mercoledì 16 dicembre 2015

LECTIO: IV DOMENICA D'AVVENTO (C)

Lectio divina su Lc 1,39-45

Invocare
O Dio, che hai scelto l'umile figlia di Israele per farne la tua dimora, dona alla Chiesa una totale adesione al tuo volere, perché imitando l'obbedienza del Verbo, venuto nel mondo per servire, esulti con Maria per la tua salvezza e si offra a te in perenne cantico di lode.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Leggere
39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42 ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43 A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44 Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45 E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Silenzio meditativo: Alleluia: viene in mezzo a noi il Dio della gioia.

Capire
La Liturgia della Parola di questa domenica, nei rispettivi tre cicli dell’anno liturgico, ha come protagonista Maria che porta in grembo il Verbo Incarnato e che è prossima al parto. Le tre letture invitano a meditare, a contemplare e ad attualizzare oltre a quella di Maria, anche l'azione di altri tre ‘protagonisti' del grande Mistero e il loro concorso per portare appunto a compimento la salvezza dell'umanità: Dio - Gesù - lo Spirito Santo.
Questi elementi fanno della Visitazione un mistero di fede, di gioia, di servizio, di annuncio missionario. Maria, premurosa nel viaggio (v. 39), portando in grembo Gesù, è immagine della Chiesa missionaria, che porta al mondo l'annuncio del Salvatore.
La Parola di Dio ci offre oggi le chiavi per comprendere, gustare ed annunciare ad altri il mistero che celebriamo.
Il testo del vangelo di questa quarta domenica di Avvento non include il cantico di Maria (Lc 1,46-56) e traccia solamente la visita di Maria ad Elisabetta (Lc 1,39-45).

Meditare
vv. 39-40: In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Il versetto inizia con una indicazione di tempo, che lega il concepimento di Giovanni e quello di Gesù: “Dopo quei giorni (l’annuncio dell’angelo a Zaccaria), Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi.” (Lc 1,24); “Nel sesto mese (dal concepimento di Giovanni), l’angelo Gabriele fu mandato… a una vergine… Maria.” (Lc 1,26-27). La visita di Maria a Elisabetta si pone sotto questa prospettiva.
All’indicazione di tempo segue un movimento, un cammino di cui l'evangelista Luca ne attribuisce grande importanza e interpreta tutto il mistero di Gesù come un cammino, un andare decisamente non solo verso Gerusalemme (cfr. Lc 9,52), ma verso il Padre. Negli Atti mostrerà grande interesse per i viaggi missionari; anche il viaggio di Maria viene descritto come viaggio missionario. È un viaggio scomodo, faticoso per una gestante, lontano, ma è un viaggio di carità verso l’anziana parente incinta e nel bisogno. Viaggio missionario perché porta in grembo Colui che è la Vita vera, la Salvezza, la Luce.
Questo cammino è fatto “in fretta”. Luca mette l’accento nella prontezza di Maria nel rispondere alle esigenze della Parola di Dio. Ella esce di casa, da Nazareth per percorrere le montagne della Giudea facendo circa 150 km.
La fretta di Maria è piena di significato sotto tutti i punti di vista, psicologico-narrativo e teologico: quando si manifesta negli eventi l’opera di Dio non si può rimanere inerti o pigri. Così fa Abramo quando corre a preparare per i tre ospiti, così fa Zaccheo quando scende dal sicomoro, così fanno i pastori quando si affrettano a Betlemme.
Probabilmente Maria lega la gravidanza di Elisabetta con la sua. Legge il disegno divino che sta per realizzarsi e, forse, aveva bisogno di conferme a quanto l'angelo le aveva detto, o meglio voleva condividere la propria straordinaria esperienza con qualcuno che stava vivendo una situazione abbastanza simile. È naturale perciò che Maria corra verso la casa di Zaccaria per comprendere meglio il mistero che la riguarda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Maria ed Elisabetta si conoscevano tutte e due. Erano parenti. Ma in questo incontro scoprono, l’una nell’altra, un mistero che non conoscevano ancora e che le riempie di molta gioia.
Il lettore del vangelo, da parte sua, trova nella scena della Visitazione il completamento dell’Annunciazione.
v. 41: Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo
Il movimento di Giovanni nel seno di sua madre (che più sotto è interpretato da Elisabetta come un salto di gioia) è un gesto profetico. Esso ha un precedente nell’AT, dove si parla della nascita di Esaù e Giacobbe (Gen 25,22-23): anche lì i figli saltellano (il verbo usato nella versione greca dei LXX è lo stesso), e anche lì la madre intende il sussulto come un messaggio profetico.
Si adempie così la parola dell’angelo che aveva detto a Zaccaria: “[tuo figlio] sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre”. Esultando nel grembo della madre, Giovanni dà inizio alla propria missione di profeta, che è quella di riconoscere il Messia.
Lo spirito profetico del bambino è comunicato alla madre perché possa tradurre in parole il sussulto che ha sentito dentro di sé.
Nella Parola vi è l’azione dello Spirito Santo. La gioia e la Sua presenza ne caratterizza i tempi messianici , incominciano a colmare i cuori dei personaggi di questa vicenda: Maria, Giovanni, Elisabetta, Zaccaria, i pastori, Simeone. Poi alla Pentecoste investirà tutti i credenti.
v. 42: ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! Finito il tempo del nascondimento, ora Elisabetta può gridare l’opera del Signore.
Lo Spirito Santo fa esclamare a gran voce Elisabetta. È un superlativo. Ogni maternità nella Bibbia è una benedizione, ma la maternità di Maria è unica e procura la più grande delle benedizioni. Era l'atteggiamento di esultanza del popolo di Israele davanti all'arca dell'Alleanza. Maria porta in grembo Gesù, è arca della presenza del Signore.
Per opera dello Spirito Santo Elisabetta comprende non solo che Maria è incinta, ma che il bambino che porta è fonte di benedizione. Non siamo in presenza di due distinte persone (Maria e il bambino), ma Maria è benedetta sopra tutte le altre donne a causa della benedizione che proviene dal frutto del suo grembo. Dio ha benedetto Maria con la pienezza di tutte le benedizioni che sono in Cristo (cfr. Ef 1,3).
v. 43: A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
È un onore per Elisabetta ricevere Maria. Tale dichiarazione è sorprendente se si considera che Elisabetta è più anziana e moglie di un sacerdote, mentre Maria non possiede alcun rango sociale ed è molto più giovane di lei.
La frase di Elisabetta trova la sua giustificazione nel fatto che riconosce in Maria la madre del Messia.
Il titolo di Signore che Elisabetta usa per indicare il bambino che Maria ha in seno, è uno dei principali titoli messianici attribuiti a Gesù nel NT, e trova il suo appoggio scritturistico nel salmo 110 ( cfr. Mt 22,41-45; At 2,34-36; Rm 8,34).
L’evangelista Luca ce lo ricorda perché Gesù è il Signore fin dall'inizio della sua vicenda terrena.
v. 44: Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.
Letteralmente è “ha saltellato” di gioia. Nella Bibbia si parla di danza che di sussulto. In questo versetto abbiamo una specie di danza che Giovanni Battista compie nel seno di sua madre. Sua madre l’ha interpretata così, l’ha sentita come una danza, come un movimento gioioso.
Giovanni sta vivendo il primo incontro con Gesù e gli rende testimonianza. L'evangelista sottolinea questa testimonianza nella gioia, come una eterna danza divina.
L’incontro delle due donne è più propriamente l’incontro dei loro figli. Giovanni è la sintesi e la conclusione dell’Antico Testamento: egli – secondo le parole di Gabriele a Zaccaria – è il nazireo come Sansone e Samuele, è il profeta pieno di Spirito Santo, è il nuovo Elia, il profeta degli ultimi tempi (cfr. Ml 3,23-24).
v. 45: E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Sono le parole di lode di Elisabetta che esaltano Maria. Maria è diventata la madre di Gesù perché ha obbedito alla parola di Dio. E quando una donna del popolo, rivolgendosi a Gesù, la proclamerà beata: "Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!", Gesù preciserà e completerà l'espressione di lode, dicendo: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!" (Lc 11,27-28).
La prima beatitudine del vangelo di Luca è l'esaltazione della fede di Maria. La fede è la virtù che ha accompagnato Maria nel suo cammino e l'ha radicata profondamente nel progetto di salvezza di Dio.
Maria è beata non perché ha generato fisicamente il Cristo come intendeva la donna della folla, ma, come ha replicato Gesù, è beata perché è la credente che ha ascoltato la Parola di Dio e l’ha messa in pratica (cfr. Lc 11,27-28). Per questo è il punto di riferimento continuo dei Vangeli e della tradizione cristiana.
La condizione beata è l’effetto stabile della benedizione di Dio, è la benedizione accolta e divenuta permanente. La beatitudine di Maria riposa sulla fede con cui si è affidata alla parola del Signore. Maria crede alla parola del Signore: vergine, diventa la madre di Dio. È il messaggio di Luca alle Comunità: credere nella Parola di Dio, che ha la forza di realizzare ciò che ci dice. E’ Parola che crea. Genera vita nuova nel seno di una vergine, nel seno del popolo povero e abbandonato che l’accoglie con fede. Questo elogio che Elisabetta fa a Maria si completa con l’elogio che Gesù fa di sua madre: “Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11,28).
In questo contesto Maria esplode nel cantico di esultanza, il suo magnificat per le grandi cose che l’Onnipotente ha compiuto in lei sua piccola e umile Serva (cf. Lc 1, 46-55).

La Parola illumina la vita
Dio sceglie anche me per compiere una parte del suo progetto. Ho paura che sia troppo piccolo, oppure mi metto con entusiasmo a fare la volontà di Dio sapendo che lui valorizza ogni dono vero?
Come vivo nella mia vita la “fretta di Maria”?
Maria è la donna del "si compia in me..."; è così anche per la mia vita? So essere disponibile anche nelle piccole cose a realizzare il dono di Dio?
La mia gioia è superficiale, di circostanza, di facciata, oppure ha radici profonde, si nutre del frutto della vita che è maturato anche nel grembo e nel cuore della Vergine Maria?

Pregare
Tu, pastore d’Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. (Sal 79)

Contemplare-agire
Nel silenzio del cuore incontra il Signore. Ripeti spesso e vivi questa Parola: Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore.

Nessun commento:

Posta un commento