giovedì 27 ottobre 2016

LECTIO: XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C)

Lectio divina su Lc 19,1-10


Invocare
O Dio, che nel tuo Figlio sei venuto a cercare e a salvare chi era perduto, rendici degni della tua chiamata: porta a compimento ogni nostra volontà di bene, perché sappiamo accoglierti con gioia nella nostra casa per condividere i beni della terra e del cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Leggere
1 Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2 quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3 cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4 Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là. 5 Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6 Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7 Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8 Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9 Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. 10 Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Silenzio meditativo: Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

Capire
Nel vangelo di oggi, stiamo giungendo alla fine del lungo viaggio che iniziò nel capitolo 9 (Lc 9,51). Durante il viaggio, non si sapeva bene dove andasse Gesù. Si sapeva solo che si dirigeva verso Gerusalemme! Ora, alla fine, la geografia diventa chiara e definita.
Gesù giunge a Gerico, la città delle palme, nella valle del Giordano. Ultima fermata dei pellegrini, prima di salire verso Gerusalemme! La Bibbia ci ricorda che proprio a Gerico terminò l'esodo di Israele, durato 40 anni lungo il deserto. Qui termina anche l'esodo di Gesù.
All'entrata di Gerico, Gesù incontra un cieco che voleva vederlo (Lc 18,35-43). Ora, all'uscita della città, si incontra con Zaccheo, un pubblicano: anche lui vuole vederlo. Un cieco ed un pubblicano. I due erano esclusi. I due scomodavano la gente: il cieco con le sue grida, il pubblicano con le sue imposte. I due sono accolti da Gesù, ognuno a modo suo.
L’incontro con Zaccheo, capo dei pubblicani, ci fa vedere il cammino di conversione che siamo invitati a percorrere. L’incontro con Gesù significa ricevere un dono per la vita eterna. Del resto tutti noi abbiamo bisogno di ricevere questo dono: la comunione con Dio.

Meditare
v. 1: Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando
Il Signore Gesù entra nella nostra vita di tutti i giorni. L’evangelista dice che entra in Gerico. Pochi versetti prima, Gesù aveva detto: “Ecco, noi andiamo a Gerusalemme, e tutto ciò che è stato scritto dai profeti sul Figlio dell’uomo si compirà”. (Lc 18,31).
Per qual motivo Gesù attraversava la città? La risposta la troviamo al v. 10: “il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. Qui teniamo presente che Gesù ha appena operato un miracolo: ha reso vedente un cieco e con lui entra in Gerico. Gesù prende possesso di quella città forte che era, ai tempi di Giosuè, l’ingresso alla terra promessa (cfr. Gio 5,13-6,21). L’occhio chiuso si è aperto.
Lo scopo del viaggio di Gesù in Gerico era quello di incontrare il peccatore (per il nostro brano: Zaccheo) e salvarlo. Ma Gesù non va in cerca soltanto di Zaccheo, ma di ogni persona di ogni tempo e di ogni luogo.
Anche noi siamo ricercati da Gesù e sollecitati a rispondere alle prove del suo amore. Ogni desiderio di bene è frutto della sollecitudine di Dio per noi ed esige la risposta, altrimenti il dialogo si blocca.
In compagnia di dei due credenti e di quanti dopo essere guariti resteranno con Lui, Gesù si avvierà verso la Croce, il luogo della manifestazione della gloria di Dio nel luogo meno adatto.
vv. 2-3: quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco
L’evangelista Luca inizia a descrivere Zaccheo partendo dall’uomo. Egli lo presenta come l’ingresso della peccatrice nella casa del fariseo: “ed ecco una donna” (Lc 7,37-50).
Ciò vuole indicare una persona con una propria esperienza personale, con un proprio limite, con una propria storia.
Il nome di quest’uomo, Zaccheo, significa “puro”; “l’innocente” ma la sua vita nel sociale contraddiceva il suo nome. Infatti è presentato da Luca come capo dei pubblicani. Questi erano esattori di imposte, esosi, avidi di denaro, crudeli con tutti; erano chiamati peccatori! Quest’uomo, oltre ad avere una qualifica alta era anche ricco.
cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura.
In Zaccheo ci sta un desiderio: vedere Gesù. Il testo non dice le motivazioni di questo desiderio. Possiamo leggere qui una difficoltà già mostrata da Gesù di cui, certamente, Zaccheo riscontrò nella sua vita: Quanto è difficile, per colui che possiede ricchezze entrare nel regno di Dio. È più facile per un cammello passare la cruna di un ago (Lc 18,25).
Zaccheo è appunto uno di questi “cammelli” che, scorticandosi un po’, riescono a passare. Ma non era solo ricco, era anche ladro. E allora, nota giustamente sant’Ambrogio, “chi potrà mai disperare, se è arrivato anche uno la cui ricchezza proveniva dagli imbrogli?”.
Forse Zaccheo vuole andare oltre il semplice vedere. Vuol conoscere l’identità, il mistero di Gesù. Vuol trovare la luce. Ma non poteva per la folla”: essa costituisce una barriera tra Gesù e Zaccheo.
Nell’originale greco il verbo cercare si dice zetéo da cui viene la parola siciliana “zitu/zita”, che significa sposo/sposa. C’è dietro questa parola una ricerca appassionata tra lo sposo e la sposa. Una ricerca reciproca che contrassegna il rapporto dei due amanti. Questa ricerca finalmente si fa incontro.
L’evangelista sottolinea che Zaccheo “era piccolo di statura”. Ogni uomo è piccolo e ha bisogno che qualcuno lo porti in alto. San Paolo anche lui era piccolo, come dice la parola latina che lo qualifica: paulus cioé piccolo. La piccolezza lo rende distante ma l’avvicina all’amore.
v. 4: corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là.
La passione per incontrare Gesù è talmente forte che Zaccheo supera i suoi limiti. Il Vangelo a Maria “mette” la fretta; anche a Zaccheo mette fretta (corse avanti) per riuscire a vedere Gesù. Trovare il senso della vita, trovare la salvezza è un bisogno primario per l’uomo: esige fretta.
Questo lo si fa anzitutto conoscendo e accettando il proprio limite, per poter trovare la giusta soluzione: superare la folla e sale su un albero, che non a torto viene visto come figura della Croce; il cieco, invece, supera la folla gridando il suo bisogno di guarigione.
Ognuno a modo suo supera la barriera che gli impedisce l’incontro con Gesù.
In genere noi saliamo, ci arrampichiamo su alberi sbagliati. Il Signore desidera ardentemente incontrarci, ma vuole che ci diamo da fare per incontrarlo.
L’albero giusto è quel “sicomoro”, simbolo della Croce sulla quale sta per salire Gesù andando a Gerusalemme, segno dell’umiltà, dell’umiliazione del Figlio di Dio. Lì su quell’albero che è la croce, tra qualche giorno Zaccheo vedrà pendere il suo Signore, lì il desiderio di Zaccheo di vedere il Signore della sua vita sarà soddisfatto. Sale “per poterlo vedere”.
Zaccheo è l’uomo che ha il coraggio dei propri desideri, agisce nel nome delle sue convinzioni, non delle sue paure, e l'albero diventa la sua libertà.
C’è in quest’uomo qualcosa che va oltre la curiosità; sicuramente ci sarà dentro di lui un qualcosa di indefinito, non decifrabile... ma d’altronde sempre quando si ha desiderio di Gesù non c’è solo curiosità; c’è sì curiosità, ma anche qualcosa di più profondo nel cuore: la libertà. La libertà è il respiro del Vangelo. All'avvicinarsi di Cristo si deve sentire aria di libertà. E non solo: dopo l’incontro con lui scopriamo e viene alla luce quanto noi desideravamo. Nasce allora, ma solo dopo il vero incontro con il Gesù vero, la conversione e la pace.
v. 5: Quando giunse sul luogo
Non è la prima volta che incontriamo nel vangelo “il luogo” che in greco viene detto “Katalyma” che significa “riposo”.
La parola viene usata in questo versetto, ma Luca lo usa anche per indicare la mangiatoia e poi, più avanti, il calvario. Tutta la vita di Gesù, dalla nascita alla morte, è concentrata sull’essere presente lì dove l’uomo è nel bisogno. Qui Zaccheo è nel bisogno. Gesù è sul luogo. Il versetto presenta così l’altro personaggio: Gesù.
Gesù alzò lo sguardo
Si noti che è lo stesso verbo usato per il cieco di Gerico: anche lui vuole guardare in alto. Ma per guardare in alto si sottintende che uno stia in basso, e qui questo qualcuno è Gesù. Egli vuole guardare dal basso in alto: infatti, umiliò se stesso per poter salvare tutti. Compreso l’insalvabile Zaccheo. Volendo ricordare la parabola del buon Samaritano, Gesù qui si fa vicino, si fa prossimo di Zaccheo. Non lo scansa.
Lo sguardo di Gesù è il cuore che intesse l’incontro. Per ognuno c’è questo sguardo che trasforma il cuore, rendendolo docile, felice.
e gli disse: «Zaccheo, scendi subito,
Gesù chiama per nome l’uomo: Zaccheo. Gli si manifesta suo amico, amico del piccolo, dell’immondo. Si ricorda di lui, l’ultimo. Dice Gesù ancora: “affrettati”. Ancora una volta viene sottolineata la fretta.
La salvezza è una cosa seria: richiede urgenza. La proposta del Signore non è mai rimandata a domani: ti dice: Scendi subito! “Scendi”: non il grande ma chi si fa piccolo può scoprire le meraviglie del Regno di Dio, può scendere nella bottega del vasaio (Ger 18,1-6), perché possa avvenire l’incontro.
perché oggi
Gesù continua: “Oggi!”: è il tempo della salvezza. Il termine «oggi», molto caro a san Luca (cfr 19,9; 23,43), ci riporta al titolo cristologico preferito dallo stesso Evangelista, cioè «salvatore» (sōtēr). Già nei racconti dell’infanzia, esso è presentato nelle parole dell’angelo ai pastori: «Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, Cristo Signore»(Lc 2,11), e poco prima della sua morte. “Oggi sarai con me in paradiso” (Lc 23,43). Lo si ripete anche al v. 9 per dirci che non domani ma oggi si apre per te la via della guarigione e della salvezza.
devo fermarmi a casa tua
Siamo a una svolta. Se prima eravamo presi da verbi in movimento, adesso, come una interruzione, bisogna fermarsi in pianta stabile.
L’evangelista Giovanni dice che il Verbo di Dio ha posto la sua tenda tra di noi (Gv 1,14). È questo che vuole Gesù: dimorare tra noi, essere solidale con noi, vicino al nostro peccato, dentro la nostra morte. Questa è la volontà del Padre Celeste.
Ogni giorno (kathēmeran) può diventare l’oggi salvifico, perché la salvezza è storia che continua per la Chiesa e per ciascun discepolo di Cristo. Questo è il senso cristiano del «carpe diem»: cogli l’oggi in cui Dio ti chiama per donarti la salvezza!
v. 6: Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.
Zaccheo non poteva immaginare questa finale: il suo desiderio era vedere, senza essere visto, cercare ma senza essere cercato, sapeva la sua situazione ma tutto poteva pensare che proprio questa ha mosso la richiesta di Gesù di venire proprio a casa sua.
Quando Gesù parla ad un cuore che attende, ad un cuore in cerca di una speranza nuova, il cuore subito si apre. Quando invece il cuore è pieno di se stesso e delle cose, allora difficile è ascoltare il richiamo o la voce di Gesù.
L’uomo resta sordo al suo richiamo d’amore. Ma Zaccheo ha fretta, vuole subito accogliere il Maestro. Accolse: è il verbo usato anche per l’accoglienza data da Marta e Maria, è il verbo dell’amore. Zaccheo imita Dio, imita la Chiesa che tutti accoglie e lo fa con il trasporto di chi si sente salvato, con gioia. La misericordia di Dio accorcia e sopprime le distanze.
v. 7: Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Qui ci sta una mancanza di rispetto, una mancanza di amore. La richiesta di Gesù non è sorprendente ma scandalosa non solo per i farisei ma per tutta la folla: il Santo di Dio sceglie la casa di un pubblico peccatore, l’amico dei poveri va ad abitare nella casa di un ricco.
Tutti borbottano perché vedono che Gesù non sa distinguere tra la casa del giusto dove si deve entrare e la casa di un peccatore dove non è lecito ad un ebreo entrare. È una reazione che è registrata più di una volta dal Vangelo. Gesù del resto li aveva preavvisati: “Beato chi non si scandalizzerà di me” (Lc 7,23). Qui viene detto in greco che è andato ad “alloggiare”, termine usato, come detto prima, per la mangiatoia (katalyo) dove Gesù venne deposto da Maria e per la deposizione nel sepolcro.
Il ripetersi di questo verbo come il riposo, l’adagiarsi è il grande desiderio di Gesù presso colui che vuol guarire dal suo peccato: lì Gesù vuol dimorare. I benpensanti, purtroppo, questo non lo capiranno come del resto non capiscono che “Dio è amore” (1Gv 4,8) perché occupati a vedere Dio a modo proprio e non secondo l’ottica dell’amore.
Spesso per noi è più facile amare che lasciarci amare; agire che far agire il Signore, se siamo noi a fare qualcosa, a donare, questo ci gratifica, perché ci crediamo utili se non indispensabili. 
v. 8: Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Qui si vede l’ottica dell’amore. Zaccheo inizia un cammino di conversione, nella prospettiva dell’amore, delle relazioni umane. Egli fa esperienza dell’amore gratuito di Dio e pare deciso a mettere ordine nella sua vita.
La trasformazione di Zaccheo è radicale: egli va oltre le disposizioni della legge in caso di furto (Es 22,3-6), fa ciò che non fece il giovane ricco. La sua trasformazione non è apparente, fittizia, di facciata, la sua novità è reale e lo dimostrano le parole con le quali egli si presenta nella sua nuova veste. Di quanto possiede, metà la dà ai poveri.
Incontrare Dio vuol dire trasformazione di pensiero di modo di vivere. Vuol dire lasciarsi amare da Dio, fare agire lui e non il nostro pensiero. Mettendo l’amore di Dio al primo posto della sua vita, Zaccheo vede in esso il fondamento, il senso e il criterio del suo agire.
Zaccheo sceglie di ripagare il danno arrecato secondo il diritto romano. Non cambia professione ma è esplicito nel far intendere che da oggi il suo lavoro lo svolgerà onestamente, facendo agire la misericordia di Dio.
v. 9: Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo.
Qui è pronta la risposta di Gesù che indirettamente è indirizzata a tutti i presenti. In questa risposta, si ripete la parola “Oggi”. La parola OGGI, nel vangelo di Luca è caratteristica. Indica l’attualità della salvezza e la necessaria sollecitudine a non lasciarsi sfuggire l’occasione. San Cirillo d’Alessandria afferma che l’«oggi», posto tra la prima e l’ultima venuta di Cristo, è legato alla capacità del credente di ascoltare e ravvedersi (cfr PG 69, 1241). Ma, in un senso ancora più radicale, è Gesù stesso «l’oggi» della salvezza nella storia, perché porta a compimento la pienezza della redenzione. Se in una casa entra Gesù vi entra anche la salvezza, vi entra la grazia.
Gesù manifesta anche altre conseguenze di questa salvezza, dicendo: “Anch’egli è figlio di Abramo”. Colui che agli occhi della gente era senza speranza di salvezza diventa ciò che essi sono: figli di Abramo. Zaccheo vede la propria miseria, si sente chiamare per nome e percepisce cosa fare e lo fa.
L’espressione Figlio di Abramo, vuole intendere che la salvezza promessa ad Abramo consiste nella adesione a Cristo Gesù (nel senso cristiano e paolino del termine, cfr. Gal 3,7). È Gesù che ristabilisce, ridà la dignità a Zaccheo come ad ogni uomo.
v. 10: Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.
Il versetto ci rimanda in Ez 34,16, Jahwè, quale Pastore fedele, assicura: «Andrò in cerca della pecora perduta». Luca ce lo fa rileggere nell’ultimo annuncio della Passione (Lc 18,31) che i discepoli non avevano compreso. Fino al dramma della Croce, Gesù è colui che cerca i perduti e li salva. Chi alza gli occhi a lui è salvo. Adesso gli apostoli iniziano a comprendere qualcosa del grande mistero che avvolge Gesù di Nazareth. Gesù accetterà di perdere la sua dignità, la sua vita, come un maledetto, per salvare i peccatori.
Ecco l’azione di Gesù, comunicare vita ad ogni persona. L’azione di Gesù non si frena di fronte a nessuna situazione, come nel caso di questo ricco, di questo Zaccheo, che poteva essere considerato un caso disperato. In Gesù la salvezza impossibile è resa possibile.
La Buona Notizia è per tutti. Come la gente di allora, anche noi possiamo toccare e sperimentare la potenza di Gesù se ascoltiamo la sua parola. La parola di Dio infatti “è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Rm 1,16). Infatti “è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione” (1Cor 1,21).

La Parola illumina la vita
Corro sempre il rischio di impostare la vita in modo errato, su falsi binari "morti": Dove trovare la certezza della buona impostazione della mia vita?
Mi lascio raggiungere dalla ricerca di Dio che si manifesta in Gesù?
Ho preso coscienza che tante risposte che finora mi sono dato non sono più sufficienti?
Mi lascio condizionare dal giudizio delle persone attorno a me? Sono anch'io giudice implacabile verso il prossimo?
Cosa significa per me fare entrare Gesù nella mia casa e nella mia comunità?

Pregare
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. (Sal 144).

Contemplare-agire
Fermiamoci a contemplare a rileggere la storia di Zaccheo in prima persona. Sentiamoci disturbati da molte cose. Saliamo sul sicomoro fiduciosamente per vedere Gesù e sentirsi dire: "Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua".

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