giovedì 20 giugno 2019

LECTIO: CORPUS DOMINI (Anno C)


Lectio divina su Lc 9,11-17

Invocare
Dio Padre buono, che ci raduni in festosa assemblea per celebrare il sacramento pasquale del Corpo e Sangue del tuo Figlio, donaci il tuo Spirito, perché nella partecipazione al sommo bene di tutta la Chiesa, la nostra vita diventi un continuo rendimento di grazie, espressione perfetta della lode che sale a te da tutto il creato.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Leggere
11Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. 12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: “Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta”. 13Gesù disse loro: “Voi stessi date loro da mangiare”. Ma essi risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente”. 14C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: “Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa”. 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Silenzio meditativo ripetendo mentalmente il testo, cercando di ricordare quanto letto o ascoltato

Dentro il Testo
La festa denominata “Corpus Domini” fu istituita ed estesa a tutta la Chiesa dal Papa Urbano IV (in seguito al miracolo eucaristico di Bolsena - 1263) con la Bolla "Transiturus" del'11 Agosto 1264. Ebbe subito una grande popolarità che si accrebbe col Concilio di Trento quando si diffusero le processioni eucaristiche e il culto del Santissimo Sacramento al di fuori della Messa.
Il contesto del nostro brano evangelico è caratterizzato dalla missione nei villaggi della Galilea e dall’invio dei dodici ad aiutarlo (9,1-6).
Nel Vangelo ci viene presentata una folla bisognosa, affamata. Dinanzi a questa situazione della folla, Gesù reagisce come il "buon pastore", orientando e guarendo la folla con la sua Parola ed alimentandola con dei pani e dei pesci (Mc 6,34ss).
Al termine del racconto ci viene detto: “Tutti mangiarono e si saziarono”. Come è accaduto questo? Constatato il bisogno, i discepoli hanno proposto due soluzioni: o congedare la folla perché ciascuno si potesse procurare il cibo, o andare loro stessi a comperare del cibo. Di fronte all’ampiezza della necessità, infatti (cinquemila uomini), essi si trovano del tutto inadeguati poiché possono contare solo su cinque pani e due pesci.
Sembra dunque insensato il comando di Gesù: “Date loro voi stessi da mangiare” (9,13), cioè “fatevi voi cibo”. Eppure proprio a questo vuole condurci il racconto, a comprendere come quel poco possa arrivare a sfamare una folla. È un poco che si fa “un capitale”: Gesù dona se stesso fino a farsi mangiare da tutti nella SS. Eucarestia, simboleggiata dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Meditare   
v. 11: Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Gesù si era ritirato a Betsaida coi discepoli, fuori dal territorio giudeo e il particolare arrivò subito all’orecchio delle folle. Questi sono attratte dal messaggio di Dio perché dentro sentono quel bisogno di pienezza che viene da Dio e non dagli uomini. La folla, quindi, la troviamo stanca, affamata e ammalata, bisognosa della misericordia del Signore.
C’è un bisogno enorme di Gesù e della misericordia divina. Gesù vedendo quella folla, l'accoglie, le stringe a sé, parla del Regno. Egli infatti è venuto per questo motivo: inaugurare il Regno di Dio che non ha confini, non ha barriere. Inoltre, cura i malati. La gente è bisognosa di essere liberata dal male e dal peccato e Gesù, dice l’evangelista, non usa parole di consolazione ma azioni che guariscono. Infatti, nel Regno di Dio il bene delle persone sono al primo posto.
v. 12: Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta.
Il versetto ci dice che non siamo più a Betsaida ma in un luogo deserto, allusione probabile a quel deserto in cui il popolo di Israele è stato nutrito del pane del cielo (cfr. Dt 8,1-3).
Al tramonto, ci sta una preoccupazione da parte dei discepoli: è l’ora del pasto serale. Luca riprenderà questa ora con i viandanti di Emmaus che inviteranno il pellegrino sconosciuto a cenare con loro nel pasto serale e poi lo riconosceranno nello spezzare il pane (cfr. Lc 24,29).
Qui abbiamo una forma negativa di coloro che si mostrano distanti da Gesù e dalla situazione. Si avvicinano e negativamente chiedono a Gesù di congedare la folla.
C’è un particolare che viene sottolineato e che è da ritenere importante per la vita spirituale: per poter stare con Gesù, la gente dimentica di mangiare. Ma nel discepolato forse questo non lo avvertiamo, tanto è vero che desideriamo che “la folla” vada via, che torni alle proprie case, che si arrangi in questo momento bisogna pensare alla propria pancia. Ma questo non rientra nella logica di Gesù. Egli è stato capace di attrarre la folla, fino al punto che questa dimentica tutto nel seguirlo per il deserto. 
v. 13: Gesù disse loro:  Voi stessi date loro da mangiare. Ma essi risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente”
Una proposta particolare quella di Gesù che non è un consiglio, ma un comando: “fatevi voi stessi cibo per loro”.
Questo comando lo ritroviamo nel profeta Eliseo in 2Re 4,42ss.
I discepoli non sono dentro questa logica di Gesù e sono spaventati di questo, poiché hanno solo cinque pani e due pesci e non sono capaci di essere solidali, di condividere la propria vita.
I discepoli non hanno capito che per essere discepoli non occorre il pensiero materiale ma quello interiore, occorre saper guardare oltre l’orizzonte. Se l’uomo volesse operare solo con quello che egli possiede andrebbe poco lontano. L’uomo ha dei desideri che i suoi beni non riescono a soddisfare; se tiene per sé quello che possiede, se lo gestisce in modo autonomo, sarà costretto a confessare la propria impotenza. Ma se egli è disposto a mettersi in gioco deponendo nelle mani di Gesù “i pani e i pesci” che possiede, se affida a lui la gestione delle sue capacità, se agisce non secondo solo il proprio interesse, ma piuttosto secondo la volontà di Gesù, allora quel poco che egli possiede diventa capace di saziare la fame, il bisogno.
vv. 14-15: C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: “Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa”. Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Molta gente è presente. Il numero corrisponde alla primitiva comunità composta da 5000 persone. E qui viene fatta una sottolineatura legata alla suddivisione di queste 5000 persone in gruppetti di 50. Una suddivisione che evoca Mosè. È lui infatti che, per primo, dà da mangiare alla folla affamata nel deserto dopo l'uscita dall'Egitto (cfr. Num 1-4). Successivamente troviamo il profeta Eliseo che fa bastare pochi pani per sfamare cento persone e perfino avanzano (2Re 4,42-44). Gesù però da’ da mangiare a cinquemila persone.
La sottolineatura di questo versetto conferma che Gesù non esclude l’azione dell’uomo, piuttosto se ne serve per portare a compimento la sua azione propria.
Il fatto che li fecero sedere, sdraiati per terra, indica che Gesù trattò queste persone come dei signori. Una cosa che viene omessa è la purificazione prima del pasto. Ma non occorre perché chi accoglie nella propria vita il Signore Gesù è già purificato da Lui in persona.
v. 16: Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.   
Questo versetto fa risaltare la lettura eucaristica che Luca fa della benedizione e della distribuzione dei pani e accentuano la corrispondenza sia col racconto dell’ultima cena del Signore – narrata da lui stesso al cap. 22,19ss e trasmesso da Paolo: «Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete a questo calice, voi annunciate la morte del Signore finché egli venga» (1Cor 11,23-26).  Nell’Eucaristia noi annunciamo la morte del Signore; ma l’annunciamo non come la morte di un morto bensì come la morte di colui che ora è vivo per sempre. Sarà, invece, come vuol sottolineare Luca, il dono che egli farà di se stesso ai discepoli: “Questo è il mio corpo (cioè la mia vita) che è per voi”.
I verbi evidenziati dall’Evangelista: “prese il pane”, “rese grazie”, in greco eucharistèsas da cui «eucaristia», termine che esprime e realizza il dono totale di Gesù per noi nei segni del pane e del vino, “lo spezzò”.
Ciò significa che non possiamo disgiungere il dono del “Pane di vita” dalla passione, morte e risurrezione, il banchetto conviviale dal banchetto sacrificale. La celebrazione eucaristica è banchetto, è convivialità, ma resta sempre banchetto sacrificale, Mistero pasquale.
È questo mistero pasquale che i discepoli sono chiamati a vivere. Infatti, a loro è chiesto di distribuire nella misura in cui la distribuzione dà ciò che è dato a loro. È come se Gesù dicesse: voi date da mangiare se, dando da mangiare, date me. Voi siete in grado di dare da mangiare se, dando da mangiare, date me da mangiare. In realtà, è ciò che vi do io da mangiare ciò che vi permette di essere voi a dare da mangiare. La carità è di Dio; il dono è del Signore: è lui che dona. A noi cosa compete? Distribuire. Abbiamo il dono nelle nostre mani perché il Signore ci ha costituito destinatari del dono. Quanto più siamo nutriti da lui, tanto più siamo chiamati a dare quanto ci è stato dato.
v. 17: Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
Un versetto conclusivo con una soluzione inattesa. Ancora un numero per descrivere ciò che realizza Gesù partendo dal cuore della folla, partendo dal niente.
Un numero che avanza ma molto importante nelle pagine bibliche. Un numero che indica anche le dodici tribù d’Israele, indica quell’elezione del popolo di Dio. Le prime comunità cristiane hanno preso lo stesso numero per indicare l’elezione degli apostoli da parte di Gesù, e i suoi multipli per mostrarne la sua dinamicità in rapporto all’umanità intera.
Questo avanzare dei dodici cesti, dopo che cinquemila persone hanno mangiato cinque pani e due pesci e sia la sazietà, rimandano ancora una volta al mistero dell’Eucaristia. Gesù, il Figlio di Dio che sta donando se stesso in quel pane che anticipa il memoriale eucaristico. Si tratta di un pane che sazia, in quanto abbondante, perché dona la vita stessa di Dio (cfr. Sal 132,15; 37,19; 81,17; cfr. anche Gv 21,6).

Ci fermiamo in silenzio per accogliere la Parola nella vita. Lasciamo che anche il Silenzio sia dono perché l’incontro con la Parola sia largamente ricompensato

La Parola illumina la vita e la interpella
Quando celebro l’Eucarestia riesco a percepire la misericordia del Signore?
Personalmente dove mi colloco: tra la folla assetata di ascoltare la Parola di Gesù? Tra quanti avevano bisogno di guarigione? Tra i discepoli che cercano la soluzione dei problemi in una scorciatoia? O tra i discepoli che si lasciano coinvolgere da Gesù e mettono a disposizione il poco che hanno e la loro stessa disponibilità?
Di cosa sono stanco, di cosa ho fame? Sento il bisogno di essere nutrito e guarito da Gesù?
Mi sento associato alla missione di Gesù e corresponsabile della sua riuscita. Avrò fede in questo impossibile che Egli realizza nella mia vita?

Pregare Rispondi a Dio con le sue stesse parole
Oracolo del Signore al mio signore:
«Siedi alla mia destra
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi».

Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
domina in mezzo ai tuoi nemici!

A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato.

Il Signore ha giurato e non si pente:
«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchìsedek». (Sal 109).

Contemplare-agire  L’incontro con l’infinito di Dio è impegno concreto nella quotidianità…
Lasciamo che lo Spirito Santo, illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per fare quello che la Parola ci ha fatto vedere o meditare oggi. Lo vogliamo fare insieme alla Vergine Maria perché ci aiuti a praticare la Parola, “a essere io stesso cibo per gli altri!”.