giovedì 22 maggio 2014

LECTIO: VI DOMENICA DI PASQUA (A)

Lectio divina su Gv 14,15-21


Invocare
O Dio, che ci hai redenti nel Cristo tuo Figlio messo a morte per i nostri peccati e risuscitato alla vita immortale, confermaci con il tuo Spirito di verità, perché nella gioia che viene da te, siamo pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi. 
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Leggere
15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16 e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.  ascolta 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Silenzio meditativo: Acclamate Dio, voi tutti della terra.

Capire
Continua il discorso della domenica scorsa. I versetti 15-24 costituiscono una sola voce legata alla parola amare, che nel brano ricorre come una sorta di ritornello.
Il testo ha uno spiccato timbro trinitario e costituisce uno dei cinque brani, contenuti nei discorsi d'addio del vangelo giovanneo, in cui si parla dello Spirito Santo.
Anche questa domenica l'attenzione è posta sul rapporto personale di fede e di amore del discepolo e della Chiesa, con Gesù suo Signore, nella prospettiva della resurrezione e della vita nello Spirito; dunque un discorso rivolto ai credenti di ogni tempo e di ogni luogo. L'unità letteraria è data dalla promessa della presenza dello Spirito (vv. 15-17), di Gesù (vv. 18-21) e nella sezione finale che non è inclusa nella pericope odierna (vv. 22-26), del Padre.

Meditare
v. 15: Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 
Questo versetto inizia col condizionale, “se”, un condizionale che troviamo in un modo abituale sulla bocca di Gesù. 
Con questa particella “se”, è racchiusa quella delicatezza che si chiama amore, perché in quella particella vi è racchiusa la libertà di ogni uomo
A questa particella segue l'amore. L’amore che Gesù chiede ai suoi non è un semplice amore di amicizia, un affiatamento umano. L'amore è l'unica spinta che possa ordinare l'uomo al compimento. Gesù pone quest'amore a un livello molto più alto, collegandolo con la vita secondo la nuova legge da Lui promulgata e con l’invio dello Spirito Santo.
L’osservanza dei precetti del Signore costituisce il banco di prova dell’amore per il Figlio di Dio. "Entolài" è il termine con cui la Bibbia greca detta "Settanta" rende l'originale ebraico "Le 10 parole" (che corrispondono ai famosi "10 comandamenti"); ma nella concezione biblica la Legge-comandamento è soprattutto la rivelazione divina che conduce alla vita; i "comandamenti" sono "indicazioni per un cammino", quello della salvezza, cioè quello che porta al senso e alla pienezza della vita; ecco perché, "se" si ama il Signore, ci si troverà incamminati nella via autentica.
v. 16: io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. 
Gesù si presenta come il primo Paràclito (cfr. 1 Gv 2,1); lo Spirito che lo sostituisce o, meglio, che continua la sua opera presso i discepoli è «un altro» Paràclito.
Nel greco profano la parola Paràclito significa: assistente legale, avvocato; sia il termine che il verbo parakalein da cui deriva, può significare anche “esortazione”; nei LXX hanno il senso di “dare gioia, consolare” con riferimento esplicito ai beni dell’epoca messianica e al senso della gioia che ne deriva (cfr. Is 40, 1); nel NT si riferiscono all’annuncio profetico cristiano (cfr. At 2, 40; 1Cor 14,3).
Gesù prega il Padre perché dia ai discepoli il dono dell'altro Paràclito. Al dono dello Spirito viene attribuita una duplice funzione: anzitutto quella di vincere la solitudine del discepolo nel mondo; poi quella di illuminare l’esistenza del discepolo attraverso un insegnamento perfetto. La venuta e la permanenza dello Spirito presso il discepolo è collegata strettamente all’amore; all’amore del credente per Cristo, all’amore di Cristo e del Padre per il credente.
I fedeli di Cristo hanno così presso il Padre due "Paràcliti", Gesù e lo Spirito Santo. Hanno due Avvocati invincibili presso il Padre, sia nel giudizio continuo al quale satana sottopone i fedeli, sia nel giudizio finale.
v. 17: lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Anche il nome Spirito della verità, già usato nel giudaismo, è ripreso solo dal quarto vangelo, ed indica la relazione tra lo Spirito e la verità e quindi suggerisce che quest'ultima è una realtà interiore, infatti lo Spirito agisce nel cuore dell'uomo.
Il legame tra Spirito e verità è da capire sia in senso negativo (si oppone all'errore e alla menzogna, cfr. 1Gv 4,6; Gv 8,44), sia più precisamente perché ha lo scopo di far comprendere, attraverso l'intelligenza della fede, tutto quanto ha detto e fatto Gesù Cristo e dunque aiuta a progredire nella sua conoscenza e a rendergli testimonianza.
Il dono di tale Spirito può essere ricevuto solo da chi si è aperto alla fede in Gesù Cristo, per questo coloro che lo hanno rifiutato e sono rimasti nelle tenebre, indicate qui con il termine mondo, non possono riceverlo, né vederlo, né riconoscerlo (cfr. 7,34; 8,21). Il testo si ricollega alla contrapposizione, più volte presentata nel vangelo di Giovanni, tra coloro che accolgono il Cristo e quanti si chiudono alla sua parola.
I discepoli al contrario conoscono lo Spirito di verità, così che Egli può rimanere presso di loro e, dopo la resurrezione di Gesù, sarà in loro. 
Ci sono due piani nel discorso di Gesù: quello presente, rivolto ai discepoli e quello futuro, per la Chiesa dei secoli a venire, che grazie alla testimonianza di quanti per primi hanno creduto in Lui, potrà a sua volta vivere l'esperienza del dono dello Spirito e della comunione con Dio da Lui operata nel cuore di chi crede (cfr. 20,29). 
L'esperienza e la conoscenza della vita del Risorto costituiscono già per Giovanni la vita eterna.
vv. 18-19: Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 
Dopo aver promesso il dono dello Spirito, ora Gesù promette ai suoi che tornerà egli stesso: "non vi lascerò orfani": il Signore non lascia soli i suoi discepoli; rimane presente nel dono dello Spirito, nell'esperienza dell'amore (cfr. v. 21) e nel dono della pace (cfr. v. 27).
Il v. 18 richiama al v.13, ma possiamo chiederci, di quale ritorno sta parlando Gesù? Il v. 19 ci suggerisce che si tratta della sua resurrezione: tra poco il mondo non vedrà più Gesù, perché egli sta per morire sulla croce, ma coloro che credono in lui potranno di nuovo vederlo (cfr. At 10,40-41). Coloro che avranno in se stessi una fede anche piccola e la forza dello Spirito Santo, vedranno Gesù e potranno vivere della sua stessa vita.
Ancora un poco è espressione ricorrente nell'AT per indicare la venuta dell'epoca escatologica (cfr. Is 2,17; 4,1-2; Ger 4,9; Zc 2,15): gli ultimi tempi sono iniziati con la Pasqua di Cristo alla quale i cristiani partecipano.  
v. 20: In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 
Il versetto si apre con la letteratura profetica che indica il tempo escatologico (cfr. Am 9,11; Os 2,20; Mt 24,36; ecc.); Gv per l'escatologia futura ha una sua propria formula: "nell'ultimo giorno" (6,39).
L'escatologia, futura nei profeti, diventa presente nel Signore risorto. La comunione piena con Gesù sarà dunque il dono pasquale, che aprirà la mente dei discepoli anche alla comprensione del legame tra Lui e il Padre; il dono dello Spirito di verità farà loro conoscere che essi stessi partecipano alla comunione tra le divine persone. 
Lo Spirito ci permette di vedere il Cristo glorificato e nel Cristo noi vediamo il Padre; Lui, il Figlio e lo Spirito sono tre Persone distinte, ma unite come una catena e sono presentate dal testo in una progressione pedagogica, per guidare il cristiano alla comprensione della inabitazione divina.
v. 21: Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui".
Il v. 21 riprende il v. 15 con cui si è aperta la pericope e si ricollega poi al v. 23; l'amore e l'obbedienza a Cristo ci fa ottenere l'amore del Padre e l'esperienza intima e profonda della comunione con Lui. Accogliere, osservare assumono lo stesso senso di conoscere e praticare con amore. La comunità diventa l’unico santuario dove si manifesta l’amore del Padre. Quanto più grande sarà la risposta degli uomini praticando l’amore verso gli altri, tanto più grande sarà la risposta del Padre con una nuova effusione di Spirito e di nuove capacità d’amore ai suoi.

La Parola illumina la vita
Sono invitato, dopo l'ascolto meditativo della Parola, a sedere a mensa con Gesù, a chinarmi sul suo petto per ricevere il suo comandamento e prepararmi, così, ad entrare con Lui, nella Passione e nella risurrezione riconoscendo, anzitutto:  avverto Dio presente nella mia vita? Come vivo la presenza dello Spirito Santo nella mia vita di fede? Sperimento il suo aiuto, la sua luce? In quali occasioni?
Cosa significa per me amare Gesù Cristo? Come lo esprimo nella vita quotidiana? Come coltivo questo legame con Lui?
Come comprendo la comunione con Gesù risorto, il suo Spirito e il Padre: solo come esperienza personale o come realtà comune per tutti i credenti? Dove vivo questa unità nella fede e nell'amore?
Sono aperto a creare un mondo nuovo, nella linea dettata dallo Spirito di Dio?

Pregare
Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!

A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.

Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno.

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia. (Sal 65)

Contemplare-agire
Lascio che mi apra all'azione del Paràclito perché rimanga e mi ricrei e sperimentare la sua azione salvifica.


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