mercoledì 11 dicembre 2019

LECTIO: III DOMENICA DI AVVENTO Anno A


Lectio divina su Mt 11,2-11

Invocare
Sostieni, o Padre, con la forza del tuo amore il nostro cammino incontro a colui che viene e fa’ che, perseverando nella pazienza, maturiamo in noi il frutto della fede e accogliamo con rendimento di grazie il vangelo della gioia. Per Cristo nostro Signore. Amen.

In ascolto della Parola (Leggere)
 2Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».  7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto:  Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. 11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

Silenzio meditativo lasciando risuonare nel cuore la Parola di Dio

Dentro il Testo
Il Vangelo odierno, in questa terza domenica d’Avvento, detta “Gaudete”, è nel contesto di una serie di racconti circa l’attività di Gesù che fa seguito al discorso sull’apostolato (cfr. Mt 10-13).
In questa sezione non vengono narrati molti miracoli, ma l’evangelista pone l’accento sulla polemica fra Gesù e i suoi avversari, in un crescendo che continuerà per tutto il resto del vangelo.
In questo tratto evangelico, dominato in modo preponderante dalla diffidenza e dall'ostilità, la predicazione di Gesù è costretta a farsi misteriosa e Gesù, per non togliere del tutto la luce dei suoi insegnamenti al popolo d'Israele, propone sotto il velo del genere parabolico i vari aspetti della misteriosa realtà del Regno.
Qui entra il personaggio del Battista di cui Gesù ne fa elogio con una grande testimonianza e risponde al profeta con le profezie di Isaia e approfitta per ricordare a tutti il ruolo di Giovanni nella storia della salvezza.

Riflettere sulla Parola (Meditare)
vv. 2-3: Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo
Parlando del Battista, Matteo ci ha lasciati al suo arresto in 4,12 dicendo che Gesù incominciò a predicare dopo aver sentito che Giovanni era stato arrestato. Successivamente, in Mt 14,2-12, spiegherà i motivi dell'arresto di Giovanni e le circostanze della sua uccisione.
Giovanni si trova in carcere nella fortezza di Macheronte, che si trova a mt 1.120 di altezza circa; un luogo di segregazione, un mondo a parte.
Paolo scrivendo a Timoteo dice: “la Parola di Dio non è incatenata” (2Tim 2,9), non si lascia mettere nessuna catena, perché essa «è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4, 12).
Giovanni è convinto di questo e non ripiega la sua vita su se stesso, anzi, non smette di fissare lo sguardo verso ciò che ritiene lo scopo della sua vita: preparare la strada al Messia. In Lui è tutta la sua gioia, da Lui aspetta la sua salvezza. È attento ai segni dei tempi anche se questi segni sono molto diversi da quelli da lui stesso annunciati.
per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
Giovanni, , sentendo parlare delle “opere del Cristo”, si pone una domanda drammatica, colma di mille dubbi. Forse un dubbio della stessa comunità per cui scrive Matteo. Può essere anche il nostro dubbio, specialmente per quelle volte che chiediamo a Gesù di venire allo scoperto.
Non sappiamo il motivo per cui il Battista è spinto alla domanda; forse l’ambiente stesso l’ha portato a questo. In questo momento egli rappresenta tutti quegli uomini giusti dell´AT e di tutte le epoche, che hanno il valore di esprimere i loro dubbi, di mettersi in discussione con serietà, di cercare una risposta alle loro domande.
Giovanni da uomo pieno di Spirito Santo si mette in discussione e si apre ad una nuova proposta da parte di Dio, pur con la fatica che avrà fatto nel comprendere questo progetto. La sua è una domanda aperta alla verità che gli viene da un Altro.
vv. 4-5: Gesù rispose loro: Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo.
Alla domanda precisa di Giovanni, Gesù non dà una risposta altrettanto precisa, ma facendo parlare i fatti, elencando i segnali che la tradizione profetica (Is 35,4-6) considerava premonitori dell’avvento del Messia, attesta esplicitamente la sua missione.
I verbi “udite” e “vedete” messi al presente descrivono un'azione che si sta svolgendo ora, in questo momento, con tendenza a durare verso un immediato futuro.
Qui Gesù invita, non solo Giovanni, ma i discepoli di ogni tempo, a leggere i segni dei tempi per riconoscervi la presenza del Messia-Gesù. Questa “è la via della fede, che iniziando dall’attività visibile culmina nel riconoscimento di Gesù. È la via che conduce dall’oscurità alla luce, dal segno alla realtà” (W. Trilling).
Con il metodo narrativo matteano, Gesù cita l’AT per affermare che in Lui le Scritture hanno avuto il loro compimento. Egli non fa altro che invitarci a raccontare noi stessi ciò che abbiamo visto e udito (cfr. 1Gv 1,1-4). A farci degli interrogativi sulla verità nascosta. È un incitamento anche per noi ad essere svegli per essere portatori di un annuncio vivo e vissuto della nostra fede in Lui.
v. 6: E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!
È forte quest’affermazione di Gesù! C’è una beatitudine per chi riesce a superare lo sconcerto che prova davanti a un Messia povero e disarmato. Questa è una beatitudine che invita a leggere i segni dei tempi per dare risposta a noi stessi e a quanti ci circondano.
Gesù le aveva già proclamate le beatitudini. Qui sembra aggiungerne ancora una. In realtà il discorso è legato all’atteggiamento del discepolo che dovrà vivere il vangelo del regno ai poveri, della misericordia, della pace, della giustizia. Seguire gli insegnamenti del Maestro: la via per giungere al Regno di Dio. Quanti sapranno accogliere questo messaggio e questo stile di vita, senza che esso gli provochi inciampo nel cammino, saranno felici perché avranno trovato la via della vita e della vera libertà.
La beatitudine è anche uno scontro, una crisi di fede. La parola “scandalo” (in greco Skàndalon) vuole indicare la “pietra d’inciampo”, che non ti permette di proseguire il cammino, ma che te lo rende presente se ne prendi coscienza. Oggi lo scandalo è anche qualcosa di negativo, ma qui parliamo di Gesù. Egli si presenta come uno che “scandalizza”. Lo scandalo di cui parla Gesù è quello che scaturisce dal vivere radicalmente il vangelo, che va controcorrente, quello che ci scuote dalle nostre abitudini di vita e dai nostri schemi mentali.
A nostra volta, siamo chiamati tutti a “scandalizzare” il mondo con “lo scandalo del vangelo” dimostrando con la vita di non assoggettarsi a usi e costumi lontani dalla fede cristiana, di rifiutare compromessi che provocherebbero ingiustizie, di preoccuparsi dei poveri e degli ultimi.
v. 7: Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?
Sembra la corsa della curiosità. Gesù ancora ci interpella con queste parole. In particolare noi che continuiamo a seguirlo, ad ascoltarlo. Certo in questo momento Gesù parla del Battista, rendendogli testimonianza,  perché non è come noi che continuiamo ad arrampicarci sugli specchi o che passiamo da un pensiero ad un altro. Egli è il discepolo fedele, che ha annunciato con schiettezza gridandolo alla coscienza di ognuno.
Giovanni compie il suo ministero in funzione della venuta di Gesù, su di lui occorre riflettere probabilmente per poter accogliere meglio il Messia. È un vero elogio quello che Gesù fa del suo Precursore: gli riconosce una solidità interiore; non si è lasciato agitare dai venti contrari seguendo ora questo, ora quello. Giovanni non è una canna sbattuta dal vento (1Re 14,15), cioè non era un debole che si piegava ai poteri più forti di lui; il solo vento che lo muove è quello dello Spirito che lo ha condotto nel deserto, dove ha predicato la conversione e il ritorno a Dio.   
A tal proposito, gli studiosi dicono che nelle monete coniate da Erode Antipa in occasione della fondazione di Tiberiade attorno al 19 d.C., ci stava una canna. L'immagine della canna sbattuta potrebbe alludere dunque allo stesso Erode Antipa.
v. 8: Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 
Gesù ribadisce cercando di arrivare all’identità del Battista: un profeta, compendio della profezia dell’AT e anticipo della profezia nel NT.
C’è nella gente – e anche in noi – un modo diverso di pensare. L'uomo incontrato dalla gente nel deserto non era certo una canna mossa dal vento e non era immerso nel lusso, ma un grande difensore della giustizia. Egli è più che un profeta: è il precursore del Messia. Il suo status, quindi, non è un privilegio, ma una missione; anzi la sua scelta così radicale dice il totale abbandono del mondo per dare a Dio il primato di tutto, per dire che Dio è l’unico vero bene. Questo è un interrogativo per noi quando non siamo in grado di accettare i profeti, quando non accettiamo coloro che parlano nel nome del Maestro.
Giovanni non immischiandosi in faccende politiche, con riconoscimenti e favoritismi era anzitutto un “modello di sopportazione e di pazienza” (Gc 5,10) e come tale divenne l’araldo del Signore. Il richiamo al rispetto della Legge di Dio gli ha procurato la prigionia da parte dei potenti.
v. 9-10: Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via.
Anche noi, spesso, ci ritiriamo nel deserto. Un po’ suggerito da un animatore religioso. Un po’ perché lo desideriamo per fare una pausa nella nostra vita. Ma nonostante questo, Gesù ci ripete la domanda.
La prima domanda fatta da Gesù dovrebbe scuotere le nostre coscienze che spesso confondiamo i verbi, le parole. Vedere non è imparare. Dio non si impara ma si vede perché Lui si mostra. Il profeta non insegna Dio, ma lo mostra e Giovanni non ha fatto altro che mostrare Dio. Giovanni è un profeta, l’ultimo dei profeti che annunciavano l’intervento di Dio a favore del suo popolo.
Gesù, combinando tra loro i brani di Ml 3,1 ed Es 23,30 presenta il Battista come Elia, il profeta atteso per il tempo messianico. Questo messaggero divino, che è stato Giovanni il Battista, ha preparato la strada al Signore. In questo modo Matteo sta definendo in modo indiretto la natura divina di Gesù.
Anche noi dovremmo fare o stare nel deserto per ritrovare la “via santa” e preparare la via al Signore.
v. 11: In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Ancora un elogio notevole che Giovanni riceve da Gesù. Giovanni è “Tra i nati di donna” (Sir 10,18), una figura di primo piano, ma proprio perché con lui si apre una nuova epoca, il più piccolo di questa nuova situazione è più grande di lui. Giovanni è il più grande; perché mentre agli altri fu affidato di prefigurare e preannunziare il Redentore futuro, a lui fu riservato di mostrarlo presente.
Tuttavia la logica del Regno dei cieli è un’altra. Con Gesù, cioè Dio che viene a noi, il Regno non è più guadagnato con sforzi umani, ascesi, meriti derivanti da una buona condotta.
Nel suo discorso della montagna il Maestro insegna: “beati i poveri, perché di essi è il Regno dei cieli”. A chi non ha nulla, neppure opere buone da offrire da Dio (e di cui vantarsi), e si presenta a Lui in totale nudità e vuoto, a questi è data la beatitudine del Regno. Paolo afferma: “il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Rm 14,17). Tutto deriva dal Padre mediante Lui, che dona lo Spirito. Tutto torna al Padre mediante Lui, con il dono dello Spirito.
Nel Vangelo di Matteo essere piccoli nel regno dei cieli è un'espressione che ricorre spesso. La grandezza del Regno rende grande colui che ne fa parte ed è puro dono gratuito dell’Amore di Dio per noi. I più piccoli del Regno sono coloro che assumono la forma di schiavo e sull’esempio del figlio di Dio “nato da Donna” (Gal 4,4), desiderano servire «fino alla morte di Croce» (Fil 2,6-11).
In altri luoghi Gesù stesso spiega che per far parte del Regno di Dio occorre una nuova esistenza, una rinascita (Gv 3,2ss.). Questo ha annunciato il Battista con umiltà e ardore profetico, un morire per risorgere.

Ci fermiamo in silenzio per accogliere la Parola nella vita. Lasciamo che anche il Silenzio sia dono perché l’incontro con la Parola sia largamente ricompensato

La Parola illumina la vita e la interpella
La Parola che ascolto è chiusa nel carcere del mio cuore oppure l’annuncio?
Per Giovanni Battista fu difficile riconoscere, in Gesù, il Messia. E io? Lo conosco? Lo riconosco?
La domanda di Gesù si rinnova ancora oggi per noi. Nel deserto cosa sono andato a vedere? Che tipo di deserto è la mia vita? Cosa vado a cercare?
Cosa penso sia necessario fare ed essere per entrare a far parte del Regno dei cieli?

Rispondi a Dio con le sue stesse parole (Pregare)
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. (Sal 145).

L’incontro con l’infinito di Dio è impegno concreto nella quotidianità (Contemplare-agire)
Prepariamo la venuta del Salvatore con la speranza, la gioia e la carità percorrendo le strade della verità e dell’amore indicandole agli altri, come fece Giovanni il Battista.