PRESENTAZIONE

La Lectio divina affonda le sue radici in Gesù stesso, quando nella Sinagoga di Nazareth interpretò sulla sua stessa persona un passo del profeta Isaia e poi lungo la via che da Gerusalemme va verso Emmaus, quando spiegò su di Lui ai due discepoli (cfr. Lc 4,16ss.; 24,13ss).
Nel tempo e nella storia la lectio divina è stata spina dorsale della vita monastica. Il Concilio Ecumenico Vaticano II riprese questo esercizio dell'ascolto orante della Parola di Dio allargandolo a ciascun battezzato.
La lectio divina si presenta con degli "stadi" o "gradini" dove aleggia l'azione dello Spirito Santo perché ciascun battezzato trovi la sua sorgente di grazia da vivere nel quotidiano.
Di conseguenza, la Lectio divina non è uno studio della Parola di Dio ma una trasformazione del cuore alla luce della Parola di Dio. A ben ragione avvisava Gregorio Magno a quanti si esercitavano in essa: si può arrivare a raggiungere due traguardi: "la pienezza del libro" o "la pienezza del Verbo" (Expositio in I Regum, IV, 49; PL 79,267). Il primo traguardo rientra nella comprensione della Parola scritta, mentre il secondo progredisce verso la Parola viva.
La Chiesa ha sempre esortato a vivere questa esperienza di meditazione, di silenzio, di contemplazione e anche di condivisione.
Anche l'attuale Pontefice, Papa Francesco, in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia esorta: “Vogliamo vivere questo Anno Giubilare alla luce della parola del Signore: Misericordiosi come il Padre. L’evangelista riporta l’insegnamento di Gesù che dice: « Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso » (Lc 6,36). È un programma di vita tanto impegnativo quanto ricco di gioia e di pace. L’imperativo di Gesù è rivolto a quanti ascoltano la sua voce (cfr Lc 6,27). Per essere capaci di misericordia, quindi, dobbiamo in primo luogo porci in ascolto della Parola di Dio. Ciò significa recuperare il valore del silenzio per meditare la Parola che ci viene rivolta. In questo modo è possibile contemplare la misericordia di Dio e assumerlo come proprio stile di vita.” (Misericordiae vultus, bolla di indizione del Giubileo, n. 13).



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