e, allo splendore della verità, scompaia la menzogna, si dissolva la discordia, risplenda la carità.&lt;br /&gt;E se anche in terra i santi esaltano la pace, lo splendore della sua lode ridonda nell’alto dei cieli; cantano gli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14).&lt;br /&gt;Vedete, frateli, come tutte le creature del cielo e della terra si scambiano il dono della pace: gli angeli dal cielo annunziano pace alla terra, i santi tutti sulla terra lodano insieme Cristo, nostra pace, innalzano tra gli angeli; e i mistici cori cantano: “Osanna nel più alto dei cieli”.&lt;br /&gt;Diciamo allora anche noi con gli angeli: “Gloria a Dio, che ha umiliato il demonio ed esaltato il suo Cristo; gloria a Dio che ha annientato la discordia e ha ristabilito la pace (Pietro Crisologo, vescovo, &lt;em&gt;Disc. 149&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita. Il Figlio di Dio infatti, giunta la pienezza dei tempi che l'impenetrabile disegno divino aveva disposto, volendo riconciliare con il suo Creatore la natura umana, l'assunse lui stesso in modo che il diavolo, apportatore della morte, fosse vinto da quella stessa natura che prima lui aveva reso schiava. Così alla nascita del Signore gli angeli cantano esultanti: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2, 14). Essi vedono che la celeste Gerusalemme è formata da tutti i popoli del mondo. Di questa opera ineffabile dell'amore divino, di cui tanto gioiscono gli angeli nella loro altezza, quanto non deve rallegrarsi l'umanità nella sua miseria! O carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo, perché nella infinita misericordia, con cui ci ha amati, ha avuto pietà di noi, «e, mentre eravamo morti per i nostri peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo» (cfr. Ef 2, 5) perché fossimo in lui creatura nuova, nuova opera delle sue mani. Deponiamo dunque «l'uomo vecchio con la condotta di prima» (Ef 4, 22) e, poiché siamo partecipi della generazione di Cristo, rinunziamo alle opere della carne. Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler tornare all'abiezione di un tempo con una condotta indegna. Ricòrdati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricòrdati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del Regno di Dio. Con il sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo! Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole e non sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio. Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il sangue di Cristo (Leone Magno, papa &lt;em&gt;Disc. 1 per il Natale&lt;/em&gt;, 1-3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio e tutte le opere di Dio sono gloria dell'uomo; e l'uomo è la sede in cui si raccoglie tutta la sapienza e la potenza di Dio. Come il medico dà prova della sua bravura nei malati, così anche Dio manifesta se stesso negli uomini. Perciò Paolo afferma: «Dio ha chiuso tutte le cose nelle tenebre dell'incredulità per usare a tutti misericordia» (cfr. Rm 11, 32). Non allude alle potenze spirituali, ma all'uomo che si mise di fronte a Dio in stato di disobbedienza e perdette la immortalità. In seguito però ottenne la misericordia di Dio per i meriti e il tramite del Figlio suo. Ebbe così in lui la dignità di figlio adottivo.&lt;br /&gt;Se l'uomo riceverà senza vana superbia l'autentica gloria che viene da ciò che è stato creato e da colui che lo ha creato cioè da Dio, l'onnipotente, l'artefice di tutte le cose che esistono, e se resterà nell'amore di lui in rispettosa sottomissione e in continuo rendimento di grazie, riceverà ancora gloria maggiore e progredirà sempre più in questa via fino a divenire simile a colui che per salvarlo è morto.&lt;br /&gt;Il Figlio stesso di Dio infatti scese «in una carne simile a quella del peccato» (Rm 8, 3) per condannare il peccato, e, dopo averlo condannato, escluderlo completamente dal genere umano. Chiamò l'uomo alla somiglianza con se stesso, lo fece imitatore di Dio, lo avviò sulla strada indicata dal Padre perché potesse vedere Dio e gli diede in dono il Padre.&lt;br /&gt;Il Verbo di Dio pose la sua abitazione tra gli uomini e si fece Figlio dell'uomo, per abituare l'uomo a comprendere Dio e per abituare Dio a mettere la sua dimora nell'uomo secondo la volontà del Padre. Per questo Dio stesso ci ha dato come «segno» della nostra salvezza colui che, nato dalla Vergine, è l'Emmanuele: poiché lo stesso Signore era colui che salvava coloro che di per se stessi non avevano nessuna possibilità di salvezza.&lt;br /&gt;Isaia stesso aveva predetto questo: Irrobustitevi, mani fiacche e ginocchia vacillanti, coraggio, smarriti di cuore, confortatevi, non temete; ecco il nostro Dio, opera la giustizia, darà la ricompensa. Egli stesso verrà e sarà la nostra salvezza (cfr. Is 35, 4).&lt;br /&gt;Questo indica che non da noi, ma da Dio, che ci aiuta, abbiamo la salvezza. (Ireneo, vescovo, &lt;em&gt;“Contro le eresie”&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;C'è posto per Gesù nella mia vita? Quali segni mi sta offrendo Dio della sua presenza?&lt;br /&gt;Gesù è nato per portare gioia e pace. Quanto caratterizzano la mia vita questi doni? Sono portatore di gioia e di pace per gli altri?&lt;br /&gt;Cosa significa per me la parola Salvatore, da cosa vorrei essere salvato?&lt;br /&gt;Credo che sia possibile anche per me diventare complice di un nuovo annuncio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nel soffermarci a rileggere la Parola di salvezza, non possiamo fare altro che ripercorrere la salvezza di Dio nella nostra vita insieme alle parole del Salmista (Salmo 98)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Cantate al Signore un canto nuovo,&lt;br /&gt;perché ha compiuto prodigi.&lt;br /&gt;Gli ha dato vittoria la sua destra&lt;br /&gt;e il suo braccio santo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore ha manifestato la sua salvezza,&lt;br /&gt;agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.&lt;br /&gt;Egli si è ricordato del suo amore,&lt;br /&gt;della sua fedeltà alla casa di Israele.&lt;br /&gt;Tutti i confini della terra hanno veduto&lt;br /&gt;la salvezza del nostro Dio.&lt;br /&gt;Acclami al Signore tutta la terra,&lt;br /&gt;gridate, esultate con canti di gioia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cantate inni al Signore con l'arpa,&lt;br /&gt;con l'arpa e con suono melodioso;&lt;br /&gt;con la tromba e al suono del corno&lt;br /&gt;acclamate davanti al re, il Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Frema il mare e quanto racchiude,&lt;br /&gt;il mondo e i suoi abitanti.&lt;br /&gt;I fiumi battano le mani,&lt;br /&gt;esultino insieme le montagne&lt;br /&gt;davanti al Signore che viene,&lt;br /&gt;che viene a giudicare la terra.&lt;br /&gt;Giudicherà il mondo con giustizia&lt;br /&gt;e i popoli con rettitudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Lasciamoci sorprendere da un Dio che abita la notte, così che anche la notte del dolore si apra alla luce pasquale del Figlio di Dio crocifisso e risorto. Nel mistero del Verbo incarnato è apparsa agli occhi della nostra mente la luce nuova del tuo fulgore, perché, conoscendo Dio visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all'amore delle realtà invisibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-2888368160013454351?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/2888368160013454351/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/12/lectio-divina-su-lc-21-14.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/2888368160013454351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/2888368160013454351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/12/lectio-divina-su-lc-21-14.html' title='Lectio divina su Lc 2,1-14'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-8145939357548052905</id><published>2010-12-16T07:09:00.000-08:00</published><updated>2010-12-16T07:13:16.122-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Mt 1,18-24</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#6600cc;"&gt;IV DOMENICA DI AVVENTO / A&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Mt 1,18-24&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ecco, viene il Signore, re della gloria &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Manda il tuo Santo Spirito Paraclito nelle nostre anime e facci comprendere le Scritture da lui ispirate; e concedi a me di interpretarle in maniera degna, perché i fedeli qui radunati ne traggano profitto». «Dio salvatore… t’imploriamo per questo popolo: manda su di esso lo Spirito Santo; il Signore Gesù venga a visitarlo, parli alle menti di tutti e disponga i cuori alla fede e conduca a te le nostre anime, Dio delle Misericordie». (cf. Esortazione Apostolica Postsinodale, Verbum Domini, 16).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». 22 Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:&lt;br /&gt;23 Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. 24 Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Mt 1,23; 2,5.15.17.23; 4,14; 8,17; 12,17; 13,14.35; 28,20; Lc 1,26-38; 2,1-20; Dt 22,13-27; Sir 15,2; 2Sam 7,14-16; Is 7,10-14&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La liturgia della Parola di questa IV di Avvento, ruota attorno ad un segno e ad una promessa: la nascita di un bambino, a cui sarebbe stato posto il nome «Dio-con-noi». Troviamo questo compimento nel Vangelo, nel segno profetico dell’Emmanuele, in Gesù. Egli è il segno della fedeltà di Dio: la sua venuta inaugura un tempo nuovo. La nostra attesa di Colui che viene, però, non può essere attesa oziosa e passiva, richiede disponibilità e accoglienza.&lt;br /&gt;Il Vangelo, conosciuto come l’annuncio a Giuseppe, collega la nascita di Gesù alla promessa dell’Emmanuele, dichiarando che Gesù è questo “segno” che Dio è con noi.&lt;br /&gt;Per Matteo questo tema verrà ripreso anche alla fina del suo Vangelo quando il Risorto promette ai suoi: «Io sono con voi tutti i giorni …» E nella figura di Giuseppe indica a noi un modello di vera e attiva collaborazione con il disegno di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 18: Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Abbiamo appena terminato con la genealogia (i primi 17 versetti), dove al versetto 16 si ricorda. “Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo”. Ora vengono messi in luce i fatti. Anzitutto Matteo non fa altro che mettere in primo piano la persona di Giuseppe e narrare gli avvenimenti secondo il modo di pensare di Giuseppe.&lt;br /&gt;In questo versetto Maria viene già descritta come Madre. C’è un dono che Maria riceve dall’alto un dono da custodire e da vivere.&lt;br /&gt;L’evangelista continua dicendo che Ella appare “incinta” prima di convivere con Giuseppe, il suo promesso sposo. Secondo la legge di Mosè questo errore meritava la pena di morte (Dt 22,20). Ma l’evangelista sottolinea per noi “incinta per opera dello Spirito Santo”. Qui si vuol sottolineare che Giuseppe non c’entra niente con la nascita di Gesù. La gravidanza di Maria avviene prima che lei conviva con Giuseppe, non per una deviazione umana, bensì per volontà divina. In Luca sappiamo come. Matteo, invece, scrive “si trovò incinta”. È la sorpresa più sconcertante e splendida che possa avere una creatura che arriva a concepire l’inconcepibile, il proprio Creatore.&lt;br /&gt;Giuseppe accoglie il Figlio accogliendo Maria.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 19: Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Qui non abbiamo una descrizione dell’animo di Giuseppe, però abbiamo una definizione che lo stesso evangelista fa di Giuseppe: “giusto”. Egli è come l’orante del Salmo 119 che cerca Dio e ordina la propria vita secondo la sua volontà e con intima gioia la sua Legge. Nell’AT l’uomo giusto è colui che è accetto a Dio. E Giuseppe rientra in quell’ideale di uomo giusto. Forse ancora non coglie il mistero in profondità ma il suo cuore è grande e da uomo giusto, non obbedisce alle esigenze delle leggi della purezza. La sua giustizia è maggiore. Più tardi Gesù dirà: "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 5,20).&lt;br /&gt;La grandezza umana di Giuseppe: preferendo Maria alla propria discendenza, scegliendo l’amore invece della generazione, ci dice che è possibile amare senza possedere.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;vv. 20-21: Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Giuseppe continua a pensare, agisce in base a ciò che ha dentro, e che nel sonno emerge in libertà: Giuseppe, l’uomo giusto ha i sogni stessi di Dio: la sua parola parla nel sonno delle altre parole. Entrare nel sogno di Dio fa scoprire di essere figli. È scoprire la dimensione più profonda della vita e degli eventi. Per Giuseppe c’è qualcosa di più, un appellativo solenne: “Giuseppe, figlio di Davide”. Risentiremo nuovamente questo titolo, ma soltanto a Gesù (cfr. Mt 1,1; 9,27; 20,30ss.). In Giuseppe accade il risveglio e le speranze della profezia di Natan a Davide si fanno realtà. L’erede delle promesse è chiamato dalla Parola ad accogliere il dono con decisione e libertà. Egli è chiamato da Dio con quella dolce parola «Non temere». Anche nella creazione ad Adamo fu rivolta questa parola, purtroppo la sua risposta è stata: «Ho avuto paura» (Gen 3,10). Giuseppe invece non ascolta la paura e diventa vero padre di Gesù. È l'inizio del nuovo cielo e della nuova terra, annunciati da Isaia (Is 65,17). Per lui vale davvero il primato dell’amore: accogliere Maria e il dono che lei porta; lasciare che la Parola risvegli nel profondo quel sogno segreto che è Dio stesso.&lt;br /&gt;Notiamo che il figlio di Maria riceverà due nomi. In questo versetto leggiamo un nome comune: Gesù. Esso deriva dalla forma greca del nome ebraico Yeshua o Yeshu, che sono la forma abbreviata di Joshua. Il significato originale di Joshua probabilmente era «Jwhw aiuta». Ma il nome è stato poi legato alla radice ebraica che significa «salvare» (ys') e iterpretato «Dio salva». È il nome di Dio, la sua realtà per chi lo invoca: «Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato» (At 2,21). In nessun altro nome c’è salvezza (At 4,12), perché è il nome dal quale ogni nome prende vita. Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. Quest’espressione va interpretata alla luce degli insegnamenti contenuti nell’AT, nel quale troviamo tale espressione, “salverà il suo popolo”, con riferimento a Dio stesso. Infatti, nel libro del profeta Zaccaria leggiamo: “Il Signore loro Dio in quel giorno salverà come un gregge il suo popolo, come gemme di un diadema brilleranno sulla sua terra” (Zc 9,16). La frase di Matteo, inoltre, intende affermare che in questo Bambino che sta per nascere sarà presente Dio stesso.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 22-23: Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; In questo versetto viene citato Is 7,14, dove al re è promesso un figlio, garanzia della fedeltà di Dio. È un segno che il re non osa chiedere e che Dio invece vuol dargli. I racconti evangelici (Mt 1,18-25; Lc 1,26-38) considerano la concezione verginale un'opera divina che supera ogni comprensione e ogni possibilità umana (Lc 1,34): “Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”, dice l'angelo a Giuseppe riguardo a Maria, sua sposa (1,20).&lt;br /&gt;Nella profezia di Isaia vi è contenuta anche una sfiducia in Dio. Il non fidarsi di Dio, come è, in questo caso, il comportamento di Acaz, è una storia antica, che puntualmente si ripete; ma, nonostante ciò, Dio, continua ad offrire la sua luce e la sua salvezza al singolo e all'intera umanità, in ogni tempo.&lt;br /&gt;Il segno che viene dato vuole indicare che Dio è a fianco dell’uomo, così come possiamo capire dal secondo nome che viene dato al Bambino: Emmanuele, che significa Dio con noi. Nell'uscita dall'Egitto, nell'Esodo, Dio scende accanto al popolo oppresso e dice a Mosé: «Io sarò con te» (Es 3,12) e da quel momento in poi non abbandona più il suo popolo. Gesù è il «Dio - che - salva» perché è il «Dio – con - noi». E se Dio è con noi e per noi, chi sarà contro di noi (cfr. Rm 8,32ss)? «Con» significa relazione, intimità, unione, consolazione, gioia, sforzo. Lui è sempre con noi, in nostra compagnia (28,20).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 24: Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Il sonno di Giuseppe si trasforma. La Parola del Signore trasforma i dubbi e i sogni: è il segno di un risveglio, di una resurrezione.&lt;br /&gt;La resurrezione nasce dopo una lunga prova. Giuseppe sembra imitare la sua sposa: scava nel pozzo del cuore per accogliere il Bambino. L’accoglienza del bambino è l’accoglienza della madre. Maria lascia la casa del sì detto a Dio e va nella casa del sì detto a un uomo. Maria è la donna del sì, ma il suo primo sì l’ha detto a Giuseppe, l’angelo la trova già promessa, già legata, già innamorata.&lt;br /&gt;Giuseppe porta nella sua casa Maria. La casa è il luogo dove Dio si fa prossimo, si fa vicino, perché parla prima di tutto attraverso i volti delle persone che ci ha messo accanto, ci guarda prima di tutto con lo sguardo delle persone che vivono accanto a noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;L’evangelista Matteo descrive con brevi parole ma con piena verità la nascita del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, che, eterno Figlio di Dio prima di tutti i secoli, apparve nel tempo come figlio dell’uomo, discendendo dalla generazione dei padri da Abramo fino a Giuseppe, sposo di Maria. E conveniva sotto ogni aspetto che Dio, volendo farsi uomo per amore degli uomini, non nascesse se non da una vergine; poiché non poteva avvenire che una vergine desse la vita ad altri che al Figlio di Dio. “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele”, che significa Dio con noi (Is 7,14). Il nome col quale il profeta chiama il Salvatore “Dio con noi”, sta a significare le due nature di Cristo nell’unica Persona del Figlio di Dio. Nato dal Padre prima del tempo, nella pienezza dei tempi è divenuto nel seno della Madre l’Emmanuele, cioè Dio con noi; si è degnato di assumere la nostra fragile natura nell’unità della sua Persona quando “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14), cioè incominciò ad essere in modo mirabile quel noi siamo, senza cessare di essere quello ch’egli era, assumendo la nostra natura in modo da non perdere la sua. Maria diede alla luce il suo Figlio primogenito, cioè il Figlio del suo seno; diede alla luce colui che prima della creazione era Dio nato da Dio, e nella sua umanità creata era al di sopra di ogni creatura. “E lo chiamò Gesù” (Mt 1,25). Gesù perciò è il nome del Figlio della Vergine, annunziato dall’angelo, a significare che egli avrebbe salvato il suo popolo dai suoi peccati. Colui che salva dai peccati salverà anche dal disordine derivante dai peccati nell’anima e nel corpo.&lt;br /&gt;La parola Cristo indica dignità sacerdotale o regale. Nella Legge i sacerdoti e i re erano chiamati “cristi” da “crisma”, cioè unzione con l’olio sacro: erano un segno di colui che al suo apparire nel mondo come il vero Re e Pontefice, fu “consacrato con olio di letizia a preferenza dei suoi eguali” (Sal 44,8). Da questa unzione, cioè crisma, deriva la parola “Cristo”; e coloro che partecipano all’unzione di lui, cioè alla sua grazia spirituale, sono chiamati “cristiani”.&lt;br /&gt;Il Signore nostro Gesù Cristo, che è il Salvatore, si degni di salvarci dai peccati, egli che è il Pontefice, ci riconcili con Dio Padre; ci doni l’eterno regno del Padre suo e, egli che è Re e vive e regna col Padre e lo Spirito Santo per i secoli eterni. Amen. (Dalle &lt;em&gt;“Omelie”&lt;/em&gt; di San Beda il Venerabile, sacerdote)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fatto, Maria dette i natali senza il concorso di un uomo. Cosí come all`origine, Eva è nata da Adamo senza che vi sia stato incontro carnale, del pari è successo per Giuseppe e Maria, la Vergine sua sposa. Eva mise al mondo l`assassino Caino, Maria il Vivificatore. Quella mise al mondo colui che sparse il sangue di suo fratello (cf. Gen 4,1-16), questa colui il cui sangue fu sparso dai suoi fratelli. Quella vide colui che tremava e fuggiva a causa della maledizione della terra (cf. Gen 4,10-14); questa colui che, avendo assunto su di sé la maledizione, la inchiodò alla croce (cf. Col 2,14). Il concepimento della Vergine ci insegna che colui che, senza legame di carne, ha messo al mondo Adamo facendolo uscire dalla terra vergine, ha anche formato senza legame di carne il secondo Adamo nel seno della Vergine. Il primo Adamo era ritornato nel seno di sua madre da questo secondo Adamo, che non vi ritornò, colui che era sepolto nel seno di sua madre, ne fu tratto. Maria cercava di convincere Giuseppe che il suo concepimento era opera della Spirito, ma egli non le credette, perché era cosa insolita. Al vedere in lei, nonostante la sua gravidanza, un atteggiamento sereno, "egli, nella sua giustizia, non voleva denunciarla pubblicamente" (Mt 1,19); ma non per questo fu maggiormente disponibile ad accettarla, come marito, visto che pensava che si fosse unita ad un altro. Decise perciò «nella sua giustizia», di non prenderla, ma anche di non calunniarla. Cosí "un angelo gli apparve e gli disse: Giuseppe, figlio di David" (Mt 1,20). Cosa meravigliosa che lo chiami, anche lui, «figlio di David»!, ricordandogli il primo dei suoi antenati, David, al quale Dio aveva promesso che "dai frutti delle sue viscere" (Sal 132,11), avrebbe suscitato il Messia secondo la carne.&lt;br /&gt;"Non temere di prendere Maria come tua sposa, perché ciò che è in lei è opera dello Spirito Santo" (Mt 1,20). E se tu dubiti del concepimento senza legami carnali della Vergine, ascolta le parole di Isaia: "Ecco, la vergine concepirà" (Is 7,14). E quelle di Daniele: "La pietra si staccò senza l`aiuto delle mani" (Dn 2,34). Non si tratta di quest`altra parola: "Guardate la montagna e i pozzi" (Is 51,1). Qui, in effetti, si tratta dell`uomo e della donna; là, invece, è detto: «Senza l`aiuto delle mani». Cosí come, per Eva, Adamo aveva ricoperto il ruolo di padre e di madre, del pari Maria per Nostro Signore. (Efrem, &lt;em&gt;Diatessaron&lt;/em&gt;, 2, 2s.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Quale rispetto di fronte al mistero di Dio? Anche noi riusciamo a intuire che Dio interviene nella nostra vita, nella nostra storia oppure vogliamo fuggire in segreto?&lt;br /&gt;Ci fidiamo di Dio? Oppure rinnoviamo la storia antica?&lt;br /&gt;Siamo convinti che siamo chiamati alla paternità (o maternità) di Dio?&lt;br /&gt;Abbiamo sperimentato nella nostra vita (anche nella vita di coppia) come Dio scombina i nostri progetti? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Soffermiamoci a contemplare quell'itinerario silenzioso da Nazareth a Betlemme prendendo coscienza, per fede, che anche in noi, oggi, il Signore è l'Emmanuele: il Dio con noi. Rispondiamo col Sal 23:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Del Signore è la terra e quanto contiene:&lt;br /&gt;il mondo, con i suoi abitanti.&lt;br /&gt;È lui che l’ha fondato sui mari&lt;br /&gt;e sui fiumi l’ha stabilito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi potrà salire il monte del Signore?&lt;br /&gt;Chi potrà stare nel suo luogo santo?&lt;br /&gt;Chi ha mani innocenti e cuore puro,&lt;br /&gt;chi non si rivolge agli idoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli otterrà benedizione dal Signore,&lt;br /&gt;giustizia da Dio sua salvezza.&lt;br /&gt;Ecco la generazione che lo cerca,&lt;br /&gt;che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Giuseppe diventa padre nel momento che obbedisce, che si affida tutto alla parola di Dio. Anche noi siamo chiamati a questa paternità, a generare Gesù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-8145939357548052905?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/8145939357548052905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/12/lectio-divina-su-mt-118-24.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/8145939357548052905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/8145939357548052905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/12/lectio-divina-su-mt-118-24.html' title='Lectio divina su Mt 1,18-24'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-6305493583270585862</id><published>2010-12-08T23:56:00.000-08:00</published><updated>2010-12-09T00:01:39.784-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Mt 11,2-11</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#cc66cc;"&gt;&lt;strong&gt;III DOMENICA DI AVVENTO / A&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Mt 11,2-11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;Vieni, Signore, a salvarci &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Manda il tuo Santo Spirito Paraclito nelle nostre anime e facci comprendere le Scritture da lui ispirate; e concedi a me di interpretarle in maniera degna, perché i fedeli qui radunati ne traggano profitto». «Dio salvatore… t’imploriamo per questo popolo: manda su di esso lo Spirito Santo; il Signore Gesù venga a visitarlo, parli alle menti di tutti e disponga i cuori alla fede e conduca a te le nostre anime, Dio delle Misericordie». (cf. Esortazione Apostolica Postsinodale, Verbum Domini, 16).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;2Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». 7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. 11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gen 49,10; Sal 118,26; Zc 9,9; Ml 3,1; Eb 10,27; Es 23, 20; Is 26,19; 29,18; 32,3-4; 35, 4-6; 61,1-2.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Capire&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Siamo nella terza domenica d’Avvento, detta domenica “Gaudete”, prendendo spunto dall’antifona d’ingresso con cui la Chiesa introduce la Liturgia eucaristica di questo giorno: Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino. (Fil 4,4.5). È la gioia che scaturisce nel buio della nostra esistenza, ove siamo chiamati ad incamminarci e rileggere nella nostra vita, con la luce nel cuore, la Parola del Signore.&lt;br /&gt;Il Vangelo odierno, è nel contesto di una serie di racconti circa l’attività di Gesù che fa seguito al discorso sull’apostolato (Mt 11-12). Non vengono narrati molti miracoli, ma l’evangelista pone l’accento sulla polemica fra Gesù e i suoi avversari, in un crescendo che continuerà per tutto il resto del vangelo.&lt;br /&gt;In questa sezione, dominata in modo preponderante dalla diffidenza e dall'ostilità, la predicazione di Gesù è costretta a farsi misteriosa e Gesù per non togliere del tutto la luce dei suoi insegnamenti al popolo d'Israele, propone sotto il velo del genere parabolico i vari aspetti della misteriosa realtà del Regno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Meditare&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 2-3: Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Facciamo qui un salto da 4,12, punto in cui del Battista non sappiamo nulla. Adesso si trova in carcere, un luogo di segregazione, un mondo a parte. *&lt;br /&gt;Un giorno Paolo scrivendo a Timoteo dirà “la Parola di Dio non è incatenata” (2Tim 2,9), non si lascia mettere nessuna catena, essa è viva come dice l’autore della lettera agli Ebrei, Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore (Eb 4, 12). Giovanni è convinto di questo e non ripiega la sua vita su se stesso, anzi, non smette di fissare lo sguardo verso ciò che ritiene lo scopo della sua vita: preparare la strada al Messia. In Lui è tutta la sua gioia, da Lui aspetta la sua salvezza. È attento ai segni dei tempi anche se questi segni sono molto diversi da quelli da lui stesso annunciati.&lt;br /&gt;Ora però gli sorgono dubbi. Non sappiamo il motivo per cui il Battista è spinto alla domanda; forse l’ambiente stesso l’ha portato a questo. In questo momento egli rappresenta tutti quegli uomini giusti dell´AT e di tutte le epoche, che hanno il valore di esprimere i loro dubbi, di mettersi in discussione con serietà, di cercare una risposta alle loro domande.&lt;br /&gt;Giovanni da uomo pieno di Spirito Santo si mette in discussione e si apre ad una nuova proposta da parte di Dio, pur con la fatica che avrà fatto nel comprendere questo progetto. La sua è una domanda aperta alla verità che gli viene da un Altro.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 4-5: Gesù rispose loro: Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; La risposta di Gesù non è diretta, ma facendo parlare i fatti, attesta esplicitamente la sua missione. I verbi “udite” e “vedete” messi al presente descrivono un'azione che si sta svolgendo ora, in questo momento, con tendenza a durare verso un immediato futuro.&lt;br /&gt;Con una serie di coppie di prodigi da lui operati ieri ed oggi, con i verbi al presente, Gesù invita, non solo Giovanni, ma i discepoli di ogni tempo, a leggere i segni dei tempi per riconoscervi la presenza del Messia Gesù. Questa “è la via della fede, che iniziando dall’attività visibile culmina nel riconoscimento di Gesù. È la via che conduce dall’oscurità alla luce, dal segno alla realtà” (W. Trilling).&lt;br /&gt;Gesù in questo momento cita l’AT è il metodo narrativo matteano per affermare che in Gesù Cristo le Scritture hanno avuto il loro compimento. Egli non fa altro che invitarci a raccontare noi stessi ciò che abbiamo visto e udito. A farci degli interrogativi sulla verità nascosta. È un incitamento anche per noi ad essere svegli per essere portatori di un annuncio vivo e vissuto della nostra fede in Lui.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 6: E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Abbiamo un invito alla lettura dei segni dei tempi per dare risposta a noi stessi e a quanti ci circondano, ove vi è racchiusa una beatitudine. Gesù le aveva già proclamate le beatitudini. Qui ne aggiunge ancora una. Essa è legata a questo atteggiamento del discepolo che lascia che il Maestro gli insegni la via per giungere al Regno di Dio. Quanti infatti sapranno accogliere questo messaggio e questo stile di vita senza che esso gli provochi inciampo nel cammino, saranno felici perché avranno trovato la via della vita e della vera libertà.&lt;br /&gt;La parola “scandalo” vuole indicare (in greco) la pietra d’inciampo preparata per colpire di sorpresa una persona. Gesù qui si presenta come uno che “scandalizza”. Ma lo scandalo di cui parla Gesù è quello che scaturisce dal vivere radicalmente il vangelo, quello che ci scuote dalle nostre abitudini di vita e dai nostri schemi mentali. A nostra volta, siamo chiamati tutti a “scandalizzare” il mondo con lo scandalo del vangelo dimostrando con la vita di non assoggettarsi a usi e costumi lontani dalla fede cristiana, di rifiutare compromessi che provocherebbero ingiustizie, di preoccuparsi dei poveri e degli ultimi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 7: Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Sembra la corsa della curiosità. Gesù ancora ci interpella con queste parole. In particolare noi che continuiamo a seguirlo, ad ascoltarlo. Certo in questo momento Gesù elogia il battista perché non è come noi che continuiamo ad arrampicarci sugli specchi o che passiamo da un pensiero ad un altro. Egli è il discepolo fedele, che ha annunciato con schiettezza gridandolo alla coscienza di ognuno.&lt;br /&gt;Giovanni compie il suo ministero in funzione della venuta di Gesù, su di lui occorre riflettere probabilmente per poter accogliere meglio il Messia. È un vero elogio che Gesù fa del suo Precursore: gli riconosce una solidità interiore; non si è lasciato agitare dai venti contrari seguendo ora questo, ora quello. Giovanni non è una canna sbattuta dal vento; il solo vento che lo muove è quello dello Spirito che lo ha condotto nel deserto, dove ha predicato la conversione e il ritorno a Dio.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 8: Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re!&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Gesù ribadisce cercando di arrivare all’identità del Battista: Un profeta è fuori dal nostro modo di pensare. Il suo status non è un privilegio, ma una missione; anzi la sua scelta così radicale dice il totale abbandono del mondo per dare a Dio il primato di tutto, per dire che Dio è l’unico vero bene. Questo è un interrogativo per noi quando non siamo in grado di accettare i profeti, quando non accettiamo coloro che parlano nel nome del Maestro.&lt;br /&gt;Giovanni non ha voluto immischiarsi con faccende politiche, con riconoscimenti e favoritismi. Egli era anzitutto un “modello di sopportazione e di pazienza” (Gc 5,10) e come tale egli è l’araldo del Signore. Anzi, il richiamo al rispetto della Legge di Dio gli ha procurato la prigionia da parte dei potenti.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 9-10: Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Anche noi, spesso, ci ritiriamo nel deserto. Un po’ suggerito da un animatore religioso. Un po’ perché lo desideriamo per fare una pausa nella nostra vita. Ma nonostante questo, Gesù ci ripete la domanda.&lt;br /&gt;La prima domanda fatta da Gesù dovrebbe scuotere le nostre coscienze che spesso confondiamo i verbi, le parole. Vedere non è imparare. Dio non si impara ma si vede perché Lui si mostra. Il profeta non insegna Dio, ma lo mostra e Giovanni non ha fatto altro che mostrare Dio. Giovanni è un profeta, l’ultimo dei profeti che annunciavano l’intervento di Dio a favore del suo popolo.&lt;br /&gt;Questo messaggero divino, che è stato Giovanni il Battista, ha preparato la strada al Signore. In questo modo Matteo sta definendo in modo indiretto la natura divina di Gesù.&lt;br /&gt;Anche noi dovremmo fare o stare nel deserto per ritrovare la “via santa” e preparare la via al Signore.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 11: In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; È un elogio notevole che Giovanni riceve da Gesù, anche se alla fine sembra negare questa grandezza ineguagliata di Giovanni. Tuttavia la logica del Regno dei cieli è un’altra. Con Gesù, cioè Dio che viene a noi, il Regno non è più guadagnato con sforzi umani, ascesi, meriti derivanti da una buona condotta. Nel suo discorso della montagna il Maestro insegnava: “beati i poveri, perché di essi è il Regno dei cieli. A chi non ha nulla, neppure opere buone da offrire da Dio (e di cui vantarsi), e si presenta a Lui in totale nudità e vuoto, a questi è data la beatitudine del Regno.” Dirà Paolo in Romani 14,17 “il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo”. La grandezza del Regno rende grande colui che ne fa parte ed è puro dono gratuito dell’Amore di Dio per noi. I più piccoli del Regno sono coloro che assumono la forma di schiavo e sull’esempio del figlio di Dio “nato da Donna” (Gal 4,4), desiderano servire tutti «fino alla morte di Croce» (Fil 2,6-11).&lt;br /&gt;In altri luoghi Gesù stesso spiegherà: chi osserva la santa Legge di Dio, è grande nel Regno (Mt 5,19); chi si lascia fare come un bambino, è «il più grande nel Regno dei cieli»(Mt 18,4). Il centro è lui. Tutto deriva dal Padre mediante lui, che dona lo Spirito. Tutto torna al Padre mediante lui, con il dono dello Spirito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;Giovanni la voce, il Signore, invece, in principio era il Verbo. Giovanni, voce nel tempo, Cristo in principio Parola eterna. Togli la parola, che cos'è la voce? Non ha nulla d’intellegibile, è strepito a vuoto. La voce, senza la parola, colpisce l'orecchio, non apporta nulla alla mente. Nondimeno, proprio nell'edificazione della nostra mente, ci rendiamo conto dell'ordine delle cose. Se penso a quel che dirò, la parola è già dentro di me; ma, volendo parlare a te, cerco in qual modo sia anche nella tua mente ciò che è già nella mia. Cercando come possa arrivare a te e trovar posto nella tua mente la parola che occupa già la mia, mi servo della voce e, mediante la voce, ti parlo. Il suono della voce ti reca l'intelligenza della parola; appena il suono della voce ti ha recato l'intelligenza della parola, il suono stesso passa oltre; ma la parola, a te recata dal suono, è ormai nella tua mente e non si è allontanata dalla mia. Perciò il suono, proprio il suono, quando la parola è penetrata in te, non ti sembra dire: Egli deve crescere ed io, invece, diminuire? La sonorità della voce ha vibrato nel far servizio, quindi si è allontanata, come per dire: Questa mia gioia è completa. Conserviamo la parola, badiamo a non perdere la parola concepita nel profondo dell'essere. Vuoi aver la prova che la voce passa e il Verbo rimane? Dov'è ora il battesimo di Giovanni? Egli adempì il suo servizio e scomparve. Ora si accorre con frequenza al Battesimo di Cristo. Tutti siamo credenti in Cristo, speriamo salvezza in Cristo: questo annunziò la voce. E poiché è certo difficile distinguere la parola dalla voce, anche lo stesso Giovanni fu ritenuto il Cristo. La voce fu creduta la Parola: ma la voce riconobbe se stessa per non recare danno alla Parola. Disse: Io non sono il Cristo, né Elia, né un profeta. Gli fu chiesto: Dunque, chi sei? Io sono - disse - la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via al Signore. Voce di uno che grida nel deserto, voce di uno che rompe il silenzio. Preparate la via al Signore, quasi a dire: per questo io grido, per introdurre lui nel cuore; ma non può degnarsi di venire per dove voglio introdurlo se non preparerete la via. Che vuol dire: preparate la via, se non: elevate suppliche degne? Che vuoi dire: preparate la via, se non: siate umili nei vostri pensieri? Da lui stesso prendete esempio di umiltà. È ritenuto il Cristo, afferma di non essere quel che viene creduto, né sfrutta per il suo prestigio l'errore altrui. Se avesse detto: Sono io il Cristo, con quanta facilità egli non avrebbe convinto, dal momento che se ne aveva la persuasione prima ancora che parlasse? Non lo disse: si riconobbe, si distinse, si umiliò. Avvertì dov'era per lui la salvezza: comprese di essere lucerna ed ebbe timore perché non venisse spenta dal vento della superbia. (Dai Discorsi di sant’Agostino, &lt;em&gt;Disc&lt;/em&gt;. 293,3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ascoltiamo quello che [Gesù] dice di Giovanni, dopo che i discepoli di questo si sono allontanati: "Cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento?" (Mt 11,7). Così dicendo certamente intendeva negare, non affermare. La canna, infatti, alla brezza più lieve si piega in un’altra parte. E cosa s’intende per canna se non un animo carnale, che appena è sfiorato dalla lode o dal biasimo subito si piega da questa o da quella parte? Se infatti dalla bocca degli uomini soffia il vento della lode, si rallegra, si riempie di orgoglio e tutto si strugge in tenerezza. Ma se da dove veniva il vento della lode soffia il vento del biasimo, subito s’inclina dall’altra parte accendendosi d’ira. Giovanni però non era una canna agitata dal vento, poiché‚ non si lasciava blandire dal favore né il biasimo lo irritava, da qualunque parte venisse. La prosperità non lo rendeva orgoglioso e le avversità non potevano prostrarlo. Pertanto, Giovanni non era una canna agitata dal vento, dal momento che nessuna vicissitudine umana riusciva a smuoverlo dalla sua fermezza. Impariamo perciò, fratelli carissimi, a non essere come una canna agitata dal vento, rafforziamo l’animo nostro in mezzo ai soffi delle lingue, e rimanga inflessibile lo stato della mente. Nessun biasimo ci spinga all’ira, nessun favore ci inclini a una sterile debolezza. La prosperità non ci faccia insuperbire, le avversità non ci turbino, di modo che, radicati in una solida fede, non ci lasciamo smuovere dalla mutevolezza delle cose transitorie. Così continua ad esprimersi [Gesù] riguardo a Giovanni: "Ma che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito di morbide vesti? Ecco, quelli che portano morbide vesti abitano nei palazzi dei re" (Mt 11,8). Infatti descrivono Giovanni vestito con peli di cammello intrecciati. E cos’è questo: "Ecco, quelli che portano morbide vesti abitano nei palazzi dei re", se non un dire apertamente che quanti rifuggono dal soffrire amarezze per amore di Dio e sono dediti soltanto alle cose esteriori, militano non per il regno celeste, ma per quello terreno? Nessuno dunque creda che nel lusso e nella preoccupazione delle vesti non ci sia alcun peccato, poiché se non ci fosse colpa, il Signore non avrebbe affatto lodato Giovanni per l’asprezza delle sue vesti... E già Salomone aveva detto: "Le parole dei savi sono come pungoli, e come chiodi piantati profondamente" (Qo 12,11). A chiodi e a pungoli sono paragonate le parole dei sapienti, perché esse non sanno accarezzare le colpe dei peccatori, ma bensì le pungono. "Ma chi siete andati a vedere nel deserto? Un profeta? Sì, vi dico; e più che un profeta" (Mt 11,9). È infatti compito del profeta predire le cose future, non indicarle. Giovanni è più che un profeta, perché indicò, mostrandolo, colui del quale nel suo ufficio di precursore aveva profetato. Ma poiché‚ [Giovanni] non è una canna agitata dal vento, poiché non è vestito di morbide vesti, poiché‚ il nome di profeta non basta a dire il suo merito, ascoltiamo dunque in che modo possa essere degnamente chiamato. Continua [il Vangelo]: "Egli è colui del quale sta scritto: Ecco io ti mando innanzi il mio angelo, perché prepari la tua via dinanzi a te" (Ml 3,1). Ciò che in greco viene espresso col termine angelo, tradotto, significa messaggero. Giustamente, dunque, viene chiamato angelo colui che è mandato ad annunziare il sommo Giudice: affinché‚ dimostri nel nome la dignità dell’azione che compie. Il nome è certamente alto, ma la vita non gli è inferiore (Gregorio Magno, &lt;em&gt;Hom&lt;/em&gt;. 6, 2-5).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Per Giovanni Battista fu difficile riconoscere, in Gesù, il Messia. E noi? Lo conosciamo? Lo riconosciamo?&lt;br /&gt;La domanda di Gesù si rinnova ancora oggi per noi. Nel deserto cosa siamo andati a vedere? Che tipo di deserto è la nostra vita? Cosa andiamo a cercare?&lt;br /&gt;Pensando alla figura di Giovanni già presentata dai Vangeli, come uomo e come profeta, che punti in comune e che punti divergenti abbiamo noi con la sua persona?&lt;br /&gt;Riprendiamo la risposta di Gesù ai messaggeri di Giovanni: quali sono i segni del regno che danno un senso salvatore e liberatore alla nostra presenza cristiana nel quartiere, nella comunità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ancora una volta, è la stessa liturgia che, nel salmo responsoriale di oggi, ci offre la preghiera che innalziamo al Dio della nostra gioia, datore di ogni salvezza. Dal Salmo 145:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Il Signore è fedele per sempre,&lt;br /&gt;rende giustizia agli oppressi,&lt;br /&gt;dà il pane agli affamati.&lt;br /&gt;Il Signore libera i prigionieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore ridona la vista ai ciechi,&lt;br /&gt;il Signore rialza chi è caduto,&lt;br /&gt;il Signore ama i giusti,&lt;br /&gt;il Signore protegge lo straniero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli sostiene l'orfano e la vedova,&lt;br /&gt;ma sconvolge le vie degli empi.&lt;br /&gt;Il Signore regna per sempre,&lt;br /&gt;il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Condividiamo e comunichiamo la nostra fede e le nostre preghiere… Prepariamo la venuta del Salvatore con la speranza, la gioia e la carità. Siamo per i nostri fratelli luce che li illumina e li incammina verso Cristo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-6305493583270585862?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/6305493583270585862/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/12/lectio-divina-su-mt-112-11.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/6305493583270585862'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/6305493583270585862'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/12/lectio-divina-su-mt-112-11.html' title='Lectio divina su Mt 11,2-11'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-8958598383263789405</id><published>2010-12-02T09:17:00.000-08:00</published><updated>2010-12-02T09:26:59.494-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Mt 3,1-12</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#6600cc;"&gt;II DOMENICA DI AVVENTO / A&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Lectio divina su Mt 3,1-12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Vieni, Signore, re di giustizia e di pace&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Manda il tuo Santo Spirito Paraclito nelle nostre anime e facci comprendere le Scritture da lui ispirate; e concedi a me di interpretarle in maniera degna, perché i fedeli qui radunati ne traggano profitto». «Dio salvatore… t’imploriamo per questo popolo: manda su di esso lo Spirito Santo; il Signore Gesù venga a visitarlo, parli alle menti di tutti e disponga i cuori alla fede e conduca a te le nostre anime, Dio delle Misericordie». (cf. Esortazione Apostolica Postsinodale, Verbum Domini, 16).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1 In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». 3Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! 4E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. 5Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui 6e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 7Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? 8Fate dunque un frutto degno della conversione, 9e non crediate di poter dire dentro di voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 10Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 12Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Is 11,1-10; 40,3-5; 41,18-20; 43,19; Am 5,18-20; Rm 1,18; Ger 15,7; 46,22; Ap 14,14; Sal 140.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il profeta Isaia è il profeta chiave dell’Avvento del Signore. Questa domenica ne abbiamo “uno più grande” (Mt 11,11): Giovanni il Battista. L’evangelista Giovanni, nel suo vangelo, presenta la sua grandezza in tre modi: personalmente, in testimonianza e moralmente.&lt;br /&gt;La predicazione del Battista non è altro che per i suoi uditori la stessa predicazione di Gesù partendo da quello stesso invito alla conversione: “il regno dei cieli è vicino”. Non rimane altro tempo per la conversione. La forma fisica della sua figura, il vestito, il cibo, la voce, la riva del fiume sono lo sfondo o quel tempo breve di cui si parla, per accogliere l’invito.&lt;br /&gt;Il primo passo da fare è metterci davanti al Signore e ascoltare la sua Parola perché giunga sino al cuore e lo trasformi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 1: In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; L’evangelista Matteo presenta la venuta di Giovanni, il Battista nel deserto della Giudea come la venuta di Elia, il Tisbita (cfr. 1Re 17,1): di lui non dice nulla, ma solo il nome e il “soprannome” che indica la missione di colui che immerge nell’acqua, come segno del desiderio di purificazione.&lt;br /&gt;Giovanni venne a “predicare”. La cosa principale è l’annuncio della Parola. Egli è colui che annunzia, proclama, intima (dall’etimologia greca di profeta). Ora questa predicazione avviene “nel deserto”. Il deserto lo sappiamo, non c’è nulla ma solo morte. Però il deserto è il luogo della speranza di ogni pio israelita (cfr. Es 15,22-18,27), dell’incontro tra lo sposo e la sposa (cfr. Os 2,12). Lì il Signore della vita fa nuove tutte le cose (Ap 21,5).&lt;br /&gt;Il deserto è il luogo da dove verrà la salvezza: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa” (Is 43,19).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 2: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Giovanni predica dicendo: “Convertitevi”. Questa parola (dal greco metanoein) vuole indicare il “cambiare modo di pensare”. Nel Vangelo di Matteo l’espressione é ripetuta ben cinquanta volte, mentre gli altri Evangelisti, Luca e Marco, preferiscono usare l’espressione “Regno di Dio” che indica la stessa identica Realtà; una realtà che non ha nulla a che vedere con i regni di questo mondo.&lt;br /&gt;Inoltre, queste sono L’espressione oltre ad esser prime parole che proclama il Battista (Mt 3,2), sono anche le parole annunciate da Gesù all'inizio della sua missione (Mt 4,17), e sono le primissime parole che dovranno predicare i discepoli quando saranno inviati in missione (Mt 10,7). Matteo vuole così mostrare Giovanni come l'anticipatore che prepara la strada al Cristo che viene, e i discepoli come i continuatori che proseguono la sua missione.&lt;br /&gt;L’invito del Battista è un richiamo di ritorno a Dio, sembra quasi un registratore che è rimasto acceso nei secoli e che ogni profeta ha gridato. Per poter convertirci, cambiare direzione, volgersi a ciò che può cambiare la nostra vita da dissoluta e infelice, in vita autentica e gioiosa, è necessario cambiare mentalità, cambiare modo di pensare, volgere il nostro interesse verso il modo di porsi a Dio.&lt;br /&gt;Giovanni allo stesso grido dei profeti aggiunge una nota più sublime: perché il regno dei cieli è vicino . Il termine è ricco di gioiosa speranza e corrisponde al Disegno di Dio che tutti siamo chiamati ad attuare in tutti i momenti e gli aspetti della vita. Un Regno spirituale che va ricercato presso Dio, vicino a noi, intorno a noi e dentro di noi.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 3: Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Da questo versetto, Matteo presenta il Battista più da vicino dicendoci quale è il posto che Giovanni occupa nel piano di Dio. Già Isaia aveva preannunziato in anticipo questa venuta e sua funzione. Egli, invitava gli esuli Ebrei a organizzarsi per il ritorno in patria dall’esilio in Babilonia, preparando una via nel deserto (Cfr. Is 40,3-59-11).&lt;br /&gt;Giovanni, il Battista è quella “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”&lt;br /&gt;Quante volte oggi, come ai tempi del Battista, la voce di chi annuncia la Parola del Signore, è come una voce che grida nel deserto delle nostre città, dove le case sono una accanto all’altra, le finestre si aprono quasi a ridosso le une delle altre, ma ciascuno vive come isolato, solo, in un deserto. L’invito pressate è di preparare la via del Signore. Egli è molto discreto, non è invadente, attende che manifestiamo il desiderio di accoglierlo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 4-6: E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Giovanni conduce una vita da asceta. Non era vestito con morbide vesti, non banchettava lautamente. Viveva in modo austero, come i Profeti, avvicinandosi allo stile di Elia (Cfr. 2Re 1,8). La “voce che grida nel deserto” non è inascoltata ma raggiunge tutti e tutti si avvicinano per capire e per ravvedersi. Quando una persona è autentica, la gente lo percepisce ed accorre per avere le indicazioni per una vita autentica, che valga la pena di essere vissuta. “Dove vibra la voce di Dio, non ci si arresta a fuochi di paglia, non si tratta di suggestione collettiva che presto svanisce: è il singolo che viene colpito fino in fondo ed è chiamato a una decisione personale” (W. Trilling). Una voce che grida risuona solo nel deserto della nostra vita, una vita che, una volta purificata dal peccato in virtù dell’opera redentrice di Cristo, attende di rifiorire.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 7-8: Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Anche alla predicazione del Battista accorrono molti Farisei e Sadducei per farsi battezzare. Il Battista li sferza aspramente chiamandoli “razza di vipere”. Questi, nel corso del Vangelo si dimostreranno tali (cfr. 12,34; 23,33). L’intenzione di Giovanni è di preparare la via al Signore, ad aprire gli occhi di chi lo ascolta e fare in modo che non siano travolti dal veleno del serpente, e lo fa con il suo carattere focoso, irruente. Anche il profeta Isaia apostrofava gli israeliti così: “Dischiudono uova di serpente velenoso” (Is 59,5).&lt;br /&gt;Il giorno di Jahvè è descritto come “ira imminente”. Non è un giorno di luce ma di tenebre. Questo giorno “alle porte” e sarà violento, fulmineo così come descrive il profeta Amos: “Guai a coloro che attendono il giorno del Signore! Che cosa sarà per voi il giorno del Signore? Tenebre e non luce! Come quando uno fugge davanti al leone e s'imbatte in un orso; come quando entra in casa, appoggia la mano sul muro e un serpente lo morde. Non sarà forse tenebra, non luce, il giorno del Signore? Oscurità, senza splendore alcuno?” (Am 5,18-20).Nessuno pouò sentirsi sicuro, anzi chi della sua vita ne ha fatto una sicurezza (se vogliamo un sentirsi a posto con la coscienza), il giorno del Signore sarà anche per lui.&lt;br /&gt;L’evangelista Matteo continua questo versetto 7 dicendo che il giorno del Signore sicuramente verrà, ma sarà diverso per coloro i quali faranno penitenza.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Fate dunque un frutto degno della conversione.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Nel testo greco il termine frutto sia al singolare, come giustamente leggiamo nella traduzione offerta dalla CEI nei nuovi Lezionari. Quale frutto siamo chiamati a portare? Quale frutto maturo appeso all’albero porta la salvezza all’umanità perduta, quando dal frutto di un albero è venuta la morte a causa del peccato? Anche Gesù dirà ai suoi discepoli nell’ultima cena: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,16). La conversione deve dimostrarsi coi fatti: nel totale orientamento verso Dio e corrispondere a una vita nuova. Siamo chiamati a portare al mondo lo stesso frutto che ha portato Maria, la Tutta Santa. Lei ci ha donato il Frutto Benedetto del suo Grembo Immacolato con la disponibilità piena alla Parola del Signore! C’è un solo modo per portare frutto come Lei. Essere disponibili ad ascoltare la voce del Signore e metterla in pratica. “Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc 3,35).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 9: e non crediate di poter dire dentro di voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Alle volte capita che ci rifugiamo dietro alle nostre belle opere o alla nostra pia devozione. Il vangelo ci dice che non è sufficiente. Anche l’israelita che si vanta di essere discendente di Abramo, non è sufficiente. È necessaria la vera conversione, un mutamento radicale di fede per comprendere la verità che è luce sfolgorante. Di fronte ad essa si è liberi di farsi illuminare la mente per discernere il cammino posto di fronte a noi e incamminarsi al seguito di Colui che viene per portare la salvezza, o chiudere l’intelligenza alla illuminazione e continuare il cammino ponendo la fiducia nella ricchezza, nel potere, nel dominio andando verso il disfacimento. Il beato J.H. Newmann faceva capire che questo nuovo orientamento della Parola di Dio va inteso così: «Qui in terra vivere è cambiare ed essere perfetto è aver cambiato spesso».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 10: Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Il versetto descrive due categorie di alberi. Ma descrive anche un tempo breve per il discernimento. Ritorna per noi la parola “frutto”. L’aggettivo che accompagna il termine frutto nell’originale greco è bello. Bello, perché ciò che è buono è anche bello, ed è bello non solo nell’apparenza, ma anche nell’interiorità. Questa estetica che troviamo nella Parola di Dio, l’autore sacro la descrive così: “Dio vide che tutto era bello” (Gen 1,4.10.12.18.21.25.31). Colui che fa discernimento deve trovare il suo frutto bello in Colui che ha dato origine a tanta bellezza! C’è tanto bisogno di discernimento, perché molte cose che attraggono lo sguardo per la loro apparenza esterna, in realtà all’interno sono piene di marciume e portano alla perdizione. L’immagine della scure posta alla radice degli alberi esprime l’urgenza della conversione.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 11: Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Qui inizia l’annuncio del Messia. L’espressione “Per la conversione” è propria di Matteo per indicare non l’effetto, ma lo scopo del battesimo di Giovanni. Il “Veniente” è più forte e battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Nel Vangelo di Giovanni si legge che il Battista dichiara apertamente: “Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui. Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3,28-30).&lt;br /&gt;Giovanni Battista assume in pieno il suo mandato di precursore. Prepara l’umanità ad accogliere Colui che prende la sua stessa carne per farsi un tutt’uno con Lei. Il dono che farà lo sposo sarà lo Spirito Santo. Isaia l’aveva preannunziato: “infine in noi sarà infuso uno spirito dall'alto; allora il deserto diventerà un giardino” (32,15) e ancora “Verserò il mio spirito sulla tua discendenza, la mia benedizione sui tuoi posteri” (44,3).&lt;br /&gt;Anche il fuoco viene distinto. Ci sarà il fuoco del giudizio, ma ci sarà anche il fuoco dell’amore.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 12: Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Sembra che Giovanni anticipi il modo di parlare di Gesù. Sappiamo benissimo che Gesù il suo parlare è tratto dalla vita. Anche qui abbiamo una immagine tolta dalla vita. E in questa immagine abbiamo una indicazione forte per dire quanto il Signore desidera che ognuno sia purificato e da ciascuno sia tolta ogni cosa vana per godere della vita, e gioire dell’incontro con l’amante dell’umanità per sempre. Il fuoco di cui si parla tanto non è altro che quella potenza che crea e fa nuova ogni cosa. Un popolo che vive il non senso sarà reso nuovo popolo spirituale capace a sua volta, con la grazia divina, di rendere bella ogni cosa.&lt;br /&gt;Non resta altro che accogliere l’invito di san Paolo: “Perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri ed irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo a lode e gloria di Dio” (Fil 1,9-11).&lt;br /&gt;La gioia è il sentimento che emerge negli annunci dei profeti dell’Antico Testamento quando scorgono che il Signore sta per venire in mezzo al suo popolo per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi (Cfr. Lc 4,18).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Voce di uno che grida nel deserto: «Preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio» (Is 40,3). Dichiara apertamente che le cose riferite nel vaticinio, e cioè l’avvento della gloria del Signore e la manifestazione a tutta l’umanità della salvezza di Dio, avverranno non in Gerusalemme, ma nel deserto. E questo si è realizzato storicamente e letteralmente quando Giovanni Battista predicò il salutare avvento di Dio nel deserto del Giordano, dove appunto si manifestò la salvezza di Dio. Infatti Cristo e la sua gloria apparvero chiaramente a tutti quando, dopo il suo battesimo, si aprirono i cieli e lo Spirito Santo, scendendo in forma di colomba, si posò su di lui e risuonò la voce del Padre che rendeva testimonianza al Figlio: «questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Mt 17,5). Ma tutto ciò va inteso anche in senso allegorico. Dio stava per venire in quel deserto, da sempre impervio e inaccessibile, che era l’umanità. Questa infatti era un deserto completamente chiuso alla conoscenza di Dio e sbarrato a ogni giusto e profeta. Quella voce, però, impone di aprire una strada verso di esso al Verbo di Dio; comanda di appianare il terreno accidentato e scosceso che ad esso conduce, perché venendo possa entrarvi: Preparate la via del Signore (Cfr. Ml 3,3).&lt;br /&gt;Preparazione è l’evangelizzazione del mondo, è la grazia confortatrice. Esse comunicano all’umanità la conoscenza della salvezza di Dio. «Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion; alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie in Gerusalemme» (Is 40,9).&lt;br /&gt;Prima si era parlato della voce risuonante nel deserto, ora, con queste espressioni, si fa allusione, in maniera piuttosto pittoresca, agli annunziatori più immediati della venuta di Dio e alla sua venuta stessa. Infatti prima si parla della profezia di Giovanni Battista e poi degli evangelizzatori. Ma qual è la Sion a cui si riferiscono quelle parole? Certo quella che prima si chiamava Gerusalemme. Anch’essa infatti era un monte, come afferma la Scrittura quando dice: «Il monte Sion, dove hai preso dimora» (Sal 73,2); e l’Apostolo: «Vi siete accostati al monte di Sion» (Eb 12,22). Ma in un senso superiore la Sion, che rende nota la venuta di Cristo, è il coro degli apostoli, scelto di mezzo al popolo della circoncisione. Sì, questa, infatti, è la Sion e la Gerusalemme che accolse la salvezza di Dio e che è posta sopra il monte di Dio, è fondata, cioè, sull’unigenito Verbo del Padre. A lei comanda di salire prima su un monte sublime, e di annunziare, poi, la salvezza di Dio.&lt;br /&gt;Di chi è figura, infatti, colui che reca liete notizie se non della schiera degli evangelizzatori? E che cosa significa evangelizzare se non portare a tutti gli uomini, e anzitutto alle città di Giuda, il buon annunzio della venuta di Cristo sulla terra? (Dal &lt;em&gt;«Commento sul profeta Isaia»&lt;/em&gt; di Eusébio, vescovo di Cesarèa, Cap. 40 vv. 3.9; PG 24, 366-367).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quei giorni venne Giovanni a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: "Pentitevi, perché il regno dei cieli è vicino", ecc. In Giovanni bisogna esaminare il luogo, la predicazione, il vestito, il cibo, e ciò per ricordarci che la verità dei fatti non è compromessa, se la ragione di una intelligenza interiore soggiace al compimento dei fatti. Avrebbe potuto esserci, per lui che predicava, un luogo più opportuno, un vestito più comodo e un cibo più appropriato, ma sotto i fatti c’è un esempio nel quale l’atto compiuto è di per sé una preparazione. Giunge infatti nel deserto della Giudea, regione deserta quanto alla presenza di Dio, non del popolo, e vuota quanto all’abitazione dello Spirito Santo, non degli uomini, di modo che il luogo della predicazione attestava l’abbandono di coloro ai quali la predicazione era stata indirizzata. Siccome il regno dei cieli è vicino, egli lancia anche un invito a pentirsi, grazie al quale si torna indietro dall’errore, ci si distoglie dalla colpa e ci si impegna a rinunziare ai vizi dopo averne arrossito, perché egli voleva che la deserta Giudea si ricordasse che doveva ricevere colui nel quale si trova il regno dei cieli, per non essere più vuota in futuro, a condizione di essersi purificata dai vizi di un tempo mediante la confessione del pentimento. La veste intessuta anche con peli di cammello sta a indicare la fisionomia esotica di questa predicazione profetica: è con spoglie di bestie impure, alle quali siamo pareggiati, che si veste il predicatore di Cristo; e tutto ciò che in noi era stato in precedenza o inutile o sordido è reso santo dall’abito di profeta. Il circondarsi di una cintura è una disposizione efficace per ogni opera buona, nel senso che abbiamo la nostra volontà cinta per ogni forma di servizio a Cristo. Per cibo inoltre egli sceglie delle locuste che fuggono davanti all’uomo e che volano via ogni volta che ci sentono arrivare: siamo noi, quando ci allontaniamo da ogni parola dei profeti e da ogni rapporto con essi lasciandoci analogamente portar via dai salti dei nostri colpi. Con una volontà errante, con opere inefficaci, con parole lamentose, con una dimora da stranieri, noi siamo ora quel che costituisce il nutrimento dei santi e l’appagamento dei profeti, essendo scelti nello stesso tempo del miele selvatico per fornire proveniente da noi, il cibo più dolce, estratto non dagli alveari della Legge, ma dai nostri tronchi di alberi silvestri. Predicando dunque in quest’abito, Giovanni chiama i Farisei e i Sadducei che vengono al battesimo "razza di vipere": li esorta a produrre un "frutto degno di penitenza" e a non gloriarsi di "avere Abramo per Padre", perché Dio, da pietre, è capace di suscitare figli ad Abramo. Non è richiesta infatti la discendenza carnale, ma l’eredità della fede. Pertanto il prestigio della discendenza consiste nel carattere esemplare delle azioni e la gloria della razza è conservata dall’imitazione della fede. Il diavolo è senza fede, Abramo ha la fede; l’uno infatti ha dimostrato la sua cattiva fede al tempo della disobbedienza dell’uomo, l’altro invece è stato giudicato mediante la fede. Si acquisiscono dunque i costumi e il genere di vita dell’uno o dell’altro grazie all’affinità di una parentela che fa sì che quanti hanno la fede sono discendenza di Abramo per la fede, e quanti non l’hanno sono mutati in progenie del diavolo per l’incredulità, giacché i Farisei sono chiamati razza di vipere e il gloriarsi di avere un padre santo è loro vietato, giacché da pietre e rocce sorgono figli ad Abramo ed essi sono invitati a produrre frutti degni di penitenza, di modo che coloro che avevano avuto prima per padre il diavolo ridiventino figli d’Abramo per la fede con quelli che sorgeranno dalle pietre. La scure posta alla radice degli alberi testimonia il diritto della potenza che agisce in Cristo, perché essa indica che, abbattendo e bruciando gli alberi sterili, si prepara la rovina dell’inutile incredulità in vista della conflagrazione del giudizio. E col pretesto che l’opera della legge era ormai inutile per la salvezza e che egli si era presentato come messaggero a coloro che dovevano essere battezzati in vista del pentimento il dovere dei profeti, infatti, consisteva nel distogliere dai peccati, mentre era proprio di Cristo salvare i credenti,Giovanni dice che egli battezza in vista del pentimento, ma che verrà uno più forte, i cui sandali egli non è degno di incaricarsi di portare, lasciando agli apostoli la gloria di portare ovunque la predicazione, poiché ad essi era riservato di annunciare coi loro bei piedi la pace di Dio. Fa dunque allusione all’ora della nostra salvezza e del nostro giudizio, quando dice a proposito del Signore: "Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco" - poiché a quanti sono battezzati in Spirito Santo resta di essere consumati dal fuoco del giudizio - "e avendo in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile". L’opera del ventilabro consiste nel separare ciò che è fecondo da ciò che non lo è. Messo nella mano del Signore, indica il verdetto della sua potenza che calcina col fuoco del giudizio il grano che deve essere riposto nei granai e sono i frutti giunti a maturità dei credenti e, d’altra parte, la pula, vacuità degli uomini inutili e sterili. (Ilario di Poitiers, &lt;em&gt;In Matth&lt;/em&gt;. 2, 2-4).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Forse nessuno ci dirà quale posto occupiamo nel cuore di Dio e per Dio. È il caso allora che la domanda ce la facciamo. Nel profondo di noi stessi, siamo come il Battista? Viviamo la grandezza della nostra vita in testimonianza, come voce di chi grida nel deserto?&lt;br /&gt;Sono convinto che il Signore chiama anche me ad essere lampada tra i miei contemporanei?&lt;br /&gt;Come il Battista, so condurre altre persone a Gesù? Vivo la mia vita in umiltà come il Battista per essere “l’amico dello sposo”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nel tempo di avvento, la chiesa prega con il salmo 71 (72) per esprimere l'attesa del suo re di pace, liberatore dei poveri e degli oppressi. Invochiamo la sapienza che viene dal cielo perché ci guidi alla comunione con il Cristo, nostro Salvatore.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Dio, dà al re il tuo giudizio,&lt;br /&gt;al figlio del re la tua giustizia;&lt;br /&gt;regga con giustizia il tuo popolo&lt;br /&gt;e i tuoi poveri con rettitudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei suoi giorni fiorirà la giustizia&lt;br /&gt;e abbonderà la pace,&lt;br /&gt;finché non si spenga la luna.&lt;br /&gt;E dominerà da mare a mare,&lt;br /&gt;dal fiume sino ai confini della terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli libererà il povero che grida&lt;br /&gt;e il misero che non trova aiuto,&lt;br /&gt;avrà pietà del debole e del povero&lt;br /&gt;e salverà la vita dei suoi miseri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suo nome duri in eterno,&lt;br /&gt;davanti al sole persista il suo nome.&lt;br /&gt;In lui saranno benedette&lt;br /&gt;tutte le stirpi della terra&lt;br /&gt;e tutti i popoli lo diranno beato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il tempo di Avvento è un momento forte per noi, per crescere nel rapporto personale con Dio, attraverso la preghiera e la penitenza, nel rapporto con gli altri, attraverso la riconciliazione e il perdono, e nel rapporto con la creazione, attraverso il rispetto e la pace. Sant’Agostino diceva: «Temo il Signore che passa». Tale passaggio del Signore potrebbe trovarci in questo momento della nostra vita distratti e superficiali.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-8958598383263789405?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/8958598383263789405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/12/lectio-divina-su-mt-31-12.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/8958598383263789405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/8958598383263789405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/12/lectio-divina-su-mt-31-12.html' title='Lectio divina su Mt 3,1-12'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-821690148297685929</id><published>2010-11-25T02:13:00.000-08:00</published><updated>2010-11-25T02:23:49.393-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Mt 24,37-44</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#6600cc;"&gt;I DOMENICA DI AVVENTO / A&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Mt 24,37-44&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Andiamo con gioia incontro al Signore &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Manda il tuo Santo Spirito Paraclito nelle nostre anime e facci comprendere le Scritture da lui ispirate; e concedi a me di interpretarle in maniera degna, perché i fedeli qui radunati ne traggano profitto». «Dio salvatore… t’imploriamo per questo popolo: manda su di esso lo Spirito Santo; il Signore Gesù venga a visitarlo, parli alle menti di tutti e disponga i cuori alla fede e conduca a te le nostre anime, Dio delle Misericordie». (cf. Esortazione Apostolica Postsinodale, Verbum Domini, 16).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;37Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. 38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, 39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. 40Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. 41 Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata.&lt;br /&gt;42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Dan 7,13; Gen 6,5-8,14; Mt 24, 45-51; 25,1-46 Mc 13,33-37; Lc 12, 38-46; 21, 36; Sal 127 [126]; 1Cor 1,18-2,5; 1Ts 5,4-5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Iniziamo il tempo di Avvento del ciclo A meditando il Vangelo di Matteo. Nella liturgia della prima domenica di Avvento, la Chiesa ci pone dinanzi uno dei cinque discorsi di Gesù. Quello di questa domenica è il quinto è tratta sul senso della fine del mondo.&lt;br /&gt;Per capire, l’evangelista ci presenta il tema della vigilanza per poter accogliere la venuta di Gesù, come ci vuole indicare il verbo “vegliate” e l’avverbio conclusivo “dunque” (perciò).&lt;br /&gt;La pericope inizia dal v. 37. Qui facciamo una introduzione partendo dal v. 34 che riporta: «34In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 35Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 36Quanto a quel giorno e a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre».&lt;br /&gt;Questi versetti iniziano con tono solenne e autorevole. Basta leggere i profeti che ogni volta che profetavano rimandavano a Dio. Con Gesù assume un carattere nuovo: diventa una solenne dichiarazione, un’affermazione energica, certa e autorevole su ciò che sta per dire o che ha appena asserito.&lt;br /&gt;Allora sarebbe il caso di abbandonare la nostra routine, iniziando da zero, perché nelle parole di questa pagina evangelica vi è il pericolo che corrono tutti i discepoli di Gesù di ogni epoca. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 37-39: Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; In questi versetti, Gesù per chiarire e richiamare alla vigilanza si rifà alla Bibbia. Anzitutto la Genesi per quanto riguarda il diluvio (Gen 6,5-8,14). Mentre per &lt;em&gt;“la venuta del Figlio dell’uomo”&lt;/em&gt; si riferisce a una visione del profeta Daniele: &lt;em&gt;"Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d'uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui"&lt;/em&gt; (Dan 7,13).&lt;br /&gt;Perché questo paragone? Ai tempi di Noè la vita scorreva non dedita “alle cose di lassù”, non c’era questa presa di coscienza interiore per poter accogliere la grazia divina. La gente era troppo sicura di sé!&lt;br /&gt;Anche oggi, in qualche modo, è la stessa cosa viviamo una certa sicurezza di noi stessi, ad una autosopravvivenza. Gesù invita a fare attenzione, la storia si ripete e il pensare umano si rivela stoltezza (cfr. 1Cor 1,18-2,5). Dice il Salmista: &lt;em&gt;“Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori. Se il Signore non vigila sulla città, invano veglia la sentinella”&lt;/em&gt; (Sal 127 [126],1).&lt;br /&gt;Nelle parole dell’orante, abbiamo un ammonimento per indicare che senza Dio non è possibile la sicurezza e il benessere. Sì, il progresso va avanti ma manca un vivo orientamento a Dio. “Senza il Signore non possiamo fare nulla” (Gv 15,5). Noi siamo l’edificio di Dio, così come dice Paolo (1Cor 3,9) non un semplice edificio umano.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 40-41: Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Quasi a mo’ di parabola, anche qui accade la stessa cosa. Cosa ci distingue nella vita? A questi due contadini non distingue niente e la stessa cosa è per le due donne nella loro attività. Si lavora intensamente, con affanno, per avere ricchezza, ma Dio ne darebbe senza tutto quell'affannarsi, se si fosse uniti a lui. Eppure precedentemente Gesù aveva detto: &lt;em&gt;“State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso”&lt;/em&gt; (Lc 21,34). Oggi invece dice che alcuni saranno presi, cioè riceveranno quella salvezza che sempre hanno accolto nella loro vita, mentre coloro che hanno condotto una vita senza senso, non la riceveranno.&lt;br /&gt;In questi personaggi possiamo leggere i due aspetti della vita che conduciamo: contare su se stessi, l’altra invece su Dio e sulla sua venuta; al lavoro da soli, al lavoro insieme con Dio; addormentati interiormente, vigilanti.&lt;br /&gt;Modi diversi di vivere la vita. Il discepolo però deve gettare nel Signore il suo affanno: Signore ti affido questa situazione che pare irrisolvibile, tu puoi risolverla contro ogni umana previsione… Tu sei il mio pastore!&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 42: Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Questo versetto, se sfogliassimo i vangeli lo incontreremmo più volte in bocca a Gesù. La non sicurezza è stata sempre messa in guardia da Gesù. Persino la morte può essere per noi motivo di rifiuto e quindi vivere come se non esistesse. Eppure lo sappiamo che dobbiamo morire. È la nostra cecità che in questo momento viene ammonita. Il nostro essere duri nel cuore. Ecco perché il tema della vigilanza.&lt;br /&gt;L’evangelista per farlo capire ne parla fino al cap. 25. Vigilare significa, non starsene barricati, sicuri, ma assumersi ogni giorno le proprie responsabilità, affrontare gli avvenimenti della vita. È un mettersi continuamente alla presenza del Signore. Nell’essere vigilanti ci sta quella forza di spezzare l’indifferenza, l’inerzia, la distrazione. San Paolo scrivendo ai cristiani di Roma dice: “è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti” (Rom 13,11). Chi dorme vive nel torpore dei sensi, è supino, “ha occhi ma non vede, ha orecchi ma non ode” (Ger 5,21), ha labbra ma non parla, il suo cuore batte ma non ama: dorme! Diversamente è la persona opposta che è sveglia. Egli è capace di stare in piedi nella vita di tutti i giorni, perché capace di stare alla presenza di Dio e legge la realtà della vita partendo dal cuore di Dio, un cuore capace di amare oltre ogni misura fino al dono della propria vita.&lt;br /&gt;Romano Guardini ci invita a vivere la vigilanza come virtù cristiana. Quindi, un ulteriore significato al termine vigilare è cogliere, capire il presente per scoprirvi il passaggio di Dio non per ammirarlo ma come un tempo di grazia per vivere e dare speranza al nostro tempo.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 43: Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; L’insistenza di Gesù: “cercate di capire”, ci fa pensare quanto Gesù ha a cuore la nostra sorte. Queste prime parole riprendono quanto detto al v. 34: “In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga”.&lt;br /&gt;La parte finale di questo versetto ci obbliga a metterci in ricerca interiore e non ad aspettare gli eventi della vita che ci distruggono (descritti qui con il ladro), ma saperli leggere alla luce del vangelo. Possiamo leggere la casa descritta qui come la cella del nostro cuore, ove riscoprire e orientare le nostre scelte di fede, un riscoprire la sobrietà della vita: un vivere la purità di cuore che è legata fondamentalmente alla vita spirituale per la beatitudine che gli è associata: “perché vedranno Dio” (Mt 5,8).&lt;br /&gt;"Se noi dunque desideriamo incontrare Dio, dobbiamo cercarlo nella cella del nostro cuore. Se riusciremo veramente a comprendere che tutto è intimamente unito in Dio, raggiungeremo la pace e la bellezza!" (Tagore) e la casa del nostro cuore sarà intatta.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 44: Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo. &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;Per rafforzare quanto detto prima, Gesù dice che il Figlio dell’uomo verrà nel momento in cui non si pensa. Dio viene quando meno si aspetta. L’ora di cui parla Matteo richiama il giorno e il tempo di cui Paolo parla in Rm 13,11-14. Non un semplice tempo cronologico, ma un kairos. Nella Bibbia il tempo è visto come dono di Dio ed è posto sempre in relazione all’uomo e alla storia.&lt;br /&gt;In questo momento Gesù rivolgendosi a noi continua a chiederci di vigilare attentamente conducendo una vita serena verso la perfezione. San Paolo esorta: &lt;em&gt;"il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo"&lt;/em&gt; (1Ts 5,23). Questo atteggiamento è segno di maturità, in cui vigilanza e pace si mescolano. Lasciamo allora che la Parola di Dio invada le nostre coscienze e ci riempia della forza dell’amore da poter donare e restare così “svegli” per incontrare il Signore che viene all’improvviso!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Questo tempo felice che noi chiamiamo «Avvento del Signore», presenta alla nostra meditazione un doppio motivo di gioia, perché duplice è il dono che ci porta.&lt;br /&gt;L'Avvento ci ricorda una duplice venuta del Signore: quella dolcissima per lungo tempo attesa e desiderata ardentemente da tutti i padri, nella quale «il più bello tra i figli dell'uomo» (Sal 44, 3), «il Desiderato da tutte le genti» (Ag 2, 8 Volg.), il Figlio di Dio, rese manifesta in questo mondo la sua visibile presenza nella carne, quando venne sulla terra a salvare i peccatori; poi la venuta che dobbiamo ancora aspettare con sicura speranza, quando lo stesso Signore nostro, apparso dapprima sotto il velo della nostra umanità, apparirà fulgente nella sua gloria, come canta il salmo: « Viene il nostro Dio» (Sal 49, 3).&lt;br /&gt;La sua prima venuta fu conosciuta da pochi giusti; nella seconda egli si manifesterà con piena evidenza ai giusti e ai reprobi, come insinua chiaramente il profeta: «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!» (cfr. Is 52, 10). Il giorno che celebreremo fra poco in memoria della sua natività ce lo presenta nato, e particolarmente ci richiama il giorno e l'ora della sua venuta nel mondo; questo tempo invece che stiamo celebrando in precedenza ci fa ricordare il Desiderato, cioè il desiderio dei santi padri che vissero prima della sua nascita.&lt;br /&gt;Molto giustamente la Chiesa ha disposto che in questo tempo si leggano le parole e si ricordino i desideri di coloro che precedettero il primo avvento del Signore.&lt;br /&gt;E noi non celebriamo questa attesa soltanto per un giorno, ma per un tempo piuttosto lungo; perché è un fatto di esperienza che le cose vivamente desiderate, se devono essere attese per un certo tempo, ci sono più dolci quando ciò che amiamo si fa presente. Sta a noi, perciò, fratelli carissimi, seguire gli esempi dei santi padri, coltivare in noi stessi i loro desideri, e così accendere nelle nostre anime l'amore e l'attesa di Cristo. La celebrazione di questo tempo fu istituita appunto per farci riflettere sulla fervente attesa dei nostri padri per la prima venuta del Signore, e perché impariamo dal loro esempio a desiderare grandemente la sua seconda venuta.&lt;br /&gt;Ripensiamo quanti beni ci donò il Signore col suo primo avvento; e come ce ne darà di molto più grandi col secondo. Questa considerazione ci porti ad amare molto il mistero della sua nascita e a desiderare molto la sua seconda venuta. E se non abbiamo tale buona coscienza che osi desiderare l'ora in cui Cristo tornerà, dobbiamo almeno temerla, e per tale timore correggerci dei nostri vizi. Perché, se accade che ora non possiamo non temere, almeno non abbiamo a temere quando egli verrà, ma possiamo allora sentirci tranquilli. (Aelredo, abate, «&lt;em&gt;Discorsi&lt;/em&gt;»)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi annunziamo che Cristo verrà. Infatti non è unica la sua venuta, ma ven'è una seconda, la quale sarà molto più gloriosa della precedente. La prima, infatti, ebbe il sigillo della sofferenza, l'altra porterà una corona di divina regalità. Si può affermare che quasi sempre nel nostro Signore Gesù Cristo ogni evento è duplice. Duplice è la generazione, una da Dio Padre, prima del tempo, e l'altra, la nascita umana, da una vergine nella pienezza dei tempi.&lt;br /&gt;Due sono anche le sue discese nella storia. Una prima volta è venuto in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello. Una seconda volta verrà nel futuro in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti. Nella sua prima venuta fu avvolto in fasce e posto in una stalla, nella seconda si vestirà di luce come di un manto. Nella prima accettò la croce senza rifiutare il disonore, nell' al tra avanzerà scortato dalle schiere degli angeli e sarà pieno di gloria.&lt;br /&gt;Perciò non limitiamoci a meditare solo la prima venuta, ma viviamo in attesa della seconda. E poiché nella prima abbiamo acclamato: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Mt 21, 9), la stessa lode proclameremo nella seconda. Cosi andando incontro al Signore insieme agli angeli e adorandolo canteremo: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Mt 21, 9).&lt;br /&gt;Il Salvatore verrà non per essere di nuovo giudicato, ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono. Egli che tacque quando subiva la condanna, ricorderà il loro operato a quei malvagi, che gli fecero subire il tormento della croce, e dirà a ciascuno di essi: «Hai fatto questo e dovrei tacere?»(Sal 49,21). Allora in un disegno di amore misericordioso venne per istruire gli uomini con dolce fermezza, ma alla fine tutti, lo vogliano o no, dovranno sottomettersi per forza al suo dominio regale. Il profeta Malachia preannunzia le due venute del Signore: «E subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3, l). Ecco la prima venuta. E poi riguardo alla seconda egli dice: «Ecco l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, ecco viene... Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare» (Ml 3, 1-3). Anche Paolo parla di queste due venute scrivendo a Tito in questi termini: «E apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» (Tt 2, 11-13). Vedi come ha parlato della prima venuta ringraziando ne Dio? Della seconda invece fa capire che è quella che aspettiamo. Questa è dunque la fede che noi proclamiamo: credere in Cristo che è salito al cielo e siede alla destra del Padre. Egli verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti. E il suo regno non avrà fine. Verrà dunque, verrà il Signore nostro Gesù Cristo dai cieli; verrà nella gloria alla fine del mondo creato, nell’ultimo giorno. Vi sarà allora la fine di questo mondo, e la nascita di un mondo nuovo. (Cirillo di Gerusalemme, vescovo, &lt;em&gt;Catechesi&lt;/em&gt;. 15,1).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza l'attenzione e la vigilanza dell'intelletto, è impossibile che ci salviamo e siamo liberati dal diavolo che, come leone ruggente va in giro e cerca di divorare qualcuno, come dice il Damasceno. Per questo, spesso il Signore diceva ai suoi discepoli: Vigilate e pregate, perché non sapete, e il seguito. Attraverso di loro dichiarava cosi a tutti, a proposito del ricordo della morte, di essere pronti a dare una giustificazione accettabile, quella che proviene dalle opere e dall'attenzione. Poiché i demoni, dice sant'Ilarione, sono immateriali, insonni e mettono ogni cura nel farci guerra e nel perdere le nostre anime con la parola, l'opera e il pensiero, mentre noi non siamo come loro: ora ci preoccupiamo delle mollezze e della gloria che passa, ora delle cose di questa vita, e di tante altre sempre. E non vogliamo avere nemmeno una parte di tempo per scrutare la nostra vita, affinché da questo l'intelletto possa prendere l'abitudine di badare a se, stesso spesso e senza tregua. Dice Salomone: Tu cammini in mezzo a molte trappole. Su di esse ha scritto il Crisostomo, spiegando cosa sono con grande precisione e pienissima sapienza Il Signore, volendo escludere ogni preoccupazione, ci ha ordinato di disprezzare il cibo stesso e il vestito affinché abbiamo una sola preoccupazione, cioè in che modo salvarci - come una gazzella dal laccio e un uccello dalla trappola - e perché giungiamo ad avere la vista acuta della gazzella e a volare in alto come l'uccello grazie all'assenza di preoccupazioni. Ed è davvero cosa mirabile che Salomone, essendo re, dicesse queste cose. Anche il padre di lui aveva parlato e agito allo stesso modo, ma entrambi, dopo aver vissuto con tanta attenzione e tante lotte, in tutta sapienza e virtù, dopo doni tanto grandi e la manifestazione di Dio, furono purtroppo vinti dal peccato, tanto che l'uno ebbe a piangere contemporaneamente adulterio e assassinio, e l'altro cadde in misfatti gravissimi. Non è questo un fatto che riempie di timore e tremore chi ha intelletto? Come dicono il Climaco e l'asceta Filemone. Come dunque non tremiamo e non fuggiamo, a causa della nostra debolezza, l'agitazione di questa vita, noi che non siamo nulla, e restiamo invece insensibili come bruti? E se almeno, come i bruti, avessi custodito la natura, miserabile che sono! … (Pietro Damasceno sul tema: &lt;em&gt;Come sia impossibile salvarsi senza rigorosa attenzione e custodia dell'intelletto&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Riprendiamo la lettura del brano evangelico e fermiamoci guardando alla nostra realtà. Non è forse la situazione largamente riscontrabile ai nostri giorni? Non capita anche a molti di noi lasciarsi totalmente assorbire dalle preoccupazioni e impegni quotidiani, simboleggiati dal “mangiare e bere”, dalle cose effimere, da non aver tempo per l’oltre proprio dell’uomo/donna e, quel che è peggio, da essersi talmente addormentati da non percepirne il valore, da non avvertirne il bisogno? Quale ponte di speranza nella nostra vita? O ci piace fasciare e tenerci il nostro pensiero perché non ci crediamo?&lt;br /&gt;L’avvento è momento favorevole per guardarci attorno, per guardarci dentro, per rivedere le nostre scelte, i nostri stili di vita alla luce della Parola di Dio. Quale è il nostro modo di aspettare la venuta di Gesù?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Di fronte a Dio che viene incontro a noi non possiamo che esultare. Per questo insieme al Salmista rispondiamo col cuore gioioso al Signore (Sal 121):&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Quale gioia, quando mi dissero:&lt;br /&gt;«Andremo alla casa del Signore!».&lt;br /&gt;Già sono fermi i nostri piedi&lt;br /&gt;alle tue porte, Gerusalemme!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È là che salgono le tribù,&lt;br /&gt;le tribù del Signore,&lt;br /&gt;secondo la legge d’Israele,&lt;br /&gt;per lodare il nome del Signore.&lt;br /&gt;Là sono posti i troni del giudizio,&lt;br /&gt;i troni della casa di Davide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiedete pace per Gerusalemme:&lt;br /&gt;vivano sicuri quelli che ti amano;&lt;br /&gt;sia pace nelle tue mura,&lt;br /&gt;sicurezza nei tuoi palazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per i miei fratelli e i miei amici&lt;br /&gt;io dirò: «Su di te sia pace!».&lt;br /&gt;Per la casa del Signore nostro Dio,&lt;br /&gt;chiederò per te il bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Interiorizziamo il significato profondo dell’Avvento e accogliamo nella vita di tutti i giorni il monito che ci viene dalla Dottrina degli Apostoli: &lt;em&gt;Vigilate sulla vostra vita: che le vostre lampade non si spengano e non si sciolgano le cinture dai vostri fianchi. State pronti, perché non sapete l'ora in cui nostro Signore verrà. Radunatevi frequentemente, per cercare insieme ciò che più conta per le vostre anime; a che cosa vi gioverà il tempo vissuto nella fede, se, all'ultimo momento, non sarete trovati fedeli?&lt;/em&gt; (Dalla Didaché). &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-821690148297685929?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/821690148297685929/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/11/lectio-divina-su-mt-2437-44.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/821690148297685929'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/821690148297685929'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/11/lectio-divina-su-mt-2437-44.html' title='Lectio divina su Mt 24,37-44'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-4883135582834439546</id><published>2010-11-18T04:34:00.000-08:00</published><updated>2010-11-18T04:39:52.814-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Lc 23,35-43</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;Domenica XXXIV del Tempo Ordinario Anno C&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Lc 23,35-43&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;Signore, ricordarti di me quando entrerai nel tuo regno &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Dio Padre, che ci hai chiamati a regnare con te nella giustizia e nell’amore, liberaci dal potere delle tenebre; fa’ che camminiamo sulle orme del tuo Figlio, e come lui doniamo la nostra vita per amore dei fratelli, certi di condividere la sua gloria in paradiso. Per Cristo nostro Signore. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Leggere&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] 35il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».&lt;br /&gt;36Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto 37e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». 38Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».&lt;br /&gt;39Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva&lt;br /&gt;te stesso e noi!». 40L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 42E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». 43Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Gb 17,6; Sap 5,4; Sal 2,2; 35,16; 68,22; Is 42,1; 49,7; Ger 20,7; Mt 8,8; 11,28-29; 16,28; 27,4.37.43.44.51; Mc 15,26.29-31-32; Gv 1,29; 3,16; 6,38-39; 10,11.18; 1Cor 2,14; Ez 33,10-11; Ef 2,3; Col 1,19-20; 1Pt 2,4; 3,18; 1Gv 4,9-10; Ap 4,9-10.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In questa domenica XXXIV del Tempo Ordinario, festa di Cristo Re, la liturgia ci fa riflettere sulla passione del Signore.&lt;br /&gt;Luca riferisce nel suo racconto gli ultimi momenti della vita terrena di Gesù usando più volte i termini salvare e salvezza e in questo suo ripetersi, vuole comunicarci come Cristo è Re della nostra vita e della nostra storia.&lt;br /&gt;La sua regalità si manifesta in modo contrario alla regalità umana: per Gesù la regalità è servizio per la salvezza del popolo, fino al dono di sé nel momento più cruento, estremo della sua vita.&lt;br /&gt;Nella sua “nuova mangiatoia” Gesù trova due ladroni anch’essi crocifissi, di cui uno si associa a quanti lo desideravano, mentre l’altro la sua fede in Cristo. Questa fede viene premiata dalla promessa di Gesù rendendolo partecipe della vita divina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;v. 35: il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Siamo al Calvario, un luogo di morte, di pianto. Questo luogo in questo preciso istante è stato trasformato in un “palcoscenico”. Infatti, troviamo chi sta a vedere e chi a deridere.&lt;br /&gt;Nei sguardi dai mille perché, nella derisione dei capi, in qualche maniera dicono chi è Gesù: il Cristo di Dio, l’eletto. Senza volerlo descrivono la regalità di Cristo Gesù.&lt;br /&gt;La tentazione per Gesù è sempre forte e si rinnova ancora in questo momento cruento. Il popolo, i soldati, uno dei malfattori invitano Gesù a salvarsi visto la sua origine divina.&lt;br /&gt;Dietro queste parole c’è un ragionamento puramente umano, un rifugiarsi per salvare se stessi. Ma Gesù non è venuto per salvare se stesso (Cfr. Mt 5,17).&lt;br /&gt;In questa tentazione vi è la tentazione di ciascuno di noi, perché anche noi cerchiamo di metterci in salvo, di lavarci le mani: vogliamo sopravvivere! Però l’uomo della Croce ci sta dicendo tutto l’opposto. La propria salvezza consiste nel donare la propria vita. Gesù in questo momento non fa altro che donare la sua vita.&lt;br /&gt;Salvare se stessi e non la vita altrui, non è da cristiani!&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 36-37: Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Sembra che tutti deridono Gesù, persino i soldati che di campo religioso sono proprio asciutti. Eppure anche loro ripetono in qualche maniera l’ansia umana.&lt;br /&gt;I soldati porgono a Gesù assetato dell’aceto, quasi a ricordare le parole del Salmista: “Nella mia sete mi diedero da bere aceto” (Sal 69,22). Ciò sta ad indicare che si compiono le Scritture, che quanto sta per accadere è un evento salvifico e non una storia qualsiasi da raccontare.&lt;br /&gt;Inoltre a Gesù viene inflitta una colpa, un titolo che gli da fastidio: “re dei giudei”. Titolo che è stato motivo di discussione al suo processo. Ma Gesù è Re ma non alla maniera umana, la sua regalità sarà “scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani” (1Cor 1,23). La sua regalità consiste nel fare la volontà del Padre e cioè donare la sua vita per salvare quello che era perduto (Lc 19,10).&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 38: Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; La sua colpa Gesù la porta sopra, al collo come qualsiasi delinquente. Una tavoletta continua a deridere Gesù. Però una tavoletta reca sempre un messaggio da leggere, questo messaggio è la regalità di Cristo che chiede ancora oggi non solo di leggerla, ma di posare, a noi che la leggiamo, il nostro sguardo, il nostro cuore sul cuore del vangelo: l’amore.&lt;br /&gt;Inoltre, questa tavoletta diventa anche una consegna che Gesù fa: “prendete il mio giogo sopra di voi … Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,29-30).&lt;br /&gt;Gesù è Re offrendoci la sua stessa vita, il suo stesso giogo e non ha bisogno di scettri per regnare, perché il suo scettro è l’amore per ogni persona.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 39-41: Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Accanto al Crocifisso due sono i malfattori appesi, ma ben diversa la conclusione della vita di ognuno dei due. Anche Gesù l’aveva detto: “in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato” (17,34). Due sono i malfattori crocifissi con lui, uno però solamente esteriormente perché partecipa agli scherni degli altri e cerca la via di fuga per salvare se stesso. La sua pretesa è una bestemmia; è un continuo deridere il disegno salvifico di Dio. Quindi la sua reazione è sterile, priva di vita, già morta in sé.&lt;br /&gt;L’altro malfattore, invece, imbocca la via della salvezza perché condivide la condanna di Gesù. Egli fa discernimento e accetta quanto sta accadere, accoglie quel mistero divino e riconosce nel crocifisso il Figlio di Dio.&lt;br /&gt;Accogliere il mistero divino, essere con Cristo, essere accanto a lui significa rimproverare l’altro che non vede la vita che ha davanti agli occhi e che continua a sciuparla. In altre parole qual malfattore si è fatto voce di Cristo, riconoscendo le sue responsabilità e aiutando l'altro a leggere il momento presente come una opportunità di salvezza: &lt;em&gt;Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;La conversione di quest’uomo è segno che ha letto quella tavoletta appesa al collo e che in qualche maniera, anche noi stessi ci siamo messi al collo. In quel segno siamo visitati da Dio. Qui viene colto il senso della propria crocifissione, una crocifissione meritata per una colpa commessa. Ma ci sta anche il coraggio di confessare i propri falli davanti a Gesù, riguardo al quale è convinto che pensa innocente dalla croce.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 42-43: E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Nella Bibbia il ricordo di Dio e quello dell’uomo s’intrecciano e costituiscono una componente fondamentale della vita del popolo di Dio.&lt;br /&gt;Nell’AT, se qualcuno prega nelle sue difficoltà, alza la sua voce a Dio perché si ricordi della sua opera salvifica, della sua alleanza (cfr. Gn 9,15; Es 2,24; Sal 104,8; 110, 5). Anche il ladrone fa la stessa cosa con Gesù: ai piedi di quel trono di gloria chiede un ricordo nel regno di Cristo. È una bella preghiera che si rinnova sempre sulla bocca di chi ha fede: “Signore Gesù, ricevi il mio spirito” (At 7,59). E ogni discepolo che “invocherà il nome del Signore sarà salvato” (At 2,21).&lt;br /&gt;La preghiera del ladrone viene esaudita da Gesù, non perché era buono (Luca non lo dice) ma perché è stato capace di accogliere la salvezza che in quel momento passava dalla croce. Infatti, “Il fondamento della divina misericordia si rivela nella croce di Cristo, il quale prende il posto di molti e muore per loro” (Alois Stöger).&lt;br /&gt;Cristo non entra da solo nel suo regno, porta con sé il primo dei salvati. Stessa umanità, stesso giudizio, stessa sorte, stessa vittoria.&lt;br /&gt;Il malfattore pentito sarà “con lui”, cioè con Gesù, che è il paradiso tanto bramato da Paolo: “Bramo dissolvermi ed essere con Cristo” (Fil 1,23; cfr. 1Tes 4,17).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;Ogni azione di Cristo è gloria della Chiesa, ma la croce è gloria sopra ad ogni gloria. Lo capì bene Paolo che disse: Di null’altro mi glorierò, fuorché della croce di Cristo (Gal 6.14). Che un cieco abbia potuto riavere la vista presso la piscina di Siloe, è certo un fatto meraviglioso. Ma quanto conta questo singolo episodio se si pensa ai ciechi di tutto il mondo? Avvenimento grande, superiore alle forze della natura, fu la risurrezione di Lazzaro, morto ormai da quattro giorni. Ma questo favore concesso a lui solo, poteva forse giovare a tutti coloro che erano morti per i propri peccati? Cosa mirabile fu sfamare con cinque pani cinquemila uomini. Ma quale utilità poteva avere per tutti gli ignoranti affamati di verità? La gloria della croce invece ha illuminato tutti quelli che erano ciechi per ignoranza, liberato tutti quelli che erano schiavi del peccato, redento tutto il genere umano. Gloriamoci della croce del Salvatore. Il linguaggio della croce è stoltezza per quelli che si perdono, ma per noi che siamo salvi è potenza di Dio (1Cor 1.18) (Cirillo di Gerusalemme, &lt;em&gt;Catechesi&lt;/em&gt; 13.1-2).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vuoi vedere un’altra sua opera meravigliosa? Oggi ci ha aperto il paradiso, ch’era chiuso da più di cinquemila anni. In un giorno e in un’ora come questa, vi portò un ladro e così fece due cose insieme: aprì il paradiso e v’introdusse un ladro. In questo giorno ci ha ridato la nostra vera patria e l’ha fatta casa di tutto il genere umano, poiché dice: "Oggi sarai con me in paradiso" (Lc 23,43). Che cosa dici? Sei crocifisso, hai le mani inchiodate e prometti il paradiso? Certo, dice, perché tu possa capire chi sono, anche sulla croce. Perché tu non ti fermassi a guardare la croce e potessi capire chi era il Crocifisso, fece queste meraviglie sulla croce. Non mentre risuscita un morto, o quando comanda ai venti e al mare, o quando scaccia i demoni, ma mentre è in croce, inchiodato, coperto di sputi e d’insulti, riesce a cambiar l’animo d’un ladro, perché tu possa scoprire la sua potenza. Ha spezzato le pietre e ha attirato l’anima d’un ladro, più dura della pietra e l’ha onorata, perché dice: "Oggi sarai con me in paradiso". Sì, c’eran dei Cherubini a custodia del paradiso; ma qui c’è il Signore dei Cherubini. Sì, c’era una spada fiammeggiante, ma questi è il padrone della vita e della morte. Sì, nessun re condurrebbe mai con sé in città un ladro o un servo. L’ha fatto Cristo, tornando nella sua patria, v’introduce un ladro, ma senza offesa del paradiso, senza deturparlo con i piedi d’un ladro, accrescendone anzi l’onore; è onore, infatti, del paradiso avere un tale padrone, che possa fare anche un ladro degno della gioia del paradiso. Quando infatti egli introduceva pubblicani e meretrici nel regno dei cieli, ciò non era a disonore, ma a grande onore, perché dimostrava che il padrone del paradiso era un così gran Signore, che poteva far di pubblicani e meretrici persone così rispettabili, da meritare l’onore del paradiso. Come, infatti, ammiriamo maggiormente un medico, quando lo vediamo guarire le più gravi e incurabili malattie, cosi è giusto ammirare Gesù Cristo, quando guarisce le piaghe e fa degni del cielo pubblicani e meritrici. Che cosa mai fece questo ladro, dirai, da meritar dopo la croce il paradiso? Te lo dico subito. Mentre per terra Pietro lo rinnegava, lui in alto lo proclamava Signore. Non lo dico, per carità, per accusare Pietro; ma voglio rilevare la magnanimità del ladro. Il discepolo non seppe sostenere la minaccia d’una servetta; il ladro tra tutto un popolo che lo circondava e gridava e imprecava, non ne tenne conto, non si fermò alla vile apparenza d’un crocifisso, superò tutto con gli occhi della fede, riconobbe il Re del cielo e con l’animo proteso innanzi a lui disse: "Signore, ricordati di me, quando sarai nel tuo regno" (Lc 23,42). Per favore, non sottovalutiamo questo ladro e non abbiamo vergogna di prendere per maestro colui che il Signore non ebbe vergogna di introdurre, prima di tutti, in paradiso; non abbiamo vergogna di prender per maestro colui che innanzi a tutto il creato fu ritenuto degno di quella conversazione che è nei cieli; ma riflettiamo attentamente su tutto, perché possiamo penetrare la potenza della croce. A lui Cristo non disse, come a Pietro: "Vieni e ti farò pescatore d’uomini" (Mt 4,19), non gli disse, come ai Dodici: "Sederete sopra dodici troni per giudicare le dodici tribù d’Israele" (Mt 19,28). Anzi neanche lo degnò d’una parola, non gli mostrò un miracolo; lui non vide un morto risuscitato, non demoni espulsi, non il mare domato; eppure lui innanzi a tutti lo proclamò Signore e proprio mentre l’altro ladro lo insultava... Hai visto la fiducia del ladro? La sua fiducia sulla croce? La sua filosofia nel supplizio e la pietà nei tormenti? Chi non si meraviglierebbe che, trafitto dai chiodi, non fosse uscito di mente? Invece non solo conservò il suo senno, ma abbandonate tutte le cose sue, pensò agli altri e, fattosi maestro, rimproverò il suo compagno: "Neanche tu temi Dio?" (Lc 23,40). Non pensare, gli dice, a questo tribunale terreno; c’è un altro giudice invisibile e un tribunale incorruttibile. Non t’affannare d’essere stato condannato quaggiù; lassù non è la stessa cosa. In questo tribunale i giusti a volte son condannati e i malvagi sfuggono la pena; i rei vengono prosciolti e gl’innocenti vengono giustiziati. Infatti i giudici, volenti o nolenti, spesso sbagliano; poiché per ignoranza o inganno o per corruzione possono tradire la verità. Lassù è un’altra cosa. Dio è giudice giusto e il suo giudizio verrà fuori come la luce, senza tenebre e senza ignoranza... Vedi che gran cosa è questa proclamazione del ladro? Proclamò Cristo Signore e aprì il paradiso; e acquistò tanta fiducia, che da un podio di ladro osò chiedere un regno. Vedi di quali beni la croce è sorgente? Chiedi un regno? Ma che cosa vedi che te lo faccia pensare? In faccia hai una croce e dei chiodi, ma la croce, egli dice, è simbolo di regno. Invoco il Re, perché vedo il Crocifisso; è proprio del re morire per i suoi sudditi. Questo stesso disse: "Il buon pastore dà la vita per le sue pecore" (Jn 10,11). Dunque, anche un buon re dà la vita per i sudditi. Poiché dunque diede la sua vita, lo chiamo Re. "Signore, ricordati di me, quando sarai nel tuo regno". (Crisostomo Giovanni, &lt;em&gt;Hom. de cruce et latrone&lt;/em&gt;, 2 s.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Quale mio atteggiamento di fronte alla sofferenza? Sto anch’io a vedere?&lt;br /&gt;Butto al vento quanto è scaturito dalla Parola di Dio per me e per gli altri?&lt;br /&gt;Che tipo di preghiera faccio? Egoista o secondo il cuore di Dio?&lt;br /&gt;Accolgo la salvezza che passa dalla mia casa, dalla mia vita o la respingo deridendola?&lt;br /&gt;Anche io come Paolo, come il ladrone “bramo dissolvermi ed essere con Cristo”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nel carcere di Scheveningen, tra il 12 e il 13 febbraio 1942, p. Tito Brandsma, compose una breve poesia ispirata dall'immagine di Cristo in croce. Tutto il canto poetico esprime la lieta accettazione delle sofferenze che uniscono a Dio.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Davanti all' immagine di Gesù&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;O Gesù,&lt;br /&gt;quando ti guardo mi sento rivivere.&lt;br /&gt;Ti voglio bene.&lt;br /&gt;Anche tu mi vuoi bene,&lt;br /&gt;come il tuo miglior amico.&lt;br /&gt;La tua amicizia mi porta sofferenza.&lt;br /&gt;Ma ogni sofferenza va bene per me.&lt;br /&gt;Così rassomiglio a te: verrò dove tu abiti.&lt;br /&gt;Nel dolore mi sento felice.&lt;br /&gt;Non lo chiamo più dolore&lt;br /&gt;ma felice occasione di essere a te più unito.&lt;br /&gt;Mi avvolgano il silenzio, l'umido, il freddo.&lt;br /&gt;Lasciatemi qui.&lt;br /&gt;Nessuno mi visiti.&lt;br /&gt;Non mi tormenta lo star solo.&lt;br /&gt;Tu, infatti, Gesù, sei con me:&lt;br /&gt;mai mi sei stato così vicino.&lt;br /&gt;Resta con me,&lt;br /&gt;qui, accanto a me,&lt;br /&gt;dolce Gesù.&lt;br /&gt;La tua presenza mi è pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Lasciamoci illuminare dalla forza che scaturisce dalla Croce, in maniera che anche il palpito più nascosto, il sospiro impercettibile, lo sguardo più insignificante e la parola più banale, ci faccia dire nella vita di tutti i giorni che il Cristo Re è signore della nostra vita e della nostra storia. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-4883135582834439546?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/4883135582834439546/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/11/lectio-divina-su-lc-2335-43.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/4883135582834439546'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/4883135582834439546'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/11/lectio-divina-su-lc-2335-43.html' title='Lectio divina su Lc 23,35-43'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-6285136152712063748</id><published>2010-11-11T08:13:00.000-08:00</published><updated>2010-11-11T08:22:56.849-08:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Lc 21,5-19</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / C&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Lc 21,5-19&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Signore giudicherà il mondo con giustizia &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Signore, tu che hai creato il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, tu che per mezzo dello Spirito Santo dicesti per bocca del nostro padre, il tuo servo Davide:&lt;br /&gt;Perché si agitarono le genti e i popoli tramarono cose vane? Si sollevarono i re della terra&lt;br /&gt;E i principi si radunarono insieme, contro il Signore e contro il suo Cristo; .... Stendi la mano perché si compiano guarigioni, miracoli e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù (At 4,24-25.30)". Riempici del tuo Spirito come lo donasti agli apostoli dopo questa preghiera, nei tempi della prova, perché anche noi possiamo annunziare la Parola con franchezza e dare testimonianza come profeti di speranza. Per Cristo nostro Signore. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;5Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, disse: 6«Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».&lt;br /&gt;7Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». 8Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: "Sono io", e: "Il tempo è vicino". Non andate dietro a loro! 9Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».&lt;br /&gt;10Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, 11e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.&lt;br /&gt;12Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, conse-gnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. 13Avrete allora occasione di dare testimonianza. 14Mettetevi dunque in men¬te di non preparare prima la vostra difesa; 15io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. 16Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; 17sarete odiati da tutti a causa del mio nome. 18Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 19Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt; silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Mt 24,1-8; Mc 13,1-8; Gv 2,20; Mic 3,12; Ger 7,1-15; 26,12-15; Dn 2,28.29; Is 24,19-20; Ag 2,6-9; Zc 14,4-5; Ez 5,12; 6,11-12; Lc 12,51-53; Mic 7,6; Gv 14,16-18; 15,18-20; Gv 17,14.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il brano, fa parte dell’unità letteraria di 21,5-36 e riguarda l'inizio del discorso di Gesù sulla fine dei tempi. Luca fa riferimento alla fine dei tempi anche in altre parti (12,35-48; 17,20-18,18). Gesù si trova a Gerusalemme, negli atri del Tempio, si avvicina la passione. I Vangeli sinottici (cfr. anche Mt 24; Mc 13) fanno precedere, al racconto della passione, morte e risurrezione, il discorso cosiddetto "escatologico". Eventi da leggere alla luce della Pasqua. Il linguaggio è quello "apocalittico". L'attenzione non va posta su ogni parola, ma sull'annuncio di capovolgimento totale.&lt;br /&gt;La comunità di Luca già era a conoscenza degli avvenimenti riguardante la distruzione di Gerusalemme (anno 70). L'evangelista universalizza il messaggio ed evidenzia il tempo intermedio della chiesa in attesa della venuta del Signore nella gloria.&lt;br /&gt;I discepoli sono chiamati a vivere nella certezza che il giorno del Signore verrà. Nell’attesa non devono cadere nell’inganno di messaggeri diversi da Gesù e fare proprie scadenze diverse da quelle stabilite da Dio&lt;br /&gt;Il Vangelo di questa domenica è un aiuto a comprendere questa condizione del credente nel mondo e a viverla correttamente. Il Vangelo, infatti, non vuole essere un "manuale per gestire le emergenze" quanto invece una bella notizia sulla vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 5-6: Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi…&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; È meraviglioso agli occhi di tutti osservare la bellezza artistica delle cose, del lavoro dell’uomo. Anche ai tempi di Gesù accadde la stessa cosa. Ma quando l’opera umana va in contrasto con l’opera divina Gesù risponde con una parola profetica: Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta.&lt;br /&gt;Parole di sventura quelle di Gesù (cfr. 17,22; 19,43) nel riprendere le ammonizioni dei profeti riguardo al tempio (Mi 3,12; Ger 7,1-15; 26,1-19). È una considerazione anche sulla caducità di ogni realizzazione umana, pur meravigliosa. Qui possiamo considerare il nostro atteggiamento verso le cose che terminano col tempo.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Verranno giorni…&lt;/em&gt; Questi “giorni che verranno” sono gli stessi di 5,35: «Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno»; l’esecuzione del Messia, lo sposo, coinciderà con la distruzione del Tempio (cfr. 23,45). Il crollo materiale sarà solo una conseguenza dell’esodo definitivo dal Tempio della presenza di Dio, perché essi hanno trasformato “questo luogo”, che era stato concepito come “casa di preghiera ” (Lc 19,46), “tenda della testimonianza ” (At 7,44), in un “covo di ladri” (Lc 19,46b), un tempio fatto “da mano d’ uomo” (At 7,48), a gloria e lode… dei potenti.&lt;br /&gt;Dio non vuole edifici singolari che puntellino il potere, ma luoghi funzionali in quanto dono suo. L'uomo spirituale ricerca, realizza ed usa tutte le realtà umane senza farne il fine ultimo.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 7: Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?».&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; La domanda manifesta un atteggiamento ansioso che viviamo ancora oggi: la fuga dal presente per proiettarsi in quel momento critico del futuro. Gli ascoltatori sono interessati agli sconvolgimenti esteriori che caratterizzeranno questo avvenimento.&lt;br /&gt;Gesù non risponde a questa specifica domanda. Il disastro per costoro non è definitivo, ma è il momento in cui Dio interverrà per iniziare la rivolta (il compimento della profezia delle settanta settimane di Dn 9,24-27), oggi la chiameremmo “la crociata ” o “guerra santa”, la rivolta che dovrà culminare con la sconfitta dei pagani (Dn 7,27).&lt;br /&gt;Quando i potenti sono troppo ben armati per provocare guerre sante, allora organizziamo crociate moraleggianti, campagne per la vita (in astratto), movimenti fondamentalisti, tutto meno il cambiamento radicale della scala dei falsi valori che provocano le crisi mondiali, le guerre civili e i disastri familiari. Manca Dio e la sua Parola al vertice della scala dei valori!&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 8: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: "Sono io", e: "Il tempo è vicino". Non andate dietro a loro!&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; In questo monito di Gesù, Luca, rispetto agli altri evangelisti, aggiunge il riferimento al tempo. La comunità dei primi cristiani sta superando la fase di un ritorno prossimo del Signore e si prepara al tempo intermedio della chiesa.&lt;br /&gt;Gesù raccomanda di non lasciarsi ingannare o meglio, sedurre da impostori. Ci sono due tipi di falsi profeti: quelli che pretendono di venire in nome di Gesù dicendo "sono io" e quelli che affermano che il tempo è giunto, che già si conosce la data (10,11; 19,11)&lt;br /&gt;Nella comunità di Tessalonica gli abitanti, col pretesto di aspettare l’imminente ritorno del Signore, si erano dedicati ad una spiritualità vuota, solo di attesa, inconcludente, ritenendo inutile ogni progetto ed ogni attività in questo mondo, visto che tutto dovrà scomparire.&lt;br /&gt;S. Paolo condanna energicamente la loro condotta e li richiama alla realtà, a vivere il tempo presente con dignità e responsabilità.&lt;br /&gt;Il credente è ottimista nella Parola di Gesù perché si fida della promessa, non segue i consigli degli ingannatori, non si lascia terrorizzare dalla malvagità, ma coglie occasione per dare buona testimonianza.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 9: Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine".&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Anche gli avvenimenti bellici e, diremmo oggi, le azioni terroristiche, non sono l'inizio della fine. Tutto questo accade, ma non è il segno della fine (Dn 3,28). Luca vuole prevenire l'illusione della fine imminente dei tempi con la conseguente delusione e abbandono della fede.&lt;br /&gt;Coloro che profetizzano una fine ormai imminente, possono aver additato tali segni della fine in alcuni avvenimenti del loro tempo. Piuttosto questi avvenimenti devono richiamarci ad una vita più ascetica che a guerre e divisioni anche nel campo della fede. Un richiamo a spandere il profumo di Cristo, il suo amore infinito, la Sua vittoria sul peccato e sulla morte che scaturiscono dalle nostre opere, come un giorno sangue e acqua, battesimo e cibo di vita, zampillarono dal costato di Cristo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 10-11: Poi disse loro: "Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Il &lt;em&gt;"poi disse"&lt;/em&gt; è una ripresa del discorso dopo gli avvertimenti iniziali. Siamo in pieno linguaggio e immagini apocalittiche (cfr. Is 19,2; 2Cr 15,6). Si usano immagini tradizionali per descrivere l'accelerazione del cambiamento della storia (Is 24,19-20; Zc 14,4-5; Ez 6,11-12). L'immaginario catastrofico è come un sipario che vela la bellezza dello scenario che è dietro: la venuta del Signore nella gloria.&lt;br /&gt;La storia, anche quella di oggi disseminata di cadaveri, non è altro che un povero urlo di disperazione in attesa dell'amore definitivo. Gesù dice diversamente: la storia è il luogo in cui Dio realizza il suo progetto, è – perciò – luogo benedetto e da salvare. La perseveranza, dono celeste, è il nostro sigillo sul mondo, la nostra vita è il fianco squarciato del Signore, la porta spalancata sul cuore di Dio, amore gratuito preparato per ogni uomo. La nostra vita perduta per Cristo è consegnata, in Lui, per la salvezza del mondo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 12-13: Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Avrete allora occasione di dare testimonianza. Non so se ci rendiamo conto di questa ammonizione. Le cose sono due: o non si riesce a vedere la raffinatezza della persecuzione che è in atto contro i cristiani, anche se spesso non cruenta (ci si limita sempre ai fatti di cronaca cruenti), o si è talmente tiepidi che con la nostra fede non provochiamo più nessuno.&lt;br /&gt;La parola di Gesù dice che dalla persecuzione nasce la testimonianza. L’essenziale non è vincere; nemmeno aver ragione; nemmeno sopravvivere; l’essenziale è poter rendere testimonianza all’amore di Dio in ogni circostanza. Istruito con la luce che viene dal Signore, pur perseguitato, il credente proclamerà davanti al mondo una sapienza misteriosa ma capace di contrastare efficacemente gli avversari. Accanto alla persecuzione da parte degli avversari ci sarà anche il tradimento da parte di amici e parenti; addirittura &lt;em&gt;“Sarete odiati da tutti per causa del mio nome”&lt;/em&gt; (v. 17). E tuttavia anche in questa situazione il discepolo deve mantenere la fiducia.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 14-15: Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;In che cosa consisterà questa sapienza? Nel manifestare la falsità del mondo e delle sue promesse, nel rivelare l’amore di Dio presente in mezzo alla storia come segno di speranza per l’uomo. Giunge il momento di riporre la fiducia totale in Dio, solo Dio basta. Gesù sta con chi resiste, offre un linguaggio a cui nessun nemico resisterà. Una resistenza che sia solidaria nella comunità di quanti hanno fede, cioè la nuova famiglia di Gesù, giacché i cristiani corrono il pericolo di essere traditi dai propri familiari.&lt;br /&gt;Gesù si esprimerà per mezzo loro ed essi, pur non essendo colti, difenderanno il suo interesse nel modo giusto, al punto che gli avversari non potranno resistere.&lt;br /&gt;In ogni caso Gesù non promette in linea di principio che salverà i discepoli dagli avversari e del resto essi non si sono mai aspettati da lui un patto del genere. Tuttavia Dio continuerà a tenere la sua mano sui discepoli di Gesù per cui succederà a loro solo ciò che egli ha stabilito per la loro salvezza.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 16-18: Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Luca usa ancora un linguaggio particolare e guarda la divisione nelle famiglie come tribolazione escatologica, enumerando in ordine decrescente i legami affettivi.&lt;br /&gt;Seguire Cristo non è una cosa semplice per nessuno. Comporta una certa radicalità nel superamento delle relazioni di sangue, quelle che affettivamente credevamo più sicure. Seguire Cristo è una testimonianza piena e coraggiosa: significa rischiare di rimanere soli, come Gesù nella sua passione, anzi è un rivivere quei momenti dolorosi insieme a Lui. Il dolore qui viene letto anche con la parola odio. Ma Gesù rassicura: «Nemmeno un capello del vostro capo perirà». Riprendendo Lc 12,7 ricorda la protezione divina assicurata nei momenti della prova. Cosa significano queste parole? Gesù non dice altro che, pur avendo delle vere sofferenze, delle reali difficoltà a causa delle persecuzioni, dobbiamo sentirci interamente nelle mani di Dio che ci è Padre, conosce tutto di noi e non ci abbandona mai. Anzi, «beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate» (Mt 5,12).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 19: Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. Come attendere quel giorno? Con una spiritualità del quotidiano che Luca delinea così: restare saldi nella «perseveranza», termine che evoca tutta la forza necessaria lungo la via di sofferenza per cui si deve passare, ma che insieme respira la speranza in Colui che ti conta i capelli in capo. “Perseveranza” è la parola chiave per la salvezza, è la condizione a cui dobbiamo tendere. Questa parola tradotta dal greco è ricca di contenuto: include pazienza, costanza, resistenza, fiducia.&lt;br /&gt;La perseveranza (cfr. anche At 11,23; 13,43; 14,22) è necessaria e indispensabile quando si soffre, quando si è tentati, quando si è portati allo scoraggiamento, quando si è allettati dalle seduzioni del mondo, quando si è perseguitati: è indispensabile per produrre frutto (8,15). È un continuo "rimanere" in Cristo di cui parla tanto l’evangelista Giovanni.&lt;br /&gt;«Nella vostra perseveranza salverete le vostre anime», ed è come dire «salverete le vostre vite». La vita si salva non nel disimpegno ma nel tenace, umile, quotidiano lavoro che si prende cura della terra e delle sue ferite. Senza cedere né allo scoraggiamento né alle seduzioni dei falsi profeti. Ed è importante questo, perché Gesù nel vangelo sembra riconoscere alla perseveranza che noi avremo vissuto, non una salvezza avuta come pacco regalo, ma una salvezza di cui lui ci rende partecipi, protagonisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Chi non confessa che Gesù Cristo è venuto nella carne, è un anticristo. Chi non confessa la testimonianza della croce è dalla parte del diavolo. Chi torce le parole del Signore per le sue brame e dice che non vi è né resurrezione né giudizio è il primogenito di Satana. Per questo abbandonando la vanità di molti e le false dottrine ritorniamo alla parola trasmessaci fin dal principio. Siamo sobri per le preghiere e perseveriamo nel digiuno. Con le preghiere chiediamo a Dio che tutto vede di non indurci in tentazione, perché il Signore ha detto: Lo spirito è pronto e la carne è debole (Mt 26.41). Senza interruzione perseveriamo nella speranza e nel pegno della nostra giustizia, Cristo Gesù, che portò i nostri peccati sul suo corpo sul legno della croce. Egli che non commise peccato né sulla sua bocca vi fu inganno (1Pt 2.22) sopportò ogni cosa per noi, perché vivessimo in lui. Imitiamo dunque la sua pazienza e se soffriamo per il suo nome lo glorifichiamo. Questo è il modello che ci ha dato in lui, e in questo noi abbiamo creduto (Policarpo, &lt;em&gt;Ai Filippesi&lt;/em&gt; 7-8).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se ci troviamo nelle tribolazioni, dacci la pazienza per poter sopportare. E’ te che io aspetto! Che io non venga schiacciato dalla debolezza, non soccomba alle tentazioni, non sia flagellato dalle tempeste che sono il banco di prova della pazienza. Possa io superare la prova e averne rafforzata e rinvigorita la speranza, la quale non delude. La pazienza stessa non supera la prova se manca la fede, la cui radice è la speranza. Come puoi infatti pretendere di superare la prova, se nel nome di Cristo non sai affrontare qualsiasi contrarietà e pericolo? Per questo la speranza è la sola che non delude il nostro cuore. Dove c’è speranza le battaglie di fuori e le paure di dentro (2Cor 7,5) non possono danneggiarci (Ambrogio, &lt;em&gt;Sul Salmo&lt;/em&gt; 118 27).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Nei momenti della prova tengo fissa la speranza nell’adempimento del Regno?&lt;br /&gt;Quali sentimenti prevalgono in me: angoscia, spavento, sicurezza, fiducia, speranza, dubbio...?&lt;br /&gt;Leggo la storia della mia vita come un rilanciare la mia fede in Dio mio Salvatore? Oppure sono tra quelli che pensano al “2012”?&lt;br /&gt;Sono convinto/a che la mia quotidianità non è mai sprecata se la vivo in letizia come un servizio a Lui e agli altri?&lt;br /&gt;Noi cristiani, popoli occidentali, popoli del benessere, ci impegniamo a fare giustizia, siamo disposti a farci giudicare con rettitudine?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Di fronte a Dio che "viene a giudicare la terra" nasce l'invito ad esultare, perché il Signore "giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con rettitudine". Una lode senza confini perché il giudizio finale mostrerà la misericordia sconfinata di Dio, e la stessa creazione metterà in luce il progetto di amore in cui è stata pensata. (Preghiamo col Sal 97).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Acclamate il Signore, abitanti di tutta la terra,&lt;br /&gt;date in canti di gioia e di lode,&lt;br /&gt;salmeggiate al Signore con la cetra,&lt;br /&gt;con la cetra e la voce del canto.&lt;br /&gt;Con trombe e al suono del corno acclamate il re, il Signore.&lt;br /&gt;Risuoni il mare e quanto contiene,&lt;br /&gt;il mondo e i suoi abitanti.&lt;br /&gt;I fiumi battano le mani, esultino insieme i monti&lt;br /&gt;davanti al Signore.&lt;br /&gt;Poich'egli viene a governare la terra;&lt;br /&gt;egli governerà il mondo con giustizia,&lt;br /&gt;e i popoli con rettitudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;In ogni nostra prova, chiediamo al Signore forza e sapienza secondo la sua Parola per continuare ad essere suoi testimoni. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-6285136152712063748?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/6285136152712063748/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/11/lectio-divina-su-lc-215-19.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/6285136152712063748'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/6285136152712063748'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/11/lectio-divina-su-lc-215-19.html' title='Lectio divina su Lc 21,5-19'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-4137011525957809404</id><published>2010-11-04T09:28:00.000-07:00</published><updated>2010-11-04T09:35:11.611-07:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Lc 20,27-38</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / C&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;Lectio divina su Lc 20,27-38&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Dio, Padre della vita e autore della risurrezione, davanti a te anche i morti vivono; fa’ che la parola del tuo Figlio, seminata nei nostri cuori, germogli e fruttifichi in ogni opera buona, perché in vita e in morte siamo confermati nella speranza della gloria. Per Cristo nostro Signore. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;27Gli si avvicinarono alcuni sadducei – i quali dicono che non c'è risurrezione – e gli posero questa domanda: 28«Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fra¬tello. 29C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30Allora la prese il secondo 31e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. 32Da ultimo morì anche la donna. 33La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». 34Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: 36infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dt 25,5-10; Gen 38,6-8; 1Cor 35-53; Fil 3,10-11; Es 3,4-6; Sal 16,9-11; 49,16; 73,24-25; Sap 3,1-9; Dn 12,2-3; 2 Mac 7,1-14; 1Cor 12-22; Rm 6,10-11; Gal 2,19.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno liturgico e alla festa di Cristo Re dell’universo. I vangeli hanno come tema quello della resurrezione e della fine dei tempi. Il cap. 20 di Luca riunisce i conflitti che Gesù incontra a Gerusalemme. In 4,13 Satana abbandona Gesù fino al tempo opportuno; è giunto questo tempo, il momento decisivo in cui Satana (ossia, gli avversari) cercano di eliminare Gesù. Il brano di oggi mostra il conflitto con i sadducei, che non credevano nella resurrezione, pongono a Gesù per mettere in ridicolo questa verità di fede. Questi lo fanno attraverso un “caso” di scuola per vedere cosa avrebbe risposto Gesù.&lt;br /&gt;In Israele la fede nella risurrezione si formula esplicitamente piuttosto tardi. Non parte dal presupposto filosofico dell’immortalità dell’anima, ma dall’esperienza della promessa e della potenza di Dio. Il suo amore dura in eterno e non può venire meno neanche davanti alla morte; deve vincerla e farci risorgere per mantenere la sua fedeltà a noi. Questa rivelazione, fondata nel Pentateuco, si sviluppa attraverso i profeti; la fede cristiana ha il suo inizio nella risurrezione di Gesù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;v. 27: Gli si avvicinarono alcuni sadducei…&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Sembra che sia la prima e ultima volta che si parla dei sadducei nel vangelo di Luca e in quello di Marco (Mc 12,18-27); in realtà essi ci sono già prima, in veste di scribi e sommi sacerdoti. I sadducei costituiscono un gruppo giudaico il cui nome deriva da Sadoc, un sacerdote del tempo di Salomone, i cui discendenti erano gli unici riconosciuti come sacerdoti legittimi (cfr. Ez 44,15). Esso concentrava la propria azione nel tempio e nella politica; i sadducei godevano di poca considerazione presso il popolo (al contrario dei farisei). In teologia erano conservatori: non accettavano la Tradizione orale e si sottomettevano letteralmente all’autorità del Pentateuco. Poiché i libri di Mosè non parlano di risurrezione, i sadducei la contestavano. Scomparvero dalla storia d’Israele quando fu distrutto il Tempio (70 d.C.).&lt;br /&gt;I sadducei si avvicinano a Gesù: nel contesto il loro intento è polemico. La questione di una risurrezione era di attualità. Bisognerà infatti aspettare il II sec. a.C. (con i fatti narrati nei libri dei Maccabei), perché nasca la fede in una risurrezione personale.&lt;br /&gt;Gesù condivideva coi farisei e col popolo l’esistenza della risurrezione dei morti. Per questo motivo i sadducei si beffavano di lui, cercando di dimostrare, citando le Scritture, che la fede nella risurrezione è priva di senso. Ecco il motivo del v. 28 che riporta la leggere del levirato (matrimonio fra cognati, cfr. Dt 25,5-10).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 28-29: Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; L’espressione “Mosè ha scritto per noi” mostra che i sadducei considerano Mosè il mediatore tra Dio e il popolo, e che essi conoscono la validità attuale di tale prescrizione.&lt;br /&gt;I sadducei ricordano l’istituto del levirato, previsto da Dt 25,5-10. Era una prassi comune ad altri popoli dell’Antico Oriente (Assiri, Ittiti) ed era poi entrata a far parte anche della legge di Israele. La troviamo applicata in Gen 38,8 e Rt 3,9; 4,12.&lt;br /&gt;Alla base di questa legge si scorge il forte desiderio di sopravvivere nei figli e di dare una continuità alla famiglia e alla stirpe. Da notare l’importanza e la validità riconosciuta ad una genealogia legale: il figlio nato viene giuridicamente considerato il figlio del defunto, non del padre carnale. I sadducei qui espongono un caso. Una storia raccontata in stile popolare. Alla fine, l'ansia umana diventa ansia divina quando Gesù afferma: e saranno figli di Dio, perché sono figli della risurrezione. In Dio e nell'uomo urge lo stesso bisogno di dare la vita, a figli da amare.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 33: La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie. &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Nella logica dei sadducei basta prendere sul serio la legge del levirato per concludere che la risurrezione è impossibile e assurda: non c’è risurrezione dei morti. Una tale conclusione presuppone tuttavia una visione piuttosto materiale dell’aldilà: la risurrezione consisterebbe in un ritorno alla vita terrena, in particolare le gioie, la fecondità e la fertilità, con un semplice aumento quantitativo. Ci sarà dunque anche un ritorno alla vita matrimoniale. Era un’opinione assai comune nel giudaismo, ed è anche il punto debole dell’argomentazione dei sadducei.&lt;br /&gt;La fede nella risurrezione non è frutto del mio bisogno di esistere oltre la morte, ma racconta il bisogno di Dio di dare vita, di custodire vite all'ombra delle sue ali.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;vv. 34-35: Gesù rispose loro: I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; Con questa risposta Gesù dà un insegnamento che denuncia la visione materiale della vita futura. Egli si serve di una distinzione assai giudaica (questo mondo qua – quel mondo là) per mettere in contrasto due condizioni di vita: nel mondo presente, il matrimonio è necessario per la sopravvivenza dell’umanità, perché l’uomo è mortale. Nel mondo futuro invece tale realtà non servirà più perché l’uomo avrà raggiunto l’immortalità, ma non inutile l'amore. Perché amare è la pienezza dell'uomo e la pienezza di Dio. Saranno come angeli.&lt;br /&gt;Gesù afferma quindi che la condizione d’esistenza nella vita futura è radicalmente diversa da quella attuale: sarà una vita immortale presso Dio. I risorti, di conseguenza, non hanno più bisogno dell’attività sessuale in vista della procreazione. Un pensiero così elevato della vita di resurrezione è originale; il giudaismo concepiva con difficoltà un superamento della vita sessuale, anzi tendeva a sublimarne la fecondità. Quelli che saranno giudicati degni: qui si parla della sorte dei giusti.&lt;br /&gt;Che significato dare alle parole “avere parte dell’altro mondo e alla risurrezione dei morti”? L’altro mondo e la risurrezione possono essere considerati due aspetti della stessa realtà, oppure possono affermare a una vita presso Dio subito dopo la morte e poi la risurrezione di tutti alla fine dei tempi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 36: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Con questo versetto l’evangelista lega la fine dell’attività sessuale nell’aldilà con l’idea di immortalità e con l’affermazione dell’uguaglianza con gli angeli. L’immortalità (e non per esempio non avere il corpo) è dunque la caratteristica dell’essere come gli angeli: di qui la transitorietà del matrimonio. Il giudaismo non ignora il paragone tra gli eletti e gli angeli, stupisce che Gesù lo utilizzi nei confronti dei sadducei che non credevano nemmeno all’esistenza degli angeli.&lt;br /&gt;“Infatti non possono più morire”. Con queste parole Luca ricorda che i salvati non solo sono simili agli angeli, ma sono veramente figli di Dio, introdotti nella vita divina, grazie alla risurrezione. Partecipando alla risurrezione di Cristo gli uomini entrano in comunione con la filiazione divina di Cristo stesso.&lt;br /&gt;Nella tradizione cristiana questo testo ha qualche volta provocato una certa svalutazione del matrimonio e della sessualità; si tendeva a identificare la vita di risurrezione con uno stato «angelico». Ma l’essere come gli angeli non significa che la natura dell’uomo viene trasformata in quella angelica. L’uomo risorto non è «disumanizzato».&lt;br /&gt;Ciò che il versetto vuole dimostrare è il superamento del rapporto sessuale nel futuro escatologico, visto che l’uomo sarà immortale. L’argomentazione è a servizio dell’affermazione della risurrezione come novità radicale e non come una ripresa migliorata della vita terrena.&lt;br /&gt;La mascolinità e la femminilità non si esauriscono nel matrimonio e quindi nella funzione puramente procreativa, ma esistono in vista della comunione delle persone: quest’ultima realtà, già possibile sulla terra, raggiungerà perfetto compimento e dinamicità nella vita di risurrezione.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 37-38: Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Nell’Esodo troviamo che il Signore si rivela a Mosè con queste parole: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe” (Es 3,6). Con questo appellativo esprime la convinzione che i patriarchi sono ancora vivi al di là della morte. Sarebbe blasfemo pensare che JHWH, l’eterno vivente e sorgente di ogni vita, sia «il Dio dei morti», perché, aggiunge Luca, «tutti vivono per lui», dove il “per” ha significato strumentale: in forza della vita che egli loro conferisce.&lt;br /&gt;Il Signore poi prosegue a rivelare a Mosè il nome divino: “Io-Sono”. La parola ebraica ehjeh, dalla radice Hei-Yod-Hei, usata per il nome divino in Es 3,14, significa Io sono colui che è; Io sono l’esistente. La radice può significare anche vita, esistenza. Per questo Gesù può concludere: Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui.&lt;br /&gt;Riflettendo sulla morte di Gesù, nella lettera ai Romani, Paolo scrive: “Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” (Rm 6,10).&lt;br /&gt;Possiamo dire che Gesù fa vedere ai Sadducei che la fedeltà di Dio sia per il suo popolo, sia per il singolo, non si basa né sull’esistenza o meno di un regno politico (nel caso della fedeltà di Dio al popolo), e neanche sull’avere o meno prosperità e discendenza in questa vita. La speranza del vero credente non risiede in queste cose del mondo, ma nel Dio vivente. Per questo i discepoli di Gesù sono chiamati a vivere come figli della risurrezione, cioè, figli della vita in Dio, come il loro Maestro e Signore, “essendo stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna” (1Pt 1,23).&lt;br /&gt;La risurrezione dei morti è strettamente legata al fatto che Dio non sia il Dio dei morti ma dei vivi. Dio vive: allora la vita e la risurrezione dei morti non è essenzialmente un ritorno alla vita, ma è una vita in Dio. La risurrezione dei morti non è la rianimazione di un corpo che se ne è andato, ma è la vita in Lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Risorgerà dunque la carne. identica, completa e integra. Ovunque essa sia, è depositata presso Dio dal fedelissimo mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo, che renderà Dio all’uomo e l’uomo a Dio, lo spirito alla carne e la carne allo spirito: entrambi egli li ha già uniti nella sua Persona... Quello che tu consideri uno sterminio, è una semplice partenza. Non solo l’anima si allontana, ma anche la carne si ritira frattanto: nell’acqua, nel fuoco, negli abissi, nelle fiere. Quando sembra così dissolversi, viene quasi trasfusa in vasi. Se poi anche i vasi vengono meno, perché si dissolvono e vengono riassorbiti nelle tortuosità della terra loro madre, da questa verrà di nuovo formato Adamo, il quale udrà da Dio le parole: Ecco, Adamo è diventato come uno di noi (Gen 3.22). Allora sarà veramente conscio del male che ha sfuggito e del bene in cui è confluito. Perché, anima, senti astio per la carne? Nessuno ti è tanto prossimo da dover più amare, dopo Dio; nessuno ti è più fratello, perché anche con te essa nasce in Dio. (Tertulliano,&lt;em&gt; La resurrezione&lt;/em&gt; 63).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al pari di queste cose dette, ammettete almeno la nostra testimonianza, più di loro credenti, in Dio, noi che attendiamo di rivestire i nostri corpi, anche se abbandonati senza vita alla terra, dal momento che nulla è impossibile a Dio. E a ben pensarci, cosa potrebbe apparirci più credibile - se noi non possedessimo un corpo - del sentirci dire che da una piccola stilla dell’umano sperma possano derivare ossa e nervi e carni formate all’immagine che vediamo? Se, in via di ipotesi, voi non esisteste così fatti né così generati, e uno vi assicurasse categoricamente, mostrandovi da una parte il seme umano e dall’altra una immagine dipinta, che questa essere prodotta da quello, se non vedeste in atto la cosa, la credereste? No; nessuno ardirebbe contestarlo! Orbene, è per la stessa ragione che, per non averlo ancora visto, non credete al risorgere dei morti. Senonché, come inizialmente non avreste creduto possibile che da una piccola stilla originassero creature siffatte - eppure le vedete prodotte -, così dovete ammettere la non impossibilità che i corpi umani andati in dissoluzione e scompostisi a guisa di semi sulla terra, a tempo debito, per ordine di Dio, risorgano e si vestano dell’incorruttibilità (1Co 15,53).&lt;br /&gt;Quale potenza di Dio è in grado di concepire chi afferma il ritorno degli esseri allo stato da cui sorsero e la contemporanea impotenza di Dio a trascendere questa legge, è difficile poterlo stabilire; una cosa però va rilevata, che costui non avrebbe creduto mai il potersi generare esseri - e da quali elementi! - simili a se stesso e al mondo quale egli lo vede. Meglio credere perciò in cose impossibili agli uomini e alla natura, anziché non credervi al pari degli altri, ricordando l’insegnamento del nostro Maestro Gesù Cristo: "Ciò che è impossibile presso gli uomini è possibile presso Dio" (Mt 19,26 Mc 10,27 Lc 18,27). Disse pure: "Non temete quelli che uccidono il corpo e poi non possono fare altro; temete piuttosto colui che dopo avere ucciso il corpo ha il potere di gettarvi, anima e corpo, nella Geenna" (Lc 12,45 2Co 5,4). La Geenna è il luogo dove andrà punito chi vive nell’iniquità e non crede alla realizzazione di quanto Dio ha insegnato per mezzo di Cristo (Giustino, &lt;em&gt;I Apol&lt;/em&gt;., 18-19).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la risurrezione dei morti per te non esiste, perché condanni i violatori dei sepolcri? Se il corpo si dissolve e la risurrezione è senza speranza, perché chi viola il sepolcro incorre in una pena? Vedi che anche se tu neghi con le labbra, rimane piena in te la coscienza della risurrezione. Un albero abbattuto rifiorisce e l’uomo abbattuto non rifiorisce? Ciò che è stato seminato e mietuto rimane sull’aia e l’uomo reciso da questo mondo non rimane sull’aia? I tralci della vite e i rami degli alberi completamente tagliati, trapiantati ricevono la vita e portano frutto, l’uomo, poi, per il quale le piante esistono, una volta sotterrato non risorgerà? Al confronto delle fatiche, quale è più grande, plasmare una statua che da principio non c’era, o rifare di nuovo con la stessa forma una che si era rotta? Dio che ci fece dal nulla, non potrà di nuovo far risorgere quelli che c’erano e sono morti?&lt;br /&gt;Ma tu non credi a quanto è scritto sulla risurrezione perché sei greco. Contempla dalla natura questo e rifletti sulle cose che sino ad oggi si vedono. Si semina il frumento, se piace, o qualsiasi genere di semi. Appena cade, come se morisse, va in putrefazione ed è inutile al nutrimento. Ma quello putrefatto risorge verdeggiante e caduto piccolo risorge bellissimo. Il frumento è fatto per noi. Per il nostro uso il frumento e i semi sono fatti, non per se stessi. Quelle cose che per noi sono state create, morte rivivono, e noi, motivo per i quali esse vivono, morti non risorgeremo? È tempo d’inverno, come vedi. Gli alberi sono come morti. Dove ora le foglie del fico? Dove i grappoli della vite? Nell’inverno questi sono morti e nella primavera verdeggianti e quando viene il tempo, allora, come dalla morte, rinasce la forza della vita. Dio guardando la tua infedeltà in queste cose fenomeniche opera ogni anno la risurrezione perché, vedendo ciò nell’inanimato, lo ritieni anche sull’animato. (Cirillo di Gerusalemme, &lt;em&gt;Catech&lt;/em&gt;., 18, 5-7).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è simile il morto a colui che si è addormentato, la morte al sonno, la risurrezione al mattino! Un giorno splenderà in noi la verità come luce nei nostri occhi, guarderemo la morte come immagine del sonno che desta inquietudine. Folle chi vede che il sonno finisce la mattina, e crede che la morte sia un sonno che dovrà durare in eterno!&lt;br /&gt;Se la speranza ravviva i nostri occhi, vedremo ciò che è nascosto: il sonno della morte finirà un mattino. Svanirà il meraviglioso profumo del tesoro della vita nel corpo, nella dimora dell’anima, donde era uscito. Bellissimo sarà il corpo, diletto tempio dello Spirito, rinnovato si muterà nella casa della beata pace. Allora squillerà la tromba sulle sorde arpe: «Svegliatevi, cantate gloria davanti allo Sposo! «Si sentirà un’eco di voci quando si apriranno i sepolcri, tutti prenderanno le arpe per suonare il canto di lode.&lt;br /&gt;Sia ringraziato il Signore che ha esaltato Adamo, anche se poi il superbo l’ha umiliato nel baratro! Gloria a lui quando umilia, gloria a lui quando risuscita. Anche la cetra suoni a Dio nel giorno della risurrezione! (Efrem, &lt;em&gt;Carmen Nisib&lt;/em&gt;., 70).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Il messaggio che Gesù ci offre sulla "vita del mondo che verrà" desta interesse dentro di me? Quale reazione suscita? Indifferenza, speranza, impegno a vivere più perfettamente l'amore, che sarà il contenuto della vita futura?&lt;br /&gt;Quali idee mi sono fatto/a a riguardo della vita dopo la morte?&lt;br /&gt;Mi sento figlio/figlia della risurrezione? Che significa per me vivere la risurrezione già dal momento presente?&lt;br /&gt;Oggi quali sono le tentazioni e le persecuzioni che provano la nostra fede?&lt;br /&gt;Riesco a vivere il mio essere uomo/ il mio essere donna come possibilità di incontro e di comunione con l’altro/altra e con gli altri?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Siamo stati creati per cose più grandi. Non siamo stati creati solo per attraversare questa vita senza uno scopo. E quello scopo più grande consiste nell’amare e nell’essere amati. Per questo vogliamo fare nostre le parole di un teologo e le innalziamo al Signore perché ci aiuti a dare senso alla nostra vita:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Signore, questa esistenza io l'accetto,&lt;br /&gt;e l'accetto in speranza.&lt;br /&gt;Una speranza&lt;br /&gt;che tutto comprende e sopporta,&lt;br /&gt;una speranza che non so mai&lt;br /&gt;se la posseggo davvero.&lt;br /&gt;Una speranza&lt;br /&gt;che nasce al mio profondo,&lt;br /&gt;una speranza totale&lt;br /&gt;che non posso sostituire&lt;br /&gt;con angosce inconfessate e cose possedute.&lt;br /&gt;Questa speranza assoluta&lt;br /&gt;io me la riconosco e voglio averla:&lt;br /&gt;di essa devo rispondere&lt;br /&gt;come del compito più grande&lt;br /&gt;della mia vita.&lt;br /&gt;Io so, Signore,&lt;br /&gt;che essa non è un'utopia,&lt;br /&gt;ma viene da te,&lt;br /&gt;nasce da te e abbraccia tutto&lt;br /&gt;e tutto comprende come promessa&lt;br /&gt;che l'umanità arriverà&lt;br /&gt;alla pienezza di vita&lt;br /&gt;e ogni uomo potrà davvero&lt;br /&gt;non vergognarsi d'essere uomo. (Karl Rahner)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Contemplare-agire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Lasciamo che la forza dello Spirito Santo entri nella nostra vita. Lasciamoci amare per amare non solo in questa vita ma anche nell’altra e ripetiamo al nostro cuore “Dio non è il Dio dei morti, ma dei viventi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3214532757422510759-4137011525957809404?l=meditarelaparola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/feeds/4137011525957809404/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/11/lectio-divina-su-lc-2027-38.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/4137011525957809404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3214532757422510759/posts/default/4137011525957809404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditarelaparola.blogspot.com/2010/11/lectio-divina-su-lc-2027-38.html' title='Lectio divina su Lc 20,27-38'/><author><name>fra Vincenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17598416025773278645</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp1.blogger.com/_hnYAKftnmIk/SE005GFug-I/AAAAAAAABDs/-gbVypII3ww/S220/intervento+di+fr.+Vincenzo.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3214532757422510759.post-5586559461783336062</id><published>2010-10-28T08:46:00.000-07:00</published><updated>2010-10-28T08:51:10.903-07:00</updated><title type='text'>Lectio divina su Lc 19,1-10</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#006600;"&gt;XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / C&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Lectio divina su Lc 19,1-10&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Oggi per questa casa è venuta la salvezza &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Invocare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;O Dio, che nel tuo Figlio sei venuto a cercare e a salvare chi era perduto, rendici degni della tua chiamata: porta a compimento ogni nostra volontà di bene, perché sappiamo accoglierti con gioia nella nostra casa per condividere i beni della terra e del cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Leggere&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un momento di &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;silenzio meditativo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; perché la Parola possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Passi utili alla meditazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Sap 11, 22-12, 2; Mt 6,33; 13,45; Lc 2,15-16; 7,23; 12,31, 11,9s; 15,8; 22,61; Sal 27,8-9; Es 33,18-22; Gv 1,42; 12,21; Mc 10,21; Ap 3,20.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Capire&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Nel vangelo di oggi, stiamo giungendo alla fine del lungo viaggio che iniziò nel capitolo 9 (Lc 9,51). Durante il viaggio, non si sapeva bene dove andasse Gesù. Si sapeva solo che si dirigeva verso Gerusalemme! Ora, alla fine, la geografia diventa chiara e definita. Gesù giunse a Gerico, la città delle palme, nella valle del Giordano. Ultima fermata dei pellegrini, prima di salire verso Gerusalemme! Fu a Gerico dove terminò il cammino dell'esodo di 40 anni lungo il deserto. Anche l'esodo di Gesù era terminato.&lt;br /&gt;All'entrata di Gerico, Gesù incontra un cieco che voleva vederlo (Lc 18,35-43). Ora, all'uscita della città, si incontra con Zaccheo, un pubblicano: anche lui vuole vederlo. Un cieco ed un pubblicano. I due erano esclusi. I due scomodavano la gente: il cieco con le sue grida, il pubblicano con le sue imposte. I due sono accolti da Gesù, ognuno a modo suo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Meditare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 1: Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando…&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Per qual motivo Gesù attraversava la città? La risposta la troviamo al v. 10: “il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. Qui teniamo presente che Gesù ha appena operato un miracolo: ha reso vedente un cieco e con lui entra in Gerico. Gesù prende possesso di quella città forte che era, ai tempi di Giosué, l’ingresso alla terra promessa. L’occhio chiuso si è aperto. Lo scopo del viaggio di Gesù in Gerico era quello di incontrare il peccatore (in questo caso Zaccheo) e salvarlo. Ma Gesù non va in cerca soltanto di Zaccheo, ma di ogni persona di ogni tempo e di ogni luogo.&lt;br /&gt;Anche noi siamo ricercati da Gesù e sollecitati a rispondere alle prove del suo amore. Ogni desiderio di bene è frutto della sollecitudine di Dio per noi ed esige la risposta, altrimenti il dialogo si blocca.&lt;br /&gt;In compagnia di dei due credenti e di quanti dopo essere guariti resteranno con Lui, Gesù si avvierà verso la Croce, il luogo della manifestazione della gloria di Dio nel luogo meno adatto.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;vv. 2-3: quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; L’evangelista Luca inizia a descrivere Zaccheo partendo dall’uomo. Ciò vuole indicare una persona con una propria esperienza personale, con un proprio limite, con una propria storia. Il nome di quest’uomo, Zaccheo, significa “puro”; “l’innocente” ma la sua vita nel sociale contraddiceva il suo nome. Infatti è presentato da Luca come capo dei pubblicani. Questi erano esattori di imposte, esosi, avidi di denaro, crudeli con tutti; erano chiamati peccatori! Zaccheo apparteneva a questa categoria; e con la qualifica più alta: “capo dei pubblicani”, dice il Vangelo.&lt;br /&gt;Il vangelo dice che Zaccheo cercava di vedere Gesù. Il testo non dice le motivazioni di questo desiderio. Possiamo leggere qui una difficoltà già mostrata da Gesù: Quanto è difficile, per colui che possiede ricchezze entrare nel regno di Dio. È più facile per un cammello passare la cruna di un ago (Lc 18,25). Zaccheo è appunto uno di questi cammelli che, scorticandosi un po’, riesce a passare. Ma non era solo ricco, era anche ladro. E allora, nota giustamente sant’Ambrogio, “chi potrà mai disperare, se è arrivato anche uno la cui ricchezza proveniva dagli imbrogli?”.&lt;br /&gt;Forse Zaccheo vuole andare oltre il semplice vedere. Vuol conoscere l’identità, il mistero di Gesù. Vuol trovare la luce. Ma non poteva per la folla”: essa costituisce una barriera tra Gesù e Zaccheo.&lt;br /&gt;Nell’originale greco il verbo cercare si dice zetéo da cui viene la parola siciliana “zitu/zita”, che significa sposo/sposa. C’è dietro questa parola una ricerca appassionata tra lo sposo e la sposa. Questa ricerca finalmente si fa incontro.&lt;br /&gt;L’evangelista sottolinea che “Zaccheo era piccolo di statura”. Ogni uomo è piccolo e ha bisogno che qualcuno lo porti in alto. San Paolo anche lui era piccolo, come dice la parola latina che lo qualifica: paulus cioé piccolo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 4: corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; La passione per incontrare Gesù è talmente forte che Zaccheo supera i suoi limiti. Il Vangelo a Maria “mette” la fretta; a Zacche invece lo fa correre. Trovare il senso della vita, trovare la salvezza è un bisogno primario per l’uomo: esige fretta.&lt;br /&gt;Questo lo si fa anzitutto conoscendo e accettando il proprio limite, dopo trova la soluzione: superare la folla e sale su un albero, che non a torto viene visto come figura della Croce; il cieco, invece, supera la folla gridando il suo bisogno di guarigione. Ognuno a modo suo supera la barriera che gli impedisce l’incontro con Gesù.&lt;br /&gt;In genere noi saliamo, ci arrampichiamo su alberi sbagliati. Il Signore desidera ardentemente incontrarci, ma vuole che ci diamo da fare per incontrarlo.&lt;br /&gt;L’albero giusto è quel “sicomoro”, simbolo della Croce sulla quale sta per salire Gesù andando a Gerusalemme, segno dell’umiltà, dell’umiliazione del Figlio di Dio. Lì su quell’albero che è la croce, tra qualche giorno Zaccheo vedrà pendere il suo Signore, lì il desiderio di Zaccheo di vedere il Signore della sua vita sarà soddisfatto. Sale “per poterlo vedere”.&lt;br /&gt;Zaccheo è l’uomo che ha il coraggio dei propri desideri, agisce nel nome delle sue convinzioni, non delle sue paure, e l'albero diventa la sua libertà.&lt;br /&gt;C’è in quest’uomo qualcosa che va oltre la curiosità; sicuramente ci sarà dentro di lui un qualcosa di indefinito, non decifrabile... ma d’altronde sempre quando si ha desiderio di Gesù non c’è solo curiosità; c’è sì curiosità, ma anche qualcosa di più profondo nel cuore: la libertà. La libertà è il respiro del Vangelo. All'avvicinarsi di Cristo si deve sentire aria di libertà. E non solo: dopo l’incontro con lui scopriamo e viene alla luce quanto noi desideravamo. Nasce allora, ma solo dopo il vero incontro con il Gesù vero, la conversione e la pace.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 5: Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Non è la prima volta che incontriamo nel vangelo “il luogo” che in greco viene detto “Katalyma” che significa “riposo”.&lt;br /&gt;La parola viene usata in questo versetto, ma anche per indicare la mangiatoia e poi, più avanti, il calvario. Tutta la vita di Gesù, dalla nascita alla morte, è concentrata sull’essere presente lì dove l’uomo è nel bisogno. Qui Zaccheo è nel bisogno. Gesù è sul luogo. Il versetto presenta così l’altro personaggio: Gesù.&lt;br /&gt;“Gesù alzò lo sguardo”. Si noti che è lo stesso verbo usato per il cieco di Gerico: anche lui vuole guardare in alto. Ma per guardare in alto si sottintende che uno stia in basso, e qui questo qualcuno è Gesù. Egli vuole guardare dal basso in alto: infatti, umiliò se stesso per poter salvare tutti. Compreso l’insalvabile Zaccheo. Volendo ricordare la parabola del buon Samaritano, Gesù qui si fa vicino, si fa prossimo di Zaccheo. Non lo scansa.&lt;br /&gt;“Gesù disse a lui: Zaccheo”, lo chiama per nome, si manifesta suo amico, amico del piccolo, dell’immondo. Si ricorda di lui, l’ultimo. Dice Gesù ancora: “affrettati”: viene ripetuta la parola al versetto 6 che segue. La salvezza è una cosa seria: richiede urgenza. La proposta del Signore non è mai rimandata a domani: ti dice: Scendi subito! “Scendi”: non il grande ma chi si fa piccolo può scoprire le meraviglie del Regno di Dio. Gesù continua: “Oggi!”: è il tempo della salvezza.&lt;br /&gt;In altre occasioni lo si ripete: alla nascita di Gesù e poco prima della sua morte. “Oggi sarai con me in paradiso”. Lo si ripete anche al v. 9 per dirci che non domani ma oggi si apre per te la via della guarigione e della salvezza. “Devo fermarmi in casa tua”. L’evangelista Giovanni dice che il Verbo di Dio ha posto la sua tenda tra di noi. E’ questo che vuole Gesù: dimorare tra noi, essere solidale con noi, vicino al nostro peccato, dentro la nostra morte. Questa è la volontà del Padre Celeste.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 6: Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Quando Gesù parla ad un cuore che attende, ad un cuore in cerca di una speranza nuova, il cuore subito si apre. Quando invece il cuore è pieno di se stesso e delle cose, allora difficile è ascoltare il richiamo o la voce di Gesù. L’uomo resta sordo al suo richiamo d’amore. Ma Zaccheo ha fretta, vuole subito accogliere il Maestro. Accolse: è il verbo usato anche per l’accoglienza data da Marta e Maria, è il verbo dell’amore. Zaccheo imita Dio, imita la Chiesa che tutti accoglie e lo fa con il trasporto di chi si sente salvato, con gioia. La misericordia di Dio accorcia e sopprime le distanze.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 7: Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; La richiesta di Gesù non è sorprendente ma scandalosa non solo per i farisei ma per tutta la folla: il Santo di Dio sceglie la casa di un pubblico peccatore, l’amico dei poveri va ad abitare nella casa di un ricco. Tutti borbottano perché vedono che Gesù non sa distinguere tra la casa del giusto dove si deve entrare e la casa di un peccatore dove non è lecito ad un ebreo entrare. È una reazione che è registrata più di una volta dal Vangelo. Gesù del resto li aveva preavvisati: “Beato chi non si scandalizzerà di me” (Lc 7,23). Qui viene detto in greco che è andato ad “alloggiare”, termine usato, come detto prima, per la mangiatoia (katalyo) dove Gesù venne deposto da Maria e per la deposizione nel sepolcro.&lt;br /&gt;Il ripetersi di questo verbo come il riposo, l’adagiarsi è il grande desiderio di Gesù presso colui che vuol guarire dal suo peccato: lì Gesù vuol dimorare.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 8: Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Zaccheo inizia un cammino di conversione. Egli fa esperienza dell’amore gratuito di Dio e pare deciso a mettere ordine nella sua vita. La trasformazione di Zaccheo è radicale: egli va oltre le disposizioni della legge in caso di furto (Es 22, 3-6), fa ciò che non fece il giovane ricco. La sua trasformazione non è apparente, fittizia, di facciata, la sua novità è reale e lo dimostrano le parole con le quali egli si presenta nella sua nuova veste. Di quanto possiede, metà la dà ai poveri.&lt;br /&gt;Incontrare Dio vuol dire trasformazione di pensiero di modo di vivere. Mettendo l’amore di Dio al primo posto della sua vita, Zaccheo vede in esso il fondamento, il senso e il criterio del suo agire.&lt;br /&gt;Zaccheo sceglie di ripagare il danno arrecato secondo il diritto romano. Non cambia professione ma è esplicito nel far intendere che da oggi il suo lavoro lo svolgerà onestamente.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 9: Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Si ripete la parola “Oggi”. La parola OGGI, nel vangelo di Luca è caratteristica. Indica l’attualità della salvezza e la necessaria sollecitudine a non lasciarsi sfuggire l’occasione.&lt;br /&gt;Gesù e la salvezza sono la stessa cosa. Se in una casa entra Gesù vi entra anche la salvezza. Gesù manifesta anche altre conseguenze di questa salvezza, dicendo: “Anch’egli è figlio di Abramo”. Colui che agli occhi della gente era senza speranza di salvezza diventa ciò che essi sono: figli di Abramo. Zaccheo vede la propria miseria, si sente chiamare per nome e percepisce cosa fare e lo fa.&lt;br /&gt;L’espressione Figlio di Abramo, vuole intendere che la salvezza promessa ad Abramo consiste nella adesione a Cristo Gesù. E’ Gesù che ristabilisce, ridà la dignità a Zaccheo come ad ogni uomo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;v. 10: Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Questo versetto rimanda all’ultimo annuncio della Passione (Lc 18,31) che i discepoli non avevano compreso. Fino al dramma della Croce, Gesù è colui che cerca i perduti e li salva. Chi alza gli occhi a lui è salvo. Adesso gli apostoli iniziano a comprendere qualcosa del grande mistero che avvolge Gesù di Nazareth. Gesù accetterà di perdere la sua dignità, la sua vita, come un maledetto, per salvare i peccatori.&lt;br /&gt;Ecco l’azione di Gesù, comunicare vita ad ogni persona. L’azione di Gesù non si frena di fronte a nessuna situazione, come nel caso di questo ricco, di questo Zaccheo, che poteva essere considerato un caso disperato. In Gesù la salvezza impossibile è resa possibile.&lt;br /&gt;La Buona Notizia è per tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Il Vangelo nel pensiero dei Padri della Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Il Maledetto cinge la spada contro di noi e mostra le armi per spaventarci, ma esse si struggono come cera sui corpi. che non si lasciano indurre al peccato Si adira Satana, perché la schiera dei giusti è più numerosa del suo esercito. E perfino il suo gregge insorge e fugge verso il Figlio di Maria. Si è allontanato da lui il suo zelante seguace Zaccheo, poiché il Signore l’ha incontrato e l’ha accolto benevolmente; il sicomoro lungo la via è stato il suo rifugio. Ne è sceso stanco e ha riacquistato le forze. Stando sull’albero, Gesù lo ha illuminato con la sua luce; sul ramo, le tenebre si sono dissipate.&lt;br /&gt;Eva ha seguito il cattivo consiglio e l’ha fatto suo, ma è apparsa Maria, la Santa, e le ha ridato l’antico splendore. Il serpente ha mescolato segretamente il peccato con il sangue della morte e lo ha porto ad Eva. E perché ella non rifiutasse la bevanda, ha simulato amicizia. Nostro Signore ha mescolato col sangue il proprio vino, lo ha reso medicamento di vita e lo ha dato a bere. L’innocente (Maria) ha assaggiato ed ha dominato il sale mortale della terra. In paradiso, il peccato ha assalito Eva e quando ella gli ha ceduto l’ha scacciata dal paradiso. Ha dato ascolto al serpente ed ha perso il giardino. Il serpente che non ha piedi ha impedito il passo ad Eva, ma Maria ha servito la madre. La giovane ha portato la vecchia per poter vivere nell’antica dimora. È morta Eva in tarda età, ma ha generato Maria, tornando così, giovane. La nascita della figlia ha riparato la colpa dell’antica madre. Eva ha nascosto nel nostro feto il fermento della morte e della miseria. Ma è apparsa Maria che ha tolto questo fermento, perché le creature non si corrompessero.&lt;br /&gt;Dio ha celato le sue onde nella Vergine. Dalla gloriosa è sgorgata la vita. I torrenti hanno risalito i monti, sopra le valli e le voragini. Il Maligno è stato vinto dall’annuncio del Figlio, dinanzi al quale tutti si sono prosternati. A quelli che chiedevano ha rivelato la sua natura, i campi si sono inariditi non potendo sopportare la sua gloria. Quella medicina ha fortificato i ricchi nella grazia, le loro mani l’hanno accolta nel lutto. Le nazioni l’hanno presa, essa ha sanato la ferita prodotta dal serpente. Il mare della misericordia ha rotto i suoi argini per lavare le colpe di Zaccheo. La grazia ha vinto la colpa, il colpevole si è sollevato senza subire condanna. Gesù è stato benigno con i peccatori, anche se i nemici lo hanno percosso. Il suo amore è stato quello del pastore che è uscito in cerca della pecorella smarrita (Lc 15,4-7). Egli ha affermato solennemente, perché noi gli credessimo, di non volere la nostra perdizione; quando un peccatore fa penitenza, il Padre e i suoi angeli esultano (Lc 15,7-10).&lt;br /&gt;Un giorno, ha vietato di persistere nell’odio e nell’ira. Ha voluto renderci simili a lui che tante colpe perdona agli uomini. Essendo egli giusto, ci salva dalla perdizione dandoci a tal fine i mezzi. In cielo, gli angeli tremano davanti a lui, e agli abitanti della terra si permette di vincere. Quando le lacrime corrispondono a quello che chiede, egli si lascia commuovere. Tende il suo arco per spaventarci, ma ha pietà e l’arco perde tensione.&lt;br /&gt;Passando vicino all’albero, ha visto il peccatore, lo ha abbracciato con lo sguardo e si è fermato. Un giorno, per Simone oggi ha gioito per Zaccheo e gli ha ordinato di scendere subito dal sicomoro. Il giusto ha comandato al peccatore di comparire triste davanti al tribunale. Come si sarà rallegrato il colpevole, quando ha incontrato il Giudice misericordioso. Quanto più Zaccheo ha temuto, quanto meno ha osato chiedere il perdono; tanto più il Signore ha avuto pietà, tanto più gli ha usato misericordia.&lt;br /&gt;Giusto e clemente è il Signore, abbiate paura, voi peccatori, ma abbiate fiducia! Perdona le colpe a coloro che fanno penitenza e manda castighi agli ostinati. Per mezzo di Zaccheo, egli ci chiama: guardate al suo amore! Come il pescatore, il Signore getta le reti per potervi prendere in gran numero. Ha preso il penitente dall’albero, l’ha trapiantato subito nel suo giardino. Ha visto che come Adamo egli aveva perduto la sua gloria, perciò lo ha vestito di un abito tessuto di misericordia. Lodate il Signore che ha trovato e accolto un peccatore, che altrimenti si sarebbe perduto. Ci ha mostrato con ciò la via della sua misericordia.&lt;br /&gt;Signore, invece di salire su un albero, io vengo nella tua casa, mi salvi il tuo mistero! Più grande è la croce che il ramo, si riversi sopra di me la tua misericordia! (Cirillona, Hymn.&lt;em&gt; in convers. Zacch., &lt;/em&gt;passim).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ed ecco un uomo di nome Zaccheo" (Lc 19,2). Zaccheo è sul sicomoro, il cieco è sulla strada. Il Signore ha pietà dell’uno e lo aspetta; nobilita l’altro, onorandolo di una sua visita. Interroga il cieco per guarirlo; si invita a casa di Zaccheo senza essere invitato: sapeva infatti che il suo ospite sarebbe stato largamente ricompensato, e se non gli aveva sentito proferire l’invito con la voce, ne aveva tuttavia sentito il desiderio di farlo...&lt;br /&gt;Ritorniamo ora nelle grazie dei ricchi: non vogliamo offenderli, in quanto desideriamo, se possibile, guarirli tutti. Altrimenti, impressionati dalla parabola del cammello, e lasciati da parte, nella persona di Zaccheo, prima di quando converrebbe, essi avrebbero un giusto motivo per ritenersi ingiuriati. Essi debbono apprendere che non c’è colpa nell’essere ricchi, ma nel non sapere usare delle ricchezze: le ricchezze, che nei malvagi ostacolano la bontà, nei buoni debbono costituire un incentivo alla virtù. Ecco, qui il ricco Zaccheo è scelto da Cristo: ma donando egli la metà dei suoi beni ai poveri, restituendo fino a quattro volte quanto aveva fraudolentemente rubato. Fare soltanto la prima di queste due cose non sarebbe stato sufficiente, poiché la generosità non conta niente, se permane l’ingiustizia: il Signore poi chiede che si doni, non che si restituisca semplicemente ciò che si è rubato. Zaccheo compie ambedue le cose, e perciò riceve una ricompensa molto più abbondante di quanto ha donato. Opportunamente si fa rilevare che costui è il "capo dei pubblicani" (Lc 19,2): chi allora potrà disperare della salvezza, quando si è salvato anche colui che traeva il suo guadagno dalla frode? "Ed era ricco", sta scritto (Lc 19,2), affinché impari che non tutti i ricchi sono avari. Perché le Scritture non precisano mai la statura di nessuno mentre di Zaccheo si dice che "era piccolo di statura" (Lc 19,3)? Vedi se per caso egli non era piccolo nella sua malizia, o piccolo nella sua fede: egli non aveva ancora promesso niente, quando era salito sul sicomoro; non aveva ancora visto Cristo, e perciò era piccolo. Giovanni invece era grande perché vide Cristo, vide lo Spirito, come colomba, fermarsi su Cristo, tanto che disse: "Ho visto lo Spirito discendere come colomba e fermarsi su di lui" (Jn 1,32). Quanto alla folla, non si tratta forse di una turba confusa e ignorante, che non aveva potuto vedere le altezze della Sapienza? Zaccheo, finché è in mezzo alla folla, non può vedere Cristo; si è elevato al di sopra della turba e lo ha visto, cioè meritò di contemplare colui che desiderava vedere, oltrepassando l’ignoranza della folla... Così vide Zaccheo, che stava in alto; ormai per l’elevatezza della sua fede egli emergeva tra i frutti delle nuove opere, come dall’alto di un albero fecondo... Zaccheo sul sicomoro è il nuovo frutto della nuova stagione. (Ambrogio,&lt;em&gt; In Luc&lt;/em&gt;., 8, 82.84-90).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’occhio della fede, che è stato posto nella pupilla della semplicità, riconosce la voce di Dio non appena l’ascolta... Tutti coloro che sono stati chiamati hanno obbedito su due piedi alla voce che li invitava, allorché il peso delle cose terrene non si aggrappava alla loro anima. Infatti, i legami del mondo sono un peso per l’intelligenza e per i pensieri, e coloro che ne sono avvinti e impediti difficilmente sentono la voce della chiamata divina.&lt;br /&gt;Gli apostoli, invece, e prima di loro i giusti e i padri, non erano in queste condizioni: obbedirono come viventi, e ne uscirono leggeri, perché nulla del mondo li appesantiva. Niente può legare e impedire l’anima che ascolta Dio: essa è aperta e pronta, sì che la luce della voce divina, ogniqualvolta si fa presente, la trova in condizione di riceverla.&lt;br /&gt;Nostro Signore chiamò Zaccheo dal sicomoro sul quale era salito, e subito Zaccheo si affrettò a scendere e lo ricevette nella sua casa: il fatto è che sperava di vederlo e diventare suo discepolo ancor prima di essere stato chiamato. Ed è cosa davvero ammirevole che egli abbia creduto in lui senza che Nostro Signore gli avesse parlato e senza averlo visto corporalmente, ma solo sulla parola di altri: la fede che era in lui era stata custodita nella sua vita e nella sua salute naturali. Egli ha dimostrato la propria fede allorché credette in Nostro Signore sentendolo annunciare; e la semplicità della sua fede è affiorata quando ha promesso di dare la metà dei propri beni ai poveri e di restituire il quadruplo di ciò che aveva frodato. In effetti, se l’anima di Zaccheo non fosse stata ripiena in quel momento della semplicità che si addice alla fede, non avrebbe fatto una tale promessa a Gesù e non avrebbe elargito e distribuito in poco tempo quanto il suo lavoro aveva ammassato in lunghi anni. La semplicità spandeva da un lato e dall’altro ciò che la scaltrezza aveva ammucchiato e la purezza dell’anima spargeva ciò che era stato acquisito con i pensieri dell’astuzia; la fede rinunciava a quanto l’ingiustizia aveva trovato e posseduto, e proclamava che non gli apparteneva. Infatti, l’unico bene della fede è Dio e non consente a possedere altro al di fuori di lui; tutti gli altri beni hanno poca importanza per lei, al di fuori di quell’unico bene durevole che è Dio; ed è stata posta in noi per trovare Dio e non possedere che lui, e per vedere che tutto ciò che esula da lui risulta a nostro detrimento. (Filosseno di Mabbug, &lt;em&gt;Hom.,&lt;/em&gt; 4, 77-80).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Alcune domande per la riflessione personale e il confronto&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Corro sempre il rischio di impostare la vita in modo errato, su falsi binari "morti": Dove trovare la certezza della buona impostazione della mia vita?&lt;br /&gt;Mi lascio raggiungere dalla ricerca di Dio che si manifesta in Gesù?&lt;br /&gt;Ho sperimentato momenti di vuoto, insoddisfazione, che forse mi hanno fatto paura? Ho scoperto in questo un mondo di sentimenti, di attese, possibilità che in qualche modo mi oltrepassa? Perché mi accade questo? Che senso ha?&lt;br /&gt;Ho preso coscienza che tante risposte che finora mi sono dato non sono più sufficienti?&lt;br /&gt;Mi lascio condizionare dal giudizio delle persone attorno a me? Sono anch'io giudice implacabile verso il prossimo?&lt;br /&gt;Come percepiamo la salvezza entrando oggi nella nostra casa e nella nostra comunità? La tenerezza accogliente di Gesù produce un mutamento totale nella vita di Zaccheo. La tenerezza della nostra comunità sta producendo qualche mutamento nel quartiere? Quale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;Pregare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Signore passa sempre dalla nostra città, dalla nostra vita, dalla nostra storia. Abbiamo bisogno anche noi del nostro sicomoro e ripetere insieme al Salmista (Sal 118):&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Con tutto il cuore ti cerco, Signore:&lt;br /&gt;non farmi deviare dai tuoi precetti.&lt;br
