giovedì 6 giugno 2019

LECTIO: DOMENICA DI PENTECOSTE (Anno C)


Lectio divina su Gv 14,15-16.23b-26


Invocare
O Padre, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Leggere
15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. 23«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Pa­dre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Silenzio meditativo ripetendo mentalmente il testo, cercando di ricordare quanto letto o ascoltato

Dentro il Testo
Nell’ebraismo la Pentecoste era una delle tre festività, dette «Shalosh regalim» (tre pellegrinaggi), denotanti feste di pellegrinaggio – a Gerusalemme. La festività ebraica era legata alle primizie del raccolto e alla rivelazione di Dio sul Monte Sinai, dove Dio ha donato al popolo ebraico la Torah.
Il termine Pentecoste, utilizzato dagli ebrei di lingua greca, si riferiva alla festa, conosciuta nell’AT come “festa della mietitura e delle primizie” (Es 23,16), “festa delle settimane” (Es 34,22; Dt 16,10; 2Cr 8,13), “giorno delle primizie” (Nm 28,26), e definita più tardi ‘asereth o ‘asartha, cioè “assemblea solenne” e, probabilmente, “festa conclusiva”: Pentecoste diventò, dunque, la festa per il raccolto e della fine della stagione che segue la Pasqua. C’è un legame stretto tra la festa di Pentecoste e quella di Pasqua.
La Pentecoste è il dono dello Spirito che è donato a noi e che è la nuova Legge. Se per Israele la legge fondamentale erano i dieci Comandamenti, per noi è lo Spirito Santo.
Con il dono dello Spirito nasce il nuovo popolo di Dio che è la chiesa. La legge diventa una realtà interiore al cuore dell’uomo e diventa animata fondamentalmente dall’amore. Non basta conoscere la legge di Dio per osservarla, bisogna amarla. Per amare la legge di Dio bisogna amare Dio.
La Pentecoste non è in realtà un’altra cosa rispetto alla Pasqua, ma ne è il compimento, il frutto. Se Gesù è andato in croce, noi diciamo è andato in croce per salvare l’umanità. È vero. Questo si può dire esattamente in un altro modo: è andato in croce per donare lo Spirito. Cioè per donare la vita di Dio agli uomini, per donare l’amore di Dio agli uomini, per donare la novità di speranza agli uomini. Lo Spirito è tutto questo. Quindi con la sua morte Gesù non ha guadagnato altro se non lo Spirito, non ha donato altro se non lo Spirito. Ha donato tutto, si può dire, ma tutto è concentrato in questo mistero grande dello Spirito, cioè della vita e dell’amore di Dio messo a disposizione degli uomini, perché gli uomini ne possano vivere; vivano di questa ricchezza che scaturisce dalla Pasqua del Signore.

Meditare
v. 15: Se mi amate
C’è un modo abituale di Gesù nel fare proposte: “se”. Il suo non è un “condizionale”, Gesù ha la certezza che i suoi discepoli lo amino, (anche se è un amore che deve essere purificato) ed è per questo che chiede loro la fedeltà a quella amicizia e a quell’amore verso di lui.
In questa particella è racchiusa la libertà dell’uomo; per primo gli offre il suo amore, desidera entrare in rapporto con lui in modo unico e personale; gli propone un legame intenso e irripetibile, per unirlo a Sé tramite l'amore ma solo se anche l'uomo lo desidera!
L’amore che Gesù chiede ai suoi non è un semplice amore di amicizia, un affiatamento umano. L’amore di cui parla Gesù viene da una natura nuova. Gesù pone questo amore a un livello molto più alto, collegandolo con la vita secondo la nuova legge da Lui promulgata e con l’invio dello Spirito Santo. L'amore è l'unica spinta che possa ordinare l'uomo al compimento.
osserverete i miei comandamenti.
L’osservanza dei precetti del Signore costituisce il banco di prova dell’amore per il Figlio di Dio. “Entolài” è il termine con cui la Bibbia greca detta “Settanta” rende l'originale ebraico “Le 10 parole” (che corrispondono ai famosi “10 comandamenti”); ma nella concezione biblica la Legge-comandamento è soprattutto la rivelazione divina che conduce alla vita; i “comandamenti” sono “indicazioni per un cammino”, quello della salvezza, cioè quello che porta al senso e alla pienezza della vita; ecco perché, "se" si ama il Signore, ci si troverà incamminati nella via autentica.
La frammentarietà, tipica dei nostri giorni che scivolano via come polvere sollevata dal vento, disintegra la bellezza di un amore che si muove dall'io al tu per coprire spazi sempre più ampi. L’amore vero va provato mediante l’obbedienza; non si tratta, infatti, di un sentimento vago ed emotivo, né si intende come pratica esteriore di norme e precetti; infatti non si tratta semplicemente dei precetti morali, essi implicano tutto un modo di vivere in unione d’amore con Lui.  
v. 16: io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
L’amore di cui parla Gesù, scaturisce dal Padre. Gesù prega il Padre per ottenerlo e il dono è “un altro Paràclito” già donato da Lui stesso al Calvario, quando l’evangelista dice: “ha donato il suo spirito” (Gv 19,30).
Il Paraclito di cui si parla, nel greco profano significa: “assistente legale”, “avvocato”; sia il termine che il verbo parakalein da cui deriva, può significare anche “esortazione”; nei LXX hanno il senso di “dare gioia”, “consolare” con riferimento esplicito ai beni dell’epoca messianica e al senso della gioia che ne deriva (cf Is 40, 1); nel NT si riferiscono all’annuncio profetico cristiano (cfr. At 2,40; 1Cor. 14,3).
Lo Spirito sembra essere il sigillo di questo amore e, proprio in quanto forza di amore, in grado di produrre vicinanza e comunione. Per comprendere l’importanza di questa funzione dello Spirito, bisogna partire dalla percezione di una dolorosa solitudine che il cristiano è costretto a sperimentare nel mondo. Egli vive, infatti, nel mondo, ma non può essere del mondo (Gv 17,15s); deve perseverare in una linea alternativa rispetto alla logica mondana. È naturale che si senta solo; è comprensibile che senta il bisogno di una presenza che lo conforti. La solitudine, infatti, il sentirsi “diversi” rispetto alla maggioranza, è sorgente di paura. Lo Spirito è perciò promesso per sciogliere questa paura e dare al discepolo la convinzione ferma di non essere abbandonato, di avere con sé la presenza del suo Signore, anzi la presenza di Dio stesso.
v. 23b: Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà.
Il versetto riprende il v. 21 (non menzionato in questa celebrazione) menzionando il Padre. Osservare la Parola è sinonimo di osservare i comandamenti. In Giovanni i comandamenti si riducono al comandamento, alla osservanza della Parola, ad una proposta concreta e globale di vita da mettere in pratica.
L’amore a Gesù si rivela nell’osservare la sua Parola, che abbraccia l’unità della rivelazione.
e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Il “verremo a Lui” riprende il “verrò a voi” del v. 18; qui il verbo è al plurale e indica che i due soggetti, Padre e Figlio, assicurano una presenza di assistenza e protezione attraverso lo “stare in”, “dimorare” in un “co-abitare” che realizza un’unione intima che trova il suo contesto nell’amore verso Gesù.
Questo passo nel quale Gesù parla della sua venuta nel cuore dei discepoli insieme al Padre per far dimora dentro il loro cuore, completa la tematica dell’inabitazione della Trinità nel seno della comunità cristiana e dei singoli membri del popolo di Dio. L’amore trinitario è un amore inquieto, cerca spazi e luoghi, è un amore cercatore, che preme, dilaga, si fa strada verso il cuore.
Gesù chiarisce che la sua manifestazione agli amici che gli dimostrano un amore concreto non avverrà in modo spettacolare ed esterno, ma si realizzerà nell’intimo delle coscienze, con la sua venuta assieme al Padre nel cuore dei discepoli che osservano la sua Parola. In questo modo i discepoli diventano tempio della Trinità (cfr. 1Cor 3,16-23; 6,12-20).
v. 24: Chi non mi ama, non osserva le mie parole.
Qui abbiamo una inclusione con 14,15, è la vera risposta a Giuda, anche se indiretta. Infatti, in questo versetto si ribadisce la tematica dell’amore, concretizzato nell’osservanza delle parole di Gesù. A colui che non ama Gesù è inaccessibile e quindi non gli si può manifestare.
Ogni volta che non riuscirò a vivere la buona notizia del regno e diventerà un peso il solo pensare alle esigenze delle parole di Cristo, non cercherò scuse nelle situazioni e nel mio diritto alla libertà: un cuore povero di amore intristisce e muore perché perde la sua identità profonda. E come si può far ardere il cuore quando la vita lo ha lasciato? Chi non ama e non pratica i comandamenti non può far parte della vita di Dio. Il Padre e il Figlio non possono venire dove non c’è l’amore per Cristo e per i fratelli, amore che scaturisce dall’obbedienza alla Parola di Gesù, che è la stessa del Padre.
e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Gesù vuole sottolineare che la sua Parola, ascoltata dai discepoli, in realtà è del Padre che lo ha mandato. Il Padre di Gesù continua la sua stessa azione creatrice, attraverso opere che comunicano vita all’uomo. Ed è bello vedere questo movimento. In pratica vi è un amore continuo. Ora più l'amore è autentico, più rimanda all'altro e dall'altro ad altri ancora... è la festa del far posto, del farsi piccoli perché siano grandi gli altri, del guardare dentro la realtà per trovarvi la straordinarietà del compiuto.
v. 26: il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome.
È la prima volta che in Giovanni il Paràclito viene indicato con il nome di Spirito Santo. Nella sua fisionomia di maestro interiore nonché di memoria attiva dei credenti, lo Spirito è percepito, da parte della comunità giovannea, come sempre relazionato al Cristo (cfr. Gv 7,37-39). Egli prenderà il posto di Gesù e sarà inviato nel suo nome, continuando la sua opera perché ha una affinità intima, ontologica, con Gesù; agisce quindi in relazione con Gesù, al suo posto, con la sua autorità.   
lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Questo “ricordare”, significa “comprendere”, “«tutto ciò che io vi ho detto»”. Perché questo? Perché più si ama e più si permette allo Spirito di entrare dentro di noi, e più le realtà di Dio, un Dio amore, saranno visibili e le potremo comprendere. E poi abbiamo sempre bisogno che Qualcuno ci ricordi le cose più belle!
Gesù dichiara che lo Spirito Santo insegnerà ogni cosa ai credenti e ciò avverrà mediante il ricordo di quanto il Cristo ha rivelato. Lo Spirito ha un’azione didattica orientata verso la parola di Gesù; non porterà una rivelazione personale diversa da quella del Cristo, perché svolge la missione di richiamare alla memoria dei discepoli la verità di Gesù, attraverso la sua azione interiore nel loro cuore e nella loro mente.
Lo Spirito Santo sarà in eterno con i credenti, anzi dimorerà in essi e darà loro l’intelligenza della fede, facendo capire la parola di Gesù dall’interno; quindi sarà il vero maestro interiore dei credenti: quando questi diventeranno il “discepolo amato” non ci sarà più da imparare perché lo Spirito sarà il volto svelato del Cristo.

Ci fermiamo in silenzio per accogliere la Parola nella vita. Lasciamo che anche il Silenzio sia dono perché l’incontro con la Parola sia largamente ricompensato

La Parola illumina la vita e la interpella
Dio è presente nella mia vita: avverto questo dono di Dio?
Sono aperto a creare un mondo nuovo, nella linea dettata dallo Spirito di Dio?
Sono aperto e so riconoscere i "semina Verbi" (i semi del Verbo) anche al di fuori della mia comunità? Collaboro per la loro maturazione?
In questa nuova Pentecoste, so accogliere il dono dello Spirito con più consapevolezza e gratitudine?

Pregare Rispondi a Dio con le sue stesse parole
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.         

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.    

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. (Sal 103).

Contemplare-agire  L’incontro con l’infinito di Dio è impegno concreto nella quotidianità…
Lasciamo che lo Spirito d’Amore ci ricrei, che colmi le assenze della speranza e orienti i passi e i pensieri verso le vette della consegna, perché niente possa distoglierci dal desiderio di tracciare i sentieri del bene nella boscaglia della dispersione.